CIR 1986: la Peugeot 205 T16 di Andrea Zanussi

Chiodi al Rally di Aosta 1986: le due verità storiche

Il 30 novembre 1986, al Rally di Aosta escono violentemente di strada Andrea Zanussi e Popi Amati sulla Peugeot 205 T16. L’incidente consegna il titolo italiano a Dario Cerrato. Due testimoni oculari, nei loro racconti e nei loro rapporti, hanno smentito il sabotaggio ai danni della Peugeot, sostenendo a gran voce che la macchina francese aveva tutti e quattro le gomme gonfie. Ma qual è la verità delle due?

Tra le numerose gare destinate a restare nella memoria degli appassionati, un posto d’onore lo merita senza dubbio il Rally d’Aosta 1986. Sospetti, mezze frasi e diverse verità si rincorrono da quella fredda serata di novembre e aumentando a dismisura il fascino di una gara nota a tutti e rimasta impressa nella mente di tutti quelli che c’erano.

Il Rally di Aosta 1986 assegna il titolo italiano e in quel contesto due grandissimi del rallysmo italiano e internazionale, Dario Cerrato ed Andrea Zanussi, si danno battaglia, ma in verità si rincorrono dall’inizio della stagione: il pilota piemontese navigato da Geppi Cerri con la Lancia Delta S4, quello friulano coadiuvato da Popi Amati con la Peugeot 205 T16 Evo 1 e, dopo il Rally della Lana, con la Evo 2. Per la veità c’è anche Fabrizio Tabaton, anche lui sulla nuovissima Lancia Delta S4.

Nel Mondiale Rally eravamo nel massimo splendore del Gruppo B, con tutti i gran ferri pronti a sfidarsi, mentre nel Belpaese c’era ben poco sfortunatamente. A contendersi il titolo italiano c’erano “solo” Lancia (con i team Jolly Club Totip e Grifone Corse) e Peugeot, con una vettura sola. Per il resto solo piloti privati o piccoli team di provincia, che portavano in gara Lancia Rally 037, Porsche 911, Opel Manta 400, Renault 5 Turbo e altri mezzi ancora capaci di dire la loro.

Inizio stagione Lancia fa 3 su 3

L’inizio di stagione è completo appannaggio Lancia, che fa 3 su 3 al 1000 Miglia, in Costa Smeralda e all’Isola D’Elba, con Cerrato che vince due gare e Toivonen (che si gioca la Wild Card) che domina sugli sterrati Sardi. Dalla quarta gara però Zanussi inizia ad ingranare e vince il Rally della Lanterna nelle valli Genovesi, arriva secondo al Targa Florio dietro a Cerrato e si ripete a Limone Piemonte.

Proprio nel rally piemontese, Zanussi si ritrova tra le mani una fiammante 205 T16 Evo 2 targata “MI 07097Y”, con la quale infligge oltre 40 secondi di distacco a Cerrato, ormai suo acerrimo nemico. Seguono successi a raffica di mitraglietta al Lana, al Piancavallo e al Messina. Il tutto inframmezzato dall’esclusione di Sanremo (del “giallo matuziano parliamo approfonditamente qui).

A Sanremo, le minigonne sanno esaltare la silhouette e danno quell’idea di “vedo-non vedo” da capogiro. Ma le minigonne portano Peugeot nell’occhio del ciclone e distruggono l’agonismo della stagione 1986 a colpi di tribunali sportivi e ricorsi. Infatti, secondo la FISA (e la Lancia che andò a reclamare) quelle minigonne montate sulle 205 T16 erano non regolamentari, in quanto fornivano un carico aerodinamico ulteriore, vietato dal regolamento (ma di questo ne parleremo più avanti in maniera approfondita).

La scure della squalifica si abbattè sulle 205 di Kankkunen, Salonen, Saby e anche del povero Zanussi, che vede Cerrato arrivare secondo dietro ad Alen e soffiargli altri punti e balzare al comando della classifica Italiana, dopo aver fatto i miracoli per arrivare al parco assistenza con una ruota staccata e Popi Amati a fare da contrappeso. In seguito il Sanremo viene annullato dalla FISA e i punti revocati a tutti, ma ormai il danno era fatto. Zanussi per recuperare fa l’impossibile e vince al Rally Città di Messina, superando in classifica Cerrato.

Chiodi al Rally di Aosta 1986: le due verità sui chiodi
Chiodi al Rally di Aosta 1986: le due verità sui chiodi

Sfida annunciata al Rally di Aosta 1986

Zanussi, ora davanti al pilota del Jolly Club, si presenta ad Aosta con dieci punti di vantaggio: 380 contro 370. La gara valdostana, alla fine, sorriderà a “Darione” dato che Andrea Zanussi, al volante della 205 T16 ex Juha Kankkunen in gestione a Peugeot Italia, proprio quando è in testa al rally, esce disastrosamente di strada a quattro PS dal termine e consegna al suo acerrimo avversario il successo ed il titolo tricolore. Aosta 1986 passa alla storia per le fibrillazioni di quei tre giorno che vanno dal 28 al 30 novembre, fibrillazioni dovute alle tensioni sportive.

Il motivo che, a detta di Zanussi, della Peugeot e di tutti, avrebbe causato l’uscita di strada del friulano era legato alla presenza di chiodi messi da mano ignota. Gianfranco Bisoffi Varani, a lungo delegato sportivo regionale del Veneto, ed Eligio Clemente, suo collega in Liguria, durante quel Rally di Aosta 1986 erano gli addetti ai rapporti con i concorrenti. Proprio loro avevano ricevuto, dal direttore di gara che era Giorgio Galleni, il compito di marcare stretto i concorrenti nelle posizioni di testa in quanto “qualcuno”, da una radio privata, aveva parlato di chiodi. Bisoffi Varani e Clemente controllavano gli inizi ed i fine PS.

Alle 17.26 di sabato 29 novembre si sta effettuando il riordino delle vetture a La Salle. Mancano quattro PS al termine e il driver friulano comanda la gara con 16” su Cerrato. La Lancia e la Peugeot stanno viaggiando ad un ritmo da marziani. Alle loro spalle, terzo, è il francese Bruno Saby schierato da Peugeot per dare una mano a Zanussi.

In quel riordino, sul camper Peugeot, Jean Francois Fauchille, il navigatore di Saby guarda fuori e dice: Ora arriva il buio, cosa succederà?”. Evidentemente, si aspettavano che accadesse “qualcosa”. L’atmosfera che si respirava era elettrica. La PS successiva parte alle 18.01 ed è, appunto, quella di La Salle. Una prova speciale breve, per quelle che sono le PS dell’epoca. Appena 10,84 chilometri.

Però, la prova speciale di La Salle ha una singolare prerogativa: la partenza e l’arrivo sono separate di circa cento metri. In pratica, per chi non lo sapesse, si parte dall’estremità di un parcheggio e, dopo un contorto e stretto percorso di montagna, si scende fino in valle e si sbuca direttamente all’estremità opposta del parcheggio da cui si è preso il via.

Fauchille: ”Andrea ha avuto un incidente”

Partiti gli ufficiali, Bisoffi Varani e Clemente si dirigono verso l’arrivo per verificare che tutto sia regolare. Arriva Cerrato e riparte, però dopo più di un minuto Zanussi non passa. In quel momento la tensione sale alle stelle. Arriva anche Saby e Fauchille è agitato: “Andrea ha avuto un incidente, è fermo in prova, ma sembra stare bene. C’è stato un principio di incendio nell’auto, ma sembra tutto sotto controllo”.

Cosa succede dopo? La prova viene sospesa Bisoffi Varani e Clemente si recano a vedere la situazione. Sulle schiene d’asino piuttosto accentuate che si trovano sulla strada, i due notano delle evidenti macchie blu, che è anche il colore del sottoscocca della Peugeot. Potrebbe essere il segno che la vettura spanciasse. Spostando i serbatoi sotto l’auto, pare si fosse cercato di abbassare ulteriormente il baricentro. Sta di fatto che in un allungo, la 205 T16 è partita per la tangente finendo contro un albero.

Si è generato un principio di incendio, subito spento, e, tranne un forte colpo ad un ginocchio per Zanussi, l’equipaggio non riporta conseguenze. Una grandissima fortuna ad uscire illesi da un botto del genere: su un allungo totalmente scoperto sulla sinistra, l’albero contro il quale si schiantano è l’unico ostacolo presente per qualche centinaio di metri. Se fossero usciti strada avrebbero volato per qualche centinaio di metri.

”Non c’è traccia dei chiodi”

Clemente e Bisoffi Varani sono concordi nel dire e scrivere nel verbale di gara che non c’è traccia di chiodi. Arriva il carro attrezzi e carica la vettura. I due hanno la macchina fotografica e immortalano tutta la scena: immagini da ogni lato della vettura incidentata al fine di dimostrare che la 205 T16 sale il pianale con le quattro gomme gonfie, consegnando poi le foto alla Commissione Sportiva Automobilistica Italiana, se per caso qualcuno dovesse pensare di inficiare il risultato del CIR 1986.

Zanussi e la Peugeot parlarono di chiodi ma i commissari no, là non ne videro. I chiodi sono comparsi, di due tipi, di lamiera e saldati, ma nella PS successiva. È evidente che gli “ignoti” non sapevano che Zanussi era già uscito di strada senza bisogno dei chiodi. Tornando verso Aosta, Bisoffi Varani e Clemente accendono la radio dell’auto e scoprono che, nella prova successiva a quella di La Salle, qualcuno ha gettato dei chiodi dopo il passaggio di Cerrato.

I chiodi li ha presi il malcapitato di Saby. Nei saloni dell’hotel Billia, intanto, è in corso la conferenza stampa della Peugeot nel corso della quale viene mostrata alla stampa la ruota con il pneumatico squarciato dichiarato come appartenente alla vettura di Zanussi incidentata a La Salle. Qual è la verità? Andrea Zanussi ha sempre sostenuto che la 205 T16 sia finita contro un albero perché la gomma era bucata…

Pare che anche il passaruota fosse pieno di chiodi, secondo le cronache dell’epoca. Certo è che la botta era stata violenta e che poteva andare molto peggio per loro (Zanussi-Amati).

Cosa dissero i protagonisti del Rally di Aosta 1986

Mariolino Cavagnero, titolare dell’Italtecnica, ha affermato in diverse interviste che “l’auto di Zanussi è salita sul carrello dopo l’incidente con tutte e quattro le gomme gonfie e questo può aver generato in qualcuno dei sospetti a posteriori. Ma la gomma bucata l’avevamo sostituita noi dopo l’incidente per agevolare le operazioni di carico dell’auto incidentata sul carrello e soprattutto per poi farla vedere ai giornalisti in conferenza stampa con ancora i chiodi dentro”.

Popi Amati affermò: “Il chiodo c’è stato ma chi può dire che non saremmo usciti ugualmente? Non si stava certo andando piano”. Anche Dario Cerrato, ovviamente, disse la sua: “Se Andrea dice che c’erano i chiodi vuol dire che è così, l’unica cosa che posso affermare con certezza è che, avendo visto il posto dell’incidente, non hanno di certo influito sull’uscita di strada”. La dichiarazione che fuga i dubbi è quella di Marco Tulini: “Sicuramente c’erano sulla penultima PS perché ci avvisò il capo prova e poi sull’ultima perché ce li hanno letteralmente tirati addosso”.