Scuderia Tre Gazzelle

Giorgio Leonetti racconta l’epoca della ”sua” Tre Gazzelle

Giorgio Leonetti racconta nella sua ultima intervista come fece rinascere la scuderia e come fece a raggiungere degli obiettivi straordinari. ”La trasformazione del Team Brunik fu necessaria, perché avevo capito che una svolta poteva arrivare soltanto entrando a far parte del cosiddetto Junior Team, con l’appoggio diretto di una Casa, in questo caso la Lancia. I miei punti di riferimento erano Jolly Club e Grifone”.

Agli inizi degli anni Ottanta non si erano ancora estinti i clamori della scuderia novarese e c’erano tanti rimpianti per quella atmosfera e per quella spensieratezza perdute. A Torino esisteva il dinamico Team Brunik, una bella realtà composta da piloti piemontesi che raccoglievano buoni risultati. Tra questi: Filippi, Ceria, Zuccarello, Francone, Isabella Bignardi e un certo Giorgio Leonetti che era, oltre che pilota, l’anima della scuderia.

Dopo aver cominciato a vincere qualche titolo nazionale, il gruppo si era dotato anche di sponsor di un certo livello, Olympus e Jensen, fu così che al grintoso e intraprendente Leonetti, venne l’idea di chiedere la possibilità di utilizzare lo storico e prestigioso nome Tre Gazzelle. Gli fu concesso, anche se era scontato che non si sarebbe mai più ricreata quella atmosfera di amicizia e convivialità che aveva contraddistinto la scuderia di Novara nella sua “prima vita”. Così nel 1982 rinacque la Tre Gazzelle, con grandi ambizioni e un imprinting più sportivo e agonistico. Subito arrivò uno sponsor che fu decisivo, la R6.

Giorgio Leonetti racconta nella sua ultima intervista come fece rinascere la scuderia e come fece a raggiungere degli obiettivi straordinari. “La trasformazione del Team Brunik fu necessaria, perché avevo capito che una svolta poteva arrivare soltanto entrando a far parte del cosiddetto Junior Team, con l’appoggio diretto di una Casa, in questo caso la Lancia. I miei punti di riferimento erano Jolly Club e Grifone”.

“Per raggiungere questo obiettivo non potevamo usare solo il nome prestigioso della Tre Gazzelle, dovevamo farci un’immagine e garantire efficienza. Il primo passo fu comprare ben quattro 131, direttamente in Abarth, e poi quattro furgoni tutti uguali. Ciò naturalmente fu possibile grazie all’ingresso della R6. Il 1982 fu un anno di apprendistato, uscimmo dall’ambito delle gare piemontesi per affrontare il Campionato Italiano. I nostri piloti di punta erano Noberasco e Ceria con la 131 e la Bignardi con la Stratos”.

“Conquistammo presto la fiducia dell’Abarth e di Cesare Fiorio e già nel 1983 entrammo a far parte del Junior Team. Non posso dimenticare quando Silecchia mi fece firmare il contratto affidandoci un programma che prevedeva una Lancia 037 nel Campionato Italiano con l’equipaggio Cinotto-Cresto. Ma sempre nel 1983 ci fu un’altra svolta importante, perché mi chiamò l’ingegnere Chiti e la Tre Gazzelle divenne la squadra ufficiale che gestiva le Alfetta GTV dell’Autodelta”.

“Come piloti scelsi il fidatissimo Ormezzano e Noberasco, un pilota per il quale ho sempre avuto tanta simpatia, perché dotato di grande talento con un po’ di follia. Ripagammo la fiducia che ci avevano dato in Corso Marche quando nel 1984, con Capone, che aveva sostituito Cinotto, vincemmo il Campionato Europeo. Fu un anno indimenticabile”.

“Nel quale abbiamo avuto come avversario, fino alla fine, nientemeno che Henri Toivonen con la Porsche Rothmans. Ma voglio ricordare con orgoglio, tra le tante soddisfazioni che ebbi in quegli anni, grazie agli sponsor West e Bastos che, con i colori della Tre Gazzelle, hanno corso tra gli altri: Bettega, Pregliasco, Snijers e Zanussi e che la nostra squadra di meccanici era invidiata da tutti i team, come esempio di efficienza e preparazione”.