Parco chiuso Rally Targa Florio 1985

L’auto diventa una camera a gas al Rally Targa Florio 1985

Sandro Picone e Michele Russo, a bordo di un’Alfasud Sprint con il numero di targa 34, avevano appena terminato la prima notte di gara. Un attimo dopo il navigatore è svenuto. I primi soccorsi e poi la scoperta: Sandro Picone, immobile sul sedile dell’ auto, era morto. I medici dell’ ospedale di Corleone, dove il pilota è stato trasportato dagli organizzatori, hanno subito stabilito la causa del decesso: intossicazione da ossido di carbonio.

Un’auto trasformata in una camera a gas. Una marmitta che si buca e le esalazioni di ossido di carbonio che uccidono un giovane pilota e avvelenano il suo navigatore. Una morte lenta, lungo le tortuose strade della Targa Florio. La prima tappa del 69° Rally Internazionale di Sicilia si è conclusa con una tragedia ancora inspiegabile: Sandro Picone, 33 anni palermitano, cardiologo di professione, pilota per hobby è morto pochi istanti dopo l’ultima prova speciale in programma.

Un arresto cardiocircolatorio: provocato, dice il referto medico, dall’inalazione dell’ ossido di carbonio che aveva invaso l’ abitacolo della sua Alfasud. Il gas ha tramortito anche il suo navigatore, Michele Russo, 30 anni, ricoverato adesso in ospedale per avvelenamento. Per i due giovani, l’avventura della Targa Florio, uno tra i più avvincenti rally europei, è finita qualche minuto dopo le quattro a pochi chilometri da Corleone nelle campagne del bosco della Ficuzza.

Sandro Picone e Michele Russo, a bordo di un’Alfasud Sprint con il numero di targa 34, avevano appena terminato la prima notte di gara. Un attimo dopo il navigatore è svenuto. I primi soccorsi e poi la scoperta: Sandro Picone, immobile sul sedile dell’ auto, era morto. I medici dell’ ospedale di Corleone, dove il pilota è stato trasportato dagli organizzatori, hanno subito stabilito la causa del decesso: intossicazione da ossido di carbonio.

Molto confusa, invece, la dinamica dell’ incidente che avrebbe provocato la fuga di gas nell’abitacolo dell’auto. C’è una versione ufficiale fornita dai giudici di gara: l’ossido di carbonio sarebbe fuoriuscito dal tubo di scarico e penetrato poi all’interno dell’Alfasud attraverso alcune fessure sulla “pancia” dell’auto. Il tubo di scarico, spezzato molto probabilmente da una grossa pietra urtata all’inizio dell’ultima prova, avrebbe riversato tutto il gas velenoso dentro l’auto.

Una dinamica molto complessa che ha sollevato non pochi dubbi. Sull’incidente è stata infatti aperta un’indagine e l’Alfasud di Sandro Picone è stata sequestrata nel cortile della caserma dei militari di Corleone. Sulla tragedia, neppure il navigatore Michele Russo ha saputo offrire particolari più precisi. Poco prima del ricovero in ospedale è riuscito soltanto a bisbigliare poche parole agli organizzatori: “Alcuni chilometri prima dell’ arrivo a Ficuzza ho detto a Sandro di fermarsi… Stavo troppo male. Ma lui non ha voluto ascoltarmi: stiamo arrivando, diceva, resisti”.

I carabinieri e i tecnici tentavano di ricostruire come l’Alfasud si fosse trasformata in una camera a gas, ma gli esperti di rally commentavano un po’ perplessi: “Un incidente davvero molto strano, non sappiamo come possa accadere quello che sostengono gli organizzatori anche se, con i caschi addosso, i due piloti non hanno sicuramente avvertito il gas che stava invadendo tutto l’ambiente”.

Un’ipotesi l’avanzò Giovanni Sutera, ex pilota, meccanico specializzato in auto da rally, 13 Targa Florio corse: “Di solito, quando si corre una gara come questa, i finestrini delle auto vengono lasciati aperti per evitare che all’interno ristagnino sostanze nocive al pilota”. Gli addetti ai lavori sono però tutti d’accordo su un punto: “Troppi giovani vanno allo sbaraglio. Salgono a bordo di un’auto non sempre in perfette condizioni e non sempre offrono garanzie di una seria preparazione tecnica”.

In quella stessa gara un grave incidente è invece occorso all’equipaggio Di Buono – Helg nella sesta prova speciale. A causa di una uscita di strada, la loro Opel Corsa è capottata quattro metri sotto il livello stradale e, mentre il pilota è rimasto incolume, Luigi Helg ha riportato la frattura della vertebra cervicale. Helg ha le gambe paralizzate e i clinici lasciano poche speranze di completa ripresa dell’uso di questi arti.

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