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Dakar l’inferno nel Sahara, il libro di Beppe Donazzan

Nel 1979 Thierry Sabine inventò la corsa più difficile, massacrante del mondo. Iniziò in sordina ma, in pochi anni, la Dakar si trasformò in un evento mondiale.

Un intreccio di vittorie, di fatiche, di sudore, di dolore e tante lacrime. Tante le vittime, innumerevoli le polemiche. Beppe Donazzan, attraverso le storie dei personaggi più significativi della corsa che attraversava il Sahara, ne racconta il cammino nel libro Dakar, l’inferno nel Sahara. Da Thierry Sabine a Cyril Neveu, da Gaston Rahier a Franco Picco, dai trionfi di Edi Orioli al sacrificio di Fabrizio Meoni, da Auriol a Peterhansel.

E poi le sfide della Porsche, Peugeot e Citroën, i tentativi di vip come Carolina di Monaco, lo straordinario successo di Jutta Kleschmidt, unica donna a dominare nella corsa impossibile, fino all’incubo degli attentati di Al Qaida e all’emigrazione in Sud America. L’epopea della Dakar africana in un libro di grandi emozioni. Dakar, il marchio è rimasto lo stesso. Il turbante stilizzato simbolo dell’avventura. Dal 2009 si corre in Sud America, “quasi alla fine del mondo”, come dice Papa Francesco per identificare il Paese dove è nato.

Altro continente, altre piste, altri paesaggi, altre caratteristiche, altre incognite, altre difficoltà. Macchine diverse, moderne tecnologie. Nonostante lo scorrere del tempo, lo spirito però è rimasto. Ne è la prova Stephane Petheransel. Ha vinto sulle sabbie del Sahara e sulle piste in altura di Argentina e Bolivia. Nessuno come lui. Ma l’Africa, dove la maratona motorizzata più difficile e dura è nata, è cresciuta fino a diventare mito, poi fermata soltanto dal terrorismo islamico, uno dei grandi mali dei nostri giorni, è lontana rispetto a quella attuale.

Lontanissima. Sembra in un altro pianeta. “Ho cercato di raccontare l’epopea africana nel libro Dakar: l’inferno nel Sahara, prefazione di Elisabetta Caracciolo, con foto di Gigi Soldano, Giorgio Nada Editore. Trent’anni di storie lunghe come un secolo, come un secondo. Laggiù è accaduto di tutto. Croci e dolore, imprese e felicità, fatiche immani e sudore, con l’uomo ad essere il solo, grande protagonista”, spiegava Beppe Donazzan.

“Ognuno di coloro che vi ha partecipato, dal primo all’ultimo, ha vissuto momenti irripetibili che hanno fatto crescere e vivere. Ognuno di loro ha scritto un libro personale, fatto di imprese piccole o grandi, soprattutto di emozioni intense. Eroi, sempre e comunque. Nella testa di Thierry Sabine, colui che mise in piedi la corsa verso l’ignoto, c’era l’idea di una competizione limite. Al massimo della velocità di ognuno, l’imperativo. Costringendo a tirare fuori tutto da sé stessi, anche di più”, proseguiva il giornalista veneto.

Nella società del benessere, dove tutto è facile, catalogato, ovvio, questa idea funzionò. Perché anacronistica, fuori dal tempo e dagli schemi. Un ritorno al passato. La Dakar era diventata sogno in un mondo che non sognava più. Si partiva da un punto conosciuto e si andava non si sapeva dove, verso una meta che non si sapeva se si sarebbe raggiunta. Come l’Everest per un alpinista o un record del mondo per un atleta.

La differenza è che nella corsa anche un non atleta avrebbe potuto raggiungere un piccolo-grande record personale. Dakar, come fosse una medaglia d’oro. Un mondo di storie, emozioni, situazioni. Un’esperienza sempre diversa che restava dentro. Per la durezza dei momenti da superare, per l’incanto della natura, ma soprattutto per l’esperienza umana che colpiva e lasciava il segno. Dakar.

Il miraggio l’hanno cancellato gli uomini che vi hanno partecipato, che vi hanno lasciato la vita, che si sono immolati per questo piccolo, grande sogno. Come in tante altre espressioni dell’esistenza, anche questo l’essenza della vita. L’autore mi ha gentilmente concesso la pubblicazione di alcuni brani del libro Dakar, l’inferno nel Sahara che condivido con te. Il primo lo trovi di seguito, gli altri ti basterà farà una semplice ricerca nel sito.

Dal nostro inviato ad Atar (Mautitania)

La postazione telefonica era sotto l’ala di un aereo con una grande scritta Olivetti. Tavolini bianchi ripiegabili, sedie blu da campeggio, quelle leggere. Tutto per essere montato e smontato in un attimo, operazioni che si ripetevano due volte al giorno. All’arrivo di tappa e alla partenza, all’alba. Per dettare il pezzo al giornale prima consegnavi all’addetto la carta di credito, poi il numero di telefono. Nel 1987 o dettavi o mandavi un fax, i computer portatili a “Il Gazzettino” sarebbero comparsi di là ad un anno.

“Dammi i dimafoni…”, la richiesta al centralino. Al pomeriggio il dimafonista di turno era quasi sempre Lucio Rubinato, veneziano del centro storico, battuta sempre pronta, uno che non le mandava a dire neanche al direttore. Se volevi sapere qualcosa che stava succedendo al giornale ti rivolgevi a lui. Un “taja tabari”, come si dice a Venezia, a denominazione di origine controllata. Un professionista di grande esperienza, ormai vicino alla pensione.

Andava a giorni, se aveva la luna poteva succedere di tutto. O restava in silenzio per tutta la dettatura del pezzo, per cui ad un certo punto non capivi se avesse registrato per bene, oppure interrompeva la comunicazione ad ogni secondo. “Detta pure…”, la frase di rito. Iniziai. “Dal nostro inviato, Atar, trattino…”. Mi bloccò subito. “Dove casso xelo ‘sto posto?”. “In Mauritania”, risposi. Iniziò la lezione, passando dal dialetto all’italiano: “Fammi lo spelling: A come Ancona, T come Torino, Ancona, Roma. Poi aperta parentesi Mauritania chiusa parentesi…“.

Alle mie spalle erano arrivati alcuni colleghi che dovevano inviare i pezzi. Stavano scalpitando ed io dovevo ancora iniziare. Due articoli, uno di colore e uno sulla gara. Pensai che, dopo quel siparietto, mi lasciasse andare avanti spedito. “Detta pure…”, ripetè. “Quello che leggete è affidato al vento. Stupisce riuscire a parlare con la civiltà da un posto sperduto dell’Africa, dove i telefoni non esistono”.

Si riinserì nella comunicazione. “No, vecio, questo non xe afidà al vento, sta troiada gò da ciuciarmela mi…”, devo trascriverla io, la traduzione. Faceva caldo e avevo ancora più caldo attaccato a quella cornetta del telefono diventata rovente. Ero ancora alla prima riga, a 56 battute, delle 60 previste per il primo pezzo più le 70 del secondo. Pensai che avrei concluso di là a due ore se avesse continuato così. Sapevo che se mi fossi incazzato sarebbe stata la fine. Per cui continuai. “Detto queste righe da Atar, 450 chilometri a nord di Nouakchott…”. Ancora prima che iniziassi lo spelling, Rubinato mi interruppe: “Cossa, cossa…pian pian, no capisso un casso, lettera per lettera, N come Napoli…”. Un tormento.

Continuai: “…capitale della Mauritania. Il prodigio avviene tramite un paraboloide piazzato sulla sabbia, puntato verso il cielo, a sud, in un punto ben preciso dove c’è il satellite che fa rimbalzare la mia voce fino a Venezia. Il prefisso per l’Italia, il numero del giornale e… in pochi secondi la magìa è compiuta”. Non mi interruppe più, dettai veloce, dietro di me i colleghi aveva iniziato a borbottare. Alla fine dissi: “Lucio, tutto bene?”. Rispose con la sua voce metallica: “Ti sa qualo che xe el prodigio? Che ti ga finìo…”.

Gli dissi di trascrivere i pezzi e di portarli subito alla redazione sportiva. Mi folgorò: “Ti pensavi che ghe li portassi a la cultura?”. “Grazie mille, Lucio, a domani…”. “No, vecio, domàn sò a casa, par fortuna…”. Buttò giù. Come una commedia del Goldoni. Una metafora. La vita del mondo “civile”, fatta di tensioni e la vita alla Dakar, con altri banalissimi problemi che non potevano nemmeno essere immaginati. Accadeva anche questo.

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la scheda

DAKAR, L’INFERNO NEL SAHARA

Autore: Beppe Donazzan

Volumi: collana editoriale Grandi corse su strada e rallies

Copertina: rigida

Pagine: 400

Immagini: a colori di Gigi Soldano

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 24 euro

Peso: 358 grammi

ISBN: 978-8879116367

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Fabrizio De Sanctis: 25 anni di amore per il Rally di Finlandia

Riservato, umile, discreto, follemente innamorato della competizione nordica valida per il Mondiale Rally, alla fine del suo trentesimo Rally 1000 Laghi, Fabrizio De Sanctis già pensava all’ultimo aggiornamento della sua opera. Eccolo…

Alla fine della sua trentesima partecipazione al 1000 Laghi, l’autore del libro 25 anni di amore per il Rally di Finlandia, il gentleman driver e recordman Fabrizio De Sanctis, già pensava all’ultimo aggiornamento che avrebbe dovuto fare alla sua opera, ma se ne guardava bene dal dirlo.

Lui è riservato, umile, discreto, follemente innamorato della competizione nordica valida per il Mondiale Rally. Ma noi giornalisti lo sapevamo che, presto, sarebbe arrivato anche il fascicolo 2015. In fondo, dal 2010, anno in cui ha dato alle stampe il pregiato volume, lo ha sempre aggiornato attraverso delle pubblicazioni supplementari, che è un vero piacere possedere. Perché mai questa volta non avrebbe dovuto farlo?

Ma lì, al Finlandia del 2015 non diceva nulla del libro. A fine gara si parla del rally. Del rally in assoluto e della sua trentesima partecipazione consecutiva alla gara: record imbattuto e probabilmente imbattibile. Punto e basta. Lo ricordo come fosse ieri, Fabrizio arriva e dice: “Grande l’emozione per l’onore di percorrere per primi la prova speciale di apertura”.

“Il resto della gara è filato via senza problemi. La temutissima tappa del venerdi, con un solo cambio gomme autorizzato senza aiuti esterni, si è conclusa senza danni. Oddio, avere una sola assistenza dopo otto prove era sulla carta un po’ angosciante. Ma al contrario del 2014 in cui avevo fatto ricorso per ben due volte al Rally2, questo 2015 ha portato solo a controlli di routine e pulizia del parabrezza”.

Era il 2015, fine luglio. Stanco, provato, ma soddisfatto di aver portato a termine questa trentesima partecipazione al “rally della sua vita”. “Solo in alcune delle ultime prove, allo start, l’accensione del bang si rivelava controproducente, facendo quasi spegnere il motore”.

“Anomalia non risolta alla fonte ma aggirata inserendo il dispositivo dopo qualche centinaio di metri da inizio prova. Mentre Giorgia era sempre un po’ in ansia, io ho guidato con tranquillità massima, divertendomi. Avevamo predisposto anche dei bigliettini con l’indirizzo mail a cui inviare le foto, da gettare dal finestrino in punti particolarmente spettacolari. Beh… ha funzionato!.

Ricordo che nel momento in cui ascoltavo queste parole – sapendo che stavo parlando con un pilota che ama come nessuno la gara finlandese, e questo mi permetteva di attribuirgli il giusto valore (perché Fabrizio De Sanctis è una persona umile), mi fece provare una gran tenerezza.

L’autore, nei panni del pilota, con circa settantatremila chilometri percorsi in oltre duecento gare, di cui quarantadue iridate all’attivo, racconta con una passione impareggiabile 25 anni di rally di Finlandia attraverso foto, personaggi, piloti, classifiche dettagliate, percorsi di ogni gara, curiosità e molto altro ancora.

Il record di De Sanctis al Rally di Finlandia

Con la partecipazione del 2015, De Sanctis non ha solo stabilito un record di passione e fedeltà nei confronti di una gara, bensì un vero e proprio record sportivo, anche perché le partecipazioni sono state consecutive. Esatto, hai capito non bene, ma benissimo.

Per trent’anni di fila, il pilota di Capannori ha corso in Finlandia. Sempre nella stessa gara. Ogni volta difficile in modo diverso. Ha imparato prima a conoscere luoghi, usanze e costumi e poi ha imparato senza alcuna difficoltà ad amare questa meravigliosa terra che è la Finlandia.

Quel rally e quella gente gli sono entrati nel cuore e non è più riuscito a liberarsi. Come se glielo avesse ordinato il medico. “Un 1000 Laghi all’anno toglie ogni malanno”, questo sarebbe lo slogan giusto per De Sanctis. Nel libro “25 anni di amore per il Rally di Finlandia”, De Sanctis svuota il sacco della conoscenza e racconta tutto.

Onestamente, avendo viaggiato spesso in Finlandia, da Helsink a Jyvaskyla, quando lavoravo per TuttoRally+, comprendo che non si faccia alcuna fatica ad amare quei posti, quegli odori, quei colori e anche il calore gentile della popolazione locale. Nato a Torino nel 1955 e da diversi anni ormai residente a Capannori, De Sanctis inizia l’attività sportiva nei rally nel 1981.

Non è assolutamente un errore definirlo uno sportivo a tutto tondo perché, prima di dedicarsi alle auto, per vent’anni è stato uno schermitore nelle specialità di spada e sciabola. Insignito dall’associazione Atleti Azzurri d’Italia dell’onorificenza “Gentiluomo dello sport italiano”, dopo essere passato ai rally è diventato recordman mondiale di presenze senza interruzioni alla stessa gara di WRC da quando fu istituita la serie iridata.

Altro che Munari e il Safari… Disponibile in italiano e in inglese, Il libro è una rarità per intenditori e ha avuto una tiratura limitata di sole mille copie, tutte numerate ovviamente. Attualmente, è impossibile trovarne anche solo una sul mercato dell’usato.

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la scheda

25 ANNI DI AMORE PER IL RALLY DI FINLANDIA

Autore: Fabrizio De Sanctis

Copertina: rigida

Pagine: 300

Formato: 30 x 22 centimetri

Editore: Automobile Club Pistoia

Prezzo: 50 euro

Peso: 2,5 chilogrammi

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L’incredibile corsa: poesia di Matteo Losi sul MonteCarlo 1972

L’autore del libro L’incredibile corsa – una storia vera diventata leggenda, non è un ‘giornalista qualunque’ e i contenuti della sua opera sono un viaggio nei sogni di un appassionato.

Mattia Losi, giornalista professionista che lega la sua carriera al quotidiano “il Sole 24 Ore” racconta in forma romanzata, ma ben documentata, chilometro per chilometro, l’epica vittoria di Sandro Munari e Mario Mannucci, con la Lancia Fulvia HF, al Rally di Monte-Carlo del 1972. Un racconto emozionante che fa rivivere momenti indimenticabili per gli appassionati di questo sport.

Da sempre, Losi è tifoso di Munari-Mannucci, scritto tutto d’un fiato, come un nome solo con un trattino in mezzo che unisce invece di separare. L’autore, ogni qualvolta gli hanno chiesto di scrivere un libro, si è sempre rifiutato, dicendo che non è il suo lavoro.

Con L’incredibile corsa ha fatto un’eccezione: a Sandro e Mario non si può dire di no. E poi, tutto sommato, questo libro non l’ha scritto lui. L’autore è un bambino di dieci anni: cresciuto, e ormai vicino ai sessanta, ma con il cuore rimasto a quel lontano 28 gennaio del 1972.

Scrive Losi in L’incredibile corsa nel descrivere l’opera alla moglie di Mario Mannucci: “Ciao Ariella, la vittoria nel Rally di Montecarlo del 1972 non è stata solo un’impresa sportiva. Ha rappresentato il trionfo della volontà, della tenacia, del coraggio di non arrendersi quando tutto sembrava perduto. Ha ridato lavoro a centinaia di persone, costringendo la Fiat a riaprire le catene di montaggio della Fulvia“.

“Ha regalato a migliaia di appassionati momenti di gioia e dolore, esultanza e preoccupazioni, sorrisi e lacrime fino all’ultimo momento. Fino al traguardo. Nello scrivere “L’incredibile corsa” mi sono abbandonato alle emozioni. Ho chiuso gli occhi e sono salito sulla 14 con Sandro e Mario. Ho vissuto con loro le fatiche della gara, ho ascoltato le loro parole e i loro silenzi, ho condiviso il gelo del Burzet e il trionfo sul Turini”.

“Non ho scritto il solito libro di macchine: quella straordinaria impresa meritava molto di più. Così ho scritto ascoltando il cuore: perché anche chi non ha mai sentito parlare di rally si possa ritrovare, con le lacrime agli occhi, a leggere e rileggere una storia meravigliosa. A raccontarla ai propri figli e ai propri nipoti, perché nessuno la possa dimenticare”.

“L’ho fatto per Sandro e Mario, i campioni della mia vita. L’ho fatto per tutti gli uomini che hanno portato la Fulvia in cima al mondo. E l’ho fatto anche, con immenso affetto, sperando di regalare un lampo di felicità ai tuoi bellissimi occhi azzurri”. Un libro che tramanda alla memoria una bellissima storia.

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L’INCREDIBILE CORSA: UNA STORIA DIVENTATA LEGGENDA

Autore: Mattia Losi

Copertina: morbida

Pagine: 192

Immagini: 10 in bianco e nero

Formato: 14 x 21 centimetri

Editore: Ephedis

Prezzo: 23 euro

ISBN: 978-2-9561369-0-3

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