Giancarlo Baghetti, Fiat 131 Diesel

Giancarlo Baghetti e la Londra-Sidney con la 131 diesel

Ma perché Giancarlo Baghetti su Storie di Rally? Milanese nato il giorno di natale del 1934, Baghetti, pilota e giornalista di Formula 1, era un grande appassionato di motorsport in generale e di rally e cronoscalate in particolare, al punto che insieme a Tommaso Carletti disputò la massacrante Londra-Sidney con una Fiat 131 Abarth Diesel. I due arrivarono ventitreesimi assoluti dopo aver percorso trentaquattromila chilometri.

Oltre ad aver vinto la gara inaugurale in Formula 1, Giancarlo Baghetti è l’unico pilota a vincere un Gran Premio nel Campionato del Mondo al suo esordio. Vinse le sue prime tre gare di Formula 1 tutte per la Ferrari. Le prime due vittorie furono in eventi extra Campionato prima dell’inizio della stagione 1961. Non valevano nel conteggio dei punti di fine stagione, ma erano comunque eventi importanti in quel periodo, con Baghetti che al GP di Siracusa nell’aprile 1961 gareggiava contro personaggi del calibro del Campione del Mondo in carica di Formula 1 Jack Brabham, Stirling Moss, Jim Clark, Graham Hill e Dan Gurney.

A prescindere dalle qualità dei suoi avversari, Baghetti ha vinto in Sicilia e la sua performance ha anche dimostrato il valore della prima monoposto a motore centrale della Ferrari. Stiamo parlando della 156. Tre settimane dopo, con un numero di avversari più limitato – vista l’inaugurazione del campionato di F1 con il Gran Premio di Monaco nello stesso fine settimana –, Baghetti riuscì a ripetersi e vinse di nuovo al GP di Napoli. Eppure, quando arrivò a luglio per il GP di Francia del 1961, quarta tappa della stagione di Formula 1 di quell’anno, la maggior parte delle persone si aspettava che al novellino italiano fosse finalmente data una bella lezione. Eppure, quando arrivò a luglio per il GP di Francia del 1961, quarta tappa della stagione di Formula 1 di quell’anno, la maggior parte delle persone si aspettava che al novellino italiano fosse finalmente data una bella lezione.

Questa è stata la prima gara di Campionato del Mondo di Baghetti, all’epoca 26enne. Stava senza dubbio guidando l’auto migliore, la nuova 156 “sharknose” della Ferrari – come divenne nota per il suo caratteristico musetto a doppia narice. Ma anche i suoi compagni di squadra più illustri, gli americani Phil Hill e Richie Ginther, e il tedesco Wolfgang von Trips, avevano l’ultimo e più potente motore V6. E poi c’erano anche Moss, Brabham, Clark, Hill e co. a caccia di vittorie. Nessuno vedeva molte possibilità di successo per Baghetti, nonostante i suoi due straordinari risultati nei GP extra campionato.

Ma perché Giancarlo Baghetti su Storie di Rally? Milanese nato il giorno di natale del 1934, Baghetti, pilota e giornalista di Formula 1, era un grande appassionato di motorsport in generale e di rally e cronoscalate in particolare, al punto che insieme a Tommaso Carletti disputò la massacrante Londra-Sidney con una Fiat 131 Abarth Diesel. I due arrivarono ventitreesimi assoluti dopo aver percorso trentaquattromila chilometri.

Fu l’unico pilota, ad eccezione di Nino Farina che vinse la prima gara di Formula 1 della storia, a vincere un Gran Premio di Formula 1 all’esordio assoluto, imponendosi in occasione del Gran Premio di Francia 1961. Ritenuto da molti addetti dell’epoca uno dei principali talenti dell’automobilismo in prospettiva, non riuscì del tutto a mantenere le brillanti aspettative degli esordi, non andando mai oltre il nono posto in classifica piloti del mondiale 1961.

Fu attivo anche nei campionati a ruote coperte, vincendo il Campionato europeo turismo nella categoria Divisione 1 nel 1966. Giunse inoltre secondo nell’edizione 1962 della Targa Florio. Giancarlo Baghetti nacque in una famiglia benestante, visto che il padre Italo, fondatore e proprietario degli Stabilimenti Metallurgici Accorsi & Baghetti, era un imprenditore dell’industria siderurgica. Fin da giovanissimo si appassionò all’automobilismo. Nel 1956 cominciò a prendere parte a gare in salita con un’Alfa, ottenendo diversi successi e ben figurando alla Mille Miglia di quell’anno.

Passato alle competizioni a ruote scoperte nel 1959, l’anno seguente si impose all’attenzione degli addetti ai lavori con diverse vittorie in Formula Junior e con la conquista della Coppa FISA, a seguito del quale la Federazione italiana decise di affittargli una vettura per correre un Gran Premio di Formula 1 nel 1961, preferendolo a Lorenzo Bandini e dando inizio a una rivalità fra i due.

Giancarlo Baghetti
Giancarlo Baghetti

Giancarlo Baghetti: professione Formula 1

L’esordio di Baghetti in Formula 1 avvenne, alla guida della vettura messagli a disposizione dalla FISA, al Gran Premio di Siracusa, gara extra campionato, in cui stupì gli addetti ai lavori qualificandosi al secondo posto e vincendo la gara, davanti a piloti ben più esperti, come Dan Gurney e Jack Brabham. Tre settimane dopo Baghetti riuscì a ripetersi al Gran Premio di Napoli.

L’esordio in una gara valida per il campionato avvenne il 2 luglio 1961 nel Gran Premio di Francia, favorito sia dai due successi conquistati che dalla decisione di Olivier Gendebien di abbandonare la Ferrari. Al volante di una Ferrari 156 F1 messa a disposizione dalla Federazione Italiana Scuderie Automobilistiche dopo la vittoria della Coppa l’anno precedente, pur essendosi piazzato in 12ª posizione durante le qualifiche, Baghetti vinse il gran premio: in Formula 1 è il primo e unico caso di vittoria nella gara d’esordio di un pilota se si esclude quella di Nino Farina nel 1950.

Nel 1961 Baghetti partecipò ad altri due Gran Premi, sempre su Ferrari 156 della Scuderia Sant Ambroeus di Eugenio Dragoni: quello di Gran Bretagna e quello d’Italia. In entrambe le occasioni fu costretto al ritiro, dopo essere partito rispettivamente al diciannovesimo e al sesto posto. Sul circuito brianzolo, Baghetti segnò il suo unico giro più veloce in carriera.

Visti i buoni risultati ottenuti, per il 1962 venne assunto come pilota ufficiale della Ferrari. L’annata si rivelò, per un insieme di fattori, molto difficile e Baghetti non riuscì a replicare i successi dell’anno precedente. All’esordio stagionale ottenne subito un quarto posto in Olanda e giunse quinto in Italia. Il suo miglior risultato fu comunque un secondo posto al Gran Premio del Mediterraneo, gara non valida per il campionato. A fine anno Baghetti decise di seguire Phil Hill ed altri ferraristi, tra cui l’ingegner Carlo Chiti, alla A-T-S dopo che questi avevano lasciato la Ferrari.

Passaggio alla A-T-S e gli ultimi anni

L’esperienza alla A-T-S partì con grandi aspettative, visti anche gli ingenti finanziamenti di cui sembrava inizialmente disporre la scuderia, ma contrasti tra i soci interni, che portarono all’uscita dal team di Giovanni Volpi e Jaime Ortiz Patino, ridimensionarono notevolmente il budget. La progettazione della vettura inoltre partì in ritardo e, vista la perdita dei finanziatori, non erano possibili grandi sviluppi.[5] Baghetti prese parte a cinque Gran Premi, accusando sempre pesanti distacchi e concluse solo una gara in quindicesima posizione, staccato di 23 giri.

Nel 1964 Baghetti approdò alla Scuderia Centro Sud ma, alla guida di una BRM P 57, non combinò nulla nei 6 gran premi disputati. Tra il 1965 ed il 1967, corse tre gran premi senza risultati. Partecipò anche alla Targa Florio cogliendo due secondi posti nelle edizioni del 1962 e 1966. Infine, si ritirò. Nel 1967, mentre assisteva al Gran Premio di Monaco, fu protagonista di un notevole atto di coraggio: fu tra i primi (insieme all’amico principe Juan Carlos) a soccorrere Lorenzo Bandini, intrappolato nella sua Ferrari in fiamme.

Dopo il ritiro dall’agonismo fu per anni, fino alla morte (avvenuta nel 1995 per un cancro), condirettore della rivista automobilistica Auto Oggi. Da fine anni settanta ai primi anni novanta, fu testimonial per Fiat Auto Spa, impegnato nel ruolo di collaudatore e recensore dei veicoli del gruppo.

Nei primi anni ottanta fu opinionista nel programma della Rete 2 “Blitz” di Gianni Minà, al cui interno venivano trasmesse, tra le altre cose, anche le dirette dei gran premi di Formula 1. Baghetti riposa nel cimitero monumentale di Milano, è venuto a mancare il 27 novembre 1995.

La Londra-Sidney della Fiat 131 Diesel

Alla fine degli anni ’70, Fiat decise di lanciare sul mercato una versione a gasolio della berlina 131 Mirafiori e decise di testarla, prima della presentazione ufficiale, in un’incredibile gara di resistenza, da Londra a Sidney: l’ottimo risultato fece da trampolino al successo commerciale.

Avendo deciso di presentare la nuova versione diesel nell’aprile 1978 al Salone di Torino, Fiat decise di iscrivere a scopo promozionale tre vetture di pre serie, adeguatamente preparate da Abarth, al raid Londra – Sidney, una gara intercontinentale di resistenza particolarmente impegnativa cui partecipavano diverse Case costruttrici.

Il propulsore diesel, prodotto a Foggia negli stabilimenti della SOFIM, è un quattro cilindri da 2,5 litri di cilindrata, capace di erogare 72 cavalli a 4.200 giri/minuto. L’ingombro maggiore richiese l’adozione di una gobba sul cofano motore, che diventò caratteristica di tutte le 131 Diesel.

Una delle quattro vetture venne utilizzata per effettuare tutti i collaudi, al termine del quale gli uomini dell’Abarth iscrissero le altre tre al raid. L’attività di preparazione curata dall’Abarth era iorientata sostanzialmente a permettere alle vetture di sopportare gli sforzi prolungati cui sarebbero state sottoposte in gara. Il paraurti anteriore venne utilizzato per fissare i grossi Cibiè Super Oscar come fari ausiliari, gli attacchi del parabrezza vennero rinforzati; i parafanghi allargati e i cerchi erano ereditati dalle 131 Abarth rally, così come il rollbar di sicurezza e i ganci ferma cofano e baule.

Due vetture giunsero al traguardo di Sidney e fu un doppio successo: 15° e 23° posto nella classifica assoluta e soprattutto primi e secondi tra le vetture Diesel! Prima ancora della sua presentazione ufficiale la 131 Diesel aveva fatto parlare molto, e molto bene, di sé.

Il 14 agosto 1977 alla partenza di Londra erano schierate tre Fiat 131 Abarth Diesel (nella foto del Centro Documentazione Fiat): la n°6 condotta dall’equipaggio francese composto da Robert Neyret (specialista del Rally del Marocco) e Marianne Hoepfner (esperta pilota di rally e raid); n° 26 dell’equipaggio italiano con Giancarlo Baghetti (pilota di Formula1 degli anni ‘60 di Ferrari, Lotus, Brabham, BRM e ATS) con Tommaso Carletti (ingegnere Fiat, responsabile del reparto esperienze) e la n° 66 l’equipaggio femminile delle giovani francesi Evelyne Vanoni e Christine Dacremont. In totale partirono un’ottantina di vetture.

La competizione era organizzata dalla compagnia aerea di Singapore, che attraverso il passaggio del raid congiungeva tutti i suoi principali scali. La partenza da Londra avvenne da Covent Garden, dal quale le vetture si diressero verso la costa per il primo traghetto che conduceva, nella notte, in Olanda. Raggiunt il continente uno zig zag tra Amsterdam, Francoforte, poi Parigi e tappa a Milano. Undici ore per attraversare la Jugoslavia, poi infine in Grecia, dove gli equipaggi si sarebbero potuti riposare dopo quattro giorni e quattro notti di guida ininterrotta. La necessità di recuperare i ritardi accumulati permise a pochi equipaggi di riposare veramente.

Da Atene iniziò la parte più competitiva: Salonicco, Istanbul, Ankara, fino a Teheran. 400 km di deserto di sale fino a Tabas in Iran. Poi a nord-est a Fariman, tutto l’Afghanistan a Herat e Kandahar, a Kabul, il passaggio a Nord Ovest, in Pakistan, poi: Delhi e Bombay. Proseguendo per Bangalore, e via nave in Malesia. Da Penang, due tappe nelle piantagioni di gomma, via Taiping, Ipoh, Tanjong Malim, Port Dickson sulla costa, e poi da Muar nel sud della Malaysia a Labis, Kluang, Jemaluang, Johor Bahru a finalmente Singapore. La parte successiva australiana fu di 13.200 km percorsi in sette giorni e 16 ore.

Il percorso di gara, per la maggior parte su strade non asfaltate, superò i 30.000 km e i 30 giorni previsti diventarono 45. Due 131 giunsero al traguardo a Sidney il 27 settembre e la vettura di Neyret/Hoephner vinse la categoria, garantendo un’eccellente pubblicità alla 131 Diesel che venne presentata a Torino pochi mesi dopo.

Il ricordo di Giorgio Teruzzi

“Ogni tanto mi torna in mente. Giancarlo Baghetti – scrive Giorgio Teruzzi sul sito di RedBull. Che è stato un gran pilota e un gran signore, una persona gentile e competente, un vero, profondo appassionato e addirittura – lo dico con orgoglio – un bravissimo collega. Ogni tanto metto il naso nelle statistiche della Formula 1. È un passatempo che consiglio, saltano fuori sempre delle sorprese, qualche autentica rivelazione. Nomi e numeri come tappi capaci di sturare la memoria. Per esempio: piloti vincitori al primo Gran Premi disputato. Un nome soltanto: Baghetti, appunto. Vinsero la prima gara anche Nino Farina, ma si trattava della prima corsa di F1 della storia, quindi non vale, e John Parsons, ma correva solo a Indianapolis, quando Indy era inserita nel calendario della F1, quindi non vale nemmeno questo dato”.

“Baghetti, invece, oh sì. La sua storia è curiosa. Milanese, nato il 25 dicembre 1934. Un picco iniziale altissimo. Andava forte in salita, aveva corso bene la Mille Miglia del 1956 (la penultima), secondo di classe; aveva stravinto con le piccole Dagrada-Lancia di Formula Junior, si era guadagnato i galloni di pilota italiano più promettente a scapito di Lorenzo Bandini, pronto per il lancio attraverso la Federazione Italiana Sport dell’Automobile che disponeva di una Ferrari 156. Ma certo, allora succedevano anche cose del genere. E lui, continuò a vincere. Gran Premio di Siracusa; Gran Premio di Napoli su quelle strade magnifiche che attraversano Posillipo. Due corse non valide per il Mondiale prima di debuttare nel Mondiale, a Reims, in Francia, 2 luglio 1961. Dodicesimo in prova. Primo sul traguardo. Un caso unico, ancora oggi. Dan Gurney secondo con una Porsche a un decimo; Jim Clark terzo, ovviamente Lotus, davanti a Innes Ireland, Bruce McLaren e Graham Hill. E poi… e poi il destino prese una piega diversa, complicato dai guasti di quella Ferrari (gestita dalla Scuderia Sant Ambroeus) immediatamente dopo, dalla decisione di seguire Carlo Chiti, progettista delle rosse, direzione ATS quando era ormai un pilota ufficiale di Maranello”.

“Insomma, pochissima fortuna, qualche errore strategico, molte delusioni. Compensate da una seconda vita, sempre in pista, sulle strade come giornalista, come fotografo, condirettore del settimanale AutoOggi. Disponibilità e competenza, un piacere stargli accanto. Lo ricordo una notte, nel parcheggio di un autogrill poco fuori Milano, in transito sopra una Fiat 131 Abarth Raid motorizzata diesel (tre esemplari realizzati). Arrivava da Londra, destinazione Sydney, in equipaggio con Tommaso Carletti, ingegnere di lungo corso, Ferrari compresa. Estate del 1977. Giancarlo aveva 43 anni, gentilissimo e un po’ preoccupato. Io di anni ne avevo 19 ed ero sbalordito perché stava lì ad ascoltare e a rispondere persino davanti a un pischello come me”.

“L’ha portato via un tumore il 27 novembre 1995. Suo figlio, Aaron è cresciuto con le stesse passioni di Giancarlo, è diventato un bravissimo fotografo pure lui, custodisce ricordi e cimeli. Per me Baghetti rappresenta un epoca magnifica, non solo sportiva. La sua immagine raccoglie un’aria, un garbo, persino un modo di vestire che hanno a che fare con la nostra città, con quel tempo così carico di energie ed educazione. E mi è sembrato bello e giusto ricordarlo con voi oggi, alla vigilia di un’altra avventura, di un’altra prima corsa da consegnare alla memoria”.

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