Stirling Moss

La compagnia della spinta e Stirling Moss al Sestriere

L’incidente è accaduto nella notte durante la dura tappa di trasferimento da Loazzolo di Rocchetta Belbo, prima di San Donato. La vettura è rimasta ruote in aria per circa un quarto d’ora, poi, Moss e Stone, fortunatamente illesi, sono riusciti a rimetterla in carreggiata con l’aiuto di un gruppo di spettatori e a riprendere la marcia dopo aver riattaccato alla meglio con nastri di adesivo il parabrezza, schizzato via al momento dell’urto.

Il 27 marzo del 1969 si conclude a Torino la prima tappa del Rallye del Sestriere-Trofeo Fiat: 750 chilometri di fango e neve, pieni di difficoltà, tanto che dei 140 equipaggi partiti dal Museo dell’Auto solamente 44 sono rimasti in gara a fine giornata. In testa al gruppo tre Lancia Fulvia HF Rallye 1300 della Squadra Corse: primi Sandro Munari e John Davenport, secondi Harry Kallstrom e Gunnar Haggbom, terzi Sergio Barbasio e Mario Mannucci. Una prestazione che si commenta da sola.

Poi, c’è la Ford Escort di Ove Andersson ed Elisabeth Nystrpm, ancora due Fulvia (Cavallàri-Salvay e Ballestrieri-Zappella, la Porsche 911 T di Taramazzo e un nugolo di Fiat portate da piloti privati. Manca da questo, elenco dei migliori una delle coppie più attese del Rallye: Stirling Moss e David Stone. I due inglesi sono trentesimi, ormai eliminati dalla lotta per il successo. L’ex-asso della Formula 1, secondo il racconto di alcuni testimoni, è arrivato troppo lungo in una curva, ha cercato di raddrizzare la sua Fulvia, ma è finito su un rialzo di terra ai lati della strada e si è capottato.

L’incidente è accaduto nella notte durante la dura tappa di trasferimento da Loazzolo di Rocchetta Belbo, prima di San Donato. La vettura è rimasta ruote in aria per circa un quarto d’ora, poi, Moss e Stone, fortunatamente illesi, sono riusciti a rimetterla in carreggiata con l’aiuto di un gruppo di spettatori e a riprendere la marcia dopo aver riattaccato alla meglio con nastri di adesivo il parabrezza, schizzato via al momento dell’urto.

Al traguardo, Moss – piuttosto amareggiato – si limitò a dire: È stata colpa mia”. È stata una tappa ricca di emozioni, basata sulla lotta fra la Fulvia di Munari e Kallstrom e la Ford di Andersson. I due specialisti del nord hanno trovato un degnissimo rivale nell’italiano, che è riuscito a superarli nella quinta prova speciale, da Pradeboni a Peveragno. Un tratto di due chilometri appena, ma completamente innevato. Prima Andersson e poi Kallstrom, trascinati dalla foga, sono finiti nella neve, perdendo parecchi minuti.

Munari, invece, non ha avuto incertezze. Soltanto il compagno di squadra Barbasio è riuscito a far meglio di lui: una prestazione che ha permesso al ligure di scavalcare Andersson in questa prima classifica del Rallye. Non è mancato un episodio di contestazione, provocato dall’eliminazione di una settantina di vetture bloccate una dietro l’altra a nemmeno mille metri dal controllo di Braia, nel Monferrato.

Due o tre macchine si sono impantanate nel fango in una stradina a mezza costa, impedendo il passaggio. Praticamente, quasi tutti gli equipaggi con numeri dì gara superiori al 120 sono rimasti fermi. Alcuni hanno cercato di aggirare l’ostacolo compiendo un altro percorso, altri sono ripartiti, con l’aiuto di un trattore, quando ormai erano fuori tempo massimo (ma sembra che alcuni siano stati riammessi alla prova). Molte le proteste, vivaci le lamentele. I commissari sportivi, cui erano pervenuti vari esposti, non hanno potuto che applicare il regolamento, che prescriveva in questi casi l’esclusione dalla classifica. Un vero peccato per i molti privati che con sacrifici anche finanziari partecipavano al rally.

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