Citroen BX 4TC 1986

La Citroen BX 4TC Evolution venduta a 417 mila euro

Dopo una lunga fase di test di sviluppo, la Citroën BX 4TC Evolution debuttò nel Mondiale rally 1986 disputando l’appuntamento più prestigioso, a Monte Carlo. Al volante entrambi i piloti, i francesi Jean-Claude Andruet e Philippe Wambergue, furono costretti al ritiro: il primo per incidente, il secondo per problemi proprio alle sospensioni idro-pneumatiche.

Considerata da molti addetti ai lavori e dalla maggior parte degli appassionati la Cenerentola del Gruppo B, a metà anni Ottanta apparve sul palcoscenico del Mondiale una vettura da corsa poco fortunata, la Citroën BX 4TC Evolution. Derivata dalla berlina di serie BX, la macchina da corsa – iscritta nel Gruppo B -, che si caratterizzava per le sospensioni idro-pneumatiche, disputò solo tre appuntamenti del Mondiale 1986. Il progetto, poi accantonato dai vertici della casa francese, rimane un capitolo di particolare interesse per gli appassionati di motorsport. Tanto che una Citroën BX 4TC Evolution è stata battuta all’asta alla cifra ragguardevole di 417.200 euro.

Perché pagare così tanto una macchina quotata tra i 250.000 e i 350.000 euro? Da un lato l’esigua produzione complessiva di questa Gruppo B (meno di 20 unità; quella oggetto della vendita del 24 ottobre 2021, numero di telaio 18, è perfettamente conservata), dall’altro la storia, singolare, di questa auto da competizione. Il progetto della Citroën BX 4TC Evolution prese le mosse intorno alla metà degli anni Ottanta quando la casa francese – con il reparto corse ufficiale impegnato direttamente – decise di costruire una vettura da rally che potesse competere con le più forti squadre dell’epoca: Audi (con l’Audi quattro), Lancia (con la Delta S4) e Peugeot (205 Turbo).

Per provare a vincere quella scommessa in casa Citroën scelsero di partire dalla berlina stradale BX che, con modifiche sostanziali, avrebbe dato vita alla BX 4TC Evolution iscritta al Mondiale del 1986. Quest’ultima montava un motore anteriore turbo da 2,1 litri, quattro cilindri, in grado di erogare 380 Cv (a 7.000 giri/minuto) con una coppia massima di 460 Nm. La trazione era integrale e il cambio meccanico a cinque rapporti. Gran parte delle novità, però, risiedevano nel sistema di sospensioni ideo-pneumatiche che – secondo i calcoli dei progettisti – avrebbero consentito alla Citroën da rally di ben figurare nelle massime competizioni iridate.

Dopo una lunga fase di test di sviluppo, la Citroën BX 4TC Evolution debuttò nel Mondiale rally 1986 disputando l’appuntamento più prestigioso, a Monte Carlo. Al volante entrambi i piloti, i francesi Jean-Claude Andruet e Philippe Wambergue, furono costretti al ritiro: il primo per incidente, il secondo per problemi proprio alle sospensioni idro-pneumatiche.

La debuttante Citroën BX 4TC Evolution si ripresentò al successivo Rally di Svezia dove Andruet conquistò il sesto posto (che risulterà il miglior risultato in gara di sempre della berlina da rally), mentre Wambergue si ritirò nuovamente. Considerati gli scarsi risultati nelle prime due uscite, i tecnici del Double Chevron tornarono a sviluppare il progetto della vettura, che tornò in gara nello stesso 1986 al Rally dell’Acropoli in Grecia, con tre auto al via, delle quali due accusarono nuovamente problemi tecnici alle sospensioni. Fu così che terminò l’avventura della Citroën BX 4TC Evolution.

Il ricordo di Jean Claude Andruet

“Questa macchina era tenuta molto meglio di come l’avevo lasciata”, questo ci ha raccontato Jean-Claude Andruet quando abbiamo avuto il piacere di incontrarlo sul circuito di Lohéac per effettuare un test drive sulla vettura. “Quando il progetto BX a trazione integrale è decollato, Guy Verrier mi ha contattato e sono stato felice di essere coinvolto”. A quel tempo Guy Verrier era responsabile del reparto gare della Citroën, con la missione di sviluppare un’auto competitiva del Gruppo B.

“Ho trovato la macchina come lo ricordavo e questo è stato molto piacevole. La scatola del cambio era in ottime condizioni, quasi perfettamente tenuta, anche se l’automobile era rimasta nel museo per tanti questi anni. E questo è abbastanza sorprendente. Nel Rally di Svezia, conoscevamo solo una tappa su tre. Con la neve, le velocità a cui stavamo andando e i dossi, era una gara impossibile. Sono arrivato sesto, ma se avessimo avuto il tempo di fare una ricognizione adeguata per questo rally, come gli altri, non sarei arrivato sesto…”.