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Il Tour de Corse 1986 e l’incidente mortale di Toivonen e Cresto

Toivonen-Cresto, Tour de Corse 1986

Il Tour de Corse 1986 è la gara tristemente ricordata per l’incidente mortale di Toivonen e Cresto. La notizia della tragedia si diffuse come un fulmine nella comunità rally, scuotendo tutti coloro che amavano questo sport per la sua velocità e il suo spirito di competizione. Le immagini dell’incendio e della perdita di due giovani vite talentuose rimasero impresse nelle menti di tutti.

Nel maggio del 1986, il mondo del rally si preparava per uno dei momenti più importanti della stagione: il Tour de Corse. Questa gara, conosciuta per le sue strade tortuose e panoramiche mozzafiato sull’incantevole isola della Corsica, avrebbe portato i piloti del Mondiale Rally al limite delle loro capacità. Ma nessuno avrebbe potuto immaginare che quello che doveva essere un evento glorioso si sarebbe trasformato in una tragedia immane che avrebbe scosso il mondo dello sport fino alle fondamenta.

Il francese Bruno Saby neppure immaginava che avrebbe vinto una gara mesta e triste, imponendosi su François Chatriot e Yves Loubet, con la sua Peugeot 205 Turbo 16. Nessuno poteva immaginare cosa avesse in serbo il destino per il Tour de Corse 1986. La gara iniziò come al solito, con piloti e co-piloti affrontando le sfide delle strade corse, ma il destino tragico stava per abbattersi su di loro in un modo che nessuno avrebbe mai potuto prevedere.

Il finlandese Henri Toivonen, un pilota di talento straordinario, dominava la gara al volante della sua Lancia Delta S4. Con un vantaggio impressionante, sembrava destinato a portare a casa la vittoria. Ma la corsa verso il finale si trasformò in un incubo durante la 18ª prova speciale. In una rapida curva a sinistra, la Delta S4 di Toivonen si è scomposta ed è volata in fossato, schiantandosi contro un albero. Quello che accadde dopo fu un orrore senza precedenti: il serbatoio della vettura collassò, causando una fuga di benzina che si incendiò istantaneamente a contatto con le parti incandescenti del motore.

Il fuoco divampò rapidamente, avvolgendo la vettura e i suoi occupanti in una fiammata infernale. Henri Toivonen e il suo co-pilota Sergio Cresto non ebbero scampo, bruciati vivi in un tratto in cui non c’era nessuno e sotto gli occhi increduli deli altri equipaggi che passavano da lì. Lontani oltre un chilometro, un gruppo di spettatori disperato e un video, unica testimonianza di una giornata tristemente indimenticabile. Il senso di frustrazione e di impotenza regnava sovrano.

La notizia della tragedia si diffuse come un fulmine nella comunità rally, scuotendo tutti coloro che amavano questo sport per la sua velocità e il suo spirito di competizione. Le immagini dell’incendio e della perdita di due giovani vite talentuose rimasero impresse nelle menti di tutti, un ricordo che avrebbe continuato a perseguitare il mondo dello sport per anni a venire.

Gli sforzi dei soccorritori furono totalmente vani (ma arrivarono con oltre 30 minuti di ritardo), e la sensazione di impotenza era palpabile nell’aria. L’incidente suscitò una discussione globale sulla sicurezza nel rally e portò a cambiamenti significativi nelle normative e negli standard di sicurezza. Il rally riprese dopo la sospensione delle speciali, ma l’atmosfera era cupa e addolorata. Alla premiazione, Bruno Saby, il vincitore, rifiutò di festeggiare, mostrando rispetto e solidarietà verso i colleghi mancati. Il suo gesto di umanità e compassione rimase come un faro di speranza in un momento di oscurità.

Il Tour de Corse 1986 rimarrà nella memoria come una gara segnata dalla gloria e dalla tragedia, un tributo agli eroi della velocità che sacrificano le loro vite in nome dello sport che amano. E mentre il mondo del rally cercava di riprendersi dalla tragedia, la memoria di Henri Toivonen e Sergio Cresto sarebbe vissuta per sempre nell’anima di chiunque abbracci l’amore per la velocità e l’avventura. Insieme ad Attilio Bettega (morto l’anno prima al Tour de Corse), Henri e Sergio divennero eroi sacrificati sull’altare della velocità in nome della sicurezza).

La premessa

La stagione 1986 presentava un schieramento eccezionale, con grandi produttori come Austin Rover, Citroën e Ford che avevano investito nello sviluppo di vetture del Gruppo B, ora in competizione con Audi, Lancia e Peugeot, che fino ad allora avevano dominato la categoria regina del mondo dei rally. Nel frattempo, Nissan e Toyota, protagonisti occasionali, indirizzavano le loro partecipazioni su eventi specifici, promuovendo l’affidabilità della costruzione giapponese.

Se il pubblico era entusiasta dello spettacolo offerto da macchine la cui potenza sfiorava i 500 cavalli, la crescente popolarità dei rally cominciava a porre seri problemi di sicurezza, essendo le velocità raggiunte in certi luoghi incompatibili con l’indisciplina di una parte degli spettatori, fenomeno amplificato dal comportamento brutale delle auto di nuova generazione.

Se i primi due round si erano svolti senza intoppi, il terzo, in Portogallo, si trasformò subito in tragedia: Joaquim Santos perse il controllo della sua Ford per evitare un gruppo di persone che si era immesso sulla strada e si infilò tra la folla; l’incidente causò la morte di tre spettatori e lasciò numerosi feriti. I piloti professionisti e i copiloti scioperarono tutti in segno di protesta contro le condizioni di sicurezza del rally, un evento senza precedenti.

Pur non coinvolgendo una vettura del Gruppo A, lo schianto della Volkswagen Golf di Kenneth Eriksson al Safari per la rottura dello sterzo, incidente che ha ferito mortalmente uno spettatore, ha gettato ancora una volta un’ombra sull’andamento del campionato. Tuttavia, nonostante le richieste di molti equipaggi di ridurre la distanza di alcuni settori cronometrati, troppo faticosi o troppo pericolosi, gli organizzatori non hanno messo in discussione i percorsi stabiliti. È quindi in un clima abbastanza teso che si è svolto il quinto round mondiale.

Il rally in pillole

  • Partenza: 1 maggio 1986 da Ajaccio
  • Arrivo: 3 maggio 1986 ad Ajaccio
  • Distanza: 1.534 km di cui 1.017,90 su 26 prove speciali (1.602 km inizialmente previsti di cui 1.122,34 su 30 prove speciali)
  • Percorso: asfalto

Itinerario diviso in tre tappe

  • Prima Tappa: Ajaccio – Sartène – Quenza – Migliacciaro – Ponte-Leccia – Bastia , il 1 maggio – 570 km di cui 415,41 su 11 prove speciali
  • Seconda Tappa: Bastia – Saint-Florent – Corte – Ponte-Leccia – Calvi , il 2 maggio – 355 km di cui 179,21 su 5 prove speciali (9 prove speciali inizialmente previste per un totale di 283,65 km)
  • Terza Tappa: Calvi – Évisa – Campo Dell’Oro – Aullène – Ajaccio, il 3 maggio – 609 km di cui 423,28 su 10 prove speciali
Fabrizia Pons con Michele Mouton al Tour de Corse 1986, ultima apparizione iridata per la coppia femminile più brava di sempre
Fabrizia Pons con Michele Mouton al Tour de Corse 1986, ultima apparizione iridata per la coppia femminile più brava di sempre

Squadre e auto al Tour de Corse 1986

Peugeot

Peugeot-Talbot Sport ha schierato tre 205 Turbo 16 Evolution 2 del Gruppo B, dotate di trazione integrale, per affrontare le sfide del campionato. Queste macchine, con un peso di soli 980 kg, sono state affidate a tre talentuosi piloti: Timo Salonen, Bruno Saby e Michèle Mouton, quest’ultima facente il suo ritorno nel mondiale rally dopo un periodo di assenza.

Le 205 Turbo 16 Evolution 2 sono state progettate per eccellere nelle competizioni, e sotto il cofano ospitano un motore a quattro cilindri da 1775 cc posizionato nella parte centrale della coda. Questo propulsore è alimentato da un sofisticato sistema di iniezione elettronica Bosch, abbinato a un turbocompressore Garrett. Su Salonen e Saby, la pressione di sovralimentazione è stata fissata a 2,6 bar, generando una potenza di 450 cavalli disponibili a 7500 giri/min. Mouton, invece, ha avuto il compito di testare un motore modificato, con camme, scarico e guarnizione della testata rivisti. Grazie a queste modifiche, la potenza è stata incrementata a 480 cavalli, con una pressione del turbo aumentata a 2,8 bar.

Tutte e tre le vetture sono state equipaggiate con il nuovo cambio a sei marce, garantendo cambi di marcia rapidi e precisi, fondamentali per affrontare le strade impegnative e tecniche del campionato mondiale. Per quanto riguarda l’aderenza, le 205 Turbo 16 Evolution 2 montano pneumatici Michelin, scelti per garantire la massima trazione su asfalto e terra. Con un team di piloti esperti e macchine all’avanguardia tecnologica, Peugeot-Talbot Sport era pronta a sfidare i suoi avversari sulle strade del mondiale rally, determinata a ottenere risultati di prestigio e a dimostrare la superiorità delle sue vetture nel mondo delle corse.

Lancia

La Scuderia Lancia ha schierato tre potenti Delta S4 del Gruppo B, dotate di trazione integrale, affidandole a tre piloti di grande esperienza: Markku Alén, Henri Toivonen e Miki Biasion. Queste macchine, destinate a dominare le competizioni, sono state preparate con cura per affrontare le sfide del Tour de Corse 1986. Le versioni utilizzate per questo evento hanno subito una rigida dieta, pesando meno di una tonnellata.

Sotto il cofano, alloggia un motore quattro cilindri da 1759 cc, collocato in posizione posteriore centrale. Questo propulsore è alimentato da un sofisticato sistema di iniezione elettronica sviluppato da Magneti Marelli. La particolarità della Delta S4 risiede nel suo doppio sistema di sovralimentazione: un compressore volumetrico a lobi Abarth, efficace fin dai bassi regimi, e un turbocompressore KKK, che entra in azione per fornire potenza agli alti regimi. Per questo evento, la potenza è stata limitata a 440 cavalli, poiché i costruttori di motori hanno privilegiato la flessibilità di utilizzo su un percorso impegnativo come quello del Tour de Corse 1986. Le Delta S4 sono equipaggiate con pneumatici Pirelli, scelti per garantire la massima aderenza e prestazioni su tutte le superfici, dall’asfalto alle strade sterrate e tortuose della Corsica.

MG

Austin Rover si presenta al Tour de Corse 1986 con tre potenti MG Metro 6R4 del Gruppo B, due delle quali iscritte ufficialmente per i piloti Tony Pond e Malcolm Wilson. Inoltre, la fabbrica fornisce assistenza anche per la vettura di Didier Auriol, presente per difendere le sue possibilità nel campionato francese. Queste auto, caratterizzate da una lunghezza di soli 3,66 metri, sono le più corte della loro categoria. Nonostante le dimensioni compatte, le MG Metro 6R4 sono dotate di trazione integrale, garantendo una stabilità e un controllo eccezionali su tutte le superfici.

Sotto il cofano posteriore centrale, le 6R4 ospitano un potente motore V6 aspirato da 2991 cc, alimentato da un sofisticato sistema di iniezione elettronica Lucas. Questo propulsore è in grado di erogare una potenza impressionante di 410 cavalli a 8500 giri/min, assicurando prestazioni mozzafiato su ogni tratto di strada. Nonostante la potenza, le MG Metro 6R4 mantengono un peso contenuto di 990 kg, grazie alla loro costruzione leggera e alla scelta accurata dei materiali. Queste macchine sono inoltre equipaggiate con pneumatici Michelin, scelti per garantire la massima aderenza e stabilità su tutte le superfici e condizioni meteo.

Renault

Con i colori della DIAC, François Chatriot prenderà il via al Tour de Corse 1986 con la Renault 5 Maxi Turbo del Gruppo B, con cui ha recentemente trionfato al Rallye des Garrigues. Questa vettura, preparata da Renault Compiègne, pesa solamente 900 kg ed è equipaggiata con un motore quattro cilindri da 1527 cm3, posizionato nella parte posteriore centrale. Questo propulsore è alimentato da un sofisticato sistema di iniezione Bosch K-Jetronic, associato a un turbocompressore Garrett, il quale sviluppa una potenza di 350 cavalli a 6500 giri/min.

Nella categoria inferiore, Renault Sport schiera due 11 Turbo del Gruppo A, affidate ai piloti Jean Ragnotti e Alain Oreille. Queste vetture, dotate di trazione anteriore, montano un motore da 1,4 litri sovralimentato da un turbocompressore Garrett, con una potenza di circa 180 cavalli. In aggiunta alle vetture ufficiali, sono presenti una quindicina di Renault 5 Turbo private, tra cui spiccano quelle di piloti come Jean-Pierre Manzagol, Paul Rouby, Claude Balesi, Jean-Claude Torre e Michel Neri. Queste vetture private rappresentano un’importante componente della competizione, aggiungendo ulteriore interesse e varietà alla griglia di partenza.

Il marchio francese Renault è ben rappresentato anche nel Gruppo N, con vetture come la 5 GT Turbo di Bernard Donguès. Queste vetture, più orientate alla produzione di serie, sono pronte a sfidare la competizione nel Tour de Corse, dimostrando le eccellenti prestazioni e l’affidabilità delle vetture di produzione di Renault.

Opel

Il pilota italiano Giovanni Recordati si prepara a sfidare il Tour de Corse 1986 al volante della sua Opel Manta 400 del Gruppo B, preparata con cura da Virgilio Conrero. Questa coupé, dalla guida convenzionale, è equipaggiata con un potente motore a quattro cilindri da 2420 cc, sviluppato da Cosworth. Grazie all’alimentazione fornita da due carburatori Weber doppio corpo, questo motore è in grado di erogare una potenza di 275 cavalli a 7250 giri/min, garantendo prestazioni di alto livello su ogni tratto di strada. Nonostante la potenza impressionante, la Opel Manta 400 ha un peso contenuto di poco meno di una tonnellata, il che contribuisce a garantire una maneggevolezza e una reattività eccezionali durante la guida. Per quanto riguarda l’aderenza, la vettura monta pneumatici Michelin, scelti per offrire la massima trazione e stabilità su tutti i tipi di terreno e condizioni meteo. Giovanni Recordati si prepara a mettere alla prova le sue abilità e la sua determinazione nel Tour de Corse, pronto a sfidare i migliori piloti e le macchine più competitive del mondo del rally. Con la Opel Manta 400, il pilota italiano ha tutte le carte in regola per lottare per la vittoria e dimostrare il suo valore sulle strade impegnative e tecniche della Corsica.

Porsche

Christian Gardavot si prepara per affrontare il Tour de Corse 1986 al volante della sua Porsche 911 SC del Gruppo B. Questa iconica vettura, leggendaria per le sue prestazioni sportive, pesa poco più di una tonnellata ed è equipaggiata con un motore sei cilindri boxer da tre litri, raffreddato ad aria e posizionato nello sbalzo posteriore. Il motore della Porsche 911 SC è una vera e propria opera d’arte ingegneristica, capace di erogare una potenza di circa 300 cavalli. Questa potenza abbondante, combinata con la leggendaria trazione posteriore della 911, promette di offrire prestazioni entusiasmanti su tutte le strade impegnative e tecniche del Tour de Corse 1986. Grazie alla sua esperienza e abilità alla guida, Christian Gardavot è pronto a spingere al massimo la sua Porsche 911 SC, affrontando ogni curva e ogni rettilineo con determinazione e precisione. Con questa vettura leggendaria, il pilota francese ha tutte le carte in regola per competere al massimo livello nel Tour de Corse, dimostrando la potenza e l’eleganza della Porsche su una delle tappe più impegnative e prestigiose del campionato mondiale di rally.

Talbot

Tra le numerose Samba Rallye che prendono parte al Tour de Corse 1986, spicca la presenza di quella guidato da Gilbert Casanova, inserito nella categoria del Gruppo B. Questa vettura, con una cilindrata di 1285 cm3, è in grado di erogare una potenza di 130 cavalli, garantendo prestazioni sorprendenti su ogni tratto di strada. Nonostante le dimensioni compatte, il Samba Rallye si distingue per la sua agilità e maneggevolezza, rendendolo una scelta popolare tra i piloti che cercano un’opzione competitiva ma accessibile nel mondo del rally. La presenza di Gilbert Casanova al volante di questa vettura è un chiaro segno del suo impegno e della sua passione per il motorsport, pronto a sfidare i migliori piloti e le macchine più potenti nel Tour de Corse. Il Samba Rallye di Gilbert Casanova è una testimonianza del fatto che non è necessario avere una vettura di lusso o dalle prestazioni estreme per competere al massimo livello nel mondo del rally. Con determinazione e abilità alla guida, anche una vettura più modesta può affrontare con successo le sfide più impegnative della competizione.

Alfa Romeo

Yves Loubet, con la speranza di poter debuttare con la nuova Alfa Romeo 75 V6 del Gruppo A, si è trovato costretto a ripiegare sulla sua affidabile Alfetta GTV6 coupé. Questo improvviso cambiamento è stato causato da un guasto alle sospensioni durante le prove finali, che ha reso impossibile l’utilizzo della nuova vettura. Nonostante l’imprevisto, l’Alfetta GTV6 è una scelta eccellente per affrontare il Tour de Corse 1986. Equipaggiata con lo stesso motore V6 da 2492 cm3 della nuova Alfa Romeo, questa coupé è in grado di erogare una potenza di 220 cavalli. La sua combinazione di potenza e maneggevolezza la rende una vettura competitiva su ogni tratto di strada, garantendo prestazioni di alto livello anche nelle condizioni più impegnative.

La vettura di Yves Loubet pesa 1120 kg e monta pneumatici Pirelli, scelti per offrire la massima aderenza e stabilità su tutte le superfici. Anche Bertrand Balas ha a disposizione un modello identico, confermando la popolarità e l’efficacia di questa vettura nel mondo del rally. Nonostante l’inconveniente dell’ultimo minuto, Yves Loubet è determinato a dimostrare il suo valore al volante dell’Alfetta GTV6, pronto a lottare per un risultato di prestigio nel Tour de Corse. Con la sua esperienza e abilità alla guida, è pronto a sfidare i migliori piloti e le macchine più competitive nella celebre gara corsa.

Volkswagen

La Volkswagen Motorsport ha iscritto due potenti Golf GTI al Tour de Corse 1986, entrambe inserite nella categoria del Gruppo A. Queste vetture sono equipaggiate con un motore quattro cilindri da 1781 cc, alimentato da un sistema di iniezione meccanica Bosch, in grado di erogare una potenza di 170 cavalli. Queste Golf GTI, affidate ai piloti Kenneth Eriksson e Franz Wittmann, sono pronte a mettere in mostra la loro affidabilità e le loro prestazioni su ogni tratto di strada. Entrambe le vetture sono calzate con pneumatici Pirelli, scelti per garantire la massima aderenza e stabilità su tutte le superfici e condizioni meteo che il Tour de Corse può riservare.

In aggiunta alle vetture ufficiali, il pilota locale Laurent Poggi ha deciso di partecipare alla gara con una Golf GTI Gruppo A di sua proprietà, confermando il fascino e la popolarità di questa vettura nel mondo del rally. La presenza delle Golf GTI al Tour de Corse 1986 è una testimonianza della continua evoluzione e dell’adattamento delle vetture Volkswagen al mondo delle corse, confermando il loro impegno e la loro determinazione nel perseguire il successo nel campionato mondiale di rally. Con piloti esperti al volante e macchine competitive, la Volkswagen è pronta a competere al massimo livello, dimostrando la potenza e l’affidabilità delle sue vetture su una delle tappe più impegnative e prestigiose del calendario rallistico.

Fiat

Il Jolly Club si presenta al Tour de Corse 1986 con una formazione di tutto rispetto, schierando tre Fiat Uno Turbo del Gruppo A. Queste agili berline, equipaggiate con un motore quattro cilindri da 1301 cc e un turbocompressore IHI, sono in grado di erogare una potenza di 170 cavalli a 6500 giri/min. I piloti Giovanni del Zoppo, Michele Rayneri e Alessandro Fiorio sono pronti a mettere alla prova le loro abilità al volante di queste potenti vetture, affrontando le sfide del Tour de Corse con determinazione e spirito competitivo.

Nonostante le dimensioni compatte, le Fiat Uno Turbo del Jolly Club sono dotate di una maneggevolezza eccezionale e di una grande agilità, garantendo prestazioni di alto livello su ogni tratto di strada. Con un peso di soli 885 kg e pneumatici Michelin, scelti per massimizzare l’aderenza e la trazione, queste vetture sono pronte a competere al massimo livello nel Tour de Corse. Il Jolly Club conferma così il suo impegno nel mondo del rally, dimostrando la competitività delle vetture Fiat Uno Turbo e la determinazione dei suoi piloti a lottare per la vittoria in una delle gare più prestigiose e impegnative del campionato mondiale di rally.

BMW

Vincitore della serie Touring dell’anno precedente, Patrick Bernardini si presenta al Tour de Corse 1986 con la sua fidata BMW 325i del Gruppo N. Grazie alle sue prestazioni impressionanti e alla sua esperienza sulle strade corsiche, Bernardini è considerato ancora una volta uno dei favoriti in questa categoria altamente competitiva. La BMW 325i del Gruppo N, pur mantenendo una configurazione più vicina alla produzione di serie rispetto alle vetture del Gruppo A, è comunque una macchina potente e ben equilibrata. Equipaggiata con un motore affidabile e una guida precisa, questa vettura è pronta a sfidare i migliori piloti e le macchine più competitive nel Tour de Corse. Con il sostegno della sua squadra e il suo talento naturale, Patrick Bernardini è determinato a difendere il suo titolo e a dimostrare ancora una volta la sua superiorità nella categoria Touring. La sua presenza sulla griglia di partenza è un chiaro segno del suo impegno nel perseguire il successo nel mondo del rally, e i suoi avversari sanno bene che dovranno dare il massimo per batterlo.

Assistenza Lancia Tour de Corse 1986
Assistenza Lancia al Tour de Corse 1986

Annotazione

Il Tour de Corse 1986 non solo ha segnato una tappa significativa nel mondo del rally, ma ha anche sollevato domande sull’assegnazione dei punti nel campionato mondiale. François Chatriot, non essendo stato dichiarato pilota ufficiale della Renault, ha ottenuto un prestigioso secondo posto, ma il suo team non ha raccolto i punti associati a questa posizione. Questa situazione ha avuto ripercussioni su diversi concorrenti e team, aprendo una discussione sull’equità nel sistema di punteggio.

La Renault, non avendo iscritto ufficialmente Chatriot come pilota per il Tour de Corse, non ha potuto raccogliere i punti corrispondenti al secondo posto generale ottenuto dal pilota. Mentre Chatriot ha guadagnato quattordici punti per la sua posizione, questi non sono stati conteggiati per il team Renault, ma piuttosto per la classifica di Jean Ragnotti, causando una discrepanza nei risultati riportati.

Allo stesso modo, l’Alfa Romeo non ha potuto ottenere i sedici punti associati al terzo posto di Yves Loubet nella classifica generale e al primo posto del gruppo A. Questo ha lasciato il team senza il riconoscimento dei punti guadagnati da Loubet, nonostante la sua prestazione. Anche Talbot e Porsche hanno affrontato una situazione simile. Nonostante il nono e il decimo posto ottenuti rispettivamente, i team non hanno ricevuto alcun punto per queste posizioni.

Questi casi evidenziano una lacuna nel sistema di punteggio del campionato mondiale rally, in cui le prestazioni dei piloti possono non essere adeguatamente riflesse nei risultati dei team. L’assenza di un pilota ufficiale dichiarato può portare a una mancanza di riconoscimento dei punti, anche se sono stati guadagnati sul campo.

La discussione sull’equità nel sistema di punteggio del rally è stata alimentata da questi eventi, con i team che chiedono una revisione delle regole per garantire una distribuzione più equa dei punti. In futuro, potrebbero essere necessarie modifiche al regolamento per garantire che i punti guadagnati dai piloti siano adeguatamente riflessi nei risultati dei team, promuovendo una maggiore trasparenza e giustizia nel campionato mondiale rally.

michèle mouton, tour de corse 1986
Michèle Mouton, Tour de Corse 1986

Cronaca della gara

Tappa 1 Ajaccio-Quenza

Gli equipaggi sono partiti da Ajaccio giovedì mattina. Sotto il sole e su strade perfettamente asciutte, le Peugeot 205 hanno dominato la prima prova speciale, con Bruno Saby che ha vinto rispettivamente con sei e sette secondi di vantaggio sui suoi compagni di squadra Timo Salonen e Michèle Mouton. Questi tre equipaggi precedono le Lancia di Henri Toivonen e Miki Biasion, quest’ultimo a pari merito con François Chatriot e la sua Renault 5 Turbo. Markku Alén, che apre la strada con la Lancia n. 1, ha avuto grossi problemi ai freni ed è già più di un minuto indietro.

Occupava solo l’ottavo posto, inserito tra gli MG Metro di Malcolm Wilson e Tony Pond. Nella terza MG, Didier Auriol dovette finire la gara al rallentatore con un tubo dell’olio rotto, per poi ritirarsi immediatamente con il motore danneggiato. Salonen ha colmato il divario su Saby nel settore successivo, prima di prendere il comando da solo ad Aullène, che ha raggiunto con tre secondi di vantaggio su Saby e sette su Mouton. Ancora quarto, Toivonen ha però aumentato il ritmo ed è a soli undici secondi dal connazionale.

Attaccando con forza nel settore successivo, ha preso il comando da Santa Giulia e ha raggiunto Quenza con una ventina di secondi di vantaggio su Saby, che era appena davanti a Salonen. Seppur ostacolata più volte dalla piccola Fiat del gruppo A di Giovanni del Zoppo, che partiva due minuti davanti a lei in ogni prova speciale, la Mouton, al suo ritorno nel mondiale, occupò un buon quarto posto, precedendo le due Lancia di Biasion e Alén che supervisionano la Renault 5 di Chatriot. Decima dietro alle due MG di Pond e Wilson, l’Alfa Romeo di Yves Loubet domina il girone A, precedendo già di quasi due minuti la Renault 11 di Jean Ragnotti.

Quenza-Bastia

Salonen registra il miglior tempo sulla strada verso Zicavo e strappa il secondo posto a Saby. Toivonen mantiene quasi mezzo minuto di vantaggio sulla prima Peugeot. Il pilota della Lancia allarga il gap nel passaggio successivo, dove Salonen perde tempo e retrocede in terza posizione, seguito da Michèle Mouton. Tra Muracciole e Abbazia, il campione del mondo raggiunge la Lancia di Alén, il cui motore manca di potenza. La strada è molto stretta, ma quest’ultimo si sposta di lato e Salonen riesce a sorpassarlo, mordendo due ruote sulla ghiaia; alla riaccelerazione, il 205 sbanda ed esce di strada, precipitando sotto. È abbandono.

Alén è venuto in aiuto dell’equipaggio e se n’è andato solo dopo essersi assicurato che il pilota e i copiloti fossero illesi. Ancora una volta il più veloce in questo settore, Toivonen è ora più di un minuto davanti a Saby e due minuti su Mouton. Dominando le fasi finali del pomeriggio, il finlandese ha ulteriormente ampliato il divario e ha raggiunto il parco chiuso di Bastia con un netto vantaggio sul suo principale avversario, relegato a oltre un minuto e mezzo. Delusa dal cambio, Michèle Mouton ha perso il vantaggio della sua buona partenza di gara. Il suo ritiro permette a Biasion di conquistare il terzo posto, a più di tre minuti dal compagno di squadra. Molto costante, Chatriot è al quarto posto, davanti ad Alén e Pond. Loubet, settimo, continua a dominare il gruppo A, davanti a Ragnotti, mentre Patrick Bernardini, sedicesimo con la sua BMW, guida il gruppo N.

Tappa 2 Bastia-Corte

Dopo l’annullamento della prova speciale Cap Corse, gli equipaggi rimasti in gara sono partiti direttamente verso Saint-Florent, prima di affrontare il settore cronometrato del passo di Santo Stefano. Saby è stato il più veloce ma ha guadagnato solo pochi secondi su Toivonen. Avrebbe dominato le gare successive, aumentando il suo vantaggio a quasi tre minuti prima di raggiungere Corte. A due minuti da Saby, Biasion è rimasto al terzo posto, molto avanti rispetto a Chatriot e Alén. Pond è stato costretto al ritiro a causa della rottura della cinghia di distribuzione, e ora è l’Alfa Romeo del gruppo A di Loubet a occupare il sesto posto, con un vantaggio di cinque minuti sulla Renault 11 di Ragnotti. Nel frattempo, Bernardini, tredicesimo, è ancora nettamente davanti al Gruppo A.

L'incendio della vettura di Toivonen-Cresto
L’incendio della vettura di Toivonen-Cresto

Corte-Calvi

Nel pomeriggio i concorrenti sono ripartiti in direzione Calvi. Ma pochi chilometri dopo Corte, per un probabile cedimento meccanico (come è spiegato nel libro che abbiamo dedicato ad Henri), Toivonen si avvicina troppo velocemente ad una veloce curva a sinistra, che non riesce ad affrontare; la Lancia precipita direttamente nel burrone e subito prende fuoco, senza lasciare scampo al pilota finlandese e al suo copilota Sergio Cresto. A loro volta gli altri equipaggi si fermano sul luogo della tragedia e apprendono la terribile notizia.

La direzione gara decide di neutralizzare il percorso verso Calvi, ma mantiene lo svolgimento della terza tappa del giorno successivo. Jean Todt, direttore sportivo della Peugeot Talbot Sport, lascia la scelta a Bruno Saby, ora alla guida del rally, di proseguire la gara. Molto abbattuto, il pilota di Grenoble e il suo copilota Jean-François Fauchille accettarono tuttavia di proseguire. La Scuderia Lancia e il Jolly Club (che entra in Fiat) ritireranno le proprie vetture la sera stessa, in segno di lutto.

Tappa 3 Calvi-Ajaccio

Gli equipaggi rimasti in gara lasceranno Calvi sabato mattina. Dopo i ritiri di Biasion e Alén (allora rispettivamente secondo e quarto in gara), Chatriot occupa la seconda posizione, nove minuti dietro Saby, precedendo Loubet e Ragnotti. Questi quattro piloti hanno accettato di congelare le loro posizioni, senza correre più alcun rischio. Dietro di loro, però, la lotta continua, con Jean-Claude Torre e Michel Neri che si contendono il quinto posto, presto raggiunti da Paul Rouby, tutti e tre alla guida di Renault 5 Turbo private. All’arrivo al riordino dell’aeroporto di Ajaccio, Torre mantiene il vantaggio, quattro minuti avanti su Neri e Rouby, testa a testa.

Ajaccio-Ajaccio

La fine della gara si è svolta senza incidenti di rilievo, e Saby ha conquistato la sua prima vittoria mondiale in circostanze molto tristi. Chatriot si è classificato secondo, davanti a Loubet che ha vinto nel girone A. Al quarto posto, Ragnotti ha preceduto Torre, che ha conservato il quinto posto davanti a Rouby e Neri. Mentre il suo compagno di squadra Kenneth Eriksson, ottavo, si è comportato bene nel campionato del mondo del Gruppo A, il suo compagno di squadra Franz Wittmann, decimo, ha rotto la guarnizione della testata della sua Volkswagen Golf nell’ultima prova speciale ed è stato costretto al ritiro. Bernardini, nono dietro Eriksson, ha dominato il Gruppo N dall’inizio alla fine. Trentuno vetture sono arrivate al traguardo.