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I ricordi di Markku Alén sul Gruppo B e Cesare Fiorio

markku alen, rally usa 1986

Per quattro anni il Gruppo B era stato tutto quello che i rally non erano mai stati prima e che non sarebbero più stati dopo. L’atto finale di quel 1986 fu crudele verso un uomo che aveva fatto più di molti per aiutare a raccontare la storia di quella che sarebbe diventata l’era più passionale e fervente del rally.

Markku Alén, il campione senza corona del Gruppo B, conserva dei ricordi stupendi dell’era più venerata del Mondiale Rally, nonostante sia stato spogliato del suo titolo finale. Quando inizia a parlare di quel magnifico periodo, le distanze temporali si accorciano. Markku Alen ha tempo di raccontare, ma il suo carattere è quello concreto e pratico di un uomo che va sempre di corsa, sempre di fretta. Non per niente è ancora conosciuto come “Mr. Maximum Attack”. Jyvaskyla, in un modo o nell’altro, è sempre il centro dei suoi ricordi. Un po’ come il Vaticano per il Papa.

Guarda la S4 di Henri e racconta: “La Lancia Delta S4 di Henri Toivonen, vincitrice del RAC Rally 1985, ha rubato la scena anche nella fase iniziale del round finlandese del Mondiale 2016. Bella macchina e i colori… fantastici. Mi piacciono questi sponsor. Martini è sempre stato il migliore per me”. Tre decenni dopo, la S4 continua a resistere alla prova del tempo. Sembra completamente moderna e profondamente evoluta. Ma resta terribilmente brutale. Tutto il Gruppo B è stato brutale.

“A volte avevo paura nella S4. Ricordo che sulla PS Ouninpohja, nel 1986, andavamo di traverso e poi controsterzavamo ad alta velocità. Un grande momento. Ero spaventato. Che succede? Sono uscito di strada e mi mancava l’alettone posteriore, nessuna carica aerodinamica. Terribile. La S4 non era un’auto facile da guidare. Avevi il volumex ai bassi fino a forse 4.000 giri. Ma poi c’era uno spazio prima che il turbo partisse, e poi più potenza”.

markku alén
Markku Alén

Solo pochi mesi dopo aver visto i suoi compagni di squadra Toivonen e Cresto morire in un’esplosione al Tour de Corse, queste paure divennero del tutto comprensibili.

“Ho visto il fumo in Corsica, respiravi fumo. Che cos’è?, mi domandai. Non capisco, un incendio boschivo, qualcosa? Andai a vedere. Mi affacciai in quell’angolo sinistro e la macchina si era ormai spenta. I ragazzi avevano finito di bruciare. È stato un brutto momento, molto brutto. Sai, Henri era un bravo ragazzo, un duro. Pilota professionista, voleva solo la vittoria, il secondo posto non era niente, gli era persino antipatico”. Quel periodo fu il più difficile per Alén, che perse il suo compagno di squadra preferito dodici mesi dopo di Attilio Bettega, che colpì un albero di traverso con la Lancia 037. E il finale fu identico.

“Ho insegnato molto a Bettega – aggiunge Alén -. Era bravo lui, era diventato davvero un buon pilota: molto tranquillo ma molto molto veloce. Avevo Miki Biasion alle spalle, c’erano sempre più piloti italiani che spuntavano. Ma Bettega stava iniziando a diventare un pilota ufficiale nel vero senso della parola. Ma la sfortuna lo fermò”. L’approccio pratico di Alén alla follia del Gruppo B, riflette la natura del tempo.

markku alén, rac rally 1986
Markku Alén, RAC Rally 1986

“Non pensavi alle conseguenze in quel periodo. Non sapevamo nulla di quanto fosse davvero resistente il roll-bar. E gli spettatori, erano stupidi. Guidavi contro un muro di gente, che poi si apriva. Non potevamo cambiare il nostro modo di guidare. Se inizi a fare lo slalom, allora perdi un minuto, devi solo sperare di farcela. Non decolli, guidi e basta. Noi guidavamo molto, molto veloce Sul rettilineo, l’auto era un proiettile impazzito. Velocissima. Ricordo quando provammo il la Delta Gruppo A alla fine del 1986. Deprimente. Ehi, cos’è questa cosa?, ci chiedevamo”.

La riluttanza di Alén a guardare indietro con affetto a quell’inverno 1986 è comprensibile e condivisibile. Ha vinto e ha perso tutto. Lui e Juha Kankkunen sono andati all’Olympus Rally negli USA (ultima data della stagione), per uno scontro in cui il vincitore si sarebbe preso tutto. La corsa al titolo da parte di Alén era stata aiutata in gran parte dall’esclusione di Peugeot dal Rally di Sanremo 1986 per l’uso di appendici aerodinamiche laterali considerate vietate dal regolamento.

“Ho perso cinque minuti con una foratura all’inizio del rally. Ma il team manager Lancia (Cesare Fiorio) ha detto ai “ragazzi” cosa stava succedendo. Era un modo stupido di farlo: Miki Biasion e Dario Cerrato mi aspettavano davanti a tutti gli spettatori e io arrivavo lì come un autista di autobus. Perché farlo lì? Perché non in mezzo alla prova lontani dalla televisione e dagli spettatori?”. La vita in Lancia non era facile, nemmeno per il figlio adottivo del nord Italia.

Markku Alen con la Lancia Delta S4
Markku Alen con la Lancia Delta S4

“Fiorio era uno tosto. Dovevamo stare sempre nelle prime tre o quattro posizioni, sempre pronti a vincere. Maximum Attack. Ma se la fiducia non c’era nei confronti della macchina e del suo comportamento, allora cercavo di coprire il secondo o il terzo posto, marcando comunque punti. Alla Lancia non c’erano tattiche pre-impostate con Fiorio. Tutto il tempo alla radio: Ehi, non vinci questa prova! Perché? E spingevo come l’inferno tutto il tempo”. Alén guidava per Fiat e Lancia dal 1974, ma tutto questo stava finendo. Anzi, sarebbe finito nell’autunno del 1985. Dopo aver visto Audi e Peugeot guidare la rivoluzione dei rally, la frustrazione di Alén per i ritardi di sviluppo della Delta S4 superava ogni limite.

“Per un mese sono stato pilota di Peugeot. Ricordo che era settembre 1985 e stavo chiamando Fiorio. Niente. Non risponde al telefono, è sempre fuori a provare una barca. Non aveva tempo per me. Dissi: OK, ora mi prendo il tempo di Alen e chiamai il capo della squadra Peugeot Jean Todt. Mi rispose al telefono. Eravamo a Siena a provare per Sanremo. Sono andato a cena con Jean e ho firmato il contratto. “Jean”, gli ho detto, “Ora lavoro per te. Questi erano tempi in cui il cellulare non c’era, e io ero solo. Non ho chiamato mia moglie o Ilkka Kivimaki, il mio storico copilota, ho semplicemente firmato. Uno o due giorni prima di trasferirmi, il grande capo è venuto dall’Italia per dirmi che restavo”.

Dodici mesi dopo e, polemico o no, c’era una possibilità per il titolo. Alen aveva vinto la FIA Piloti Cup 1978, l’alba della corona ufficiale dei piloti del Campionato Mondiale di Rally che arrivò la stagione successiva. Dicembre 1986 fu il suo momento.

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“Si parlava molto di quello che stava succedendo in FIA. Così prima dell’inizio dell’Olympus Rally avevamo già parlato e FIA, Peugeot e Lancia avevano concordato: chi avrebbe vinto lì sarebbe stato campione del mondo. Quindi io e Juha stavamo spingendo come diavoli. Questo era un grande rischio per noi, il rischio più grande. Ma la S4 in America fu la migliore auto che avessi mai guidato. Correvo con 650 o 700 cavalli in quella corsa. Stavamo disputando un rally fantastico, ma molto rischioso. Stavamo vincendo e avevo la sensazione di essere già campione del mondo”

Poco più di una settimana dopo, il Gruppo B aveva finito di esistere. Alen e Kivimaki erano in Lapponia a provare la nuova Lancia Delta Gruppo A. Il giorno prima, l’organo direttivo FIA si era riunito per discutere dell’esclusione italiana di Peugeot. Se i risultati fossero stati annullati, Alén avrebbe perso i punti di Sanremo e il suo titolo sarebbe stato consegnato a Kankkunen.

“Ho visto arrivare quell’aereo privato in pieno inverno. Perché veniva nel nord della Finlandia? Sapevo che si trattava delle persone delle pubbliche relazioni della Lancia. Dissi subito a Kivimaki: Abbiamo perso”. Per quattro anni il Gruppo B era stato tutto quello che i rally non erano mai stati prima e che non sarebbero più stati dopo. L’atto finale di quel 1986 fu crudele verso un uomo che aveva fatto più di molti per aiutare a raccontare la storia di quella che sarebbe diventata l’era più passionale e fervente del rally.

“Ehi, conosco la sensazione di essere campione del mondo. Ho provato questa sensazione per 10 giorni e non ha cambiato la mia vita. Abbiamo fatto una bella festa e poi ho perso tutto. La vita è bella, ho tanti bei ricordi e amici fantastici. Non è una brutta storia, eh? “.