Cosa pensa Miki Biasion della Lancia Stratos HF?

Quella che all’inizio era solo una dream-car è diventata una formidabile arma nelle corse grazie all’impegno di un manipolo di uomini che avevano il talento, le conoscenze e l’esperienza per trasformare qualsiasi oggetto in un mezzo vincente. Ma cosa pensa Miki Biasion di questa auto da rally?

Cosa pensa Miki Biasion della Lancia Delta S4 o della Lancia Delta HF è cosa nota e la risposta la si trova direttamente nelle sue vittorie. Ma cosa pensa Miki Biasion della Lancia Stratos HF? Quando la Stratos gareggiava e vinceva, io ancora correvo in moto”, ricorda il due volte campione del mondo in un suo racconto.

“All’epoca mi interessavo un po’ a tutte le specialità motoristiche ed ero soprattutto attratto dalla tecnica per cui, vedere la “bete-a-gagner” in azione sulle strade del Rally Campagnolo e del San Martino non mi lasciò indifferente: sì, è la Stratos che mi ha fatto innamorare dei rally e ancora adesso, a trenta e più anni di distanza, è un oggetto affascinante. È l’unica automobile che vorrei avere in salotto”.

“Come la Porsche 911, era ed è una di quelle auto senza tempo e difatti è attuale ancor oggi: pochi ritocchi e farebbe girare la testa a tutti in qualsiasi salone dell’auto. In più, era danntamente competitiva e, immagino che pilotarla doveva essere un piacere immenso per ogni pilota”.

“Quella che all’inizio era solo una dream-car è diventata una formidabile arma nelle corse grazie all’impegno di un manipolo di uomini che avevano il talento, le conoscenze e l’esperienza per trasformare qualsiasi oggetto con un motore e quattro ruote in un mezzo vincente”.

“L’avevano già ampiamente dimostrato in precedenza con vari modelli e hanno continuato a farlo anche negli anni successivi. Soprattutto con la Fiat 131 Abarth Rally. Derivata da una tranquilla berlina per famiglie, ha rappresentato una svolta molto importante per il rallysmo”.

“Dopo gli anni dell’Alpine e della Stratos, berlinette nate per correre, fra i dirigenti dei grandi costruttori cominciò a farsi larglo l’idea che, per esaltare l’immagine di una marca, sarebbe stato più utile far correre delle vetture simili, molto simili, a quelle di grande serie che tutti potevano avere”.

“Vincere è certamente sempre importante, ma farlo senza schierare vere macchine da corsa paga di più in termini di ritorno. E la 131 ha vinto parecchio: tre mondiali costruttori e un Mondiale Piloti con Walter Rohrl. Ha fatto la sua parte, insomma. E l’ha fatta molto bene, lasciando un segno indelebile nella storia dei rally”.

“Anche se capisco che per i campioni di allora, abituati a maneggiare la Stratos, non fu facile accettare di mettersi ai comandi della 131: chi corre, da sempre e per sempre, vorrebbe sempre avere il massimo e ogni passo indietro è traumatico. Lo so bene per aver vissuto qualcosa del genere quando dal Gruppo B si dovette passare al Gruppo A che di cavalli ne avevano si e no la metà…”.