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La storia d’amore tra la Dakar e la Fiat Panda: PanDakar

PanDakar 2007

Nel 1984 due Fiat Panda 4×4 si presentano al via della Dakar, una guidata dal giornalista Rai Mario Poltronieri. All’arrivo ce ne sarà solo una. Poi, altri tentativi, più di dieci, tra questi quello del 2007 con Biasion e Siviero e quello del 2017 con Verzeletti e Cabini.

La Fiat Panda 4×4, al via della Dakar, si è presentata diverse a partire dal 1984. Da qui, il nome PanDakar. La storia delle “incursioni” nel rally più duro del mondo, da parte di questa vettura dall’apparenza estremamente paciosa, sembra essere la conferma del proverbio “chi la dura la vince”. La sua prima volta fu a metà degli anni Ottanta. L’idea nacque dall’ex pilota e giornalista Rai Mario Poltronieri che, con l’accordo di Fiat e l’aiuto dell’esperto fuoristradista Cesare Giraudo, organizzò l’allestimento di quattro esemplari di Fiat Panda 4×4, da poco presentata, che parteciparono alla Parigi-Dakar.

Di questi, solo l’esemplare dell’equipaggio composto da Giraudo come pilota e Paolo Contegiacomo come navigatore riuscì ad arrivare al traguardo, posizionandosi al 60° posto su un totale di 105 equipaggi giunti a destinazione e oltre 300 iscritti. La storia di quella partecipazione è ricca di imprevisti e aneddoti. Il supporto agli equipaggi giunse dalle concessionarie Fiat locali, come quella di Niamey in Niger, poco attrezzate ma ben disposte a fornire aiuto. Fra forature, passaggi attraverso foreste incendiate e il rocambolesco attraversamento di un ponte semi-crollato, la Panda riuscì a ritagliarsi un piccolo spazio nella leggendaria gara. E dopo l’edizione del 1984, la piccola utilitaria Fiat partecipò ben più di dieci volte al raid più impegnativo del mondo.

Il Rally Dakar conserva il nome della competizione che partiva dall’Europa per arrivare in Senegal, ma dal 2009 si svolge in Sudamerica. L’edizione 2017 ha attraversato Argentina, Bolivia e Paraguay: 12 durissime tappe, dal 2 al 14 gennaio, per un totale di quasi 9.000 km, di cui più di 4.000 di prove speciali, con traguardo a Buenos Aires. In ogni caso, ci sono almeno altre due occasioni della presenza della PanDakar nei deserti della Dakar che meritano di essere ricordate.

PanDakar 2007

Il grande ritorno di Fiat alla Dakar 2007 avvenne con la Panda Cross, che per l’occasione fu denominata PanDakar. Mentre la Panda del 1984 era pressoché simile all’originale, mossa dal 4 cilindri da 48 cavalli che equipaggiava la versione di serie, la Pandakar aveva ambizioni ben più grandi. Dalla Panda “commerciale” riprendeva solo una parte della base meccanica e le forme, ma nei fatti si avvicinava molto di più ai buggy che normalmente popolano raid come la Dakar.

Sotto il cofano non c’era il noto 1.3 diesel multijet, ma un più potente e robusto 1.9 sempre di origine Fiat. Promotrice dell’iniziativa fu la leggendaria coppia di rallyisti composta dal pilota Miki Biasion e dal navigatore Tiziano Siviero. Impossibile non ricordare le loro conquiste del titolo mondiale di rally a bordo della Lancia Delta HF Integrale nel 1988 e 1989. A loro fu affidato uno dei due esemplari, che tuttavia fu bloccato da un insabbiamento e non poté più proseguire. Un secondo esemplare era guidato da un altro grande pilota: Bruno Saby, vincitore della Dakar nel 1993 con la Mitsubishi Pajero Evolution. Anche lui dovette interrompere la gara, stavolta a causa del regolamento: non fu ammesso alla quinta tappa a causa di un ritardo di due ore.

PanDakar 2017
PanDakar 2017

PanDakar 2017

Dopo l’insuccesso della Dakar 2007, Fiat abbandonò il progetto e cedette le due vetture al bergamasco Giulio Verzeletti, che per proseguire l’avventura della Panda fondò il team Orobica Raid, formato da esperti dakaristi. Il team tentò l’impresa altre due volte senza successo. Poi, nel 2017, Fiat Panda, la city-car più venduta in Europa nel 2016 (più di 190.000 unità consegnate) e modello numero uno nelle immatricolazioni in Italia tornò ad essere l’incredibile protagonista alla Dakar, la corsa più dura del mondo. Per la prima volta nella storia di questa massacrante competizione (prima per il modello Panda 4×4 Cross, ma seconda per la più generica Fiat Panda 4×4), la Panda 4×4 Cross di Giulio Verzeletti e Antonio Cabini è riuscita a tagliare il traguardo finale del raid, conquistando il palmares di prima auto italiana, di primo modello Fiat e di prima vettura derivata da una utilitaria di serie a compiere questa impresa.

Chi chiedeva a Verzeletti, prima del via, perché era tornato alla Dakar, si sentiva rispondere: “Perché abbiamo un conto in sospeso con la PanDakar. Il nostro obiettivo è portarla al traguardo e finora non ci siamo ancora riusciti. Quando ci siamo fermati dopo la Dakar 2014 eravamo veramente stanchi, esauriti. Ma dopo due giorni abbiamo iniziato a pensare a come fare per migliorare l’auto, a partire dalla livrea che è diventata quella del modello 169, cioè il modello attuale. Abbiamo fatto un gran lavoro sulle sospensioni con tanti test e abbiamo recuperato un po’ di escursione agli ammortizzatori. Abbiamo anche lavorato sulle gomme, testando le BF Goodrich da sterrato”.

Una vettura rivista soltanto con alcuni adattamenti per resistere alle sollecitazioni estreme della competizione e con il montaggio di un motore 2.0 Multijet da 180 cv strettamente di serie – è stata ottenuta dal team Orobica Raid, nato nel 2008 e guidato da Verzeletti, un esperto di rally raid e con il contributo di Nicola Montecchio, che ha curato con successo l’intero aspetto motoristico e, di Cabini, che ha partecipato a ben 20 Dakar in moto, auto e camion. Le dimensioni compatte e le altre caratteristiche che rendono Fiat Panda agile e maneggevole – e in particolare quelle della Panda 4×4 che ne fanno la vettura a trazione integrale sotto i 3,8 metri più venduta in Europa – hanno reso possibile il risultato messo a segno nell’edizione 2017 della Dakar, superando terreni proibitivi e condizioni climatiche avverse. Le 12 tappe dell’edizione 2017 della Dakar hanno attraversato 3 Paesi dell’America Latina: Argentina, Bolivia e Paraguay, per un totale di quasi 9.000 km, di cui più di 4.000 km di estenuanti prove speciali.

Prima auto in gara strettamente derivata da una utilitaria di serie a terminare la competizione – è stata sottoposta a durissime sollecitazioni. Sette prove speciali hanno superato i 400 km, di cui una oltre 500 km. Per ben cinque giorni e più di 2.200 km vettura ed equipaggio hanno dovuto fronteggiare le problematiche dovute alla carenza di ossigeno dovuta all’altitudine, mai sotto i 3.500 metri. Inoltre, le temperature spesso superiori ai 40 gradi, unite all’estrema variabilità del tempo, hanno contribuito a mettere a durissima prova sia la resistenza meccanica della PanDakar, che quella fisica dell’equipaggio.

Da notare che dei 93 equipaggi iniziali, solamente 53, tra cui appunto quello composto da Verzeletti e Cabini, hanno portato a termine la gara. A fine 2016 Panda si è confermata, per il quinto anno consecutivo, la vettura più venduta in Italia, nonché la numero uno nel segmento A in Italia, Grecia e Serbia, restando sempre sul podio in Spagna, Austria, Slovenia, Croazia e Svizzera. Inoltre, la combinazione tra alimentazioni, grazie ai suoi efficienti motori a benzina, gasolio, metano e GPL, unite a due versioni dotate della trazione 4×4, la rendono la scelta perfetta per qualsiasi utilizzo ed esigenza, dagli ostacoli cittadini alla neve. E da quel momento, anche al deserto.

Storia della Fiat Panda 4×4

Ripercorrere la storia della Fiat Panda 4×4 significa sfogliare l’album dei ricordi di una quarantenne che ha saputo cavalcare il tempo evolvendosi, ma rimanendo sempre fedele a se stessa. La storia del modello di successo inizia quando la Fiat decide di creare un’auto piccola fuori ma grande dentro, bella da vedere, piacevole da guidare e imbattibile nel prezzo. Il concetto è un successo, immediatamente accattivante e duraturo nel tempo. Il risultato è dovuto alla personalità vivace e giocosa della vettura, ideale per l’uso quotidiano in città, ma allo stesso tempo adatta ai tratti autostradali. Fiat Panda 4×4 ha anche un’anima avventurosa, grazie alla sua natura fuoristradistica che permette ai guidatori di girare il mondo e affrontare incursioni, confermando la sua grande resistenza e la totale affidabilità. Prefigurando i SUV, grande trend dei mercati automobilistici, Fiat Panda 4×4 ha dato accesso a una mobilità illimitata a tutti, attirando clienti eterogenei per gusto, età ed esigenze di mobilità. Un’altra prova della rilevanza sociale del Brand nello sviluppo dei prodotti.

Dal suo lancio nel 1983, molti modelli sono stati presentati al pubblico, proponendo tre generazioni sempre più fresche, seducenti ma sempre coerenti: la prima comprendente Sisley e Country Club tra il 1987 e il 1995; la seconda con Cross nel 2005, che contribuì al grande successo della gamma Panda 4×4 grazie allo stile simile ad un grande SUV ma con i vantaggi che solo una vettura compatta può dare. E infine la terza generazione, con chicche come New Cross nel 2014 e PanDakar nel 2017. O la Fiat Panda Trussardi lanciata nel 2019, la prima Panda di lusso nata dalla partnership tra FIAT e una casa di moda. Un mito che vive anche grazie alla sua fedele e appassionata community di possessori di Panda 4X4 che, ad esempio, trasmette le proprie avventure sui social network, contribuendo alla creazione di un’icona senza tempo.