GRX 5D, storia delle Mini escluse al Rally di MonteCarlo 1966

Storia delle Mini escluse al Rally di MonteCarlo 1966

Le Mini Cooper S targate GRX 5D, GRX 55D e GRX 555D, squalificate con la scusa dei fari irregolari, sono un mito tra gli appassionati di rally e raccontano la storia dell’esclusione dal Rally di MonteCarlo 1966. La vittoria, in quell’edizione, viene assegnata d’ufficio a Pauli Toivonen, con la Citroen DS. Ecco la storia di quella gara e di quelle vetture.

GRX 5D, GRX 55D e GRX 555D. Ad un profano di rally sembreranno tre sigle misteriose. Invece, raccontano una storia che negli appassionati di rally spalanca una valanga di ricordi. E di polemiche. La storia delle storia delle Mini escluse al Rally di MonteCarlo 1966. In quei giorni, la neve non mancava e anche in quel Rally di MonteCarlo, tre Mini 1.275 Cooper S schierate alla partenza avevano stravinto, come nel 1964 e nel 1965, sbalordendo il mondo dell’automobilismo sportivo.

Queste “scatolette” hanno dimostrato di non avere rivali, la loro agilità e la loro robustezza si sono rivelate vincenti. E anche quell’anno si sono ripetute, dominando totalmente un’edizione con molta neve. Prima, seconda e terza. Poi una Ford, quarta la Citroen DS. In sede di verifiche, però, i commissari estromettono clamorosamente le tre Mini vittoriose dalla classifica finale della gara (l’esclusione dalla classifica di gara viene estesa anche alla Ford, quarta classificata).

L’appiglio tecnico e burocratico è un particolare dei fari non conforme alle prescrizioni regolamentari. Polemiche infinite e prolungate che, alla fine, producono una pubblicità superiore a quella che sarebbe arrivata dalla terza vittoria consecutiva: quelle Mini, regolamentari o no, si sono dimostrate superiori a tutte le altre vetture, ben più potenti e blasonate. Però, ad onor del vero, va ricordato anche che un mese dopo, quelle stesse Mini, incappano in un’altra “squalifica” che fa rivalutare la tanto contestata decisione monegasca che consegna la vittoria a Pauli Toivonen e alla Citroen DS (vitttoria che Pauli considererà per sempre un disonore, visto che gli viene assegnata a tavolino).

Al termine del Rally dei Fiori 1966, i commissari italiani scoprono che è stato rimosso il cartone dal filtro dell’aria. Una sciocchezza, a cui segue un’altra breve polemica. Ma i regolamenti vanno rispettati. Quelle Mini Cooper S continuano a essere adoperate, prima in gara poi come muletti, adatte cioè alle ricognizioni pre-gara e ai test. Le loro targhe diventano un must e sono molto riconoscibili: GRX 5D, GRX55D, GRX 555D.

Dopo tanti anni di avventure, finiscono all’asta, i collezionisti litigano fra loro per averle. La 555D viene venduta a 84.000 euro, ma è tutta da ricostruire. Nel 2014, la 5D supera i 100.000 euro, battuta all’asta da Bonham’s. È nuova e smagliante, un gioiellino che chiunque vorrebbe avere in garage.

Le Mini e il Rally di MonteCarlo 1966

Il Rally di MonteCarlo 1966 è l’edizione numero 35 della gara del Principato e la prima prova del Campionato Europeo Rally. Il team guidato da Stuart Turner, BMC, negli anni gareggia con diverse Mini Cooper e domina la gara nelle due precedenti edizioni: 1964 e 1965. Le caratteristiche della Mini e le compensazioni del regolamento, permettono a Paddy Hopkirk di vincere il primo anno e a Timo Makinen il secondo.

Per l’edizione del 1966, il team di Turner schiera quattro Mini Cooper con motore da 1,2 e 100 CV in una gara in cui la neve fa la comparsa praticamente sin dall’inizio e, anche grazie al fattore meteo, il team britannico balza al comando prendendo i primi tre posti con Rauno Aaltonen primo, Makinen secondo e Hopkirk terzo.

Quell’anno, al via ci sono centonovantadue partecipant. Le tappe di concentrazione sono complessivamente in nove diverse città: Lisbona, Londra, Bad Homburg, Reims, Oslo, Varsavia, Minsk, Atene e MonteCarlo. I partecipanti che arrivavano da Londra vengono colpiti dalle nevicate abbondanti, ma la Mini e la Citroen DS ufficiali, così come la Saab 96 e le diverse Lancia Flavia raggiungono la città monegasca senza accumulare alcuna penalità. Si annuncia una bella sfida.

La squadra di Turner, domina sia la rotta comune, che consiste in un circuito di ventiquattro ore tra MonteCarlo e Chamonix, sia la fase di classificazione finale, giocata nelle Alpi Marittime. I finlandesi Makinen e Aaltonen si alternano in testa, molto più avanti di Hopkirk, che completa il podio con la terza Mini. Per chiudere il successo inglese a MonteCarlo, il britannico Roger Clark arriva quarto con la Ford Lotus Cortina.

Alla fine della gara, i commissari scoprono che i fari della Mini sono allo iodio con lampadine a singolo filamento. Insomma, non omologate. E c’è di più. Secondo le leggi francesi, le lampadine a filamento singolo sono vietate e i proiettori dovrebbero avere due filamenti per l’illuminazione con fari abbaglianti e anabbaglianti.

Squalificate anche le Ford Cortina

Per questo motivo, le tre Mini vengono squalificate, insieme alla Ford Cortina di Roger Clark e alle altre Ford di Vic Elford e Bengt Soderstrom e di altri tre partecipanti, tutti britannici. La vittoria viene assegnata a Pauli Toivonen in competizione con la squadra Citroen a bordo di una DS. Il finlandese, che arriva quinto davanti a René Trautmant, Ove Andersson e Bob Neyret, suo compagno di squadra, riceve la notizia sorpreso e imbarazzato.

Stuart Turner presenta un reclamo e denuncia motivazioni politiche dietro la decisione di escludere tutte e tre le sue vetture. Afferma che gli organizzatori non vogliono vedere una squadra britannica vincere di nuovo a MonteCarlo per la terza volta consecutiva e che i fari delle auto Mini sono quelli delle auto di serie, oltre che gli stessi utilizzati negli anni precedenti.

Quell’anno, la squadra, però, deve affrontare anche altri problemi. L’allegato J – entrato in vigore nel novembre 1965 – non concede tempo alla squadra di preparare le Mini. Il tutto si somma a diversi altri problemi interni di organizzazione relativi alla vettura da gara. Un disastro. Anno da dimenticare, insomma.

Dopo il risultato di MonteCarlo, il team Mini decide di non partecipare all’edizione del 1967 della gara del Principato, sebbene possa potenzialmente ottenere quella terza vittoria negata ingiustamente l’anno prima. Per curiosità, venti anni dopo, nel 1986, il figlio di Pauli, Henri Toivonen, vince con pieno merito il Rally di MonteCarlo al volante della Lancia Delta S4 ufficiale. Quando comunica al padre del successo in terra monegasca con la Belva della Casa torinese si sente rispondere: “Bravo figliuolo, finalmente l’onore del nostro cognome è stato ripulito”.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 2 – Marco Cariati