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Dario Cerrato si racconta in una lunga intervista (VIDEO)

Dario Cerrato con la moglie Titta, oggi, hanno creato questa oasi domestica per mettersi in gioco e per ritornare alla tradizione della famiglia di Dario, così strettamente legata alla terra delle Langhe. Da qui la decisione di chiamare l’azienda agricola La Felicina, nome della mamma di Dario. Ma Dario, che comunque ha avuto un notevole successo nel campo dell’imprenditoria agricola, resta un campione di rally. E noi volevamo incontrarlo di nuovo per farci raccontare tutte le sue storie.

Dario Cerrato con la moglie Titta, oggi, hanno creato questa oasi domestica per mettersi in gioco e per ritornare alla tradizione della famiglia di Dario, così strettamente legata alla terra delle Langhe. Da qui la decisione di chiamare l’azienda agricola La Felicina, nome della mamma di Dario. Ma Dario, che comunque ha avuto un notevole successo nel campo dell’imprenditoria agricola, resta un campione di rally. E noi volevamo incontrarlo di nuovo per farci raccontare tutte le sue storie.

L’occasione si è presentata prima di ferragosto 2021, il motivo era il suo compleanno, il settantesimo compleanno di Dario Cerrato, che cade il 28 settembre. Abbiamo voluto realizzare, insieme a Tommaso Valinotti, un’intervista particolare ma senza effetti speciali, dai contenuti importanti, in casa sua e a cuore aperto. Una chiacchierata tra amici, con un buon bicchiere di vino nebbiolo fatto da Darione…

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Antonio Viale riparte dal 1000 Miglia (VIDEO)

Girando nel Parco Assistenza del Rally 1000 Miglia 2021, i più svegli si sono subito accorti dei nomi sui vetri della Peugeot 208 Rally4 che c’era presso la FPF Sport di Fabrizio Fabbri. Michele, l’ingegnere capo della struttura e figlio di Fabrizio, sghignazza col suo solito fare molto gentile, dividendosi tra la C3 Rally2 di Damiano De Tommaso e la Francesina di… Aspettate ancora un attimo.

Girando nel Parco Assistenza del Rally 1000 Miglia 2021, i più svegli si sono subito accorti dei nomi sui vetri della Peugeot 208 Rally4 che c’era presso la FPF Sport di Fabrizio Fabbri. Michele, l’ingegnere capo della struttura e figlio di Fabrizio, sghignazza col suo solito fare molto gentile, dividendosi tra la C3 Rally2 di Damiano De Tommaso e la Francesina di… Aspettate ancora un attimo.

Michele Fabbri sghignazza ma sa bene che si sta scrivendo la storia. Infatti, quella vettura della Casa del Leone Rampante è pronta per il ritorno in gara di Antonio Viale e Paolo Lizzi. Ricordate Antonio Viale e Paolo Lizzi e i loro grandi spettacoli con la Fiat Uno Turbo (1992) e con la Lancia Delta (1993) di Mauro Nocentini? Corse anche come compagno di squadra di Sandro Fassina e Franco Cunico. Godetevi la video intervista fatta a Brescia, tra presente e passato.

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Il film su Michèle Mouton: la vice campionessa (VIDEO)

Michèle Mouton è una pilota rally e dirigente sportivo francese in FIA, tra le poche donne ad avere vinto gare valide per il WRC. E’ nata a Grasse il 23 giugno 1951. Nel 1975 aveva preso parte alla 24 Ore di Le Mans in un team tutto femminile classificandosi ventunesima a 67 giri di distacco dai vincitori Jacky Ickx e Derek Bell.

Nel 1981 Michèle Mouton, in coppia con la sua navigatrice italiana Fabrizia Pons, stabilì un record diventando, al Rally di Sanremo, la prima donna ad aggiudicarsi una tappa del Campionato Mondiale Rally. L’anno dopo vinse tre gare (Portogallo, Brasile e Acropoli) alla guida di un’Audi quattro e arrivò vicina al titolo, battuta da Walter Röhrl.

Michèle Mouton è una pilota rally e dirigente sportivo francese in FIA, tra le poche donne ad avere vinto gare valide per il WRC. E’ nata a Grasse il 23 giugno 1951. Nel 1975 aveva preso parte alla 24 Ore di Le Mans in un team tutto femminile classificandosi ventunesima a 67 giri di distacco dai vincitori Jacky Ickx e Derek Bell.

Nel 1981, in coppia con la sua navigatrice italiana Fabrizia Pons, stabilì un record diventando, al Rally di Sanremo, la prima donna ad aggiudicarsi una tappa del Campionato Mondiale Rally. L’anno dopo vinse tre gare (Portogallo, Brasile e Acropoli) alla guida di un’Audi quattro e arrivò vicina al titolo, battuta da Walter Röhrl a causa della rottura della trasmissione della sua vettura che non le permise di vincere il Rally della Costa d’Avorio.

Nel 1984 e 1985 vinse con l’Audi Sport quattro la Pikes Peak International Hill Climb negli USA, prima donna a riuscirvi stabilendo anche il record del tracciato. Poi, un anno dopo, passò alla squadra Peugeot Talbot Sport Deutschland, vincendo il campionato tedesco rally con la Peugeot 205 Turbo 16. Corse inoltre alcune prove mondiali, di cui l’ultima fu il Tour de Corse 1986 nel quale si ritirò per problemi al cambio. In seguito all’abolizione delle vetture di Gruppo B decise di ritirarsi dalle corse. Nel 1988 promosse, insieme a Fredrik Johnson, la Corsa dei Campioni in onore di Henri Toivonen.

Subaru World Rally Team: il documentario (VIDEO)

Il Subaru World Rally Team riuscì ad ottenere la prima vittoria nel 1993, grazie al mitico Colin McRae. Quello fu anche l’anno in cui si pensò di sostituire la Legacy (ormai vecchia e obsoleta) con la nuova Subaru Impreza con le restanti gare del campionato 1993 usate come test per la nuova vettura. Nel 1994 la Impreza debuttò finalmente nel WRC e Carlos Sainz sfiorò il titolo mondiale

Il Subaru World Rally Team è stato il reparto corse ufficiale della Subaru che ha partecipato al Campionato del Mondo Rally dal 1980 al 2008, vincendo tre titoli Costruttori ed altrettanti Piloti. Il team partecipò dal 1980 al 1988 con la Subaru Leone, senza mai ottenere risultati di rilievo, nel 1989 venne sostituita dalla Subaru Legacy, che però non migliorò di molto la situazione del team.

Tuttavia il team riuscì finalmente ad ottenere la prima vittoria nel 1993, grazie al mitico Colin McRae. Quello fu anche l’anno in cui si pensò di sostituire la Legacy (ormai vecchia e obsoleta) con la nuova Subaru Impreza con le restanti gare del campionato 1993 usate come test per la nuova vettura. Nel 1994 la Impreza debuttò finalmente nel WRC e Carlos Sainz sfiorò il titolo mondiale, perdendolo solo all’ultima gara contro la Toyota di Didier Auriol.

L’anno successivo fu l’unico nella storia del Subaru world rally team in cui vennero vinti sia il titolo piloti che costruttori, il primo grazie a Colin McRae che batté all’ultima gara Carlos Sainz, e il secondo vinto grazie alla squalifica delle Toyota e agli ottimi risultati di entrambi i piloti, che in un anno collezionarono 5 vittorie in 8 gare. La Subaru negli anni successivi vinse ancora nel 1996 e 1997 il titolo costruttori, mentre quello piloti in entrambe le occasioni sfugge alla scuderia per pochissimo.

La copertina del volume dedicato alla storia Subaru nei rally

Altri titoli furono conquistati grazie a Richard Burns nel 2001, e Petter Solberg nel 2003. Il team ottenne risultati degni di nota fino al 2005, da lì in poi invece il team ebbe una crisi di risultati che spinsero il team a ritirarsi alla fine del 2008, dopo una partecipazione nel WRC durata ben 29 stagioni e un palmarès di 47 vittorie, 3 titoli piloti e 3 Costruttori.

Emanuele Sanfront racconta i suoi anni alle note di ”Bobo” (VIDEO)

Emanuele Sanfront vive a Milano. Si è innamorato dei rally all’inizio degli anni Settanta. Giornalista, capo redattore della rivista Quattroruote, ha corso per dodici anni come co-pilota a bordo di numerose vetture. Vincitore del Campionato Italiano Rally del 1975 insieme a Bobo Cambiaghi su Fiat 124 Abarth, ha seguito tra la fine del 1975 e l’inizio del 1976, sempre con Cambiaghi, l’evoluzione tecnica della nuova arma Fiat da rally, la 131 Abarth

Una esclusiva intervista con Emanuele Sanfront, straordinario copilota e autorevole giornalista, oltre che scrittore di successo, che è stato campione italiano rally nel 1975 in coppia con Roberto “Bobo” Cambiaghi sulla Fiat 124 Spider ufficiale, macchina di debutto per la Squadra Corse Ufficiale Fiat. Sanfront ha corso con auto mitiche come la Fulvia HF, la 124 Spider, la 131 Abarth ufficiale e la Lancia Stratos.

Nell’intervista con i ragazzi di Mercurio Squadra Navigatori Rally Emanuele Sanfront racconta il suo periodo di attività nella squadra ufficiale negli anni Settanta, i dettagli e le atmosfere nei corridoi di Corso Marche, la mitica sede del Reparto Corse torinese, il giornalismo come altra grande passione, e tanto tanto altro.

Sanfront vive a Milano. Si è innamorato dei rally all’inizio degli anni Settanta. Giornalista, capo redattore della rivista Quattroruote, ha corso per dodici anni come co-pilota a bordo di numerose vetture. Vincitore del Campionato Italiano Rally del 1975 insieme a Bobo Cambiaghi su Fiat 124 Abarth, ha seguito tra la fine del 1975 e l’inizio del 1976, sempre con Cambiaghi, l’evoluzione tecnica della nuova arma Fiat da rally, la 131 Abarth, auto con cui ha corso per alcuni anni.

Poi, nel 1983, dopo aver partecipato da privato a numerosi rally, Emanuele attacca il casco al chiodo dedicandosi esclusivamente al giornalismo, attività che, nonostante l’impegno di co-pilota nei rally, non ha mai abbandonato. Quanto all’excursus professionale di Emanuele Sanfront, da ricordare la stesura dei libri “Rally”, firmato insieme a Maurizio Verini, “Reparto Corse Lancia”, scritto con Gianni Tonti, “Rally ’70. Una storia, tante storie” e infine “Rallies”, un volume di immagini emozionanti ed esclusive scaturito dalla collaborazione con il fotografo Manrico Martella.

”I rally? Vent’anni di vita”, parola di Geppi Cerri (VIDEO)

Geppi Cerri Gambarelli senza segreti. Una lunga video intervista in cui il copilota del Coguaro di Conegliano d’Alba si racconta tra gioie e dolori, soddisfazioni e sconfitte, facendo scoprire tratti inediti della sua storia.

Sei titoli italiani e due titoli europei: tante vittorie e non sono solo fortuna. In questa intervista esclusiva rilasciata alla Mercurio Squadra Navigatori Rally, Geppi Cerri Gambarelli si racconta e ci racconta la sua vita e la sua carriera, dall’adolescenza insieme a Dario Cerrato fino ai giorni nostri, passando per gli anni in Opel e i grandi successi in Lancia. Tanti racconti e inediti che un vero appassionato di rally non perdere.

Geppi Cerri è stato anche navigatore di Giorgio Faletti nella sua partecipazione più importante nel mondo delle corse il Rally di Sanremo iridato del 1992, al volante di una delle quattro Lancia Delta HF Martini Racing della squadra ufficiale (quell’anno gestita direttamente dal Jolly Club).

Due dita tranciate nel radiatore della 205 T16 (VIDEO)

Come si può vedere da questo video, che per scelta abbiamo separato dall’articolo, nel radiatore della macchina di KKK, la 205 T16, ci sono due dita umane, cotte a mo’ di wurstel. In pratica, Juha Kankkunen si ferma per un’assistenza breve con la 205, in cui è presente anche Jean Todt e, aprendo il vano motore, vengono rinvenute due dita.

Cosa ci fanno due dita umane nel radiatore della 205 T16 di KKK? Andiamo con ordine. Il 5 marzo 1986 è il primo e ultimo giorno di gara dei piloti ufficiali al tragico Rally del Portogallo, gara in cui Joaquim Santos finisce per travolgere decine di persone con la sua Ford RS200 Gruppo B, ferendone circa trenta e uccidendone tre. Il pubblico portoghese al rally di casa è sempre numerosissimo e forse eccessivamente appassionato, a volte al punto di rappresentare un problema per la sicurezza della gara e per la propria incolumità.

Come si può vedere da questo video, che per scelta abbiamo separato dall’articolo, nel radiatore della macchina di KKK, la 205 T16, ci sono due dita umane, cotte a mo’ di wurstel. In pratica, Juha Kankkunen si ferma per un’assistenza breve con la 205, in cui è presente anche Jean Todt e, aprendo il vano motore, vengono rinvenute due dita. Centinaia di migliaia di persone si spingevano fra loro accalcati per vedere passare i loro idoli, per respirare quel profumo inconfondibile di benzina bruciata e per ascoltare a pochi centimetri il suono dei motori del Gruppo B.

La prima volta nei rally di Eliott Delecour a 12 anni (VIDEO)

Ecco lo straordinario video del piccolo Eliott Delecour che, ad appena dodici anni, si mette al volante dell’auto da rally con a fianco l’esperto papà, Francois. La testimonianza di uno straordinario debutto.

Figli d’arte crescono in modo prodigioso. Eliott Delecour è il figlio di Francois Delecour e Priscille De Belloy, e all’età di 12 anni ha già messo in funzione i “geni”. Per ora ha ancora bisogno di un po’ di aiuto nelle curve da parte del papà, ma frenare con il piede sinistro è un istinto innato.

Francois Delecour ha iniziato a correre nel 1981 nel Campionato Francese Rally. Partecipò al suo primo rally importante, prendendo il via al MonteCarlo, tre anni dopo, al volante di una Talbot Samba. È stato navigato dalla sua fidanzata di allora Anne Chantal Pauwels. Ora è toccato al figlio. Guardate il video…

Umberto Scandola e quel bagnetto al Rally di Ypres (VIDEO)

La gara si è disputata il 23 e 24 giugno 2006. Umberto Scandola era navigato da Gigi Pirollo, entrambi iscritti in gara dalla Gass Racing. I due arrivano lunghi in una veloce curva a destra, la macchina scivola e finisce in un piccolo ma abbastanza profondo lago.

Nel 2006, la Fiat Grande Punto Super2000 è stata utilizzata come modello base dal Costruttore torinese per competere nell’allora Intercontinental Rally Challenge, poi Intercontinental Rally Challenge e poi più nulla. Aveva un motore 2.0 litri che arrivava ad erogare fino a 270 cavalli su 1150 chili di peso. Anche Umberto Scandola correva con questa auto da rally e ricorda in particolare Ypres. Ma ovviamente non è della Punto in termini di tecnica che si voleva parlare in questo post.

La gara si è disputata il 23 e 24 giugno 2006. Umberto Scandola era navigato da Gigi Pirollo, entrambi iscritti in gara dalla Gass Racing. I due arrivano lunghi in una veloce curva a destra, la macchina scivola e finisce in un piccolo lago. Gigi Pirollo schizza via dall’auto, grazie alla portiera aperta in anticipo con grande prontezza di riflessi, e pilota e copilota riescono a mettersi in salvo prima che la Grande Punto sprofondi sott’acqua.

Incidente spaventoso per Latvala in Portogallo (VIDEO)

Forse un eccesso di foga il suo, che fino a quel momento – era la quarta speciale – era leader della corsa; fatto sta che anche da questo appuntamento del WRC il finnico esce con un pesante zero in classifica. E può comunque ritenersi fortunato per esserne uscito illeso.

Un incidente spaventoso quello che occorre a Jari-Matti Latvala e al suo copilota Miika Anttila, al Rally del Portogallo 2009, dove hanno capotato quindici volte, cento e cinquanta metri giù da una montagna, schiantandosi contro un albero. L’incidente è avvenuto nel corso della quarta tappa della competizione iridata lusitana.

Forse un eccesso di foga il suo, che fino a quel momento – era la quarta speciale – era leader della corsa; fatto sta che anche da questo appuntamento del WRC il finnico esce con un pesante zero in classifica. E può comunque ritenersi fortunato per esserne uscito illeso.

“Desidero veramente ringraziare il team per aver costruito una vettura che ci ha permesso di uscire dall’incidente solamente con qualche ammaccatura. Con lo stesso incidente, venti anni fa, non saremmo rimasti vivi. È sicuramente il peggiore e più spaventoso abbia mai avuto, non mi son reso conto di ciò che stava accadendo fin quando abbiamo cominciato a cappottare. È una situazione da incubo, perché non puoi fare altro che aspettare. Mentre cappottavamo c’era un frastuono tremendo, e la gabbia di protezione ha cominciato ad accartocciarsi su di noi: davvero spaventoso”.

Rally, la miniserie RAI con Giuliano Gemma e la Delta (VIDEO)

Gli episodi furono complessivamente otto, tutti basati su storie avvincenti e movimentate, che alternano alla fiction scene reali di rally internazionali: dal RAC in Inghilterra al Rally dell’Acropoli in Grecia, passando per Svezia, MonteCarlo, fino alla Parigi-Dakar e a un Survival-Trophy in Africa.

Si chiamava semplicemente Rally ed era una miniserie televisiva prodotta in Italia nel 1989, che ovviamente nulla aveva a che fare con La voglia di vincere di Gianni Morandi pur nascendo con la dichiarata speranza di avere lo stesso successo commerciale.

A dirigere il film a puntate è stato Sergio Martino e i protagonisti erano Giuliano Gemma, nel ruolo di Alain Costa, un pilota rally di successo, affiancato da Lorraine De Selle e da un gruppo di giovani aspiranti piloti interpretati da Luca Lionello, Yvonne Sciò, Vincent Souliac e Mariella Di Lauro.

La serie narra le avventure di questo ex campione di rally, impegnato a insegnare i suoi segreti a un gruppo di giovani piloti. A questo, si intreccia la storia d’amore con la bella organizzatrice di gare Giorgia Islenghi, di cui però è follemente innamorato anche un ambizioso team manager senza scrupoli. Insomma, una storia in perfetta sintonia con tante storie italiane…

Rally, la miniserie RAI con Giuliano Gemma e la Delta S4
Rally, la miniserie RAI con Giuliano Gemma e la Delta S4

Giuliano Gemma e il suo Rally dimostrarono che era possibile ottenere una buona produzione prendendo non solo immagini del Mondiale Rally, ma anche girando scene d’azione all’altezza in quei contesti. Gemma era un attore italiano di riconosciuto prestigio, protagonista dei film western più importanti del suo Paese e con un’immagine molto simile a quella offerta da una delle grandi star della celluloide come Steve McQueen. Insomma, un riferimento per l’industria cinematografica degli anni ottanta.

Gli episodi furono complessivamente otto, tutti basati su storie avvincenti e movimentate, che alternano alla fiction scene reali di rally internazionali: dal RAC in Inghilterra all’Acropoli in Grecia, passando per Svezia, MonteCarlo, fino alla Parigi-Dakar e a un Survival-Trophy in Africa.

Rally, oltre ad essere andato in onda su Rai 1 nel 1989, è stata trasmessa anche da varie televisioni del Consorzio Europeo (ECA) che l’hanno prodotta in Austria, Germania, Svizzera e Francia. Nel cast, figurano anche Robert Hoffmann, Gino Santercole, Eleonora Brigliadori e Lara Naszinsky.

Durante le riprese, la troupe di Rally ha seguito varie tappe di molti rally e raid per poter creare le ambientazioni: in Grecia, a Parigi (per la partenza della Dakar), in Marocco, a Sestriere e in Costa d’Avorio. Le scene di azione sono state girate con il supporto dell’equipe di Remy Julien con la consulenza di esperti e piloti come Franco Salomon e Mauro Pregliasco, che faceva la controfigura di Giuliano Gemma. E forse anche per questo il film fu un successo. L’ultima volta che la serie è stata rimessa in onda è stato nel 2018.

Grandi campionesse: Fiat 131 Abarth Rally (VIDEO)

La Fiat 131 Abarth Rally nacque da una doppia esigenza del marchio Fiat: sostituire l’ormai obsoleta 124 Abarth Rally nel Campionato Rally e promuovere l’immagine della sua nuova berlina media sul mercato internazionale. Fu così che nel 1976 la Fiat presentò una vettura basata sulla carrozzeria della prima serie due porte, ma completamente trasformata dagli ingegneri del reparto corse Abarth.

La Fiat 131 detta “Mirafiori”, dal nome dello stabilimento di produzione in Torino, era un’auto di famiglia di medie dimensioni, prodotta dalla Fiat dal 1974 al 1984. La 131 sostituiva la fortunata Fiat 124 ed era disponibile come berlina a 2 o 4 porte e Station Wagon 5 porte. La 131 aveva uno schema tradizionale di motore anteriore longitudinale e trazione posteriore. I motori, dei 4 cilindri in linea a valvole in testa da 1.3 e 1.6 litri, erano evoluzioni di quelli della 124. La Fiat 131 Abarth Rally nacque da una doppia esigenza del marchio Fiat: sostituire l’ormai obsoleta 124 Abarth Rally nel Campionato Rally e promuovere l’immagine della sua nuova berlina media sul mercato internazionale.

Fu così che nel 1976 la Fiat presentò la 131 Abarth Rally, basata sulla carrozzeria della prima serie due porte, ma completamente trasformata dagli ingegneri del reparto corse Abarth, alleggerita di carrozzeria e rinforzata di telaistica, la Abarth Rally era senza paraurti e dotata di parafanghi allargati, spoiler, alettone, prese dinamiche e presa aria sul cofano; così modificata la Abarth Rally conservò solo il passo della vettura di serie rispetto alla quale è più corta, più bassa e più larga.

Per risparmiare peso, tutti i pannelli della carrozzeria, tranne il tetto e le porte, erano realizzati in fibra di vetro mentre i finestrini laterali e posteriori erano in plexiglass. Anche la meccanica fu completamente stravolta rispetto alla 131 di serie; il motore bialbero di base era stato completamente rivisto dal “mago” Aurelio Lampredi; il risultato era un’unità da 2 litri con testa in lega leggera e, per la prima volta, quattro valvole per cilindro. La versione stradale equipaggiata con due carburatori doppio-corpo Weber aveva 140 cavalli a 6400 giri/min.

Il motore delle auto da competizione raggiungeva 215 hp nella prima versione del 1975 per arrivare a superare i 230 hp negli anni successivi. Il cambio era a 5 marce; i freni, a disco su tutte le ruote. L’assale posteriore rigido venne sostituito da una sospensione indipendente con montanti MacPherson. Le vetture venivano costruite in collaborazione tra Fiat dove nasceva la scocca, Bertone dove veniva assemblata con le parti speciali di carrozzeria e Abarth, ormai divisione motoristica della Fiat.

Nel 1976 furono costruiti circa 400 Fiat 131 Abarth Rally a scopo di omologazione: 350 in allestimento stradale furono venduti da concessionari Fiat italiani, 50 furono affidati ad Abarth per le competizioni. Omologata nel Campionato Mondiale Rally, vi partecipò dal 1976 al 1982, anno in cui la Fiat decise di ritirarsi dalle corse e consacrare ai rally unicamente il marchio Lancia.

Debuttò nel 1975 nella gara italiana 100.000 Trabucchi con Giorgio Pianta, ma l’impegno ufficiale iniziò l’anno successivo, ottenendo negli anni a venire due titoli piloti nel campionato mondiale (1978 con Markku Alén e 1980 con Walter Rohrl) e tre titoli costruttori dal 1977 al 1980. Proseguì la sua carriera agonistica grazie ai team privati. La Fiat 131 Abarth Rally è il punto più alto raggiunto da Fiat nella sua storia “rallistica”.

Spesso sottovalutata per il look squadrato e ritenuta all’epoca poco affascinante, ha saputo guadagnarsi il plauso dei piloti e il tifo degli appassionati che pure avevano negli occhi il fascino dell’invincibile Lancia Strato’s, grazie all’affidabilità, alla piacevolezza di guida al limite e alle numerose vittorie ottenute.

Grandi campionesse: Opel Ascona B 2000 S Rallye (VIDEO)

La Opel Ascona B 2000 S Rallye deriva dalla Ascona, un’automobile di fascia media prodotta in tre serie, dal 1970 al 1988, dalla casa automobilistica tedesca Opel. Il nome è preso dalla cittadina svizzera di Ascona, posta sul Lago Maggiore nel Canton Ticino. La Ascona “B” è stata prodotta tra il 1975 ed il 1981 e corrisponde alla seconda generazione della Opel Ascona.

La vettura fu lanciata sul mercato nel mese di agosto del 1975 in sostituzione della precedente generazione, anche se la presentazione ufficiale al pubblico avvenne all’inizio dell’autunno seguente, al Salone di Francoforte. Proposta unicamente con carrozzeria berlina (a 2 e a 4 porte), l’Ascona B era più lunga e più larga del modello uscente. Anche il passo era stato incrementato, a vantaggio dell’abitabilità interna.

Dal punto di vista del design, la vettura era caratterizzata da uno stile sensibilmente più moderno, con linee più spigolose. Il frontale era a fari trapezoidali, con una mascherina larga. Aumentate anche le superfici vetrate, mantenendo una linea di cintura piuttosto bassa. Grazie all’ottimizzazione e alla taratura della meccanica telaistica, venne incrementato il livello di sicurezza, sia attiva che passiva.

La struttura monoscocca dell’Ascona B celava un’impostazione meccanica tradizionale, con motore anteriore longitudinale e trazione posteriore. Il comparto sospensioni manteneva l’avantreno a quadrilateri e il retrotreno ad assale rigido con barra Panhard. L’impianto frenante era di tipo misto, a doppio circuito e servoassistito, lo sterzo era del tipo a cremagliera. La produzione dell’Ascona B avvenne negli stabilimenti di Bochum e di Anversa: gli allestimenti previsti furono tre, e cioè base, L e SR.

I motori previsti, tutti a 4 cilindri, andavano da 1.2 litri a 2 litri, per potenze da 55 a 110 hp; a queste unità a benzina, si aggiungeva un motore Diesel da 2 litri. Negli anni si ebbero continui aggiornamenti. Nell’aprile 1979 avvenne il lancio della versione i2000, con motore 2 litri rivisitato da Irmscher, il noto preparatore di Opel che aveva portato la precedente Ascona A a conquistare il titolo nel Campionato Europeo di Rally con Walter Rohrl.

Dopo la cura ricostituente, il motore fu in grado di erogare una potenza massima di 120 CV grazie anche al montaggio di un secondo carburatore. Nell’agosto dello stesso anno vi fu un leggero restyling; fu l’occasione per inserire in gamma una nuova versione di punta, ancora più sportiva della i2000. Tale versione, denominata Ascona 400, fu equipaggiata con un’unità da 2,4 litri alimentata ad iniezione e con potenza massima di 144 CV.

Altre caratteristiche peculiari di questa versione furono la distribuzione bialbero, l’impianto frenante a quattro dischi e il cambio a 5 marce. Prodotta in 268 esemplari, l’Ascona 400 fece da base per la vettura da competizione che nel 1982 permise a Walter Rohrl di conquistare il Mondiale Piloti, quando l’Ascona B non era più in produzione. La vettura pilotata da Rohrl erogava fino a 255 CV di potenza massima e fu l’ultima vettura a trazione posteriore ad aggiudicarsi un titolo nel Mondiale Rally. Nel luglio del 1981 la produzione dell’Ascona B cessò per lasciare campo libero alla terza generazione.

Le indimenticabili: MG Metro 6R4 Gruppo B (VIDEO)

La MG Metro 6R4 è stata progettata dal Gruppo Austin Rover sulla base della Austin Metro per partecipare nel Gruppo B al Mondiale Rally. Ha gareggiato nel 1985 e 1986, riuscendo a cogliere un terzo posto come miglior piazzamento.

La minuscola MG Metro 6R4 è l’auto più adorabile nella storia del Gruppo B. La minuscola, folle 6R4 di Austin Rover fu tra le ultime arrivate alla festa del Gruppo B. Progettato con l’ausilio del team Williams di F1, il V6 da 2900 cc non turbocompresso della 6R4 dava sfogo a 410 cavalli, e in seguito fu utilizzato sulla supercar Jaguar XJ220.

La MG Metro 6R4 deriva dalla Austin Metro[2], autovettura di segmento B prodotta dal 1980 al 1990 (dalla British Leyland fino al 1981, dal Gruppo Austin Rover fino al 1987 e in seguito dal Gruppo Rover). Le versioni della Austin Metro con caratterizzazione più sportiva venivano però commercializzate con il marchio MG, prendendo il nome di MG Metro.

Pur terribilmente difficile da guidare ad alte velocità, a causa delle sue dimensioni troppo ridotte, e pur affliita da seri problemi di affidabilità, o forse in parte proprio grazie a queste “qualità”, la piccola Metro riuscì comunque a ritagliarsi un suo spazio nel cuore degli appassionati di rally nella sua breve carriera in WRC.

Momento da ricordare: Il terzo posto di Tony Pond all’esordio della vettura nel Rally di Gran Bretagna 1985.

https://youtu.be/fiEYgD-yCgs

Le indimenticabili: Ford RS200 Gruppo B (VIDEO)

La Ford RS200 è una delle protagoniste più iconoche dell’era del Gruppo B, e il fatto che si trattasse di una Ford la rese automaticamente “l’auto del popolo” tra tutte quelle del Gruppo B. Dopo aver tentato e fallito l’assalto al Gruppo B con la Escort RS1700T a trazione posteriore del 1983, la Ford se ne uscì appunto alla fine del 1985 con questa RS200 a trazione integrale, appositamente costruita per gareggiare nei rally.

Con una carrozzeria in fibra di vetro realizzata da Reliant, e un motore capace di sviluppare 400 cavalli in assetto da corsa, la RS200 pagava qualcosa a livello di potenza alle sue rivali – fatto ulteriormente aggravato dal cronico ritardo del turbocompressore unico a bassi giri.

Il motore era un 1.800 cc turbocompresso della Cosworth (BDT) e produceva 258 CV nelle versioni stradali e tra i 350 CV e i 460 CV durante le competizioni. Per le versioni stradali furono anche disponibili dei kit di potenziamento, che portavano la potenza oltre i 300 CV.

Anche se l’RS200 aveva un ottimo portamento stradale ed era molto ben bilanciata per essere competitiva, il suo rapporto peso potenza era scarso in confronto alle avversarie e il motore aveva un consistente turbo lag a bassi giri. Il terzo posto ottenuto al Rally di Svezia del 1986 da Kalle Grundel, fu la migliore posizione mai guadagnata dal veicolo nella categoria Gruppo B.

Nonostante questo, il suo design iconico (stupendo o orribile, questione di gusti) e il successo che avrebbe trovato poi nel rallycross, fan sì che la RS rimanga una vera eroina del Gruppo B, anche se nel WRC non riuscì mai a mostrare il suo potenziale.

Momento da ricordare: Il terzo posto di Kalle Grundel al debutto della RS200, al Rally di Svezia 1986.

Le indimenticabili: Peugeot 205 T16 Gruppo B (VIDEO)

Con piloti leggendari come Ari Vatanen, Michèle Mouton e Juha Kankkunen al volante, e il futuro team principal Jean Todt in cabina di regia, piccola Peugeot 205 T16 fu l’auto dominante negli ultimi anni dell’era Gruppo B.

Da sempre la Peugeot aveva avuto un ottimo rapporto con il mondiale rally grazie alle 404, 504 e 104 ma non era mai riuscita a vincere un campionato, infatti le auto che schierava erano concepite per gareggiare in gare specifiche e non avevano quella polivalenza che gli avrebbe permesso di primeggiare su tutti i terreni.

Le cose cambiarono quando la Talbot, un marchio minore della Peugeot, vinse il mondiale del 1981 con la Talbot Sunbeam Lotus, un progetto sotto finanziato ma che poteva contare sulle persone giuste. Così alla fine del 1981 la Talbot divenne Peugeot-Talbot con alla guida Jean Todt, l’ex navigatore di Guy Fréquelin, e con l’obiettivo di dare l’assalto al Mondiale nel combattutissimo Gruppo B.

La piccola Peugeot 205 T16 fu l’auto dominante negli ultimi anni dell’era Gruppo B. Quando la 205 T16 esordì nel Mondiale a metà della stagione 1984, divenne immediatamente l’auto da battere. Riuscì a vincere una prova speciale già al debutto, nel Tour de Corse 1984, e da lì avrebbe continuato conquistando la metà dei rally cui prese parte fino a fine 1986.

Con piloti leggendari come Ari Vatanen, Michèle Mouton e Juha Kankkunen al volante, e il futuro team principal (e attuale presidente FIA) Jean Todt in cabina di regia, Peugeot e la sua 205 T16 furono le vere superpotenze del WRC a metà anni Ottanta.

Momento da ricordare: le due doppiette consecutive Piloti-Costruttori nel 1985 e 1986, con Timo Salonen e Juha Kankkunen.

Le indimenticabili: Lancia Delta S4 Gruppo B (VIDEO)

Henri Toivonen vinse subito i primi due eventi cui l’auto prese parte. Ma al Tour de Corse 1986, il finlandese perse il controllo della sua Lancia Delta S4 da 550 cavali e precipitò giù per un dirupo, trovando la morte insieme al navigatore Sergio Cresto. Incidente che come detto pose fine alla storia del Gruppo B.

La Lancia Delta S4 incarnò perfettamente lo spirito brutale delle auto da rally del Gruppo B. Lancia aveva conquistato i cuori degli appassionati già con la prima auto prodotta con specifiche del Gruppo, la meravigliosa Rally 037. Ma nel 1985, la Rally 037 con la sua trazione posteriore faticò parecchio contro le rivali a 4 ruote motrici. L’aggressiva Delta S4, turbocompressa, sovralimentata e a trazione integrale, fu la soluzione della Lancia. 

Nel 1985 la situazione del Mondiale Rally rendeva necessario, per essere competitivi, il confronto con la Peugeot 205 Turbo 16 al tempo ai vertici: il campo era quindi quello dell’ormai assodata trazione integrale, aperto all’inizio del decennio da Audi con la quattro. In casa Lancia-Abarth la Rally 037 a trazione posteriore, utilizzata fino ad allora nelle gare nonché ultima vettura a 2 ruote motrici a fare suo il titolo, appariva ormai superata e non più competitiva.

Henri Toivonen vinse subito i primi due eventi cui l’auto prese parte. Ma al Tour de Corse 1986, il finlandese perse il controllo della sua Lancia Delta S4 da 550 cavali e precipitò giù per un dirupo, trovando la morte insieme al navigatore Sergio Cresto. Incidente che come detto pose fine alla storia del Gruppo B, con la FIA che decise di modificare il regolamento del WRC alla fine della stagione.

La Lancia Delta S4 fece in tempo a vincere altri tre rally dopo la morte di Henri Toivonen, mentre la sua erede, la Lancia Delta HF 4WD con specifiche del Gruppo A, ne avrebbe onorato la memoria diventando l’auto più vincente nella storia dei rally mondiali.

Momento da ricordare: La vittoria di Henri Toivonen nella gara di debutto dell’auto, il Rally di Gran Bretagan 1985

Le indimenticabili: Audi Quattro S1 Gruppo B (VIDEO)

Più potenza, fino a un massimo di 591 cavalli nel 1986, e tante soluzioni che diventarono il riferimento delle moderne auto da rally. Ma quel che più faceva, e fa, impazzire gli appassionati del WRC erano il grande alettone posteriore della Audi Quattro S1 E2.

La Audi Quattro S1 è l’auto da rally per antonomasia, la più importante di sempre. Ci sono state diverse auto che hanno cambiato le regole del gioco nel rally, ma nessuno l’ha fatto nella stessa misura della Quattro. I costruttori impegnati nel WRC erano inizialmente restii ad adottare le quattro ruote motrici sulla loro macchine, ritenendo che il peso extra e la complessità meccanica del sistema avrebbero annullato gli eventuali vantaggi.

Ma quando la prima Audi Quattro S1 debuttò nel 1980, fuori dal Gruppo B, dimostrò a tutti che una trazione integrale ben progettata era un vero affare. Nella prima metà degli anni ottanta l’Audi era impegnata con successo nel Mondiale Rally Gruppo B, schierando per prima delle vetture dotate di trazione integrale aveva rivoluzionato questa categoria dell’automobilismo, diventando in breve tempo il punto di riferimento a livello tecnico.

Tuttavia nel 1984 la Peugeot fece il suo ingresso nel Mondiale Rally con la propria 205 Turbo 16, frutto di un progetto di nuova concezione, si trattava di una vettura a motore centrale, trazione integrale e telaio realizzato appositamente per le competizioni, soluzioni tecniche ancora più competitive, subito riprese anche da altri costruttori.

Quando poi Audi produsse le versioni con specifiche Gruppo B, prima la A1 e la A2 e poi l’ancora più estrema Sport Quattro S1, la soluzione fu ulteriormente raffinata. Più potenza, fino a un massimo di 591 cavalli nel 1986, e tante soluzioni che diventarono il riferimento delle moderne auto da rally. Ma quel che più faceva, e fa, impazzire gli appassionati del WRC erano il grande alettone posteriore della Audi Quattro S1 E2, e il timbro primordiale del 5 cilindri spinto a pieni giri. Paradiso del rally.

Momento da ricordare: Hannu Mikkola e Stig Blomqvist che vincono due titoli consecutivi al volante della Audi Quattro S1, nel 1983 e 1984.

Campionato Uno Turbo ie 1992: l’anno di Antonio Viale (VIDEO)

Delle sette gare disputate, tre vanno a Dallavilla e una a ciascuno agli altri concorrenti: Andrea Navarra, Sergio Pianezzola, Sandro Sottile e Antonio Viale. Viale, Dallavilla e Navarra occupano nell’ordine anche le prime tre posizioni della classifica Under 23.

L’album dei ricordi ci riporta indietro nel tempo. Un viaggio straordinario a tappa unica. Siamo nel 1992. in Italia. L’ultima edizione del Campionato Fiat Uno Turbo ie è decisamente la più combattuta. A contendersi il successo finale quell’anno sono, infatti, cinque giovani piloti: Antonio Viale, Andrea Dallavilla, Andrea Navarra, Maurizio Perini e Sandro Sottile, che terminano nell’ordine.

Delle sette gare disputate, tre vanno a Dallavilla (Lana, Piancavallo e Sanremo) e una a ciascuno degli altri concorrenti: Navarra (Costa Smeralda), Sergio Pianezzola (Elba), Sottile (Pescara) e Viale (Limone Piemonte). Viale, Dallavilla e Navarra occupano nell’ordine anche le prime tre posizioni della classifica Under 23.

In campo femminile successo di Gabriella Scagnetti su Paola Castenetto e Roberta Rossi. A proposito di Rally della Lana, vinto da ‘Dalla’, ecco un imperdibile video della PS Campore.

Rally della Lana 1987: la firma di Dario Cerrato con la HF (VIDEO)

A vincere il Rally della Lana 1987 furono Cerrato-Cerri, alla guida della nuova Lancia Delta HF 4WD. Per l’equipaggio cuneese e la Lancia Delta quella fu la prima di una lunga serie di vittorie consecutive: cinque (record assoluto), dal 1987 al 1991.

Il 1987, anno rivoluzionario per il mondo dei rally (tutto era infatti cambiato con la scomparsa delle vetture Gruppo B), una grossa novità arrivò anche al Rally della Lana che, per la prima volta, alla ricerca di sterrati “ad hoc”, ampliò il proprio percorso fino al Monferrato.

A vincere furono Cerrato-Cerri, alla guida della nuova Lancia Delta HF 4WD. Per l’equipaggio cuneese e la Lancia Delta quella fu la prima di una lunga serie di vittorie consecutive: cinque (record assoluto), dal 1987 al 1991.

Cerrato inizia la sua carriera nei rally al Sanremo del 1975. Ben presto comincia a farsi notare nelle gare in Italia con le vetture della Opel preparate da Conrero. Cerrato ha come copilota Lucio Guizzardi, con il quale vinse la prima delle 6 edizioni conquistate, del rally della Lana a Biella, con la Opel Ascona 400.

Le altre vittorie le ottenne con Gepi Cerri nel 1987 a bordo della Delta HF 4WD, nel 1988, 1989, 1990 e 1991 tutte con la Lancia Delta integrale. Guizzardi lo traghettò anche nel passaggio dalla Opel alla squadra ufficiale Fiat sul sedile della 131 Abarth, dove ottenne il suo miglior piazzamento in una gara mondiale, al Sanremo giunse secondo.

L’avventura in fiat durò solo un anno, il 1981, ben presto ritornò sulle vetture di Conrero, a battagliare nel Campionato Italiano. Nel 1985 fu ingaggiato dal Jolly Club, per correre il campionato europeo, campionato che conquistò nel 1985 a bordo della Lancia rally, e nel 1987 con la Delta HF 4WD.

Henri Toivonen e gli anni Lancia Martini Racing (VIDEO)

Toivonen-Cresto persero la vita nel rogo della loro Lancia Delta S4 Martini Racing al Tour de Corse il 2 maggio 1986. Il loro incidente fu alla base della decisione della Fia di bandire dalle competizioni il Gruppo B.

“Non importa quanto il tempo passa, non importa cosa prende posto provvisoriamente. Ci sono cose che non verranno mai assegnate all’oblio, memorie che nessuno può rubare”. La frase eterna di Haruki Murakami calza perfettamente perfettamente ad Henri Toivonen e Sergio Cresto.

Toivonen nasce il 25 agosto 1956 a Jyvaskyla, in Finlandia. Il padre, Pauli, fu campione europeo di Rally nel 1968, e non ci pensò due volte a piazzare il piccolo Henri su un kart, quando aveva solo 5 anni. Crescendo Henri continua a dedicarsi alle competizioni su pista, sempre su kart e anche su vetture turismo, ma il richiamo dello sterrato era troppo forte, “e rally fù”.

Sergio Cresto nacque a New York il 19 gennaio 1956 ed era un copilota rally statunitense di origini italiane e sempre in giro sulle prove speciali italiane, specialmente su quelle toscane. Iniziò la sua attività come navigatore di piloti quali Gianfranco Cunico, Andrea Zanussi, Carlo Capone e, in un paio di occasioni, di Attilio Bettega, fino a diventare navigatore di Henri Toivonen all’inizio della stagione 1986 del Campionato Mondiale Rally.

Amarcord: i collaudi della Lancia Delta S4 (VIDEO)

La S4 ha sfruttato appieno le normative del Gruppo B e presentava un motore montato a metà nave e la trazione integrale per una trazione superiore su superfici sconnesse. Il motore da 1,8 litri combinava sovralimentazione e turbo per ridurre il ritardo del turbo ai bassi regimi del motore.

La Lancia Delta S4 è stata l’auto da rally del Gruppo B prodotta dalla Lancia che ha sostituito, diventandone un’evoluzione, la Lancia Rally 037. La Delta S4 ha gareggiato nel Mondiale Rally nel 1985 e nel 1986, fino a quando il Gruppo B non è stato bandito e le auto sono state escluse dalle competizioni su volere della Fia.

La S4 ha sfruttato appieno le normative del Gruppo B e presentava un motore montato a metà nave e la trazione integrale per una trazione superiore su superfici sconnesse. Il motore da 1.759 cc (1,8 L) della vettura combinava sovralimentazione e turbo per ridurre il ritardo del turbo ai bassi regimi del motore.

Il motore ha generato una potenza massima di circa 490 cavalli (360 kW e 483 CV) ma alcune fonti sostengono addirittura che il motore fosse in grado di generare oltre 500 cavalli. Nel 1985, quando gli ingegneri Lancia hanno testato il motore della S4 in condizioni estreme, ha sviluppato circa 1.014 cavalli (746 kW e 1.000 CV) a 5 bar di pressione di sovralimentazione.

La Fia applicò un coefficiente di cilindrata di 1,4 ai motori a induzione forzata e la scelta di 1.759 cc (1,8 L) ha posto la S4 nella classe inferiore a 2.500 cc, che ha consentito un peso minimo di 890 chilogrammi. Il sistema combinato twincharging è stato uno sviluppo del motore della Lancia Rally 037 che erogava 325 cavalli (242 kW) con un solo compressore.

Erik Comas, Raffaella Serra e il matrimonio in Stratos (VIDEO)

Il pilota di F1 svizzero ha voluto inventare una breve e divertente trama per celebrare la Regina dei Rally, la Lancia Stratos, grazie alla quale capitò a Biella nel 2014 e conobbe Raffaella Serra, ora signora Comas.

Circa un mese prima delle nozze vere, celebrate nel castello di Aigle in Svizzera lo scorso 14 luglio, l’ex pilota di Formula 1 Erik Comas e la biellese Raffaella Serra hanno girato un film a bordo della Lancia Stratos simulando un rocambolesco matrimonio che ha divertito centinaia di migliaia di utenti della rete. Il pilota svizzero ha, infatti, voluto inventare una breve e divertente trama per celebrare la Regina dei Rally, la Lancia Stratos, grazie alla quale capitò a Biella nel 2014 e conobbe Raffaella, ora Signora Comas.

Il video, che ha spopolato su Facebook, Instagram e YouTube, si deve al regista Alessandro Zorio, biellese e film maker di professione. Un encomio va rivolto anche alla genialità di Andrea Chiavenuto, preparatore di Mongrando che ha portato Comas al titolo Europeo Rally Auto Storiche 2017, il quale ha realizzato ed applicato un gancio traino alla Stratos senza intaccarne il prezioso telaio al fine di realizzare la scena più comica: Erik e Raffaella, in piena prova speciale del Lana Storico, effettuano un sorpassano con una roulotte, rigorosamente anni Settanta fornita dal rallysta Marco Bertinotti, agganciata alla bête à gagner.

“Doverosi e sentiti i ringraziamenti all’ amico Gabriele Bodo, a Mauro Bocchio, a Bmt Eventi, all’ associazione cronometristi biellesi per averci aiutati tecnicamente e logisticamente a realizzare questo film che, girato per scherzo, ha fatto un boom di visualizzazioni”, hanno detto i novelli sposi. Anche la beneficenza ha avuto la sua parte in questo matrimonio da favola. I coniugi Comas hanno rinunciato ai regali di nozze chiedendo ai loro invitati di effettuare una donazione al Comune di Amatrice.

“I terremotati in questo Paese sono i veri dimenticati. Nel nostro piccolo speriamo di avere contribuito a fare stare meglio qualcuno”, hanno aggiunto. Érik Gilbert Comas, dopo aver vinto un campionato di Formula 3000 nel 1990, fu ingaggiato dalla Ligier con cui rimase per un paio d’anni, ottenendo come miglior risultato il quinto posto nel Gran Premio di Francia 1992. Poi passò alla Larrousse con cui corse dal 1993 al 1994, andando a punti in altri tre Gran Premi.

Comas era intenzionato a lasciare la Formula 1 subito dopo il week-end imolese in cui perse la vita Ayrton Senna, per poi essere convinto da Gerard Larrousse a continuare fino alla fine della stagione. Dopo aver conquistato il suo ultimo punto mondiale nel Gran Premio di Germania, chiuse l’annata con il Gran Premio del Giappone, poiché nel successivo Gran Premio di Australia lasciò la sua vettura al pilota svizzero Jean-Denis Délétraz.

Da allora Comas disputò solo competizioni con vetture a ruote coperte, specializzandosi in particolare nelle gare Gran Turismo nipponiche dove divenne ufficiale Nissan. Erik segue il figlio Anthony impegnato nelle formule addestrative europee. Nel 2010 e nel 2011, tuttavia, ha vinto su Tesla Roadster il Rally Monte-Carlo des Véhicules à Énergie Alternative relativamente alla categoria riservata ai veicoli elettrici.

La voglia di vincere: il film dedicato alla S4 nel Mondiale (VIDEO)

Quando si chiamavano sceneggiati, erano le televisioni nazionali a farla da padrona. Così, come la Lancia, casa automobilistica del Gruppone nazionale, la faceva da padrona sulle PS dei rally di mezzo mondo.

Prima di Netflix, Prime Video e streaming vari, le Serie andavano in onda sulla Pay TV. Prima ancora, quando si chiamavano sceneggiati, erano le televisioni nazionali a farla da padrona. Così come la Lancia, casa automobilistica del Gruppone nazionale, la faceva da padrona sulle prove speciali di mezzo mondo. Un dominio sportivo e di comunicazione che ha portato la casa torinese ad aggiudicarsi 11 Titoli marche (quattordici se contiamo anche quelli di Fiat).

Un dominio che veniva celebrato in ogni modo possibile. Non c’è da stupirsi quindi se, nel 1987, in prima serata sulla prima rete nazionale, andava in onda uno sceneggiato dal titolo La voglia di vincere, ambientato sulle strade del Campionato del Mondo Rally.

A domare i 600 cavalli della Lancia Delta S4 nei colori Martini Racing, uno scatenato Gianni Morandi che, nei panni del vecchio campione Marco Besson (ogni riferimento onomatopeico a Miki Biasion non è puramente casuale…), vive un triangolo amoroso con la moglie Lisa, interpretata da Catherine Spaak, e l’amante Fabrizia (Milly Carlucci), una giornalista sportiva.

La trama della serie, ovviamente, è fatta per piacere alla massa: quella di Marco e Lisa è una famiglia felice, con due bambini. Tuttavia, Lisa vive, come molte moglie di piloti, con il timore che a Marco possa accadere un incidente e nella frustrazione di sentirsi al secondo posto della sua vita.

Prima di tutto le corse, e quella voglia di vincere che Besson si troverà presto a dividere con suo fratello Stefano, molto più giovane di lui: Stefano lascia la famiglia al paese arriva in casa del fratello, trova lavoro, prima come meccanico, poi come pilota, e la rivalità inizia.

Nel frattempo, le cose tra Marco e Lisa vanno male. Nel corso delle quattro puntate, Stefano si innamorerà di Lisa, lei lascerà Marco portandosi via i bambini. Marco continuerà a combattere contro suo fratello nelle gare di tutto il mondo, avrà un incidente, lascerà Fabrizia, tornerà con Lisa, ma – senza fare troppi spoiler – la storia è destinata a finire in un modo assai amaro.

Nel complesso la serie, pur contenendo molte imprecisioni rallystiche (ad esempio, i dialoghi infiniti durante le prove speciali – a bordo di una Gruppo B – oppure le note date con numeri “a caso”…), è piacevole, pur con ritmi televisivi di oltre 30 anni fa. Un piacere per gli occhi le immagini in azione che sono state girate realmente durante le gare del Campionato del Mondo Rally, dagli operatori della Belle Epoque Film di Padova, che realizzava anche i filmati ufficiali della Squadra Corse Lancia e del Gruppo Fiat.

Ovviamente, grazie al periodo in cui fu prodotta e visto il tema di cui trattava, La voglia di vincere – costata circa 3 miliardi di lire – raccolse un buon successo di pubblico, aggiudicandosi il Telegatto come “Miglior film TV italiano” e, tutt’oggi, seppur ormai introvabile, è molto richiesta dagli appassionati di rally di tutto il mondo.