I tifosi si preparano per il Rally San Martino

CIWRC, ammalati di Rally a San Martino di Castrozza

Dal Passo Rolle si propaga in Val di Fiemme, dal Passo Cereda si diffonde verso l’Agordino, da Passo Gobbera e Passo Brocon si espande sulla Valsugana. Una derapata di emozioni che connota soprattutto la nostalgia del bel tempo che fu…

Saranno 39 a settembre, venerdì 13 e sabato 14 settembre 2019. Come dire due giorni di “febbre alta!”. Ammalati di Rallye a San Martino di Castrozza, epidemia di traverso che contagia tutto il Primiero, da Canal San Bovo a Sagron Mis, da Imer a Mezzano, da Fiera di Primiero a Siror.

Dal Passo Rolle si propaga in Val di Fiemme, dal Passo Cereda si diffonde verso l’Agordino, da Passo Gobbera e Passo Brocon si espande sulla Valsugana. Una derapata di emozioni che connota soprattutto la nostalgia del bel tempo che fu (ognuno ha la sua beata gioventù), ma i ricordi si accumulano e non sono più solo quelli del periodo aureo.

La maggior parte dei componenti dell’odierna San Martino Corse non era neppure nata quando l’avvocato Luigi Stochino e il conte Pietro Bovio diedero vita alla prima edizione (1964) della gara antica, con le imprese del “Drago” Sandro Munari a segnare l’ascesa verso l’empireo della Coppa Fia Conduttori.

In pochi avevano già la patente quando calò il sipario (1977) su di una sfida meravigliosa soffocata dal troppo amore, fiumane inarrestabili di appassionati lungo le prove speciali, e da nuove regole più stringenti in fatto di sicurezza. I moderni alfieri del rally non sono neppure della generazione di Renato Travaglia, recordman di vittorie (5) dal 1995 al 2002, e tanto meno coetanei del “Pila” Sandro Giacomelli, recordman di partecipazioni (24) fino al 2017 unendo vecchia e nuova corsa.

Ma bon dimentichiamolo: sono “Tutti figli del San Martino”, come ricorda l’eccelso libro di Beppe Donazzan, un altro che non c’è più ma ci sarà per sempre avendo immortalato eroi e antieroi della poesia del controsterzo sui sentieri sterrati e catramati delle Dolomiti. 

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