La Lancia Stratos preparata da Claudio Maglioli

Claudio Maglioli, il mago biellese dei motori da corsa Lancia

Era stato importantissimo il rapporto tra Claudio Maglioli e il fratello Umberto. C’erano dodici anni di differenza tra i due e quando Claudio era un bambino Umberto esordiva nel mondo delle corse con un prototipo da lui stesso progettato e realizzato in casa.

Giusto per non dimenticare: Claudio Maglioli è stato uno dei personaggi di spicco del rallismo italiano. Il suo, quello di Claudio, è uno dei nomi più prestigiosi e più importanti del mondo dell’automobilismo e dei motori da corsa. Non è stato solo e semplicemente un pilota (poi ufficiale) di eccezionale bravura, con spiccate doti di coraggio e grande sensibilità di guida.

No, il biellese Claudio Maglioli è stato un preparatore di altissimo livello di auto da corsa Lancia. Originario di Bioglio, nato il 9 giugno 1940, aveva da poco compiuto 72 anni e stava apparentemente bene, finché un maledetto tumore se lo è portato via nello spazio di poco tempo. Troppo poco tempo.

Era il 2012 quando una folla di amici, persone che con Claudio Maglioli avevano condiviso esperienze fantastiche e semplici estimatori, lo piangevano dentro e fuori la chiesa della SS Trinità e mentre la salma veniva tumulata nel cimitero di Bioglio accanto a quella del fratello maggiore Umberto, anche lui grandissimo pilota Lancia, Ferrari, Porsche nel ventennio compreso tra il 1948 e il 1968.

Era stato importantissimo il rapporto tra Claudio Maglioli e il fratello Umberto. C’erano dodici anni di differenza tra i due e quando Claudio era un bambino Umberto esordiva nel mondo delle corse con un prototipo, Berenice, che si era costruito da solo nel garage di casa. Claudio iniziò a gareggiare ad appena 16 anni con moto di piccola cilindrata e opportunamente modificate da lui.

Successivamente, si costruì un go-kart che era spinto dal motore di una moto Rumi 125 cc e il mondo delle quattro ruote a motore si accorse subito che era nato un nuovo talento: in pochi anni arrivarono una cinquantina di vittorie in un centinaio di gare su pista e corse in salita. All’epoca i kart erano ammessi in queste tipologie di gare.

Dalle Alfa Romeo in pista alla Lancia nei rally

Nel 1964 avvenne il passaggio alle auto da competizione. Claudio Maglioli iniziò a competere, dapprima, con un’Alfa Romeo Giulia TI Super con cui, fra le altre cose, vinse la 4 Ore di Monza, facendo coppia con Giancarlo Baghetti. Fu subito notato e l’anno successivo, come pilota e collaudatore, del reparto corse, passò alla Lancia, Casa con cui continuò a collaborare fino al 1986. Alla fine di quell’anno chiuse l’attività.

Andò esattamente così, proprio come raccontato poche righe fa: la Lancia non si lasciò sfuggire il giovane talento di Biella e nel 1965 Claudio Maglioli divenne un pilota della Casa torinese ripagandone subito la fiducia e vincendo per due anni di fila nel Campionato Italiano Velocità Turismo classe 2000 e il Challenge Europeo Turismo.

Sarebbero da ricordare anche le innumerevoli vittorie, assolute e di classe, ottenute nelle più disparate gare, come pure tutto ciò che Claudio Maglioli non vinse direttamente ma fece vincere alle vetture da lui preparate e collaudate. Ma probabilmente ne verrebbe fuori un freddo elenco di risultati che non trasmetterebbe le qualità del Maglioli “uomo-tecnico-sportivo”. Certo è che le capacità tecnico-motoristiche diedero al preparatore maggiore notorietà di quanto non fecero le vittorie nelle competizioni.

Amava ricordare Gianni Tonti, allora direttore della squadra corse Lancia: “Nacque un bellissimo feeling con Claudio perché trovai un pilota velocissimo, capace di trasmettere a me che le auto da corsa le progettavo e le costruivo, le sensazioni di chi stava al volante, le reazioni delle vetture nelle diverse situazioni che si susseguivano in gara”.

“Ricordo quando mi fece salire con lui sulla Fulvia iscritta alla Targa Florio e mi fece fare il giro di tutto il percorso spiegandomi curva dopo curva come l’affrontava, cosa succedeva e quindi i problemi che era necessario risolvere per avere il massimo della trazione e della stabilità. Mi dava sempre la soluzione giusta e poi mi lasciava tutti i meriti del successo”.

La Lancia Fulvia F&M Special Barchetta di Claudio Maglioli alla Targa Florio

Claudio Maglioli era capace di fare tutto e di dare tutto

Cesare Fiorio, l’uomo alla base della HF (Hight Fidelity), di dieci titoli mondiali rally come direttore sportivo di Lancia e Fiat, prima di approdare alla Ferrari, diceva: “Con Claudio Maglioli abbiamo iniziato l’epopea della squadra corse Lancia. Pilota, collaudatore. Era un uomo eccezionale, capace di fare tutto e di dare tutto. Insieme abbiamo progettato e realizzato sotto quel marchio FMS diventato popolare nel mondo dei rally e che poteva contare su un team di meccanici e specialisti con pochi eguali al mondo”.

Fiorio ha poi aggiunto: “Avevamo pochi mezzi ma eravamo davvero capaci di spremere il sangue dalle rape e ci siamo tolti grandi soddisfazioni nei santuari dell’automobilismo di quegli anni dalla Targa Florio, al Nurburgring, passando dal Mugello stradale solo per citare alcune gare”.

Esempio di quella straordinaria collaborazione fu la Lancia Fulvia F&M Special Barchetta il prototipo derivato dalla HF 1600 e trasformato a Biella, a Chiavazza, dove intanto nel 1969 Maglioli aveva aperto un’officina. Si trattava di una vettura scoperta, accorciata, veloce e stabile. Un siluro.

La Lancia Fulvia F&M Special Barchetta debuttò vincendo con lo stesso Maglioli alla guida alla nella cronoscalata Occhieppo-Graglia e fu protagonista di una breve quanto intensa stagione di corse prima di lasciare il posto alla “bete à gagner”, la mitica Lancia Stratos, di cui lo stesso Claudio Maglioli divenne, ovviamente, il preparatore delle versioni più affidabili e vincenti.

Uno dei grandi interpreti di quegli anni irripetibili di successi e di passioni, Sandro Munari, ha tanti ricordi di Claudio Maglioli e in una occasione, quella dell’ultimo saluto, disse: “Vorrei andare oltre il Maglioli grande pilota e preparatore per ricordare l’uomo di altrettanta sensibilità e cultura che sapeva con la stessa passione e capacità far ruggire il motore della mia Stratos e far funzionare anche orologi antichi, burattini e carillon. Era mio coscritto: un grande uomo, un grande amico”.

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