La danza dei piedi veloci, il libro di Luca Delli Carri

La danza dei piedi veloci per inseguire i sogni

Guidare al limite? È un po’ come danzare. L’affascinante tesi di Luca Delli Carri sta tutta in queste parole. E sta tutta in 512 emozionanti pagine del suo imperdibile libro, un vero ‘must have’ per appassionati di rally che vogliono ricordare o che voglio imparare.

Attraverso le interviste ai protagonisti, La danza dei piedi veloci racconta la storia delle corse dall’inizio degli anni Settanta fino al 1987, anno in cui l’automobilismo perde gli ultimi veli di ingenuità. Il campione smette di essere un cavaliere del rischio, uno zingaro delle piste, e diventa un super professionista.

I Settanta sono ancora anni di sperimentazione, fantasia, exploit: cose che, con la morte di Gilles Villeneuve, nel 1982, diventeranno sempre più rare, fino a scomparire completamente con l’avvento di Ayrton Senna in Formula 1 e di Miki Biasion nei rally, che vincono entrambi il loro primo titolo mondiale nel 1988. Da una parte scorre quindi la storia delle corse: la crescita e la maturazione della Formula 1, il declino e la rinascita del Mondiale Sport, l’epopea dei Gruppi B nei rally, l’affermazione del kart come palestra di guida sportiva.

Dall’altra i venticinque intervistati narrano la loro di storia, con il carico di entusiasmi e delusioni, di successi e fallimenti. Dai campioni conclamati come Alboreto, Munari e Nesti ai piloti minori che si sono fermati sulla soglia del palcoscenico più importante, sfila un campionario umano di vite spese a rincorrere un sogno. E perciò, anche se sfregiate dall’insuccesso, mai sprecate.

“La Danza dei piedi veloci è l’ultimo libro di una serie di quattro – sono le parole dell’autore, Luca Delli Carri –. Ho impiegato quattro anni per pubblicarli e almeno il doppio per scriverli. Sono 2500 pagine. Roba, con tutto il rispetto, da testi sacri. E adesso mi chiedono il perché. Allora stamattina mi sono svegliato e mi sono chiesto: “Già: perché?”. Quand’ero piccolo non mi chiedevo perché qualcuno avesse scritto un libro. Lo leggevo e basta, e alla fine mi piaceva o non mi piaceva, mi
lasciava qualcosa oppure no”
.

“L’autore non esisteva, praticamente. E in effetti il libro è proprio una cosa indipendente: qualcosa che non nasce da solo ma sembra quasi di sì. Poi, crescendo, ho capito che ci sono tanti perché che portano qualcuno a scrivere qualcosa, e in particolare un libro. Lo si fa per soldi, per fame di gloria, per bisogno di affermazione, per egocentrismo, per esibizionismo, e questi motivi possono coesistere”.

“Però lo si fa, anche e forse soprattutto, perché un libro va scritto. Ti siedi lì e scrivi. Non c’è un perché. Vai a cercare quel testimone e lo ascolti. C’è un bisogno di sapere che va soddisfatto. Una curiosità che è più profonda della curiosità spicciola che abbiamo tutti: una curiosità che è un bisogno”.

“Così io mi sono trovato a inseguire per anni dei piloti di motociclismo e automobilismo – prosegue Delli Carri –. Così, senza che ci fosse un perché. All’inizio avevo avuto l’idea di farne un libro, ma l’idea era stata bocciata dall’editore cui l’avevo proposta. La cosa mi ha spronato ad andare avanti, invece di abbattermi. E ho continuato a cercare questi che per me erano i divi del mio sport, gli artisti della sella e del volante”.

“Alcuni li ho trovati subito, altri li ho dovuti inseguire, e un po’ sedurre per convincerli a raccontarsi. Ma perché facevo tutto questo? Tutti questi viaggi, in auto, in treno, in aereo? Perché sprecavo tutto il mio tempo alla ricerca di storie e personaggi? Di nuovo: boh? Era un bisogno interno, qualcosa che dovevo fare”.

“Riflettendoci, penso che in realtà io abbia soddisfatto una voglia di quando ero bambino: sognavo di fare il pilota da corsa, e avrei dato tutto per conoscere il segreto del successo, per sapere come arrivare lì, per possedere le storie di quei campioni inarrivabili. I bambini sono puri nei loro sogni, così come nelle loro intenzioni, e la mia curiosità era ingenua e fortissima. E quando sono stato grande, l’ho soddisfatta, senza sapere che nascesse così da lontano”.

“Ma di quel sogno infantile, lo so, mi è rimasto quasi tutto. La purezza delle intenzioni, per esempio: ho cercato apposta i piloti che ho intervistato, non ci sono capitato per caso, e le parole che hanno detto le ho pubblicate integralmente, senza censure, parolacce comprese”.

“Poi ho scelto i grandi e i piccoli, i campioni e i signor nessun, perché so che tutti hanno una storia da raccontare. Così ho cercato Valentino Rossi e Jarno Trulli, Loris Capirossi e Giancarlo Fisichella, ma anche Pino Pica, Tony Carello, Beppe Gabbiani, Gino Munaron, Amilcare Ballestrieri, gente che i ragazzi di oggi non sanno proprio chi sia”.

“Ho scoperto che gli ultimi possono essere i più simpatici, per esempio, e che la felicità non dipende da quanto vinci ma da quanto sei in pace con te stesso e con il mondo. Già, perché, pur parlando di storie di guida al limite, in auto e in moto, alla fine si è parlato di uomini, di amori, di illusioni e disillusioni, di sentimenti”.

Perché un pilota non è solo dare il gas, ma è prima di tutto un uomo, e se questa affermazione vi sembra banale, ripensandoci un attimo troverete che non lo è affatto. La danza dei piedi veloci, parla di venticinque piloti, tutti italiani, che hanno corso tra il 1972 e il 1987: Michele Alboreto, Fulvio Bacchelli, Amilcare Ballestrieri, Vittorio Brambilla, Tony Carello, Dario Cerrato, Alberto Colombo, Andrea De Cesaris, Tony Fassina, Beppe Gabbiani, Piercarlo Ghinzani, Bruno Giacomelli, Arturo Merzario, Sandro Munari, Mauro Nesti, Giorgio Pianta, Lele Pinto, Mauro Pregliasco, Roberto Ravaglia, Siegfried Stohr, Fabrizio Tabaton, Tonino Tognana, Duilio Truffo, Maurizio Verini e Adartico Vudafieri.

“Parla di un’epoca in cui il pilota era ancora un gentiluomo e poteva fare danzare la sua auto tra i cordoli di una pista o tra le curve di una prova speciale, esattamente come un tanguero fa con la propria compagna. Tempi andati – conclude Delli Carri –. Tempi da Gilles Villeneuve, che infatti è sulla copertina del libro. In una curva veloce in cui le ruote dietro scivolano leggermente, quasi impercettibilmente, Gil corre al limite, con un equilibrio precario eppure perfetto, per soddisfare un’insopprimibile voglia di velocità e vincere la guerra contro il cronometro, il nemico numero uno di chi corre in macchina”.

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la scheda

LA DANZA DEI PIEDI VELOCI

Autori: Luca Delli Carri

Collana: Fucina

Copertina: rigida

Pagine: 512

Immagini: circa 50 in bianco e nero e a colori

Formato: 15 x 21,5 cm

Editore: Fucina

Prezzo: 16 euro

Peso: 921 grammi

ISBN: 978-8-8882690-9-2

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