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Lancia Rally Gruppo B: 037, Delta S4, ECV ed ECV2

Peugeot lancia la 205 Turbo 16, Audi aveva già inaugurato il Gruppo B con la rivoluzionaria Quattro, Lancia partecipò prima con la stupenda Lancia Rally 037 e poi la Delta S4. Ecco, fermiamoci un attimo prima. Le Gruppo B hanno segnato uno dei momenti più affascinanti e al tempo stesso tragici nella storia del rallismo mondiale e non solo. Le 037, le S4 e le EVC e ECV2, “attrici effimere” di un Gruppo S mai nato, sono state le indimenticabili protagoniste delle stagioni 1982-1986.

Torniamo insieme con la mente agli anni ’80. Si sa che sono il decennio degli eccessi in campo automobilistico. Formula Uno turbo, auto da rally turbo, utilitarie rese sportive grazie al turbo, moto con il turbo. Proprio nei rally abbiamo il cambiamento principale, l’istituzione del Gruppo B, ovvero l’ammissione ai cancelletti di partenza di vetture anche non di derivazione stradale, l’importante è che fossero omologati almeno 200 esemplari. Il motore era libero, così come l’aerodinamica e la trazione.

Peugeot lancia la 205 Turbo 16, Audi aveva già inaugurato il Gruppo B con la rivoluzionaria Quattro, Lancia partecipò prima con la stupenda Lancia Rally 037 e poi la Delta S4. Ecco, fermiamoci un attimo prima. Le Gruppo B hanno segnato uno dei momenti più affascinanti e al tempo stesso tragici nella storia del rallismo mondiale e non solo. Le 037, le S4 e le EVC e ECV2, “attrici effimere” di un Gruppo S mai nato, sono state le indimenticabili protagoniste delle stagioni 1982-1986 scandite – per il Marchio Lancia – da svariati titoli a livello mondiale, europeo e italiano, ma anche da terribili incidenti costati la vita, prima, ad Attilio Bettega, poi, ad Henri Toivonen e Sergio Cresto. Il libro è bilingue italiano-inglese.

Sergio Remondino, storico giornalista e profondo conoscitore del poliedrico mondo dei rally, ripercorre, anno dopo anno, quell’epoca indimenticabile, attraverso un testo ricco di aneddoti anche grazie alla testimonianza dell’ingegnere Sergio Limone, fra gli artefici delle Gruppo B. A completare questo prezioso volume sono le suggestive immagini di Reinhard Klein, fra i fotografi più affermati nel mondo dei rally.

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la scheda

LANCIA RALLY GRUPPO B: 037, DELTA S4, ECV, ECV2

Autore: Sergio Remondino

Copertina: rigida

Pagine: 240 pagine

Immagini: centinaia a colori e b/n

Formato: 24 x 27 cm

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 50 euro

Peso: 1,73 chilogrammi

ISBN: 9788879118477

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Lancia Delta S4 Corsa di Cardasco e Roberti

Già nel 1983, sulla pista di collaudo della Mandria, alle porte del capoluogo piemontese, erano cominciati i test di una 037 con un’impostazione del tutto simile a quella della Peugeot. Dopo due intensi e travagliati anni di sviluppo, nell’autunno del 1985 gli sforzi degli uomini Lancia – da sempre un esempio per spirito di squadra, inventiva e coraggio – verranno ripagati da un modello senza precedenti nella storia dell’auto e del motorsport. Dal progetto ‘Abarth SE038’ nasce la Lancia Delta S4.

Un libro come non ce ne sono altri. Da un’idea di Vittorio Roberti ed Alessandro Cordasco, un viaggio attraverso le idee più innovative che hanno rivoluzionato il motorsport. Storie di uomini, di tecnica e di passione. Storie che girano intorno ad un nome unico: Lancia Delta S4 Corsa, il nuovo libro di Alessandro Cordasco e Vittorio Roberti, che in omaggio offre anche 19 stampe formato A4 in alta definizione (in tiratura limitata a 300 copie con il cofanetto) delle evoluzioni della S4.

Il libro edito dalla RC Books, bilingue italiano e inglese, è a colori e conta 112 pagine e oltre 100 fotografie e 150 illustrazioni tecniche di prima mano. Le dimensioni del libro sono di 25,2 cm x 26,2 cm e il costo dell’opera a tiratura limitata è di 72,80 euro (la versione normale costa 35 euro). Una storia nota, che tra le sue racini nel lontano 1984, quando la Casa torinese affronta una stagione spartiacque.

Se la 037 a trazione posteriore – con cui l’anno precedente la Casa aveva conquistato il titolo Costruttori – sull’asfalto ha ancora molto da dire, sulla terra e soprattutto sulla neve nulla può contro lo strapotere delle sempre più evolute e potenti Audi quattro. A ridimensionare ulteriormente le ambizioni della Lancia contribuisce la nuova Peugeot 205 Turbo 16, che alla trazione integrale permanente abbina uno spaventoso motore turbo collocato trasversalmente dietro il pilota. È un’autentica rivoluzione.

Ma a Torino non erano certo rimasti con le mani in mano, anzi. Già nel 1983, sulla pista di collaudo della Mandria, alle porte del capoluogo piemontese, erano cominciati i test di una 037 con un’impostazione del tutto simile a quella della Peugeot. Dopo due intensi e travagliati anni di sviluppo, nell’autunno del 1985 gli sforzi degli uomini Lancia – da sempre un esempio per spirito di squadra, inventiva e coraggio – verranno ripagati da un modello senza precedenti nella storia dell’auto e del motorsport. Dal progetto ‘Abarth SE038’ nasce la Lancia Delta S4, una macchina destinata, nel bene e nel male, a segnare un’epoca.

Viene creato in fretta e furia un gruppo di lavoro recuperando il pochissimo know how a disposizione: capo progetto è Paolo Messori, che aveva guidato la nascita della Campagnola, con lui l’ingegner Sergio Limone, fresco di produzione della 037, direttore tecnico dei motori è Claudio Lombardi, al suo esame più importante, mentre a metter emano sulla trazione integrale e sui volumi dell’auto sarà l’ingegner Renato Sconfienza, aiutato da Bruno Giardino.

Il telaio deve essere leggero e consentire a un team dei meccanici di lavorare agevolmente durante le gare, si decide quindi per una soluzione tubolare, facile da riparare, e per ammortizzatori a parallelogramma deformabile, capaci di reggere le fortissime sollecitazioni verticali e di accelerazioni a cui l’auto sarebbe stata sottoposta. Il motore scelto era un 4 cilindri in linea da 1759 cm3 con 4 valvole per cilindro, per la prima volta i cilindri erano rivestiti di Cermetal, una ceramica che ne attutiva l’attrito. Ma la mostruosità del propulsore stava nella scelta di accoppiare al compressore volumetrico Volumex già collaudato sulla 937, un turbocompressore k27, dell’azienda KKK.

I due sistemi furono resi complementari: il Volumex potenziava l’auto ai bassi regimi, disattivandosi gradualmente quando entrava in funzione il turbocompressore che spingeva l’auto agli alti regimi. Il risultato fu un motore che assicurava prestazioni elastiche, ma straordinariamente potenti. La versione stradale della 038 aveva 250 cavalli, mentre quella omologata per le gare 480 al debutto, portata 650 cavalli nelle gare successive (grazie a una compressione del turbo che poteva superare i 2 bar, rendendo la macchina a dir poco difficile da controllare) rendendo il rapporto peso – potenza dell’auto a dir poco imbarazzante. Per fare un paragone, nel 1985, la Ferrari di Michele Alboreto aveva una potenza compresa tra 660 e i 730 cavalli, ma la 038 era destinata ad altri asfalti.

Lo sviluppo dell’auto, dopo il collaudo di Giorgio Pianta, temerario capo collaudatore Abarth, venne affidato a Miki Biasion, che anni dopo, sull’erede della 038, diverrà campione del WRC. Il bilanciamento della potenza dell’auto verrà fatto oscillare da lì in poi tra 20% – 80% e 35% – 65% tra anteriore e posteriore. L’auto è pronta, e pronte sono anche le 200 vetture che servono per l’omologazione (la leggenda dice che furono qualcuna in meno, ma poco importa oggi), l’ufficio marketing battezza l’auto con il nome di Lancia Delta (per legarla comune a un’auto già negli autosaloni) S (come Sovralimentata) 4 (per le 4 ruote motrici). La Lancia Delta S4 fa bella mostra di sé nelle concessionarie della rete vendite Lancia, ma non la compera nessuno. È normale, e poco importa. L’auto non è nata per la grande distribuzione e i 200 esemplari prodotti e omologati con la sigla B276 servono solo per omologare per i rally con la sigla B276 02-01 ES la versione da gara.

I primi ad ascoltarne il rumore sono gli spettatori del rally della Costa Smeralda: l’auto, guidata dai finlandesi Markku Allen e Ilkka Kivimaki fa da apripista alla manifestazione e viene così provata su un tracciato vero. La S4 convince e preoccupa gli addetti ai lavori di lingua svedese e i francesi di casa Peugeot.

L’esordio al mondiale Rally è per l’ultima tappa della stagione 1985, in Inghilterra. Due gli equipaggi in gara: Markku Allen – Ilkka Kivimaki e Henri Taivonen – Neil Wilson che si aggiudicano 43 delle 65 prove speciali e i primi due posti nella classifica finale. Il guanto di sfida è lanciato, le concorrenti sono avvisate. Chi vuol vincere nella stagione 1986 deve fare i conti con i tre equipaggi Lancia. In particolar modo con il duo Taivonen – Wilson che sembra, meglio degli altri, essere riuscito a domare la Delta S4.

La stagione del Campionato Mondiale Rally del 1986 verrà ricordata come una delle peggiori di sempre. Agli scontri tra case costruttrici, alle squalifiche, alle riammissioni e alla cancellazione della tappa di Montecarlo, con il passaggio del titolo di Campione del mondo piloti da Allen su lancia a Kankkunen su Peugeot, si aggiunge il triste luttuoso epilogo della morte del pilota lancia Taivonen e del suo copilota Cresto al rally della Corsica. Una stagione che determinerà la definitiva scomparsa del Gruppo B e l’uscita di scena della Lancia Delta S4 dal WRC.

La Lancia Delta S4 è stata l’auto della svolta in casa Lancia. Pur avendo avuto un tragico epilogo è stata portatrice di una sorta di patrimonio genetico che partiva dai cromosomi da corsa della Lancia Beta Montecarlo, passando per la 037 e poi trasferiti alla Lancia Delta HF Integrale, che dominerà il gruppo A del WCR dal 1988 al 1992. Prima Lancia a trazione integrale, la S4 è stata un’auto speciale nata dal faticoso ed entusiasmante lavoro di un gruppo di persone, a loro volta speciali, che dovevano in breve tempo portare alla vittoria un marchio, seguendo una strada mai percorsa prima, usando competenza, intuizione, genio e soprattutto sinergia.

Un’auto che risultava estrema, ma che obbediva a un regolamento che rispondeva ad una sola legge: quella dello spettacolo, riconcorso ad ogni curva o tornante da folle di appassionati che si accalcavano lungo i tracciati, per vedere sfrecciare auto dalle potenze incredibili che solo pochi piloti erano in grado, ma soprattutto avevano il coraggio di guidare. Auto e piloti di altri tempi. Meccanica di avanguardia, che aveva bisogno però del talento e del coraggio di chi pestava sul gas. Gente che non temeva nulla, disposta a rischiare e rimetterci, anche la vita. Un’epoca di esagerazione che sarebbe tramontata proprio con la Lancia Delta S4.

Ecco perché un’auto che non ha vinto il titolo mondiale e che difficilmente si vedrà per strada, può arrivare a una valutazione di 1 milione di euro. Non roba per youngtimer quindi, ma riservata a chi conosce la storia delle corse e degli uomini che l’hanno fatta grande. Roberti e Cardasco la raccontano, però, con una visione editoriale inedita.

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la scheda

LANCIA DELTA S4 CORSA

Autore: Alessandro Cardasco, Vittorio Roberti

Copertina: rigida

Pagine: 112

Immagini: oltre colori e b/n + 19 stampe della S4

Formato: 25,2 x 26,2 cm

Editore: RC Books

Prezzo: 35 euro (versione normale) 72,80 euro (limited edition)

Peso: 1,12 chilogrammi

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Giuseppe ”Pucci” Grossi in un libro: Torno subito

Questo libro, nato per volontà della moglie Sara e dei figli Michela e Angelo, ripercorre la vita privata e sportiva di questo poliedrico personaggio, avvalendosi della testimonianza di chi l’ha conosciuto davvero ma anche di un ricco repertorio iconografico. L’opera è arricchita da un intero capitolo sulla carriera rallistica di Giuseppe Grossi scritto dal giornalista e amico Leo Todisco Grande.

Giuseppe ”Pucci” Grossi è stato un brillante imprenditore, erede di una famiglia che ha creato all’inizio del Novecento l’hotellerie di Rimini e della Costa romagnola, un ideatore e promotore di manifestazioni di successo, un trascinatore infaticabile che ha portato in giro per il mondo gruppi di indomiti motociclistici. Ma Grossi, per tutti solo e soltanto “Pucci”, è stato soprattutto un uomo di sport a tutto tondo: dagli esordi in mare con il surf, alle motociclette, con l’impegno nella regolarità e nel fuoristrada, per poi passare alle quattro ruote con il debutto nel mondo dei rally. Proprio in questo specifico ambito “Pucci” Grossi ha costruito la sua fama, divenendo indiscusso protagonista “su terra” e collezionando titoli a ripetizione.

Questo libro, nato per volontà della moglie Sara e dei figli Michela e Angelo, ripercorre la vita privata e sportiva di questo poliedrico personaggio, avvalendosi della testimonianza di chi l’ha conosciuto davvero ma anche di un ricco repertorio iconografico. L’opera è arricchita da un intero capitolo sulla carriera rallistica di Giuseppe Grossi scritto dal giornalista e amico Leo Todisco Grande. Con la prefazione del presidente dell’Aci, Angelo Sticchi Damiani.

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la scheda

GIUSEPPE ”PUCCI” GROSSI: TORNO SUBITO

Autore: Pier Luigi Martelli

Copertina: flessibile

Pagine: 168

Immagini: centinaia a colori e b/n

Formato: 24 x 27 cm

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 44 euro

Peso: 1,12 chilogrammi

ISBN: 9788879118316

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Quei rally con il Cavallino di Tonino Tognana

Nel corso della sua carriera agonistica, Tonino Tognana è alla guida di ben 31 diverse vetture, riuscendo a vincere al debutto per ben 10 volte. Unico pilota nella lunga storia della Ferrari ad aver portato una vettura del Cavallino rampante alla vittoria, nel 1982, di un Campionato Nazionale dei Rally Internazionali, da sempre dominato da tutte le altre Case automobilistiche.

Non solo Cavallino. Tonino Tognana nasce a Treviso nel maggio 1955, quinta generazione di una famiglia di industriali che dal settore dei laterizi ha poi diversificato nel 1946, grazie al padre, nel mondo della ceramica e porcellana da tavola. Unico figlio maschio con quattro sorelle, fin da bambino indirizza la sua passione principalmente alle automobili da corsa. Dopo anni di apprendistato con le Opel, grazie ai buoni risultati conseguiti riesce a guidare vetture competitive semi ufficiali e/o ufficiali delle varie Case, dalla Fiat Abarth, alla Ferrari, alla Lancia, ed infine alla Porsche.

Nel corso della sua carriera agonistica è alla guida di ben 31 diverse vetture, riuscendo a vincere al debutto per ben 10 volte. Unico pilota nella lunga storia della Ferrari ad aver portato una vettura del Cavallino rampante alla vittoria, nel 1982, di un Campionato Nazionale dei Rallies Internazionali, da sempre dominato da tutte le altre Case automobilistiche.

Si ritira dalla carriera semi-professionistica già all’età di 28 anni, per dedicarsi alle aziende di famiglia. Le pagine di questo libro, ricche di aneddoti e di curiosità, raccontano molto del Tonino pilota e sarà facile, scorrendo il racconto, capire che in lui “cervello-fegato e piede” si combinavano benissimo. Rimane comunque il dubbio su fin dove questa combinazione di qualità lo avrebbe portato se non avesse smesso di battagliare nel suo momento migliore. Ma a fine libro ognuno si sarà fatto la sua idea e si darà la risposta giusta. A completamento dell’opera un DVD che racconta, con immagini originali e inedite, la cavalcata vincente del 1982 con la Ferrari 308 GTB.

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la scheda

QUEI RALLY CON IL CAVALLINO

Autore: Tonino Tognana

Copertina: rigida

Pagine: 288 + DVD

Immagini: oltre 500 a colori e b/n

Formato: 22,5 x 25,5 cm

Editore: Asi Service

Prezzo: 39 euro

Peso: 1,42 chilogrammi

ISBN: 978-8898344758

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Il WRC 2020 raccontato da McKlein in Rallying

Come tutti gli sport professionali, il rally si è fermato immediatamente. Sarebbero passati quasi sei mesi prima che il WRC ripartisse, in grande stile, in una nuova sede, in Estonia. Da quel momento, a settembre, lo spettacolo è tornato alla grande. Per molti, il 2020 sarà l’anno da cercare di dimenticare, ma nel WRC si è rivelato un anno davvero memorabile.

The show must go on, lo spettacolo deve continuare. Il titolo della canzone dei The Queen si presta perfettamente al Campionato del Mondo Rally 2020. A marzo, proprio quando il virus Covid-19 ha iniziato a diffondersi rapidamente in Europa, il WRC era in Messico, completando prematuramente il terzo round della stagione.

Come tutti gli sport professionali, il rally si è fermato immediatamente. Sarebbero passati quasi sei mesi prima che il WRC ripartisse, in grande stile, in una nuova sede, in Estonia. Da quel momento, a settembre, lo spettacolo è tornato alla grande. Per molti, il 2020 sarà l’anno da cercare di dimenticare, ma nel WRC si è rivelato un anno davvero memorabile.

Nuove sfide, nuovi rally, nuove rivalità e un nuovo nome in cima al campionato: il gallese Elfyn Evans sembrava essere l’uomo da prendere, ma alla fine Sébastien Ogier ha prevalso ancora una volta. Rallying 2020 – Moving Moments è il resoconto definitivo di questa storica stagione WRC, in parole e immagini (414 a colori).

Oltre al WRC, questo libro include recensioni delle stagioni WRC2, WRC3, JWRC e del Campionato Europeo, oltre a colorati retroscena che hanno avuto un impatto sul rally nel 2020. Questo è solo un assaggio di quello che c’è dentro Rallying 2020 – Moving Moments, un must-have per tutti gli appassionati!

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la scheda

RALLYING 2020

Autori: Colin McMaster, David Evans

Copertina: rigida

Pagine: 224

Immagini: centinaia a colori

Formato: 30 x 21 cm

Editore: McKlein Publishing

Prezzo: 50 euro

Peso: 1,4 chilogrammi

ISBN: 978-3947156320

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La Lancia Delta Gruppo A in due volumi dell’ASI

Nel primo volume, arricchito dalla prefazione di Miki Biasion, vengono ripercorse le gesta sportive della Delta Gruppo A, con le relative schede tecniche ed i disegni in trasparenza di tutte le versioni. Corredano questa parte le bellissime ed esclusive immagini originali di Actualfoto.

La Lancia Delta Gruppo A è una delle vetture da corsa più vincenti di tutti i tempi. Un mito, che ha raccolto 46 successi in gare di Mondiale Rally e conquistato sei titoli Costruttori consecutivamente, più quattro titoli iridati Piloti con Biasion e Kank kunen. Un elogio del made in Italy che non può e non deve cadere nel dimenticatoio e che l’ASI ha deciso di celebrare con due volumi scritti dal giornalista Sergio Remondino e dall’ingegnere Sergio Limone.

Nel primo volume, arricchito dalla prefazione di Miki Biasion, vengono ripercorse le gesta sportive della Delta Gruppo A, con le relative schede tecniche ed i disegni in trasparenza di tutte le versioni. Corredano questa parte le bellissime ed esclusive immagini originali di Actualfoto.

Poi, ad arricchire ulteriormente l’opera, c’è una seconda parte relativa ai test ed agli sviluppi scritta da uno dei principali artefici dei successi Delta, l’ingegnere Sergio Limone. Il progettista torinese rivela una serie di informazioni, con un testo esauriente e ricco di particolari inediti scritto a quattro mani con Luca Gastaldi. Completano questa sezione del primo volume le rarissime immagini scattate all’epoca dallo stesso Limone ed un documento unico: la lista completa di tutte le Delta realizzate all’Abarth, con tutte le informazioni relative ad ogni esemplare.

la scheda

LANCIA DELTA GRUPPO A

Autori: Sergio Remondino e Sergio Limone

Copertina: rigida

Pagine: 272

Immagini: oltre 400 in bianco e nero e a colori

Formato: 21 x 29,7 cm

Editore: ASI

Prezzo: 50 euro

Peso: 1,6 chilogrammi

ISBN: 978-8898344734

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Jon Desborough e il romanzo di rally Braking Point

“L’estate sembrava il momento giusto per scrivere”. Racconta Jon Desborough ha trascorso il suo tempo a commentare il World Rally Championship, tenendo viva l’App dello sport, AllLive. “Il WRC è un luogo selvaggio ed esotico in cui competere, ma non contiene ricatti e inganni”, dice. “Ho pensato di cambiarlo”.

La narrativa e, in particolare i romanzi, nell’editoria sportiva sono merce rara. Il presentatore di WRC AllLive, Jon Desborough , ha trasformato i suoi quindici anni di esperienza nel Campionato del Mondo Rally in un breve romanzo dal titolo Braking Point. “Immagino di aver fatto come tanti nel nostro lavoro. Non appena il Coronavirus ci ha chiusi in casa, ho visto un futuro incerto, pieno di ansia e di interminabili giornate senza niente da fare”, racconta Desborough.

“L’estate sembrava il momento giusto per scrivere”. Desborough ha trascorso il suo tempo a commentare il World Rally Championship, tenendo viva l’App dello sport, AllLive. “Il WRC è un luogo selvaggio ed esotico in cui competere, ma non contiene ricatti e inganni”, dice. “Ho pensato di cambiarlo”.

Per prima cosa, ha dovuto creare un campione britannico, qualcosa che la Gran Bretagna non ha avuto per quasi vent’anni. “Quel campione è Callum George, in parte gallese, in parte scozzese, con un perfetto DNA da rally. Poi l’ho lasciato cadere nei guai più che potevo”, aggiunge.

“Braking Point è ambientato in quella che io chiamo un’epoca d’oro del motorsport. Ma è pieno di ispirazione dall’inizio del secolo ed è un po’ un omaggio ai giorni di gloria di Colin McRae (campione del mondo 1995) e Richard Burns (2001). “È stato molto divertente scrivere, i rally sono uno sport facile da manipolare, ricchi di colpi di scena e, come un buon rally del WRC, parte rapidamente e diventa sempre più veloce”, prosegue Jon Desborough.

“La crisi causata dal Coronavirus mi ha incastrato. Così ho deciso di autopubblicarmi un libro, un romanzo. Alcuni pensieri creativi e l’aiuto degli amici del circus hanno trasformato le parole in un libro brossurato, auto-pubblicato, scritto in Dorset e stampato e venduto ovunque. “È stato uno sforzo di squadra, ma gli amici e fan mi hanno aiutato a progettare e illustrare la mia storia. Sono particolarmente orgoglioso della copertina”.

la scheda

BRAKING POINT

Autori: Jon Desborough

Copertina: morbida

Pagine: 160

Editore: Kellys Guides

Prezzo: 9 euro

Peso: 505 grammi

ISBN: 9780993553622

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Lele Pinto: la vita di un protagonista in un libro

Un libro dedicato a Lele Pinto, uno dei primi piloti italiani professionisti tra gli anni Sessanta e Settanta. Diviene pilota seguendo il fratello maggiore Enrico, campione italiano di velocità in circuito nel 1966 su Fiat Abarth 595. Correndo con Fiat e Lancia, Lele diviene uno dei portacolori del rallysmo italiano.

“Un paese Di… Pinto. 1975, Suvereto, Coppa Liburna. Una Stratos biancorossverde e Lele in fuga per la vittoria. Viaggio in un mondo che c’è più dentro la storia di un ragazzino che con quelle immagini ha ricevuto il suo battesimo da corsa. L’esplosione di una passione. Abbagliati dalla batteria di fari supplementari, stordito dal rombo lacerante del motore, mitragliato da una fittissima pioggia di fastidiosissimi sassolini, soffocato da un’opprimente ondata di polvere. Una Lancia Stratos con i colori Alitalia entra completamente di traverso nel mio cuore. Ho otto anni. E quella è la prima cosa che vedo nella mia vita. Succede di notte. A Suvereto, un paesino in provincia di Livorno”.

Il racconto è del direttore di Autosprint, Andrea Cordovani. Ed l’attacco della prefazione del nuovo libro “Lele Pinto – la pista, i rally i collaudi” del trio Bandini-Carrara-Parra, solito a sorprese editoriali molto apprezzate perché equiparabili a lavori artigianali di massima qualità Passione, competenza, ricerca. Tre parole chiave che hanno guidato gli autori nella raccolta di storie, informazioni e riflessioni su un grande pilota italiano, che non ha avuto in realtà la fama e la gloria che meritava.

Pinto, uno dei primi piloti italiani professionisti tra gli anni Sessanta e Settanta. Diviene pilota seguendo il fratello maggiore Enrico, campione italiano di velocità in circuito nel 1966 su Fiat Abarth 595. Correndo con Fiat e Lancia, Lele diviene uno dei portacolori del rallysmo italiano. Si cimenta con successo anche in qualche cronoscalata, la sua partecipazione nel 1970, alla Iglesias-Sant’Angelo, con conseguente vittoria nell’assoluta è ancor oggi nell’albo della corsa sarda, conseguita a bordo di un prototipo Lancia FM Special, su base Lancia Fulvia.

La sua migliore stagione resta il 1972 con la Fiat 124 Sport Spider, quando vince il Campionato Europeo Rally e la Mitropa Rally Cup, trionfando in sei rally: Costa Brava, Hessen, Semperit, Polonia, Jugoslavia e Mille Minuti. Nel 1974, sempre a bordo della Fiat 124 Abarth, vince il Rally del Portogallo, valido per il Mondiale Rally.

In seguito torna alla Lancia, e a bordo della Stratos arriva terzo nel Rally del Portogallo e nel Rally di Sanremo 1976, e ottiene il secondo posto al Tour de Corse 1977, fino ad arrivare a ricoprire per molti anni il ruolo di collaudatore nel Gruppo Fiat-Lancia.

Un personaggio che ha scritto pagine indelebili del rallysmo italiano, Lele Pinto. Storia e storie del nostro sport che rischiavano di andare perse, se Mauro Parra, titolare di Saradecals, non avesse raccolto tutto in uno splendido volume di 180 pagine in carta patinata e ricco di foto inedite in bianco e nero e a colori, firmate Actualfoto e Attualfoto, ossia Roberto Piccinini e Antonio Biasioli.

“Aneddoti ce ne sarebbero tanti, ma rammento come fosse ieri una prova molto particolare in funzione del Safari Rally. Era fine novembre 1987 e, prima di partire per l’Africa, per il primo ciclo di prove in loco, in preparazione della vittoriosa gara del 1988, facemmo il “test guadi” utilizzando una profonda e lunga buca piena di acqua che era disponibile alla Mandria, in un tracciato normalmente usato per veicoli militari. Provammo e riprovammo, non ricordo quante volte, restando nei primi tentativi regolarmente bloccati in mezzo al percorso, appesi al roll-bar per evitare l’acqua (gelida che raggiungeva i cuscini dei sedili, attesa che un trattore ci tirasse fuori”. Solo uno dei tanti aneddoti che arricchivano la vita di Lele Pinto, raccontati da Vittorio Roberti nella prefazione di questo nuovo libro.

Siamo solo a pagina 16 e la curiosità diventa voracità. Da leggere e da rileggere. Con immagini uniche in cui perdersi, studiando i dettagli più banali come le pietre che schizzano via in curva a mo’ di colpi di mitraglietta. La carriera sportiva dettagliatamente ricostruita e le sue macchine. Persino l’Osella delle cronoscalate. Racconti e illustrazioni. Fino alla carriera da collaudatore.

la scheda

LELE PINTO – LA PISTA, I RALLY, I COLLAUDI

Autori: Mauro Parra, Luca Bandini, Alessandro Carrara

Copertina: morbida

Pagine: 184

Immagini: oltre 200 in bianco e nero e a colori

Formato: 21 x 29,7 cm

Editore: Seradecals

Prezzo: 35 euro

Peso: 1,4 chilogrammi

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Una vita da Rally: in libreria quella di Massimo Grosso

Una parte di noi rimane bambina. Con i sogni e i desideri nati nell’età dell’incoscienza mai sopiti del tutto. ”Una vita da Rally” inizia dalle fantasie di un ragazzino che lavorava nell’officina di papà. Irrimediabilmente attratto da quel mondo rumoroso e colorato delle auto da rally che aveva imparato a conoscere attraverso le fotografie e soprattutto da quel poster appeso in officina che raffigurava la 131 Abarth.

Una vita da Rally, il racconto in chiave ironica e divertente di un ragazzino che, nato fra automobili e profumo di olio e di benzina respirati nell’officina del papà, sogna il mondo colorato e rombante dei rally. Un ambiente al quale si avvicina con discrezione, ma che riuscirà col tempo a trasformare da fantasie di un ragazzino che fantasticava osservando un poster della Fiat 131 Abarth Rally (non uno qualunque) nella realtà di una vita intera vissuta intensamente fra le auto da corsa.

Inutile negarlo. Una parte di noi rimane bambina. Con i sogni e i desideri nati nell’età dell’incoscienza mai sopiti del tutto. “Una vita da Rally” inizia dalle fantasie di un ragazzino che lavorava nell’officina di papà. Irrimediabilmente attratto da quel mondo rumoroso e colorato delle auto da rally che aveva imparato a conoscere attraverso le fotografie e soprattutto da quel poster appeso in officina che raffigurava la 131 Abarth.

Forse non ha mai smesso di sognare quel ragazzino. Anche oggi dove a 57 anni suonati ha deciso di raccontare la sua storia attraverso alcuni aneddoti, assolutamente autentici, che hanno accompagnato oltre trentacinque anni di carriera nel mondo dei rally. Lo ha fatto quasi sempre con ironia, con l’obiettivo di rendere divertente il suo racconto. Perché in fondo si cresce e si invecchia, ma dentro ad ognuno di noi rimane sempre una piccola parte che rimane bambino. Per incontrarlo è sufficiente fare un viaggio nel proprio passato.

L’autore, Massimo Grosso, giornalista sportivo, è passato da giovane inviato di una radio privata a reporter per alcune riviste specializzate nazionali, senza dimenticare che nell’ambiente delle corse, soprattutto in Piemonte, è conosciuto come speaker di numerose manifestazioni automobilistiche. Il libro può essere richiesto direttamente all’autore, acquistato sugli store di Amazon, su Lulu.com, oppure si può ordinare presso tutte le librerie delle vostre città.

Libri su Storie di Rally

la scheda

UNA VITA DA RALLY

Autore: Massimo Grosso

Copertina: morbida

Pagine: 184

Immagini: oltre 100 in bianco e nero e a colori

Formato: 15,2 x 22,9 cm

Editore: Youcanprint

Prezzo: 23 euro

Peso: 411 grammi

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Il Campionato Italiano Rally dalle origini ad oggi

All’inizio nascono le prime due ”scuole”: quella ligure, rappresentata da Gigi Taramazzo, da Leo Cella e Franco Patria, e quella veneta con il primo ”super campione”, Arnaldo Cavallari, scopritore di Sandro Munari, che presto, anche grazie all’impegno di Lancia e Fiat, renderà popolare il rally made in Italy nel mondo. In questo scenario, negli anni, si susseguono nomi del calibro di Miki Biasion, Dario Cerrato sino a Paolo Andreucci.

Nel 2021 il Campionato Italiano festeggia il suo sessantesimo anno di età. La prima edizione si disputò infatti nel 1961, iniziando dalla Coppa Riviera di Ponente. C’è voluto qualche anno perché la specialità trovasse una sua dimensione affrancandosi da formule troppo legate alla regolarità o più velocistiche.

Oggi, il Campionato Italiano Rally (abbreviato come CIR) è il più importante campionato automobilistico per vetture da rally, organizzato dall’organizzazione ACI Sport, a livello nazionale. Composto da una serie di prove di rally sul territorio nazionale, su asfalto e su terra, che assegnano al termine di ogni stagione il titolo nazionale della specialità.

Il Campionato Italiano Rally è composto da un numero variabile di gare che vengono disputate in varie Regioni italiane tra la primavera e l’autunno. In particolare è composto da gare di abilità e a cronometro da disputare su diversi fondi stradali, per le quali il regolamento più recente prevede una lunghezza minima del percorso.

All’inizio nascono le prime due “scuole”: quella ligure, rappresentata da Gigi Taramazzo, da Leo Cella e Franco Patria, e quella veneta con il primo “super campione”, Arnaldo Cavallari, “scopritore” di Sandro Munari, che presto, anche grazie all’impegno di Lancia e Fiat, renderà popolare il rally “made in Italy” nel mondo. In questo scenario, negli anni, si susseguono nomi del calibro di Miki Biasion, Dario Cerrato sino a Paolo Andreucci.

Legato, soprattutto nei suoi primi anni, alla storia sportiva della Lancia che ne ha vinte ben 27 edizioni, il Campionato Italiano Rally dimostra con il passare del tempo di essere uno dei campionati più validi e completi della specialità. Grandi campioni si sono affrontati lungo le prove speciali di questo Campionato, così come alcune delle manifestazioni che ne hanno fatto da sempre parte, come il Rally di Sanremo, sono poi diventate appuntamenti del Campionato del Mondo Rally.

Il volume ripercorre questa lunga storia dalle origini sino ad oggi con una sezione introduttiva dedicata ai “primordi”, dal 1961 al 1970. Specifici capitoli trattano gli “anni d’oro” – dal 1970 al 1999 – per poi arrivare ad un lungo capitolo finale che si spinge sino ai nostri giorni. L’opera, riccamente illustrata con materiale per lo più inedito, è completata dalle classifiche di tutti i rally, riportando per ognuno gli equipaggi che sono finiti sul podio. Un volume per gli appassionati e per i neofiti ma anche un indispensabile strumento per gli addetti ai lavori.

Libri su Storie di Rally

la scheda

CAMPIONATO ITALIANO RALLY DALLE ORIGINI AD OGGI

Autore: Franco Carmignani

Copertina: rigida

Pagine: 288

Immagini: in bianco e nero e a colori

Formato: 24 x 27 cm

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: disponibile da ottobre

Peso: 1,1 chilogrammi

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100 anni di Storie di Rally 2: appuntamento con la storia

Scoprire che cosa erano i rally per meglio comprendere cosa sono diventati nel Terzo Millennio. Un’opera che rappresenta un altro viaggio dalle origini del rallysmo ad oggi che i lettori faranno insieme a noi, attraverso la selezione delle storie più belle pubblicate sul nostro sito e riadattate ad un volume da collezione stampato su una bellissima carta. Una storia, quella dei rally, raccontata in cinquantasette storie e centinaia di aneddoti.

Una storia, quella dei rally, raccontata in cinquantasette storie e centinaia di aneddoti, come era già avvenuto con “100 anni di Storie di Rally 1”, che tanti consensi ha riscosso sia in Italia sia all’estero. E proprio cogliendo la voglia di storie e aneddoti collocati temporalmente, con netto anticipo su quelli che erano i programmi originali, è arrivato anche “100 anni di Storie di Rally 2”, un altro elegantissimo volume che è da leggere tutto d’un sorso e da abbinare – non è un obbligo, ma è vivamente consigliato – al primo volume.

“100 anni di Storie di Rally 2” rappresenta un altro viaggio dalle origini del rallysmo ad oggi che i lettori faranno insieme a noi, attraverso la selezione delle storie più belle pubblicate sul nostro sito e riadattate ad un volume da collezione stampato su una bellissima carta. In quest’opera sono presenti anche alcune inedite immagini legate ad alcune storie, mentre “100 anni di Storie di Rally 1” è senza immagini. Una storia tante storie, una lettura tante letture per non dimenticare, per sapere e per tramandare.

Scoprire che cosa erano i rally per meglio comprendere cosa sono diventati nel Terzo Millennio. Di seguito le storie trattate nel libro, aneddoti esclusi: Claudio Maglioli: il Mago dei motori; Flying Finn: passione e professione; La Scuderia Lancia e le radici della HF; Jolly Club, una storia firmata Angiolini; La storiaccia delle Mini al “Monte” 1966; Il MonteCarlo 1968 dice Porsche 911; La verità sulla nascita della Stratos HF; La prima del Sanremo iridato a Sestriere; Rally Race 1972: viaggio senza ritorno; Quel Rally Londra-Sahara-Monaco 1954; Il WRC 1974 e la crisi petrolifera; RAC 1976: che botta Heinz Walter Schewe; L’errore che costò il titolo a Besozzi; Il RAC 1979 e le previsioni Fiat per il 1980; Virgilio Conrero prepara l’assalto al CIR; Targa Florio 1980: “il Prete” centra “Vuda”; Toivonen e l’attacco di panico vincente.

E ancora: Quel Sanremo 1981 firmato Mouton-Pons; Le Talbot Sunbeam Lotus campionesse; Peugeot 505 TD: la sfida diesel nei rally; Gruppo B, sogni e incubi col senno di poi; Henri e l’escalation al vertice del Gruppo B; KKK aiuta il rivale Alen al RAC 1985; Kankkunen vince il Rally di Svezia 1986; KKK e le due dita umane nel radiatore; Acropoli 1986: Ericsson aiuta Blomqvist; Safari 1986: la doppietta Toyota; Gruppo S, Gruppo A, “Brodini” e WRC; “Monte” 1987: il debutto della Delta HF; Alen “sfortunato” navigatore di Pinto; Biasion e il primo titolo con la Delta HF; Franco Cunico e i suoi Rally di Piancavallo; WRC 1995, il Mondiale delle sorprese.

Non è finita: Il Tour de Corse beffa per Bruno Thiry; Liatti e il test pre-Sanremo della Seat; Higgins batte Cunico al Memorial Bettega; Dal fallimento in F1 nasce la 206 WRC; Marcus Gronholm incubo di Jani Pasonen; Petter Solberg e la “prima” al RIS; Australia 2004: Loeb in fuga su Rovanpera; Giandomenico Basso sul tetto d’Europa; Svezia 2004: impresa straordinaria; WRC 2012: stagione di grandi cambiamenti; Come chiudere la carriera da campione; Citroen Sport dice basta: via dal WRC; Carlos Sainz vince la terza Dakar Rally; Compagnia della spinta: il bello dei rally; Corsi e ricorsi storici del rally di Svezia; La prima di un gallese in Svezia su “terra”; Herman Jenny, papà del Costa Smeralda; All’Aci piaceva tanto la Targa Florio; Martin Holmes: l’uomo, la penna, i rally; Il WRC 2020 fermato dall’epidemia di Covid; Il ritorno di Giorgioni-Boglietti nei rally, eccetera…

Questo libro arricchisce la saga della Collana Editoriale Storie di Rally, confermando la sua innata predisposizione nel raccontare la storia dei rally attraverso aneddoti ordinati cronologicamente e l’importanza dell’integrazione tra sito internet e mezzo di comunicazione cartacea. Un libro che non deve mancare nella collezione di un vero appassionato di rally.

Libri su Storie di Rally

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100 ANNI DI STORIE DI RALLY 2

Autore: Marco Cariati

Collana: Storie di Rally

Copertina: rigida o morbida

Pagine: 224

Immagini: diverse in bianco e nero

Formato: 16 x 23 cm

Editore: Storie di Rally

Prezzo: 20 euro (copertina morbida) 25 (copertina rigida)

Peso: 458 grammi

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Carriere Spezzate: Leo Cella e Franco Patria by Renato Ronco

Renato Ronco, storica voce dei rally su Radio MonteCarlo, racconta le carriere dei due più grandi piloti liguri degli anni Sessanta del secolo scorso, morti tragicamente troppo presto. Carriere che in parte s’intrecciano, si uniscono, si susseguono racconta lo spaccato di un’epoca, ricostruendone alla perfezione l’ambiente. Ad accompagnare le due storie, suggestive ed esclusive immagini d’epoca.

Franco Patria e Leo Cella erano due ragazzi vissuti a Sanremo, ai margini della terra di Liguria. Quindi ai margini di un’Italia contadina e montanara, ma benestante e ricca di nascenti opportunità. Li accomuna, oltre al tragico destino, l’essere cresciuti lontano dai gangli del motorismo agonistico italiano, finendo per diventarne degli eroi e, al contempo, delle vittime da sacrificare sull’altare della velocità. Due talenti eccezionali. Due carriere, le loro, ricche di soddisfazioni e circondate da altrettanta invidia. Dai rally alla pista rapidamente avevano scalato le tappe del successo per arrivare entrambi alle soglie del mito: l’ingaggio alla Ferrari.

Ma la vita può ribaltare tutto in qualunque momento. Può tenderti trappole anche mortali quando meno te lo aspetti, anche quando sei ad un metro dalla realizzazione di un sogno. Ne è un esempio Henri Toivonen, deceduto troppo presto nell’anno che avrebbe dovuto consacrarlo a campione del mondo rally e che invece ce lo consegnò morto e vittima di una politica economica e sportiva che non aveva nulla di umano. Forse sarà per questo che ogni pilota la vive a 13.000 giri. Come Toivonen, ne sono un esempio, ancor prima, Leo Cella e Franco Patria.

Tornando al nuovo libro (Carriere Spezzate – Leo Cella e Franco Patria) della voce storica dei rally iridati di TMC – Tele MonteCarlo, il giornalista Renato Ronco, Franco Patria, ci lasciò proprio quando era ormai nell’anticamera di Maranello. E l’altro, Leo Cella, che nella stanza del “Drake” era entrato, aveva preferito rinviare l’approccio per eccesso di scrupolo e senso di responsabilità. Due caratteri diversi per due piloti fortissimi. Il paradosso: Patria, istintivo ed aggressivo, muore giovanissimo da fermo per l’errore fatale di un altro pilota sulla pista di Monthlery. E Cella, preciso, metodico e prudente, muore in un test banale sulla pista di Balocco con un’Alfa Romeo Sport “33” che lo tradisce.

Il racconto delle due carriere che in parte s’intrecciano, si uniscono, si susseguono racconta lo spaccato di un’epoca, ricostruendone alla perfezione l’ambiente, quello del mondo delle competizioni automobilistiche degli anni Sessanta del Novecento che continua ad affascinare enormemente gli appassionati. Storie di sport vissuto al limite e goduto solo in parte. Storie di carriere incrociate e di carriere spezzate. L’opera, edita dalla Ephedis dei fratelli Borgogno, è prenotabile attraverso il sito della casa editrice al costo di 20 euro.

Libri su Storie di Rally

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CARRIERE SPEZZATE – LEO CELLA E FRANCO PATRIA

Autore: Renato Ronco

Collana: Reparto Corse Lancia

Copertina: morbida

Pagine: 160

Immagini: diverse in bianco e nero

Formato: 14 x 21 cm

Editore: Ephedis Edizioni

Prezzo: 20 euro

Peso: 280 grammi

Storia del San Martino di Castrozza 1964-1977 di Biasioli

Il 1963 fu dedicato alla ricerca del percorso. L’anno dopo il rallye era pronto: il percorso prevedeva 1600 chilometri snodantisi nella suggestiva cornice delle Dolomiti, lungo i quali le strade sterrate si intrecciavano e si confondevano con il paesaggio. Punto di riferimento era San Martino di Castrozza, che per quattro volte era attraversato dalla corsa. Dopo Beppe Donazzan e Bruno Bocca, anche Tony Biasioli si dedica al Rally San Martino.

Tony Biasioli si è cimentato con un’altra pubblicazione. Un argomento che scotta di passione: storia di un rally che tutto il Triveneto vorrebbe nel Mondiale. Già in passato prestigiose firme del giornalismo italiano, come Beppe Donazzan, hanno partorito libri sul San Martino che sono entrati nella storia. Basti pensare a “Tutti figli del San Martino“. Oppure al bellissimo volume da collezione e in tiratura davvero limitata come “San Martino di Castrozza 1964-1977” firmato dal bravo Bruno Bocca (in tutto ne sono stati scritti quattro libri sul Rally San Martino), oppure ancora all’opera per antonomasia, “San Martino non era solo un rallye” di Francesco Stochino (un vero testamento quest’ultimo).

Il libro del fotografo veneto si chiama “Storia del San Martino di Castrozza 1964-1977” e parte proprio dalla prima edizione del “rallye”, che appunto risale al 1964. L’idea di organizzare una manifestazione automobilistica con epicentro il Primiero scaturì dall’incontro di due appassionati: l’avvocato Luigi Stochino e il conte Pietro Bovio, presidente dell’Azienda Autonoma di San Martino di Castrozza, uniti nella professione di avvocato. L’intento era quello di rivitalizzare la stagione estiva di San Martino e allo stesso tempo introdurre una specialità che all’epoca in Italia era quasi inesistente.

Il 1963 fu dedicato alla ricerca del percorso. L’anno dopo il rallye era pronto: il percorso prevedeva 1600 chilometri snodantisi nella suggestiva cornice delle Dolomiti, lungo i quali le strade sterrate si intrecciavano e si confondevano con il paesaggio. Punto di riferimento era San Martino di Castrozza, che per quattro volte era attraversato dalla corsa. Sessantaquattro gli equipaggi partecipanti di cui 34 arrivarono alla fine. Vincitori Arnaldo Cavallari e Sandro Munari su Alfa Romeo Giulia TI Super. Generale l’entusiasmo, anche dei piloti che avevano manifestato prima della gara le loro perplessità per la lunghezza del percorso e il suo ritmo.

Subito dopo la prima edizione, sempre nel 1964 si diede vita a un challenge internazionale, la Mitropa Cup, inizialmente per Italia, Austria e Germania Ovest, e poi estesa anche a Ungheria, Polonia, Jugoslavia e Cecoslovacchia. La prima edizione del 1965 fu vinta dagli austriaci Romberg-Ferner. Il Rally di San Martino di Castrozza può quindi essere considerato l’antesignano del nuovo rallismo italiano. La nuova formula si impose e sorsero successivamente altre manifestazioni a sua imitazione, quali il Rally dell’Elba o il Rally delle Alpi Orientali.

Per ribadire l’importanza che le condizioni di sicurezza rivestivano nell’ambito di gare di questo genere, per evidenziare tratti inediti e aspetti suggestivi della manifestazione, oltreché per pubblicizzare la nuova formula rallistica, nel 1968 venne realizzato dal comitato organizzativo del “rallye” un filmato che, inviato al 25º Festival Internazionale del Documentario Sportivo di Cortina d’Ampezzo, fu proclamato vincitore assoluto.

Frattanto le edizioni del Rally San Martino di Castrozza si susseguirono ininterrotte fino al 1977. La manifestazione scalò tutti i gradi di validità internazionale raggiungendo prima il campionato europeo, poi il campionato mondiale conduttori. Nel 1977 condizioni impossibili imposte dalla Pubblica Amministrazione costrinsero a rinunciare alla organizzazione del rallye: l’ultimo vincitore del “Vecchio San Martino” fu Sandro Munari. Anche Tony Biasioli ora ripercorre e celebra quella storia leggendaria narrata più volte dalle grandi firme del giornalismo italiano.

Libri su Storie di Rally

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STORIA DEL SAN MARTINO DI CASTROZZA 1964-1977

Autore: Antonio Biasioli

Copertina: rigida

Pagine: 256

Immagini: oltre 400 in bianco e nero e a colori

Formato: 21 x 29,7 cm

Editore: Elzeviro Editrice

Prezzo: 38 euro + spese di spedizione

Peso: 856 grammi

100 anni di Storie di Rally: le storie più belle su carta

100 anni di Storie di Rally arriva fino ai tempi più moderni del rallismo, quelli di Alex Fiorio e Giandomenico Basso emergenti nel Trofei Fiat Rally, o quelli ancor più recenti con i vari Andrea Aghini, Andrea Dallavilla, Marcus Gronholm, Paolo Andreucci, Jari-Matti Latvala, Petter Solberg, Richard Burns, Sebastien Loeb, eccetera, impegnati rispettivamente a cercare il proprio meritato momento di gloria.

Una storia, quella dei rally, raccontata in tante storie, 74 per la precisione e circa 200 brevi aneddoti. Il tutto raccolto in 280 pagine. Questo è “100 anni di Storie di Rally”, nuova opera curata da noi di Storie di Rally che abbiamo riadattato e trasferito su carta le storie più belle e più lette del sito, dopo averle riordinate in un percorso cronologico che – partendo da Carlo Abarth, un po’ più anziano del Rally di MonteCarlo, e passando attraverso storia e aneddoti sul Rally di Sanremo, Cesare Fiorio, Rally di Svezia, Lancia, Tour de Corse, Safari Rally, Sandro Munari, Ove Andersson, David Richards, Stig Blomqvist, Attilio Bettega, Walter Rohrl, Henri Toivonen, Miki Biasion, Carlos Sainz e molti altri – attraversa le varie epoche del rallismo internazionale e italiano.

“100 anni di Storie di Rally” arriva fino ai tempi più moderni del rallismo, quelli di Alex Fiorio e Giandomenico Basso emergenti nel Trofei Fiat Rally, o quelli ancor più recenti con i vari Andrea Aghini, Andrea Dallavilla, Marcus Gronholm, Paolo Andreucci, Jari-Matti Latvala, Petter Solberg, Richard Burns, Sebastien Loeb, eccetera, impegnati rispettivamente a cercare il proprio meritato momento di gloria. E poi c’è la contemporaneità. Giorni, quelli odierni, che raccontano di un italiano emergente, come Andrea Crugnola, di un italiano sul tetto del mondo, come Andrea Adamo, e della “scuola francese di rally” mestamente ritirata dal WRC. Ma non solo.

Storie trattate nel libro, aneddoti esclusi: Carlo Abarth, Rally di MonteCarlo, Virgilio Conrero, Rally d’Italia, Cesare Fiorio, Rally di Svezia, Lancia nei rally, Tour de Corse, La grande sfida di BMC, Safari Rally, Mini, Walter Rohrl, WRC, Rally del Marocco, Sandro Munari, La famiglia Scandola, Rally Nuova Zelanda, Campionato Autobianchi A112 Abarth, Ove Andersson, Rally del Portogallo, Lancia-Martini, Seat Panda 45 e rally, Miki Biasion, Stig Blomqvist, Audi Quattro, Peugeot 205 T16, David Richards e Prodrive, Gianni Delzoppo, Lancia Delta, Campionato Fiat Uno, Attilio Bettega, Ayrton Senna, Campionato Italiano Rally 1986, 2 maggio 1986.

E poi ancora: Rally della Lana 1986, Paolo Andreucci, Rally di Sanremo 1988, Tripletta Lancia 1989, 1000 Laghi 1990, Rally di Spagna 1991, Subaru Impreza 555, Trofeo Fiat Cinquecento, RAC 1997, Rally di Finlandia 1998, RAC 1998, Rally di Aosta 1998, Richard Burns, Ari Vatanen, Subaru Impreza P2000, Markko Martin, Rally del Giappone, Mexico Rally, la stagione degli addii nel WRC, Rally Costa Smeralda 2010, Andrea Crugnola, Jari-Matti Latvala, Olivier Quesnel su Loeb e Ogier, WRC 2017, Hyundai e Adamo, Citroen World Rally Team.

L’edizione a copertina morbida è acquistabile direttamente dal nostro sito e disponibile su Amazon, ma anche ordinabile in libreria da gennaio 2020. La versione da collezione a copertina rigida, con delle splendide immagini nella retrocopertina, è ordinabile solo attraverso il sito di Lulu.com.

Libri su Storie di Rally

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100 ANNI DI STORIE DI RALLY

Autori: Marco Cariati

Collana: Storie di Rally

Copertina: rigida e morbida

Pagine: 280

Formato: 15,24 x 22,86 cm

Editore: Storie di Rally

Prezzo: 20,80 euro

Peso: 476 grammi

ISBN: 978-1-6759708-4-3

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Toivo, l’opera italiana completa su Henri Toivonen

Chi era Henri? Il kart, i rally, le gare in pista e i suoi navigatori, le chance iridate, la corsa simbolo e le cronache delle principali battaglie che hanno condizionato la sua carriera, presentandolo al mondo come il predestinato del team Lancia Martini Racing, la storia della vettura simbolo dei suoi successi e della morte e i capitoli finali dedicati al papà, al fratello e al suo ultimo copilota. Ma tutto è partito da una domanda: cosa ha causato quel maledetto incidente?

Toivo è il soprannome con cui gli amici e la squadra avevano ribattezzato Henri Toivonen, figlio del campione europeo Pauli e fratello maggiore di Harri. Undici capitoli tematici – arricchiti da 170 splendide immagini a colori e in bianco e nero (Centro Storico Fiat, Archive Terre de Blanche, Manrico Martella, Sergio Biancolli, Foto Don, PhotoRally, Fabrizio Longarini, Marco Lolli Ceroni, Enzo Cortesi, Mauro Celidoni e tanti tanti altri) su carta fotografica, di cui tante inedite – ricostruiscono la vita, la carriera sportiva e la morte del Flying Finn che non fu mai campione del mondo in un libro che fa sognare e riflettere.

La prima domanda che l’autore si è posto è stata: cosa ha causato l’incidente della S4 di Toivonen-Cresto? Un malore, una nota sbagliata, un guasto meccanico? Una serie di combinazioni disgraziate? Seguendo una traccia scovata anni fa, il giornalista e nostro direttore, Marco Cariati, ha scoperto che non è vero che della Delta S4 di Henri Toivonen e Sergio Cresto non era rimasto nulla, a parte il telaio fumante e annerito, perché tutto era stato divorato dalle fiamme, smentendo con foto e racconti le cronache dell’epoca, che potrebbero anche essere state condizionate da forti pressioni di uomini Fiat.

Infatti, più distante dalla vettura bruciata c’era un pezzo della sospensione della S4 di Henri Toivonen tranciato di netto. Qualcuno, come avveniva all’epoca, lo prese e lo portò a casa. La Gendarmeria non gli disse nulla. Ma Cariati ha ritrovato il pezzo e il proprietario e lo ha fotografato (solo il pezzo), raccogliendo la storia del suo custode (a cui concede l’anonimato, per ovvi motivi).

Toivo, l'opera italiana completa su Henri Toivonen
Toivo, l’opera italiana completa su Henri Toivonen

La lunga e faticosa ricerca che ha portato alla nascita di questo volume non dimostra con certezza che sia stato un guasto meccanico a provocare l’uscita della S4 in Corsica, ma quantomeno rimette in discussione tutta la tesi che vuole che l’incidente mortale di Toivo al Tour de Corse 1986 possa essere stato causato solo da un malore di Toivo.

Nelle pagine si apre il mondo di Henri Toivonen. Gli inizi, il kart, i rally, le gare in pista e i suoi navigatori, le chance iridate, la sua corsa simbolo e le cronache delle principali battaglie che hanno condizionato la sua carriera, presentandolo al mondo come il predestinato del team Lancia Martini Racing, la storia vettura simbolo dei successi e della morte e i capitoli finali dedicati al papà, al fratello e al suo ultimo copilota. Non potevano mancare, e infatti non mancano, le statistiche complete dei Campionati del Mondo ed Europeo Rally, oltre al cronologico di tutte le competizioni disputate.

Autore del volume è Marco Cariati, giornalista professionista, direttore responsabile di Storie di Rally e redattore della rivista RS e oltre. Toivo è il primo supplemento cartaceo del 2020 del nostro giornale e per ora è in vendita nella versione a copertina morbida (28,50 euro) o nella elegantissima versione a copertina rigida (32,50 euro) sul sito di Lulu Press. Dal mese di maggio, l’edizione a copertina rigida sarà distribuita anche nelle principali librerie: Feltrinelli, Hoepli, Mondadori, Amazon…

Libri su Storie di Rally

la scheda

TOIVO

Autori: Marco Cariati

Collana: Storie di Rally

Copertina: rigida e morbida

Pagine: 154

Formato: 15,24 x 22,86 cm

Editore: Storie di Rally

Prezzo: 28,50 euro (copertina morbida) 32,50 (copertina rigida)

Peso: 536 grammi

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Subaru Rally, la grande avventura giapponese on the road

Subaru Rally è l’unica opera in italiano che documenta con foto e racconta dettagliatamente la storia sportiva della Casa delle Pleiadi a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, con quelle che era più apprezzate come auto per contadini che come vetture da corsa.

Subaru Rally è l’opera che racconta dalla seconda metà degli anni Sessanta la leggenda Subaru nello sport più bello del mondo. Dai tempi pionieristici a quelli della Leone RX Turbo fino alla Impreza WRC, passando per la Vivo Super KKK, la Legacy RS 4WD Turbo e la Impreza 555 Wrx Turbo. Storie, manager che hanno dato vita al “sogno blu”, uomini (piloti e copiloti) che hanno contribuito a rendere un sogno di tanti in realtà: Colin McRae, Richard Burns, Petter Solberg, Marrku Alén, Juha Kankkunen, Ari Vatanen, Piero Liatti, Carlos Sainz e Tommi Makinen a Possum Bourne, Francois Chatriot, Alister McRae, Xavier Pons, Bruno Thiry e Simon Jean Joseph e tanti tanti altri protagonisti di quell’indimenticabile e indimenticato periodo.

Subaru Rally è un supplemento della nostra collana editoriale “Storie di Rally”, conta 260 pagine, quasi 500 splendide foto a colori, in alcuni casi rare, e racconta curiosità su personaggi e vetture, schede tecniche di tutte le versioni delle auto da rally Subaru e tanto altro. Firmato da Marco Cariati, come da tradizione, sono disponibili due versioni una a copertina morbida (clicca qui) e una a copertina rigida (clicca qui), entrambe stampate su pregiata carta patinata lucida e stampa premium. Un libro da collezione molto particolare. Non ingombrante ma ricco di informazioni.

Un viaggio meraviglioso che parte da una domanda tipicamente giornalistica: ma chi l’avrebbe detto che in poco più di dieci anni la Subaru si sarebbe trasformata da marchio pressoché sconosciuto, almeno nella vecchia Europa, a punto di riferimento del rallysmo mondiale? Eppure è successo ed ancora oggi, otto anni dopo l’addio dei giapponesi al mondo delle corse su strada, dire Subaru equivale a dire rally. Le conoscenze tecniche degli ingegneri del Sol Levante unite al fiuto per il businnes ed alle ottime capacità manageriali di David Richards hanno creato il mix perfetto, la classe innata di Colin McRae è stata la classica ciliegina sulla torta che ha trasformato la Subaru Impreza nella degna erede della Lancia Delta.

A metà degli anni Ottanta il marchio giapponese, abbastanza diffuso nel sud-est asiatico ed in Oceania, era visto come il partner perfetto per allevatori e per gente che utilizzava l’auto per lavoro. Le vetture Subaru, brand della Fuji Heavy Industries, erano considerate robuste ed affidabili a discapito del comfort e, cosa importante nel settore delle competizioni, delle prestazioni. Il loro grande punto a favore è che nascono già a quattro ruote motrici, aspetto importante per chi deve lavorare in campagna ma a quei tempi fattore importante anche per chi vuole avvicinarsi alle corse. Infatti il debutto, all’inizio del 1981, dell’Audi Quattro a trazione integrale aveva trasformato radicalmente l’atteggiamento del mondo rallistico verso questa soluzione tecnica.

Ecco che, in quei primi anni Ottanta, qualche preparatore seguito in maniera più o meno… amichevole dalla Fuji Heavy Industries si cimenta nella preparazione di vetture Subaru per i rally. Il primo risultato di rilievo arriva nel 1983 quando il neozelandese Possum Bourne nella gara di casa valida per il Mondiale Rally ottiene la vittoria in Gruppo A al volante di una RX, nome con cui la Leone era commercializzata fuori dal Giappone, un coupé a motore aspirato. Il successo passa quasi inosservato perché all’epoca il palcoscenico era pressoché tutto occupato dalle performanti vetture di Gruppo B, ma è comunque un primo passo. Nel 1985 i giapponesi sfornano la RX Turbo: la potenza sale a circa 190 cavalli e quindi si può nutrire qualche speranza di fare bene nelle corse.

I tecnici della Casa madre allestiscono alcuni esemplari della RX Turbo Gruppo A per le corse africane dove la potenza conta meno dell’affidabilità, vero e proprio punto di forza delle Subaru. Nel 1985 Carlo Vitulli si piazza decimo al Safari vincendo il Gruppo A, l’anno dopo lo specialista locale Mike Kirkland ripete il successo nel Turismo preparato finendo al sesto posto dell’assoluta. Nel 1987 seguiranno altre buone prove sempre al Safari con Per Eklund ed Ari Vatanen (al rientro due anni dopo l’incidente in Argentina) ed in Nuova Zelanda con Bourne.

Ormai il dato era tratto: sul mercato, nel 1989, appare la Legacy RS 4WD Turbo a tre volumi che riprende alcune soluzioni tecniche della RX Turbo come le quattro ruote motrici, il motore boxer che, essendo “piatto”, contribuisce ad abbassare i pesi, e le sospensioni indipendenti su tutte e quattro le ruote. Dall’altra parte del mondo, in Gran Bretagna, la Prodrive di David Richards è alla ricerca di una vettura con cui sostituire la Bmw M3 Gruppo A la cui competitività è limitata ai rally su asfalto. A Bambury mettono gli occhi sulla Legacy e ritengono che sia una buona base per sviluppare un’auto per le corse.

I tecnici si mettono all’opera mentre a Richards tocca il compito di coinvolgere i vertici di Fuji Heavy Industries, cosa che gli riesce perfettamente: nel 1990 inizia, tra lo scetticismo degli avversari, l’avventura iridata della Legacy. Il tempo di sviluppare la vettura e di far crescere la promessa Colin McRae e nel 1993 la giapponesona vince la sua prima gara iridata in Nuova Zelanda. Dopo di lei arriverà la Impreza, prima in versione Gruppo A e poi nella più potente versione WRC, ed assieme a lei altre 46 vittorie mondiali, tre titoli Costruttori e tre titoli tra i Piloti con McRae, Richard Burns e Petter Solberg. Una serie di successi che consegnano Subaru alla storia delle corse ed al cuore degli appassionati.

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SUBARU RALLY

Autore: Marco Cariati

Copertina: rigida e morbida

Immagini: quasi 500 a colori

Pagine: 260

Formato: 15,22 x 22,99 centimetri

Prezzo: 38 euro (copertina morbida) 42 euro (copertina rigida)

Peso: 610 grammi

ISBN: 9798667110460

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Da grande sarò un Potarally, autobiografia di Nicola Berutti

”Da grande sarò un Potarally”, il libro di Nicola Berutti è in vendita in formato cartaceo, è una autobiografia di 155 pagine con copertina flessibile. L’opera è acquistabile su Amazon.it, al prezzo di dieci euro (più spese di spedizione). Il libro tratta della sua storia, da quando i miei genitori lo hanno portato a “vedere” il suo primo rally, che aveva quaranta giorni di vita e ancora il cordone ombelicale, almeno fino a metà gara. Un’opera che fa beneficenza.

”Da grande sarò un Potarally”, il libro (il primo per la verità) del navigatore piemontese Nicola Berutti. La prefazione è stata scritta dalla pilota Rachele Somaschini e tutto il ricavato delle vendite è destinato al progetto #CorrerePerUnRespiro che sostiene la Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica Onlus.

“Quando qualcuno mi chiedeva che cosa avrei voluto fare da grande, già a 2-3 anni avevo le idee ben chiare ed andavo in giro dicendo a tutti che avrei fatto il “potarally” – ci racconta “Nick” Berutti –. Fino all’età di 4-5 anni non parlavo molto bene, avevo difficoltà di pronuncia. Ma nel mio personalissimo vocabolario “potarally” significava pilota di rally. Anche se non ho fatto il pilota ma il navigatore, direi che ho pienamente realizzato il mio sogno di bambino. E mi sento alquanto fortunato per questo”

“Il libro tratta della mia storia – prosegue “Nick” Berutti – da quando i miei genitori mi hanno portato a “vedere” il mio primo rally, che avevo quaranta giorni di vita e dove mi si è pure staccato il cordone ombelicale nell’attesa di una PS, fino alle mie gare da navigatore e all’esperienza durata cinque anni come direttore sportivo, prima nel WTCC e poi nel WTCR, culminati con la vittoria del titolo con Tarquini nel 2018″.

Dalla fine del 2018, Nicola Berutti si prende una pausa di riflessione dal motorsport “per mia scelta e, poco tempo dopo seguono le mie dimissioni da BRC, finendo a fare il professore di Scienze Motorie in una scuola secondaria. Sarei dovuto rientrare full time, ad inizio 2020, come team coordinator nel programma BRC-MRF di Breen, ma l’emergenza Covid-19 ha cambiato i miei piani ed al momento ho preferito tenermi il mio posto di lavoro da dipendente pubblico piuttosto che aprire di nuovo la partita IVA e… dover navigare molto a vista”.

”Da grande sarò un Potarally”, il libro di Nicola Berutti è in vendita in formato cartaceo, è una autobiografia di 155 pagine con copertina flessibile. L’opera è acquistabile su Amazon.it, al prezzo di dieci euro (più spese di spedizione). Inoltre, si può trovare presso la Libreria Banco Rivendita di Storie, in piazza Santa Maria Maggiore 7/B a Mondovì, nel Cuneese. Il ricavato andrà in beneficenza nella speranza di sostenere la ricerca sulla fibrosi cistica, che è la malattia genetica grave più diffusa.

La fibrosi cistica è una patologia multiorgano, che colpisce soprattutto l’apparato respiratorio e quello digerente. Dovuta ad un gene alterato, cioè mutato, chiamato gene CFTR (che è l’acronimo di cystic fibrosis transmembrane regulator), che determina la produzione di muco eccessivamente denso, causa l’otturazione dei bronchi e porta a infezioni respiratorie ripetute, ostruisce il pancreas e impedisce che gli enzimi pancreatici raggiungano l’intestino, di conseguenza i cibi non possono essere digeriti e assimilati.

Seppure il grado di coinvolgimento differisca anche notevolmente da persona a persona, la persistenza dell’infezione e dell’infiammazione polmonare, che causa il deterioramento progressivo del tessuto polmonare, è la maggior causa di morbilità nei pazienti FC.

Libri su Storie di Rally

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DA GRANDE SARÒ UN POTARALLY

Autore: Nicola Berutti

Copertina: morbida

Pagine: 155

Formato: 15,22 x 22,99 centimetri

Editore: Autopubblicazione

Prezzo: 10 euro

Peso: 259 grammi

ISBN: 9798647070159

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Amilcare Ballestrieri sulla Lancia Fulvia: 1968-1974

Nella sua carriera Lancia, Amilcare Ballestrieri pilotò con successo la Lancia Fulvia 1.6 Coupé HF, vincendo il Campionato Italiano Rally del 1973 assieme a Silvio Maiga (periodo a cui è dedicato, appunto, il libro della Pasetti) poi sulla Stratos ed in seguito sulla Lancia Beta Coupé. Dopo un’esperienza in Alfa Romeo, ha concluso la sua carriera in Opel, prima come pilota poi come direttore sportivo.

Sei anni unici e intensi quelli di matrimonio tra la Lancia Fulvia e Amilcare Ballestrieri. Dal 1968 al 1974, per la precisione. E a proposito di precisione: sei anni di rally, di vittorie e di sconfitte, raccolti e raccontati in cronologico e gara per gara, con dovizia di particolari tecnici e rare immagini, da “Lady Fulvia”, al secolo Francesca Pasetti, con Ernst Marquart.

Amilcare Ballestrieri, uno tra i più forti piloti italiani di rally e soprattutto uno dei più amati. Ligure dei primissimi anni Cinquanta, ottimo pilota e soprattutto grande uomo con una dedizione verso gli altri. Vero uomo di squadra. Il pilota sanremese iniziò nella metà degli anni Sessanta col motociclismo ottenendo ottimi risultati.

Nella sua carriera Lancia pilotò con successo la Lancia Fulvia 1.6 Coupé HF, vincendo il Campionato Italiano Rally del 1973 assieme a Silvio Maiga (periodo a cui è dedicato, appunto, il libro della Pasetti) poi sulla Stratos ed in seguito sulla Lancia Beta Coupé. Dopo un’esperienza in Alfa Romeo, ha concluso la sua carriera in Opel, prima come pilota poi come direttore sportivo. Al termine della carriera agonistica si è dedicato per molti anni, come istruttore, ai corsi di guida sicura e di velocità.

Amilcar, questo il suo soprannome, oltre ad essere stato ottimo istruttore alla Scuola Federale Rally di Vallelunga insieme ad un certo Mario Mannucci, è proprio quello che si può definire una “persona vera”. Fino alla fine ha sempre avuto l’entusiasmo e l’energia di un ragazzino (classe 1935). E una stretta di mano tanto energica da restare impressa.

A proposito, di energie di un ragazzino: su una motard MotoBi 250 ufficiale (c’era anche Agostini), nel 2008, si è visto all’opera alla rievocazione del Circuito di Ospedaletti: ancora ci metteva tutto se stesso anche lì, pur avendo confessato che non era più salito su una moto dagli anni Sessanta. Davvero un campione di sport e di umanità. Un libro che facesse rivivere il periodo Fulvia di Ballestrieri ci voleva assolutamente.

L’opera è realizzata con copertina rigida, ricca di immagini a colori e in bianco e nero, molte delle quali assolutamente inedite, e stampata su carta patinata opaca di ottima qualità. Gli autori hanno condensato in cento e sedici pagine classifiche, cronache, storie e aneddoti sul grande campione. Ci sono ancora poche copie disponibili. Chi fosse interessato può scrivere a redazione@storiedirally.it.

Libri su Storie di Rally

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AMILCARE BALLESTRIERI SULLA LANCIA FULVIA 1968-1974

Autore: Francesca Pasetti ed Ernst Marquart

Copertina: rigida

Pagine: 116

Formato: 19 x 27 centimetri

Immagini: centinaia a colori e in bianco e nero

Editore: Autopubblicazione

Prezzo: 45 euro

Peso: 478 grammi

ISBN: 9783200055889

Gruppo A: quando nei rally irrompono le auto stradali

Questa fantastica storia è raccontata con dovizia di particolari nel nuovo libro, disponibile in inglese o in tedesco, di McKlein, “Group A – When rallying created road car icons” (Gruppe A – Rallye-Wolfe im Schafspelz nella versione tedesca). L’opera, imperdibile per un vero collezionista, copre i dieci anni dal 1987 al 1996…

Dopo diversi incidenti mortali, nel 1986, le auto del Gruppo B furono escluse dai rally e il progetto del futuro Gruppo S naufragò miseramente. In questo contesto e con i nuovi orientamenti FISA (all’epoca non si chiamava ancora FIA), che sotto la pressione mediatica decisero per dei rally più lenti e più brevi, le auto da strada del Gruppo A, in cui bastava una produzione minima di 5.000 esemplari, divennero la formula migliore per lo sport. La classe regina del Mondiale Rally per anni divenne la A8, destinata ad evolvere nella A8/WRC e alla fine semplicemente WRC, con dei prototipi che ricalcano la concezione filosofica dell’abortito Gruppo S.

I primi anni del Gruppo A videro un dominio quasi completo da parte della Lancia – con la Delta HF 8V, Delta HF 16V e Delta Evoluzione – prima che la Toyota diventasse il loro principale avversario nella corsa al titolo. Ma siccome l’appetito vien mangiando, i successi della squadra di Ove Andersson attirarono altri Costruttori: Mitsubishi, Ford e Subaru si unirono alla Toyota come protagonisti, tutti con auto a quattro ruote motrici, tutte edizioni speciali e limitate delle turbocompresse che producevano in serie.

Questa fantastica storia è raccontata con dovizia di particolari nel nuovo libro, disponibile in inglese o in tedesco, di McKlein, “Group A – When rallying created road car icons” (Gruppe A – Rallye-Wolfe im Schafspelz nella versione tedesca). L’opera, imperdibile per un vero collezionista, copre i dieci anni dal 1987 al 1996 e offre una panoramica dei principali rally, delle più incredibili auto da rally e degli equipaggi, oltre che delle squadre ufficiali. Vengono riassunte anche le normative internazionali – sia tecniche sia sportive – così come i risultati e tante storie di incidenti e gare. Come tutti i libri di McKlein sono presenti generose immagini con le loro splendide fotografie.

Nello specifico, sono diverse le tematiche trattate. Dalle motivazioni che portarono ad un cambiamento così radicale rispetto al Gruppo B e al previsto Gruppo S, le difficoltà iniziali causate soprattutto dalla mancanza di sufficienti automobili ad alta tecnologia, resoconti dettagliati di ogni anno del Mondiale e dei singoli rally, la storia delle evoluzioni delle prestazioni delle auto che erano state realizzate in 5.000 esemplari. E ancora, descrizioni dettagliate di ogni team e di ciascun Costruttore che ha animato quel periodo storico, oltre ai risultati degli eventi del Campionato del Mondo Rally dal 1987 al 1996 e le motivazioni che portarono al declino del Gruppo A nel Mondiale in favore delle WRC.

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Group A – When rallying created road car icons

Autori: John Davenport, Reinhard Klein

Copertina: rigida

Pagine: 256

Immagini: 450 in bianco e nero e a colori

Formato: 24,5 x 30 centimetri

Editore: McKlein Pubblishing

Prezzo: 49,90 euro

Peso: 2 chili

ISBN: 978-39471562-1-4

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Miki Biasion e quelle 17 fantastiche favole Mondiali

Miki Biasion e il periodo d’oro che lo avrebbe consegnato alla storia come il più grande rallista italiano di sempre. Un viaggio unico nella carriera di un grande campione. Un percorso che trova la sua massima elevazione nella stagione 1989, l’edizione numero 17 del massimo campionato di rally.

Miki Biasion e il periodo d’oro che lo avrebbe consegnato alla storia come il più grande rallista italiano di sempre. Il “nostro” Miki è uno dei migliori dieci rallisti di quella magnifica storia racchiusa in cinque lettere, rally: due volte campione del mondo, vincitore di 17 gare titolate, tra le quali spiccano le doppiette nel mitico Rally di MonteCarlo e, specialmente, le due consecutive nel leggendario Safari in Kenya.

Un viaggio unico nella carriera di un grande campione. Un percorso che trova la sua massima elevazione nella stagione 1989, l’edizione numero 17 del massimo campionato di rally. L’anno in cui ad aggiudicarsi il titolo piloti fu, per il secondo anno consecutivo, proprio il pilota italiano Miki Biasion. La stagione era composta da 13 rally, con alcune modifiche rispetto quella precedente.

Il WRC aveva lasciato il Nord America, eliminando l’Olympus Rally dal calendario gare e inserendo al suo posto il Rally di Australia. Un’anomalia nel calendario gare fu che, in quel 1989, il Rally di Svezia e il Rally di MonteCarlo sono stati spostati di date, con l’evento svedese ad inaugurare il Mondiale. Fu la seconda e ultima volta che il MonteCarlo non inaugurò la stagione fino al 2009.

Martini Lancia continuò a dominare lo sport per il terzo anno nel 1989, vincendo i primi sei rally in cui venivano assegnati i punti per il titolo Costruttori e alla fine conquistò il titolo con Miki Biasion e grazie al finlandese Markku Alen e al francese Bruno Saby, con il fondamentale suppirto del francese Didier Auriol, dello svedese Mikael Ericsson e del pilota argentino Jorge Recalde .

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17 FAVOLE MONDIALI

Autore: Miki Biasion

Copertina: morbida

Immagini: 85 a colori

Pagine: 128

Formato: 25 x 23,7 cm

Editore: Artioli

Prezzo: 30,00 euro

Peso: 630 grammi

ISBN: 978-8-8779217-0-3

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I Polverosi raccontati nel libro di Franco Carmignani

Il mondo in cui si è formato Paolo Amati, per tutti Popi, che ha poi raggiunto il top navigando Andrea Zanussi nell’irripetibile stagione con la Peugeot 205 Turbo 16 ufficiale. Il racconto è completato dalle testimonianze dirette di tanti altri personaggi incontrati nella sua carriera, dirigenti, copiloti e piloti.

I Polverosi è il termine che ancor oggi indica i piloti rally degli anni Settanta-Ottanta, secondo molti la “Golden Age” della specialità. Lo spettacolo delle macchine in spazzolata su fondi in terra con i nuvoloni di polvere che coprivano tutto, la teoria dei fari nella notte, i dischi freno incandescenti, l’esercito delle assistenze e degli appassionati in continuo movimento, un rally nel rally! L’atmosfera…indimenticabili!

E’ il mondo in cui si è formato Paolo Amati, per tutti Popi, che ha poi raggiunto il top navigando Andrea Zanussi nell’irripetibile stagione con la Peugeot 205 Turbo 16 ufficiale. Da queste esperienze a tutto tondo è maturato il Popi Amati Direttore Sportivo, per tantissimi anni valore aggiunto nelle tantissime vittorie Peugeot e Maserati Corse come spiega in prima persona.

Il racconto è completato dalle testimonianze dirette di tanti altri personaggi incontrati nella sua carriera, dirigenti, copiloti e piloti, da Maurizio Verini a Graziano Rossi, da Stefano Fabbri a Michele Gregis e ovviamente Andrea Zanussi, Claudio Berro, Mariolino Cavagnero, Franco Cattaneo, Paolo Andreucci, Flavio Zanella, gli stessi Dario Cerrato e Geppi Cerri, Luca Rossetti ed Eleonora Mori, Tommaso Ciuffi e Nicolò Gonella, Roberto Calderoli ecc che in prima persona ricordano esperienze comuni e tanti aneddoti dai “Polverosi” ad oggi.

Il formato è 14 x 21 centimetri, 190 pagine, 87 foto (oltre a 4 nella retrocopertina) b/n e colori, prezzo di copertina 22 euro (Iva compresa). Il libro è reperibile presso Libreria dell’Automobile e presso Libreria Gilena International Motor Books. Oppure lo si può ordinare direttamente alla mail: fstudioservice1@gmail.com.

Libri su Storie di Rally

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I POLVEROSI

Autore: Franco Carmignani

Copertina: semirigida

Pagine: 190

Immagini: circa 90 a colori e in bianco e nero

Formato: 14 x 21 cm

Editore: FS Studio Service

Prezzo: 22 euro

Peso: 459 grammi

ERC Collection: un’opera racconta l’Europeo Rally

La sfida finale si è giocata tra Alexey Lukyanuk e Chris Ingram, che a distanza di 52 anni dal successo di Vic Elford, ha riportato l’alloro continentale in Gran Bretagna. Chris Ingram e Ross Whittock sono diventati gli ultimi di una lunga serie di illustri vincitori della serie continentale solo dopo un durissimo scontro finale con Alexey Lukyanuk e Alexey Arnautov al Rally di Ungheria con la Skoda Fabia R5 della Toksport WRT.

Lo sanno anche le pietre che la stagione 2019 del Campionato Europeo Rally 2019, organizzato dalla FIA e da Eurosport Event, è stata una delle più combattute della storia. Rally su terra e su asfalto. Europa occidentale ed Europa dell’est. Otto gare bellissime hanno condizionato la stagione numero 67, raccontata in ERC Collection.

La stagione è stata anche la settima dopo la fusione tra l’Europeo Rally e l’Intercontinental Rally Challenge. Alexey Lukyanuk era il campione in carica ed è tornato per difendere il titolo passando da una Ford Fiesta R5 alla Citroen C3 R5. Questa è stata anche la stagione in cui i Campionati Europei Junior (ERC Junior U28 ed ERC Junior U27) sono stati ribattezzati rispettivamente in ERC1 Junior ed ERC3 Junior.

Il calendario per la stagione 2019 prevedeva otto rally (quattro su asfalto e quattro terra) come nel corso della stagione precedente, sebbene in un ordine rivisto. L’Acropolis Rally è sostituito dall’Ungheria, il Nyiregyhaza Rally, finale di stagione. Il finale della stagione precedente, Rally Liepaja, è stato spostato verso la prima metà della stagione, come terza prova a maggio. Il Rally di Cipro e il Rally di Polonia sono diventati rispettivamente settima e quarta prova della serie.

La sfida finale si è giocata tra Alexey Lukyanuk e Chris Ingram, che a distanza di 52 anni dal successo di Vic Elford, ha riportato l’alloro continentale in Gran Bretagna. Chris Ingram e Ross Whittock sono diventati gli ultimi di una lunga serie di illustri vincitori della serie continentale solo dopo un durissimo scontro finale con Alexey Lukyanuk e Alexey Arnautov al Rally di Ungheria con la Skoda Fabia R5 della Toksport WRT.

Facendo affidamento sul budget vitale generato attraverso una campagna di crowdfunding lanciata da sua madre Jo per completare la stagione, il venticinquenne Ingram si è ripreso dallo smacco del titolo ERC1 Junior perso ad agosto per diventare il primo britannico da Vic Elford nel 1967 a rivendicare l’ambita corona.

Supplemento editoriale di Storie di Rally, giornale diretto da Marco Cariati, ERC Collection 2019 racconta (grazie al lavoro di promozione di Eurosport Event, DPPI Images, Richard Rodgers, Pascal Petit, Vianney Castillo, Alexia Maniere, ERC Radio) in italiano e in inglese, la stagione in 184 pagine a colori su carta fotografica e oltre 650 foto (copertina rigida e copertina morbida).

Libri su Storie di Rally

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ERC COLLECTION 2019

Autore: Marco Cariati

Collana: Storie di Rally

Copertina: morbida o rigida

Pagine: 184

Immagini: circa 650 a colori

Formato: 21 x 27,3 cm

Editore: Lulu

Prezzo: 30 euro (copertina morbida) 40 euro (copertina rigida)

Peso: 553 grammi

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Gli eterni affamati: anatomia del pilota da Aghini a Zanardi

Un’analisi perfetta del moderno mondo delle corse attraverso venticinque imperdibili interviste. Luca Delli Carri, con questo libro, si conferma uno dei migliori scrittori italiani di motorsport. E alla fine il libro concede a chi legge molto di più di quello che promette.

Gli eterni affamati è un viaggio che parte dalla fine degli anni Ottanta, quando l’automobilismo perde ogni innocenza e il campione diventa scientifico. Con Ayrton Senna in pista e Miki Biasion nei rally, il pilota si trasforma in una macchina, al pari del mezzo meccanico che guida. All’inizio dell’era Schumacher, nel 1994, l’uomo al volante è definitivamente un robot nelle reazioni e nell’abilità di guida: solo così si è piloti vincenti, oggi.

Questo libro fa parte di una serie che l’autore ha dedicato al mondo delle competizioni motoristiche. In quattro volumi, Delli Carri raccoglie la storia orale delle corse, attraverso le testimonianze dei protagonisti. Il primo capitolo è Matti dalle gare, collezione di sessanta interviste a personaggi del mondo della moto,sia piloti sia gente dei box, dal 1947 al 2002.

Il secondo capitolo di questa tetralogia è Benzina e cammina, in cui, attraverso quarantacinque interviste, si ripercorre l’epoca delle corse automobilistiche più lontana e povera di tecnologia (1947-1971) ma forse proprio per questo più ricca di fascino e di contenuti umani. Il terzo capitolo è La danza dei piedi veloci,dedicato ai piloti che si sono distinti nelle gare automobilistiche dal 1972 al 1987.

Il quarto e ultimo capitolo di questo viaggio culturale ed emozionale è Gli eterni affamati che, attraverso venticinque interviste, indaga il pilota automobilistico e i suoi orizzonti di gloria, per scoprire il motivo della perenne ricerca del giro e della corsa perfetti. Storie di pista e sterrati nelle parole, tra gli altri, di Andrea Aghini, Mauro Baldi, Miki Biasion, Ivan Capelli, Dindo Capello, Franco Cunico, Giancarlo Fisichella, Piero Liatti, Pierluigi Martini, Stefano Modena, Sandro Nannini, Riccardo Patrese, Emanuele Pirro, Jarno Trulli e Alex Zanardi.

I successi della Ferrari in Formula 1, della Lancia nei rally e dell’Alfa Romeo nel Turismo e nel DTM, commentati dai protagonisti, fanno da degno corollario alle prestazioni mai banali dei piloti italiani nel mondo. Gli eterni affamati è l’ultimo tassello di un mosaico che, con Benzina e cammina e La danza dei piedi veloci, ricostruisce la storia delle corse automobilistiche attraverso le parole dei protagonisti.

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GLI ETERNI AFFAMATI

Autori: Luca Delli Carri

Collana: Fucina

Copertina: rigida

Pagine: 560

Immagini: circa 50 in bianco e nero e a colori

Formato: 15 x 21,5 cm

Editore: Fucina

Prezzo: 16 euro

Peso: 998 grammi

ISBN: 978-8-8882691-4-6

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La danza dei piedi veloci per inseguire i sogni

Guidare al limite? È un po’ come danzare. L’affascinante tesi di Luca Delli Carri sta tutta in queste parole. E sta tutta in 512 emozionanti pagine del suo imperdibile libro, un vero ‘must have’ per appassionati di rally che vogliono ricordare o che voglio imparare.

Attraverso le interviste ai protagonisti, La danza dei piedi veloci racconta la storia delle corse dall’inizio degli anni Settanta fino al 1987, anno in cui l’automobilismo perde gli ultimi veli di ingenuità. Il campione smette di essere un cavaliere del rischio, uno zingaro delle piste, e diventa un super professionista.

I Settanta sono ancora anni di sperimentazione, fantasia, exploit: cose che, con la morte di Gilles Villeneuve, nel 1982, diventeranno sempre più rare, fino a scomparire completamente con l’avvento di Ayrton Senna in Formula 1 e di Miki Biasion nei rally, che vincono entrambi il loro primo titolo mondiale nel 1988. Da una parte scorre quindi la storia delle corse: la crescita e la maturazione della Formula 1, il declino e la rinascita del Mondiale Sport, l’epopea dei Gruppi B nei rally, l’affermazione del kart come palestra di guida sportiva.

Dall’altra i venticinque intervistati narrano la loro di storia, con il carico di entusiasmi e delusioni, di successi e fallimenti. Dai campioni conclamati come Alboreto, Munari e Nesti ai piloti minori che si sono fermati sulla soglia del palcoscenico più importante, sfila un campionario umano di vite spese a rincorrere un sogno. E perciò, anche se sfregiate dall’insuccesso, mai sprecate.

“La Danza dei piedi veloci è l’ultimo libro di una serie di quattro – sono le parole dell’autore, Luca Delli Carri –. Ho impiegato quattro anni per pubblicarli e almeno il doppio per scriverli. Sono 2500 pagine. Roba, con tutto il rispetto, da testi sacri. E adesso mi chiedono il perché. Allora stamattina mi sono svegliato e mi sono chiesto: “Già: perché?”. Quand’ero piccolo non mi chiedevo perché qualcuno avesse scritto un libro. Lo leggevo e basta, e alla fine mi piaceva o non mi piaceva, mi
lasciava qualcosa oppure no”
.

“L’autore non esisteva, praticamente. E in effetti il libro è proprio una cosa indipendente: qualcosa che non nasce da solo ma sembra quasi di sì. Poi, crescendo, ho capito che ci sono tanti perché che portano qualcuno a scrivere qualcosa, e in particolare un libro. Lo si fa per soldi, per fame di gloria, per bisogno di affermazione, per egocentrismo, per esibizionismo, e questi motivi possono coesistere”.

“Però lo si fa, anche e forse soprattutto, perché un libro va scritto. Ti siedi lì e scrivi. Non c’è un perché. Vai a cercare quel testimone e lo ascolti. C’è un bisogno di sapere che va soddisfatto. Una curiosità che è più profonda della curiosità spicciola che abbiamo tutti: una curiosità che è un bisogno”.

“Così io mi sono trovato a inseguire per anni dei piloti di motociclismo e automobilismo – prosegue Delli Carri –. Così, senza che ci fosse un perché. All’inizio avevo avuto l’idea di farne un libro, ma l’idea era stata bocciata dall’editore cui l’avevo proposta. La cosa mi ha spronato ad andare avanti, invece di abbattermi. E ho continuato a cercare questi che per me erano i divi del mio sport, gli artisti della sella e del volante”.

“Alcuni li ho trovati subito, altri li ho dovuti inseguire, e un po’ sedurre per convincerli a raccontarsi. Ma perché facevo tutto questo? Tutti questi viaggi, in auto, in treno, in aereo? Perché sprecavo tutto il mio tempo alla ricerca di storie e personaggi? Di nuovo: boh? Era un bisogno interno, qualcosa che dovevo fare”.

“Riflettendoci, penso che in realtà io abbia soddisfatto una voglia di quando ero bambino: sognavo di fare il pilota da corsa, e avrei dato tutto per conoscere il segreto del successo, per sapere come arrivare lì, per possedere le storie di quei campioni inarrivabili. I bambini sono puri nei loro sogni, così come nelle loro intenzioni, e la mia curiosità era ingenua e fortissima. E quando sono stato grande, l’ho soddisfatta, senza sapere che nascesse così da lontano”.

“Ma di quel sogno infantile, lo so, mi è rimasto quasi tutto. La purezza delle intenzioni, per esempio: ho cercato apposta i piloti che ho intervistato, non ci sono capitato per caso, e le parole che hanno detto le ho pubblicate integralmente, senza censure, parolacce comprese”.

“Poi ho scelto i grandi e i piccoli, i campioni e i signor nessun, perché so che tutti hanno una storia da raccontare. Così ho cercato Valentino Rossi e Jarno Trulli, Loris Capirossi e Giancarlo Fisichella, ma anche Pino Pica, Tony Carello, Beppe Gabbiani, Gino Munaron, Amilcare Ballestrieri, gente che i ragazzi di oggi non sanno proprio chi sia”.

“Ho scoperto che gli ultimi possono essere i più simpatici, per esempio, e che la felicità non dipende da quanto vinci ma da quanto sei in pace con te stesso e con il mondo. Già, perché, pur parlando di storie di guida al limite, in auto e in moto, alla fine si è parlato di uomini, di amori, di illusioni e disillusioni, di sentimenti”.

Perché un pilota non è solo dare il gas, ma è prima di tutto un uomo, e se questa affermazione vi sembra banale, ripensandoci un attimo troverete che non lo è affatto. La danza dei piedi veloci, parla di venticinque piloti, tutti italiani, che hanno corso tra il 1972 e il 1987: Michele Alboreto, Fulvio Bacchelli, Amilcare Ballestrieri, Vittorio Brambilla, Tony Carello, Dario Cerrato, Alberto Colombo, Andrea De Cesaris, Tony Fassina, Beppe Gabbiani, Piercarlo Ghinzani, Bruno Giacomelli, Arturo Merzario, Sandro Munari, Mauro Nesti, Giorgio Pianta, Lele Pinto, Mauro Pregliasco, Roberto Ravaglia, Siegfried Stohr, Fabrizio Tabaton, Tonino Tognana, Duilio Truffo, Maurizio Verini e Adartico Vudafieri.

“Parla di un’epoca in cui il pilota era ancora un gentiluomo e poteva fare danzare la sua auto tra i cordoli di una pista o tra le curve di una prova speciale, esattamente come un tanguero fa con la propria compagna. Tempi andati – conclude Delli Carri –. Tempi da Gilles Villeneuve, che infatti è sulla copertina del libro. In una curva veloce in cui le ruote dietro scivolano leggermente, quasi impercettibilmente, Gil corre al limite, con un equilibrio precario eppure perfetto, per soddisfare un’insopprimibile voglia di velocità e vincere la guerra contro il cronometro, il nemico numero uno di chi corre in macchina”.

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LA DANZA DEI PIEDI VELOCI

Autori: Luca Delli Carri

Collana: Fucina

Copertina: rigida

Pagine: 512

Immagini: circa 50 in bianco e nero e a colori

Formato: 15 x 21,5 cm

Editore: Fucina

Prezzo: 16 euro

Peso: 921 grammi

ISBN: 978-8-8882690-9-2

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Fiat Abarth Reparto Corse Rally di Emanuele Sanfront

Dalle gare degli equipaggi privati degli anni Sessanta all’ingresso ufficiale della Fiat nei rally nel 1970, contrassegnato l’anno seguente dall’acquisizione dell’Abarth. Fiat Abarth Reparto Corse Rally, pubblicato da Giorgio Nada Editore, è un volume ricco di immagini e aneddoti, in cui si racconta l’affascinante attività del Reparto Corse rally della Casa torinese.

Emanuele Sanfront ha partorito un altro libro dal sapore d’antan, come sa fare lui. Si chiama Fiat Abarth Reparto Corse Rally. Un libro che ripercorre dalla metà degli anni Sessanta sino alla fine degli anni Ottanta, la storia Fiat, indubbia protagonista nel mondo dei rally: vincitrice nel 1977 il suo primo Campionato del Mondo Rally.

Fiat Abarth Reparto Corse Rally, pubblicato da Giorgio Nada Editore, è un volume ricco di immagini e aneddoti, in cui si racconta l’affascinante attività del Reparto Corse rally della Casa torinese. Più che un libro, la storia di un team unito e coeso, ben organizzato che con i sensazionali successi firmati dalle vetture allestite dal reparto sportivo ha raggiunto una notorietà a livello mondiale.

Dalle gare degli equipaggi privati degli anni Sessanta all’ingresso ufficiale della Fiat nei rally nel 1970, contrassegnato l’anno seguente dall’acquisizione dell’Abarth. Dalle vittorie nei Campionati Italiano ed Europeo Rally alla stupenda conquista del Mondiale Rally 1977. Primo Campionato del Mondo Rally vinto da Fiat Abarth che se lo aggiudicherà nuovamente nel 1978 e 1980.

Il filo conduttore è la cronaca sportiva, ma i grandi protagonisti sono gli uomini del Reparto Corse. Parlano, raccontano le loro emozioni e aneddoti: meccanici, piloti, navigatori, dirigenti, tecnici. Importanti testimonianze di chi va fiero di aver fatto parte del mitico atelier sportivo torinese e di aver vissuto momenti meravigliosi e indimenticabili del periodo d’oro dei rally, di un’epoca che non tornerà mai più.

Impegnata con una propria squadra ufficiale, supportata dall’Abarth, ha fatto correre modelli leggendari come le Abarty 124 Rally e  le Abarth 131 Rally con al volante piloti di indiscusso carisma come, per citarne solo alcuni, Ceccato, Trombotto, Paganelli, Pinto, Bacchelli, Cambiaghi, Verini, Waldegaard, Rohrl e Alen.

Questa storia rivive in un volume ricco di immagini e aneddoti. Di particolare interesse anche i capitoli dedicati alla storia dell’Abarth, all’organizzazione del Reparto Corse del team torinese, al collaudo delle auto da corsa. Completano il libro, la storia, la preparazione, la descrizione tecnica, gli albi d’oro e tutte le targhe di quattro tra le auto impiegate nei rally dalla squadra ufficiale Fiat Abarth: 124 Sport Spider, 124 Abarth, X1/9 Abarth Prototipo e 131 Abarth.

Libri su Storie di Rally

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FIAT ABARTH REPARTO CORSE RALLY

Autori: Emanuele Sanfront

Collana: Grandi corse su pista, strada e rallies

Copertina: rigida

Pagine: 280

Immagini: oltre 300 in bianco e nero e a colori

Formato: 24,3 x 27 cm

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 50 euro

Peso: 1,6 chili

ISBN: 978-8-87911-75-5-5

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La Zerotrentasette negli scatti di Sergio Biancolli

Sergio Biancolli ha sfruttato il suo enorme archivio fotografico di tanti anni di gare. Milioni di immagini passate a setaccio, ogni immagine una storia, una gara, un’avventura, per un totale di oltre 250 immagini selezionate e pubblicate in La Zerotrentasette secondo me, un libro da collezione.

Era nell’aria che all’uscita della nuova opera di Sergio Biancolli, La Zerotrentasette secondo me, mancava davvero poco. Se l’uomo di Photo Zoom non risponde al telefono e neppure a Messenger, vuol dire che sta correggendo le bozze: ed ecco “La Zerotrentasette secondo me” fresco di stampa. Un nuovo libro si aggiunge all’universo florido di pubblicazioni dedicate alla storia della Lancia Rally 037, ma il libro del fotoreporter torinese si distingue per autenticità.

Sergio Biancolli ha sfruttato il suo enorme archivio fotografico di tanti anni di gare. Milioni di immagini passate a setaccio, ogni immagine una storia, una gara, un’avventura, per un totale di oltre 250 immagini. Corso Marche, l’Officina Abarth. Ricordi e aneddoti. Un paradiso in cui perdersi. Come già avvenuto per il libro dedicato alla Porsche 911, anche in questo caso la ricchezza di questo volume è che rappresenta l’album di quasi tutti quei piloti che hanno corso con la Lancia Rally 037.

“Questo mio nuovo libro credo sia assolutamente in tema con i rally, sì, ma visti anche da un punto di vista simpatico e divertente come le nostre chiacchierate qui. C’è proprio tutta la mia passione, c’è un racconto delle giornate trascorse da bambino davanti ai cancelli dell’Abarth in Corso Marche, ci sono i racconti e gli aneddoti relativi alle gare viste e fotografate all’epoca, insomma 279 pagine e 260 foto che raccontano una macchina fantastica, la 037, dal punto di vista di noi appassionati”, spiega l’autore.

“Niente di tecnico, tantomeno di serioso, anzi c’è anche da ridere soprattutto per i racconti che mi hanno gentilmente inviato alcuni di coloro che ci hanno corso, o che ci hanno lavorato come meccanici Abarth. Non sono uno scrittore famoso, e nemmeno il più bravo fotografo del mondo, altri anche ultimamente hanno fatto libri ben più professionali di sicuro, ma ho scritto una storia che credo ci accomuni tutti a livello di emozioni, pure emozioni come solo noi che abbiamo vissuto quel periodo possiamo comprendere”.

Il libro può essere richiesto direttamente all’autore, scrivendo all’indirizzo mail: biancollizoomfoto@hotmail.com

Libri su Storie di Rally

la scheda

LA ZEROTRENTASETTE SECONDO ME

Autori: Sergio Biancolli

Copertina: morbida

Pagine: 279 pagine (260 immagini a colori e in bianco e nero)

Formato: 21 x 29,7 cm

Editore: Autopubblicazione

Prezzo: 38 euro

Peso: 1,8 chili

Innamorati dei rally: il libro sulla Scuderia Tre Gazzelle

Da quel nucleo di appassionati in gran parte piemontesi è nato un movimento che ha valicato i confini regionali e poi anche quelli nazionali, ridando vita alla Scuderia Tre Gazzelle e scrivendo pagine di storia del rallysmo. Qualche decennio dopo nasce anche Innamorati dei rally.

Una piccola squadra divenuta grande in fretta grazie allo spirito di appartenenza prima ancora che per i risultati. Il Team Brunik si è contraddistinto sin dai primi giorni per la forza del gruppo, costituito da singole personalità di spicco che però hanno sempre fatto prevalere il team rispetto alle personali ambizioni. Questo è il motivo che ha spinto Sergio Remondino e Giorgio Leonetti a firmare Innamorati dei rally.

Da quel nucleo di appassionati in gran parte piemontesi è nato un movimento che ha valicato i confini regionali e poi anche quelli nazionali, ridando vita alla Scuderia Tre Gazzelle e scrivendo pagine di storia del rallysmo. Gesta epiche, dettate dalla volontà e dalla passione, che rivivono grazie al lavoro e alle testimonianze raccolte da Sergio Remondino insieme a Giorgio Leonetti, l’uomo che è stato alla base di tutto, il fondatore di entrambe le scuderie.

Da un crogiolo di umanità varia e variegata composta da chi ha vestito i colori della Brunik e della Tre Gazzelle (rinata dalle ceneri della precedente esperienza) sono così riemersi ricordi, aneddoti, fatti e retroscena a volte sconosciuti che riportano d’incanto al fantastico periodo compreso tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta.

Piloti, direttori sportivi, meccanici, semplici supporter: c’è tutto e di tutto nelle 216 pagine di un romanzo scritto da chi i rally li ha amati (e li ama ancora). Un volume, Innamorati dei rally, edito da Ephedis (Reparto Corse Lancia) e corredato da immagini d’epoca – di agenzia ma anche di chi andava alle corse – in molti casi inedite e comunque imperdibili.

Sergio Remondino, firma storica di Autosprint e autore di svariati volumi sulle corse e sui rally in particolare, ha messo insieme con Giorgio Leonetti tutti i pezzi di un gigantesco puzzle le cui tessere sono da gustare una ad una. Il libro non è ancora finito di stampare, ma sarà presentato il 28 settembre a Carcare.

L’editore è Edizioni Ephedis, il libro conta 216 pagine, con centinaia di fotografie di colore e bianche e nere. La copertina è rigida con sovracoperta e il prezzo dell’opera sarà di 35 euro. Seguiranno altri aggiornamenti e recensioni.

Libri su Storie di Rally

la scheda

INNAMORATI DEI RALLY

Autori: Sergio Remondino, Giorgio Leonetti

Copertina: rigida

Pagine: 214

Formato: 25 x16,5

Editore: Ephedis Edizioni

Prezzo: 35 euro

Peso: 985 grammi

ISBN: 978-2-9561369-7-2

Lancia Stratos: trent’anni dopo firmato Andrea Curami

La Lancia Stratos venne disegnata da Marcello Gandini per Bertone ed equipaggiata con motore e cambio V6 Ferrari Dino espressamente per distinguersi nei rally. Dalla seconda metà degli anni 1970 la versione preparata dalla Squadra Corse Lancia HF, la Stratos HF, ottenne una lunga serie di successi che la resero indimenticabile. Il libro di Andrea Curami ne ripercorre la storia.

Il prototipo della Lancia Stratos fece il suo debutto nel 1970 presso lo stand Bertone del Salone di Torino e nel libro “Lancia Stratos: trent’anni dopo” Andrea Curami ne traccia meticolosamente la storia. Suscitò subito curiosità e sorpresa tra i visitatori, ma un debole interesse da parte dell’azienda Lancia. Un anno dopo, la nuova Lancia Stratos fu finalmente prodotta per soddisfare le esigenze del Lancia Racing Team. Il libro di Andrea Curami si addenta nella storia di questa vettura leggendaria.

L’auto era completamente diversa, pur avendo lo stesso fascino e fascino, si è rivelata perfetta per competere nei rally. Per sei anni consecutivi è diventata l’auto da battere, vincendo tre Campionati del Mondo Rally (1974, 1975 e 1976). Il lettore troverà la storia, l’evoluzione, le gare così come i profili dei piloti. Quest’opera edita da Giorgio Nada è disponibile sia in italiano sia in inglese.

La Stratos Venne disegnata da Marcello Gandini per Bertone ed equipaggiata con motore e cambio V6 Ferrari Dino espressamente per distinguersi nei rally. Dalla seconda metà degli anni 1970 la versione preparata dalla Squadra Corse Lancia HF, la Stratos HF, ottenne una lunga serie di successi che la resero indimenticabile.

La Stratos Zero è una dream car esposta per la prima volta dalla carrozzeria Bertone come prototipo al Salone dell’automobile di Torino del 1970; fu presentata come progetto di autovettura sportiva a motore centrale (il V4 di una Lancia Fulvia Coupé recuperato da un demolitore), di concezione avveniristica per quei tempi. Il design opera di Marcello Gandini (l’autore di auto come la Fiat X1/9 e la Lamborghini Countach), suscitò subito grande interesse in tutti i visitatori del salone per il suo stile innovativo e “di rottura”, soprattutto per un marchio come Lancia.

Abolite le portiere sul prototipo si saliva aprendo direttamente il parabrezza e calandosi all’interno scavalcando il piantone dello sterzo snodato, il cofano posteriore aveva un inedito motivo a freccia, le luci posteriori erano formate dal semplice contorno luminoso dello specchio di coda, mentre quelle anteriori da 10 proiettori affiancati sull’affilato muso della vettura, verniciata in bronzo metallizzato. Cesare Fiorio, alla guida della squadra corse Lancia HF, in cerca di una sostituta adeguata nei rally per la Fulvia Coupé 1600 HF, vide in questo prototipo a motore centrale la giusta carica di novità necessaria all’azienda, entrata l’anno prima nel Gruppo Fiat.

Per progettare la degna erede della Fulvia Coupé Cesare Fiorio ascoltò i pareri dei piloti e dei tecnici della vincente squadra corse HF e stabilì le direttive base: passo corto, 2 posti secchi, potente motore centrale, aerodinamica avanzata e sfruttabilità in ogni condizione (pista, strada e sterrato).

Libri su Storie di Rally

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LANCIA STRATOS: TRENT’ANNI DOPO

Autore: Andrea Curami

Copertina: rigida

Pagine: 202

Formato: 21 x 29 centimetri

Immagini: a colori e in bianco e nero

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 39,80 euro

Peso: 1,4 chilogrammi

ISBN: 9788879113007

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McRae just Colin, un libro che racconta il vero Colin McRae

Nelle fasi di gara, la frase Colin sta arrivando…, significava una sola cosa, che gli spettatori diventavano più attenti, facevano un cauto passo indietro, per ogni evenienza.

Colin McRae, campione del mondo rally nel 1995, è stato senza dubbio il pilota di rally più spettacolare. La sua naturale velocità e l’approccio vincente lo hanno reso l’idolo di milioni di fans in tutto il mondo. Ad un certo punto, il nome McRae divenne superfluo. Colin era… solo Colin.

Nelle fasi di gara, “Colin sta arrivando…”, significava una sola cosa, che gli spettatori diventavano più attenti, facevano un cauto passo indietro, per ogni evenienza. Ma McRae era anche un uomo dalle doti straordinarie. McRae just Colin te lo fa scoprire. Colin ha guidato per una serie di squadre importanti tra cui Ford, Citroën, Ferrari, Nissan e Skoda.

Tuttavia, questo “scoiattolo volante” è ricordato soprattutto per i suoi exploit con le Subaru blu e gialle. Lontano dalla guida, Colin ha portato i rally ad una generazione più giovane come quella del videogioco di successo che porta il suo nome. Colin McRae aveva due detti ben noti, uno dei quali “se sei in dubbio, tieni giù” e l’altro “siamo qui per un buon tempo, non per molto tempo”.

Purtroppo quest’ultimo è diventato fin troppo vero, quando il 15 settembre 2007 lo scozzese trentanovenne morì all’istante in un incidente di un elicottero. McRae just Colin descrive il vero Colin McRae, dalle sue umili origini alla fama mondiale attraverso il successo del campionato mondiale.

Spiega il suo talento naturale, lo stile di guida fiammeggiante e le vittorie epiche così come le sue rivalità, le amicizie e gli incidenti spettacolari. “McRae: just Colin” scopre ogni aspetto del personaggio di Colin, con una raccolta di storie personali, raccontate da familiari e amici che lo conoscevano meglio. E ci sono storie inedite, come quando Prince William ha chiesto di incontrare lo scozzese.

Trovi nelle pagine una rara visione della personalità infettiva di McRae. L’agenzia McKlein Photography, e in particolare un altro Colin, in questo caso McMaster, ha lavorato a stretto contatto con McRae per tutta la sua carriera di rally. Il meglio dell’archivio fotografico di McKlein è stato usato per illustrare generosamente tutte queste storie affascinanti.

Gran parte della fotografia privata e dietro le quinte mostrata in questo libro non è mai stata pubblicata in precedenza. Senza dubbio un ottimo acquisto per i veri appassionati di rally. Esistono due edizioni del libro, una in inglese e una in tedesco.

Libri su Storie di Rally

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MCRAE JUST COLIN

Autori: Colin McMaster, David Evans

Copertina: rigida

Pagine: 256

Immagini: centinaia a colori

Formato: 30 x 25 centimetri

Editore: McKlein Pubblishing

Prezzo: 45 euro

Peso: 1,8 chili

ISBN: 978-3-9274586-4-2

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Il Ciocco Terra: quando passione e professione si incontrano

Il libro nasce dall’idea e dalla necessità storica di realizzare un’opera su un rally, il Ciocco Terra, inventato dalla fervida e inesauribile fantasia di Maurizio “Icio” Perissinot e svoltosi una sola volta nella storia.

Si chiama Il Ciocco Terra la novità editoriale – appena andata in stampa – che ci propongono Moreno Maffucci, già autore del libro sulla storia de Rally Il Ciocco, e Leo Todisco Grande, giornalista (anche nostro collaboratore), ma soprattutto grande conoscitore delle gare toscane e non solo.

Il libro nasce dall’idea e dalla necessità storica di realizzare un libro su un rally, il Ciocco Terra, inventato dalla fervida e inesauribile fantasia di Maurizio “Icio” Perissinot e svoltosi una sola volta nella storia, tra la fine di aprile e i primi di maggio del lontano 1993, in condizioni meteo da tregenda, sugli sterrati intorno a Il Ciocco, con un pantano che sembrava volesse inghiottire macchine, equipaggi, addetti ai lavori e il pubblico, incredibilmente presente, come sempre, da queste parti.

Ma il Ciocco Terra è anche dove è iniziata la leggenda di “Pucci” Grossi, il re dello sterrato, con i suoi titoli a raffica e le innumerevoli vittorie sulle strade bianche di tutta Italia. E dove Sergio Pianezzola e Andrea Navarra, destinati a un brillante futuro da rally, avevano completato un podio di “reduci” di una gara che non avrebbero più dimenticato.

“Perché no, si è detto Moreno Maffucci, garfagnino, appassionato viscerale di rally, innamorato delle gare che hanno, da molto tempo, l’epicentro intorno a Il Ciocco. Che al suo attivo ha già un corposo e documentato libro sulla storia ultraquarantennale del rally Il Ciocco e Valle del Serchio”, racconta Leo Todisco Grande.

“L’idea, affascinante, si è scontrata, inizialmente, con la grande difficoltà a reperire materiale per raccontare la storia del Ciocco Terra – prosegue Todisco Grande -. Quando Moreno mi ha contattato, con la volontà di coinvolgermi in questo progetto, la memoria di giornalista presente allora al Ciocco Terra, inviato del settimanale Rombo, mi ha subito richiamato la vittoria del mio amico “Pucci” Grossi. Ed un podio finale composto da altri due amici come Sergio e Andrea”.

L’animo del giornalista era stato stuzzicato a sufficienza. Infatti, Leo dice: “Ovviamente ho abbracciato immediatamente questa impresa, con la voglia di ricordarla a chi l’ha vissuta “in diretta” e di raccontarla a chi avesse voglia di leggere una particolare storia da rally… Sara, moglie di “Pucci”, e mia cara amica, è stata preziosa in questa ricerca: nel sancta sanctorum dell’indimenticabile campione riminese abbiamo recuperato ricordi, oggetti e anche i trofei che trovate pubblicati in questo libro”

Insomma, ecco la novità bollente dell’estate 2019, anche se dovrete attendere ancora un po’ prima di averlo. Solo pochi giorni. Un libro di 200 pagine dal formato grande e ricco di foto a colori mai viste, che vanno a comporre una galleria fotografica completa di tutti i protagonisti, che a sua volta si fonde con le parole di chi ha vissuto quella incredibile gara, oltre che a documenti rari e unici. Per info e prenotazioni: morenomaffucci@gmail.com

Libri su Storie di Rally

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IL CIOCCO TERRA

Autori: Moreno Maffucci, Leo Todisco Grande

Copertina: morbida

Pagine: 184

Formato: 24 x 16,5 cm

Editore: Autopubblicazione

Prezzo: 20 euro

Peso: 480 grammi

Reparto Corse Lancia: Stratos il mito diventa leggenda

Come per l’edizione ‘Limited-Edition’ sulla Fulvia HF, andata esaurita in pochissimo tempo, la nuova opera, Stratos il mito diventa leggenda, appena vista a Torino ad Automotoretrò sta già avendo un buon successo a livello di interesse. Il progetto editoriale ha richiesto ben tre anni di lavoro, ricerche, reperimento fotografie e varia documentazione unica ed originale.

Dopo l’opera sulla Lancia Fulvia, Reparto Corse Lancia ecco il seguito ovvero la storia della Lancia Stratos: Stratos il mito diventa leggenda. Come per la Fulvia sono disponibili due versioni, la classica, ovvero un libro contenente la storia della Regina dei Rally, oppure una versione numerata formata da ben cinque libri e un volume di sei dvd.

Come per l’edizione “Limited-Edition” sulla Fulvia HF, andata esaurita in pochissimo tempo, la nuova opera, Stratos il mito diventa leggenda, appena vista a Torino ad Automotoretrò sta già avendo un buon successo a livello di interesse. Il progetto editoriale ha richiesto ben tre anni di lavoro, ricerche, reperimento fotografie e varia documentazione unica ed originale.

L’opera costituita da sei volumi, cinque di testo ed uno di filmati, viene stampata in una sola edizione con tiratura limitata e numerata. Di queste, una buona parte sono destinate prioritariamente ai proprietari delle Stratos originali costruite. Su ogni volume, infatti, è riportata la targhetta Lancia dove verrà scritto il numero di telaio dell’auto.

Le restanti copie saranno disponibili per gli appassionati ed i numerosissimi personaggi che hanno collaborato per realizzare l’opera. Ecco l’opera descritta più nel dettaglio. Il primo volume, di 444 pagine, scritto da Gianni Tonti (direttore tecnico del Reparto Corse Lancia) con la collaborazione di Emanuele Sanfront, racconta la storia della Stratos, dalla sua nascita fino alla fine della sua carriera sportiva ufficiale.

Il secondo volume, a firma di Gianni Tonti e Thomas Popper, contiene il racconto dei protagonisti e le foto, molte esclusive, delle prove e dei test che le Lancia Stratos hanno effettuato tra un rally e l’altro e quelle che fanno rivivere il clima e i personaggi che hanno lavorato e vissuto a Borgo San Paolo nei locali del mitico Reparto Corse. Un “archivio di famiglia”, un cimelio storico in cui vengono risaltate le capacità dei meccanici, dei tecnici e degli uomini e donne Lancia.

Altre 444 pagine raccontano le Stratos ufficiali

In altri tre volumi, sempre di 444 pagine ciascuno, Emanuele Sanfront, Sergio Remondino e le testimonianze dei protagonisti raccontano le Stratos ufficiali e la loro storia agonistica. Ecco svelate, per ognuna delle quasi duecento gare, le emozioni di chi ha vissuto l’evento.

Un mix di attimi divertenti, di panico, di sconforto, ma anche e soprattutto di passione e di entusiasmo. Completa l’opera un cofanetto-libro contenente otto ore di video, riportate in sei dvd-rom, con le registrazioni di prove-test e di rally, divise per anno e quindi per livrea (Marlboro, Alitalia, Pirelli, Chardonnet, Aseptogyl…).

Immagini uniche che fanno rivivere momenti memorabili e risentire il suono inconfondibile del mitico motore Dino Ferrari. I sei libri, 2 mila 220 pagine, e il cofanetto, sono prenotabili al prezzo di 985 euro sul sito Reparto Corse Lancia e sono disponibili a partire dal mese di aprile. Il libro singolo, corrispondente al primo volume del cofanetto è in vendita anche online sul sito Reparto Corse Lancia o nelle migliori librerie di settore ad un prezzo di copertina di 165 euro.

Se è di tuo gradimento, puoi acquistare il libro o l’intera opera dal blog Storie di Rally al miglior prezzo e con le garanzie dirette della casa editrice. ScriviCi attraverso il form dei contatti per avere maggiori informazioni.

Libri su Storie di Rally

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STRATOS IL MITO DIVENTA LEGGENDA

Autori: Thomas Popper, Gianni Tonti, Emanuele Sanfront, Sergio Remondino

Volumi: collezione editoriale di 6 volumi con cofanetto

Copertina: rigida

Pagine: 2.220

Formato: 28 x 31 cm

Editore: Ephedis

Prezzo: 985 euro

Peso: 20 chili

ISBN: 978-2-9561369-1-0

Giubbotto Giallo, storie di corse e di vita di Max Setta

Giubbotto Giallo, storie di corse e di vita va immaginato come un quadro la cui tela è dipinta con i colori della realtà e della fantasia, dell’avventura e della scoperta, dello sport e della passione, dell’amicizia e della solidarietà.

Dopo averlo portato ad indossare per anni la pettorina gialla, la “passionaccia” per i rally e per le corse ha portato Massimiliano Setta a scrivere un libro. Un libro interessante – bello, ben scritto, ben impaginato, molto scorrevole – che ha subito trovato un editore ed è finito in distribuzione. Ti starai chiedendo: un libro sulle auto da corsa? No, non solo. Le auto centrano, ma non sono le uniche protagoniste.

Giubbotto Giallo, storie di corse e di vita va immaginato come un quadro la cui tela è dipinta con i colori della realtà e della fantasia, dell’avventura e della scoperta, dello sport e della passione, dell’amicizia e della solidarietà, della musica e della storia, della gioia e della spensieratezza. Ecco, dunque, che la cronaca sconfina in romanzo e tutto diventa più musicale, più cordiale, più sportivo. Le macchine da corsa sono solo una cornice che ne racchiude la narrazione delle emozioni.

Giubbotto Giallo intende appunto la pettorina che per alcuni anni è stata il “vestito” della domenica dell’autore. Questo libro è una raccolta autobiografica dei suoi racconti in cui, con semplicità ed ironia, narra vicende e aneddoti realmente vissuti dietro le quinte dell’automobilismo. Il libro edito da Masciulli Edizioni si è aggiudicato la prefazione di Alfonso Cavallucci.

Nel primo capitolo, intitolato “Ford Transit”, si legge del Rally dei Vestini, Campionato Italiano 2RM del 2000 e dei capricci di un furgone durante la mattina dell’allestimento della prova speciale. Al suo interno si intrecciano episodi e situazioni che consentono di raccontare un po’ di storie di corse e di vita. Nel secondo capitolo, “Renault 5 GT Turbo”, si parla sempre del Vestini, ma l’edizione del 1999, in Coppa Italia. Un controllo stop, la storia dello smarrimento di un equipaggio in PS. Suspense e tensione.

Le storie si susseguono. Il capitolo 3 è dedicato alla “Peugeot 206 WRC”. Si narra dell’Adriatico tricolore del 2002. La notte, la pioggia e la storia dell’uscita di strada di Renato Travaglia fanno da traccia per raccontarvi un po’ di cose sul mondo delle corse. In quello successivo, “Panda 750”, l’autore parla dello Slalom di Paganica 2002. Racconta un’avvincente cronaca della partecipazione a una gara di regolarità sperimentale.

E poi c’è “Monza”, il sessantesimo GP d’Italia 1989. Un viaggio di due giorni con un amico, dove racconto episodi e aneddoti accaduti. Un racconto trasversale carico di avventura, scoperte e divertimento, arricchito con cenni storici delle corse e del circuito. E così via.

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GIUBOTTO GIALLO – STORIE DI CORSE E DI VITA

Autore: Massimiliano Setta

Copertina: morbida

Pagine: 110

Formato: 14,5 x 21 centimetri

Editore: Masciulli Edizioni

Prezzo: 10 euro

ISBN: 978-8-8855153-0-7

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Lancia Rally, nome in codice 037: Limone e Gastaldi

Era il 14 dicembre 1981 e Cesare Fiorio, responsabile delle attività sportive del Gruppo Fiat, annunciava la nascita della nuova “arma” torinese per i rally: la 037. Una vettura nuova, meccanicamente differente dalle progenitrici, voluta, progettata e costruita in funzione del nuovo regolamento Fisa Gruppo B.

L’unione tra le capacità cognitive e tecniche della mente dell’ingegnere Sergio Limone, unite alle abilità professionali e alla fede Lancista del giornalista Luca Gastaldi, fa nascere Lancia Rally: nome in codice 037. La Lancia Rally 037 è stata una vettura prodotta dalla Lancia negli anni ’80 per partecipare al Mondiale Rally.

L’ingegnere Limone fu il responsabile del progetto SE037 e fu Cesare Fiorio, il direttore sportivo Fiat, ad annunciare nel 1981 la nascita di un nuovo modello per il rally a causa dei cambiamenti nel regolamento. Il progetto fu sostenuto da una collaborazione tra Lancia, Pininfarina e Abarth, riprendendo l’evoluzione 037 realizzata dalla Abarth nella seconda metà degli anni ’70, e fu presentato al cinquantanovesimo Salone dell’Automobile di Torino nel 1982.

La versione stradale non riscosse particolare successo, per l’omologazione nel Gruppo B bisognava infatti costruire almeno duecento esemplari del modello in questione. “Abbiamo ottenuto i primi importantissimi risultati dieci anni fa con la Fulvia HF, vincendo il Campionato del Mondo 1972. Abbiamo ribadito la nostra superiorità per tre anni consecutivi, dal 1974 al 1976, ma con la Stratos, e altri tre titoli iridati ce li ha regalati la Fiat 131 Abarth Rally, nel 1977, nel 1979 e nel 1980″, spiegava Cesare Fiorio.

“Tre dei nostri piloti sono saliti sul gradino più alto del podio piloti: Sandro Munari, Markku Alen e Walter Rohrl. Ma nel 1982 dovremo affrontare una svolta regolamentare e, proprio per questo, i nostri programmi sono stati rivoluzionati. Correremo a partire da aprile, appena sarà omologata, con la Lancia Rally!”, furono le parole di Cesare Fiorio all’epoca.

Era il 14 dicembre 1981 e Cesare Fiorio, responsabile delle attività sportive del Gruppo Fiat, annunciava la nascita della nuova “arma” torinese per i rally: la 037. Una vettura nuova, meccanicamente differente dalle progenitrici, voluta, progettata e costruita in funzione del nuovo regolamento Fisa Gruppo B.

Il progetto – sviluppato in collaborazione tra Lancia, Abarth e Pininfarina – si materializzò nella sua veste definitiva il 2 maggio 1982 al Salone dell’Automobile di Torino. La Lancia 037, in versione stradale, viene presentata al grande pubblico nel corso della kermesse motoristica italiana riscuotendo immediatamente un grande successo fra gli addetti della stampa specializzata e i numerosi appassionati che affollavano i padiglioni di Torino Esposizioni.

Le scelte che portarono alla realizzazione della 037 non furono certo facili. Si decise per una vettura convenzionale, con due ruote motrici, dotata di tutti i pregi della Fiat 131 con qualcosa in più a livello di telaio. Questo doveva essere concepito nella maniera più semplice possibile e in grado di consentire facili riparazioni e sostituzioni meccaniche durante i rally.

Un telaio predisposto per un nuovo sistema di sospensioni, non più di tipo McPherson come sulla 131, ma a quadrilateri come nelle monoposto da pista. Questa soluzione era in grado di fornire diverse regolazioni di assetto e di camber e di utilizzare pneumatici sia radiali che non radiali.

La 037, soprannominata la “Regina dei Rally”, è l’ultima due ruote motrici della storia a conquistare il titolo iridato della specialità. Inizialmente identificata con il codice di progetto Abarth SE037, la Lancia Rally (questo il suo nome ufficiale) ottiene l’omologazione in Gruppo B il 1 aprile del 1982, a soli due anni dalle prime righe tracciate su un foglio bianco e dopo intense attività di test. La descrizione tecnica dell’ingegner Sergio Limone e le fotografie inedite dell’epoca fanno rivivere un capitolo fondamentale dell’automobilismo sportivo e una decade di grande rivoluzione.

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LANCIA RALLY: NOME IN CODICE 037

Autori: Sergio Limone, Luca Gastaldi

Copertina: rigida con sovracopertina

Pagine: 200

Immagini: 220 a colori e in bianco e nero

Formato: 21x 24 centimetri

Editore: Autopubblicazione

Prezzo: 39 euro

ISBN: 979-1-2200297-8-0

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Alpine Renault A110 les bleues italiennes di Panarotto

In Italia, celebri diventano le vetture schierate dalla Giada Auto, emanazione sportiva della Renault Italia, o elaborate da Audisio & Benvenuto, Varese, Terrosi e molti altri preparatori che si cimentano nell’elaborazione dell’Alpine Renault A110.

In Alpine Renault A110 Les bleues italiennes, Francesco Panarotto si è divertito non poco. Nata nel 1962, la Alpine Renault A110 dimostra fin da subito la propria vocazione sportiva impegnandosi in gare in pista e su strada. Grazie al progressivo aumento della cilindrata dei motori Renault che la equipaggiano, passati dai 956 centimetri cubi della presentazione ai 1800 cc delle versioni elaborate negli anni Settanta, la berlinetta francese conquista innumerevoli vittorie in ogni parte del mondo.

In Italia, celebri diventano le vetture schierate dalla Giada Auto, emanazione sportiva della Renault Italia, o elaborate da Audisio & Benvenuto, Varese, Terrosi e molti altri preparatori che si cimentano nell’elaborazione dell’Alpine Renault A110. Le imprese e le vittorie delle berlinette francesi alla Targa Florio, al Giro d’Italia Automobilistico e nelle altre corse italiane vengono ricordate grazie a “Alpine Renault A110 – Les Bleues Italiennes”, un volume di duecentocinquanta pagine riccamente illustrato con immagini in gran parte inedite.

Il libro si propone, attraverso una rigorosa ricerca storica ed un’accurata selezione fotografica, di ripercorrere puntualmente l’epopea sportiva di una vettura rimasta sicuramente nel cuore di molti appassionati, grazie anche alla collaborazione del Club Renault Alpine Gordini Italia. Italiana non è soltanto la lingua in cui è scritto il volume, ma legati alle vicende agonistiche tricolori sono anche i temi trattati al suo interno.

Dopo un doveroso capitolo iniziale di ispirazione “francese”, dove viene affrontata l’epopea industriale e sportiva del marchio Alpine in terra d’oltralpe dalla nascita fino alla conquista dell’ambito Campionato del Mondo Rally, il proseguo del libro affronta per la prima volta in maniera organica le vicende sportive delle formidabili “berlinette” impegnate nelle gare italiane, affidate a piloti italiani e curate da preparatori italiani.

Panarotto racconta la storia della “berlinetta terribile” a 360 gradi ricercando da vero segugio tutte le tracce lasciate dalle A110 italiane su tutte le piste della penisola. Il libro è superlativo anche per quel che riguarda l’impaginazione, considerata la mole di materiale sulla quale ha dovuto lavorare, arricchito di foto inedite legate anche alle varie edizioni della Targa Florio, protagonista insieme ad altre importanti competizioni in quest’opera.

“Alpine Renault A110 – Les bleues italiennes” inizia proprio con una dedica alla Targa Florio, la copertina è uno splendido quadro di Gabriele Guidetti, che interpreta da par suo l’A110 numero 178 di Poker-Fasan alla Targa del 1973. Non a caso, il libro chiude ricordando la Targa Florio con un coffret riprodotto rigorosamente in 110 esemplari contenente tre A110 che hanno corso la Targa del 1973 in scala 1/43, alla cui realizzazione ha collaborato anche Targapedia.

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ALPINE RENAULT A110 – LES BLUES ITALIENNES

Autori: Francesco Panarotto

Copertina: rigida

Pagine: 250

Immagini: 500 a colori, 200 in bianco e nero

Formato: 28 x 24 centimetri

Editore: Unit editrice

Prezzo: 50 euro, 240 euro con modellini auto

Peso: 540 grammi

ISBN: 978-8-8791170-9-8

Beppe Donazzan e il libro Tutti figli del San Martino

”Quel puntino sulla carta geografica, quota 2047 metri sul livello del mare era l’obiettivo assolutamente certo della spedizione. Un viaggio, perché di vero e proprio viaggio si trattava, che pianificavamo con mesi di anticipo. Per questo siamo tutti figli del San Martino”.

Grazie a Tutti figli del San Martino si scopre che alla riunione della scuderia Bassano Corse, il giovedì sera alla Birreria Ottone, non mancava l’accenno alla salita del Manghen. Se ne parlava tutto l’anno con rispetto. E più si avvicinava l’evento del Rally San Martino di Castrozza e più quel nome diventava magia. Un luogo sperduto, che sembrava lontano da raggiungere. Nessuno sapeva che era una strada militare scavata sui costoni del Lagorai, teatro di violenti scontri tra austriaci e italiani, durante la prima guerra mondiale.

Quel puntino sulla carta geografica, quota 2047 metri sul livello del mare era, invece, l’obiettivo assolutamente certo della spedizione nei giorni della corsa. Un viaggio, perché di vero e proprio viaggio si trattava, che pianificavamo con mesi di anticipo. Non appena filtravano le prime notizie sul percorso e sugli orari di passaggio. Per tutti era un sogno, il sogno di allora. Era come a Pamplona, una corrida a quattro ruote…

Con la storia del leggendario Rally di San Martino di Castrozza, Beppe Donazzan, giornalista di Bassano del Grappa, evoca, nel suo Tutti figli del San Martino non solo una competizione che ha fatto epoca, ma una passione nata tra i banchi di un liceo di provincia e che segnerà per sempre lui e i tanti giovani che negli Anni Sessanta e Settanta seguiranno, con lo splendido scenario delle Dolomiti del Trentino.

Le imprese di piloti come Sandro Munari, il campionissimo Arnaldo Cavallari, il suo epico maestro tedesco Walter Rorhl, il “bello” della Fiat Fulvio Bacchelli e un giovanissimo Luca Cordero di Montezemolo. E tantissimi altri. Tutti figli del San Martino.

La prima edizione del rally risale al 1964. L’idea di organizzare una manifestazione automobilistica con epicentro il Primiero scaturì dall’incontro di due appassionati: l’avvocato Luigi Stochino e il conte Pietro Bovio, presidente dell’Azienda Autonoma di San Martino di Castrozza, uniti nella professione di avvocato. L’intento era quello di rivitalizzare la stagione estiva di San Martino e allo stesso tempo introdurre una specialità che all’epoca in Italia era quasi inesistente.

Il 1963 fu dedicato alla ricerca del percorso. L’anno dopo il rallye era pronto: il percorso prevedeva mille e seicento chilometri snodantisi nella suggestiva cornice delle Dolomiti, lungo i quali le strade sterrate si intrecciavano e si confondevano con il paesaggio.

Punto di riferimento era San Martino di Castrozza, che per quattro volte era attraversato dalla corsa. Sessantaquattro gli equipaggi partecipanti di cui trentaquattro arrivarono alla fine. Vincitori Arnaldo Cavallari e Sandro Munari su Alfa Romeo Giulia TI Super. Generale l’entusiasmo, anche dei piloti che avevano manifestato prima della gara le loro perplessità per la lunghezza del percorso e il suo ritmo.

Da Arnaldo Cavallari a tutti gli altri ‘figli’ del rally

Cavallari – undici figli da cinque donne diverse – è l’inventore della “ciabatta”, globetrotter tra rally e pane. Diede il suo imprinting alla sfida cui è dedicato questo libro ormai introvabile. Perché un’intera generazione di eroi dell’arte del traverso, derapate e controsterzi, si formò sulle strade del Primiero e fece conoscere al mondo dei motori lo splendido scenario delle Dolomiti.

Al fianco di Cavallari, nei panni di umile “garzone di bottega”, come detto c’era il “nostro” Sandro Munari che poi divenne il “Drago” vincendo 5 volte la gara come pilota. Nel 1977 San Martino conquistò l’iride della Coppa Fia Conduttori ed entrò nel mito.

Subito dopo la prima edizione, sempre nel 1964 si diede vita a un challenge internazionale, la Mitropa Cup, inizialmente per Italia, Austria e Germania Ovest, e poi estesa anche a Ungheria, Polonia, Jugoslavia e Cecoslovacchia. La prima edizione del 1965 fu vinta dagli austriaci Romberg-Ferner.

Il Rally di San Martino di Castrozza può quindi essere considerato l’antesignano del nuovo rallismo italiano. La nuova formula si impose e sorsero successivamente altre manifestazioni a sua imitazione, quali il Rally dell’Elba o il Rally delle Alpi Orientali.

Ma il successo di una manifestazione tanto affascinante impose problemi di sicurezza. Non esistendo all’epoca una normativa italiana in materia, gli organizzatori tramite la federazione che all’epoca delegava tutto alla Csai, provvidero prontamente alla stesura di un rigido regolamento che tutelasse la sicurezza dei partecipanti e degli appassionati. Regolamento che solo in un secondo tempo entrò a far parte integrante del codice della strada.

Per ribadire l’importanza che le condizioni di sicurezza rivestivano nell’ambito di gare di questo genere, per evidenziare tratti inediti e aspetti suggestivi della manifestazione, oltre che per pubblicizzare la nuova formula rallystica, nel 1968 venne realizzato dal comitato organizzatore del rally un filmato.

Inviato alla venticinquesima Festival Internazionale del Documentario Sportivo di Cortina d’Ampezzo, fu proclamato vincitore assoluto. Frattanto le edizioni del rallye si susseguirono ininterrotte fino al 1977. La manifestazione scalò tutti i gradi di validità internazionale raggiungendo prima il campionato europeo, poi il campionato mondiale conduttori. Nel 1977 condizioni impossibili imposte dalla Pubblica Amministrazione costrinsero a rinunciare alla organizzazione del rallye: l’ultimo vincitore del “Vecchio San Martino” fu Sandro Munari.

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TUTTI FIGLI DEL SAN MARTINO

Autore: Beppe Donazzan

Collana: Storie e miti

Pagine: 140

Editore: Lìmina

Prezzo: 19,90 euro

ISBN: 978-8-8604108-5-6

Peso: 281 grammi

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https://youtu.be/WxWA4LlHxYY

Toivonen Finland’s Fastest Family: Henri, Harri, Pauli

Henri Toivonen è stato uno dei piloti rally più eccezionali della storia. Le sue prestazioni ispiratrici nel Talbot Sunbeam Lotus, Opel Ascona 400, Porsche 911 SCRS e Lancia Rally 037 sono tutte ben ricordate. Ma con la Lancia Delta S4. In Toivonen Finland’s Fastest Family la storia di tutta la famiglia.

Quando i fan dei rally sentono pronunciare il nome Henri Toivonen, pensano immediatamente a spettacoli mozzafiato e gloriose vittorie. Ma è anche difficile dimenticare l’incidente del Tour de Corse 1986, che ha rubato la vita a “Toivo” e al suo copilota Sergio Cresto e che alla fine ha portato al termine l’epopea delle vetture Gruppo B. Un libro di McKlein dal titolo Toivonen Finland’s Fastest Family racconta Henri e tutta la famiglia.

Henri è stato uno dei piloti rally più eccezionali della storia. Le sue prestazioni ispiratrici nel Talbot Sunbeam Lotus, Opel Ascona 400, Porsche 911 Scrs e Lancia Rally 037 sono tutte ben ricordate. Ma è stata la Lancia Delta S4 a mettere in mostra l’abilità di Henri nelle vittorie al Rac e al Monte-Carlo, quest’ultimo vent’anni dopo il trionfo del padre nel Principato.

Toivonen Finland’s Fastest Family, edito da McKlein Pubblishing e disponibile in Inglese e in tedesco, è in grado di emozionare. Può essere letto tutto d’un fiato in tre giorni senza dormire e poi si trascorreranno mesi a guardare le immagini. Bellissime. uniche. In “Toivonen: Finland’s fastest family” (letteralmente “Toivonen: la famiglia più veloce della Finlandia“) si racconta l’affascinante storia della famiglia Toivonen nei rally e nelle corse.

Inizia con le eroiche pulsioni del padre Pauli negli anni Cinquanta e Sessanta, tra cui la vittoria del titolo Europeo del 1968 al volante di una Porsche 911. Ovviamente, sono inclusi i primi exploit sui laghi ghiacciati fino alle carriere contrastanti e fortunate di Henri e del fratello Harri nel motorismo.

L’autore di Toivonen Finland’s Fastest Family, Esa Illoinen, si immerge profondamente nella storia della famiglia Toivonen e raccoglie informazioni con innumerevoli amici e testimoni di quei giorni. Tra loro c’è la vedova di Pauli, Ulla, la vedova di Henri, Erja, e persino l’insegnante di inglese novantacinquenne di Henri. Il risultato che ne viene fuori è un ritratto intimo e commovente della famiglia più veloce della Finlandia, meravigliosamente illustrato dalle migliori immagini dall’inesauribile archivio di McKlein.

Nato il 25 agosto 1956 ad Jyväskylä, Toivonen è noto per la sua guida spericolata sin da ragazzino. Ha iniziato la sua carriera nei rally nel 1975 a 1000 Laghi e l’ha conclusa tragicamente nel 1986 al Tour De Corse, sul Col d’Ominanda. La verità ufficiale vuole che la sua Lancia Delta S4 è schizzata fuori da una curva stretta a sinistra.

Ma è vero? Un video (che riproduco al fondo dell’articolo) che, però, non è chiarissimo lascerebbe intendere che la verità ufficiale si potrebbe un po’ mettere in discussione. La vettura non sembra accennare ad alcuna sterzata e esplodere prima ancora di toccare terra. Un malore, un cedimento meccanico. Supposizioni.

Il Tour de Corse, un rally mondiale su strade di montagna strette e molto tortuose attorno all’isola della Corsica, è iniziato giovedì 1 maggio. Toivonen aveva mal di gola e soffriva di influenza, ma ha insistito per correre. Negli ultimi tre rally, a causa del ritiro della vettura in Svezia, del ritiro del team Lancia al tragico evento portoghese, il Safari Rally saltato… Henri voleva correre. Secondo diverse fonti, stava anche prendendo medicine per curare la febbre. Nonostante le sue cattive condizioni di salute, ha vinto prova dopo prova e ha guidato il rally con un ampio margine.

Oltre ad Henri Toivonen, anche la storia di Pauli e di Harri

A luglio, il Rally della Marca Trevigiana in Italia è stato intitolato “Memorial Henri Toivonen” in onore di Toivonen. Il rally è stato interrotto dopo un incidente mortale alla quarta PS. Nel 1988, l’ex pilota Michèle Mouton, organizzò la prima Race of Champions per commemorare la morte di Toivonen. La Race of Champions era originariamente riservata ai piloti di rally, ma divenne ancora più popolare con l’introduzione delle star di Formula 1 e Nascar. L’Henri Toivonen Memorial Trophy è ancora assegnato ogni anno al vincitore del singolo evento.

Un altro trofeo recante il nome di Toivonen è stato il trofeo Henri Toivonen Grand Attack, che è stato premiato dalla Peugeot’s Rally Challenge, organizzata da Des O’Dell, “al pilota che più ha incarnato lo spirito mostrato dal giovane finlandese”. Harri Toivonen ha concluso la sua carriera agonistica nel motorsport nel 2002, mettendo fine ai quarant’anni di storia delle corse della famiglia Toivonen che, come detto all’inizio, prendono il via con Pauli.

Il padre di Henri è uno dei grandissimi piloti che ha calcato la scena rallystica negli anni Sessanta. Nato nel 1931 a Helsinki, Pauli ha iniziato a correre nel 1954, con una Volkswagen, classificandosi decimo assoluto al 1000 Laghi. Dal 1960 al 1964 è stato pilota ufficiale Citroen ed in particolare, nel 1961 ha vinto il 1000 Laghi ed il Rally di Norvegia, piazzandosi anche primo della classe 2000 centimetri cubi all’Acropoli. Nel 1963, invece, ha sfiorato la vittoria a Montecarlo dove è finito secondo alle spalle di Erik Carlsson, che con la Saab era al suo bis consecutivo al “Monte”.

Lasciata Citroen per un breve intermezzo con la Porsche, nel 1966 è tornato tra le fila della Casa francese e ha vinto proprio a Montecarlo, dopo non poche discussioni per la vittoria tolta alle Mini accusate di avere i fari allo iodio allora non omologati. Nel 1967 ha fatto una breve apparizione anche al volante di vetture Lancia ma il suo boom è arrivato con la Porsche dove ha fatto ritorno nel 1968.

Sono state di quell’anno le vittorie nei rally di Germania, Danubio, Spagna, Ginevra e Sanremo, oltre ad un secondo posto a Montecarlo ed un terzo all’Acropoli. Questo ruolino di marcia gli è valso il titolo di campione europeo. Ancora con la Porsche, nel 1969, ha ottenuto la sua ultima grande vittoria: il Rally dell’Acropoli. Il leggendario pilota finlandese è rimasto sempre un grande personaggio del mondo delle corse, capace oltretutto di allevare in casa due figli come piloti: Henri e Harri.

Harri, invece, nato il 22 ottobre del 1960, è una presenza più o meno costante nel Mondiale Rally dal 1980 al 1986, anno in cui guida la MG Metro 6R4. Dopo la morte del fratello e I suoi anni infruttuosi nel WRC, è passato alle gare di velocità in circuito. Ha guidato in diverse classi in cui ha gestito alcuni successi. Ha partecipato alla 24 Ore di Le Mans nel 1991 finendo nono assoluto alla guida di una Kremer Racing Porsche 962 con JJ Lehto e Manuel Reuter. Nel 2002, Toivonen ha appeso il casco al chiodo come pilota a tempo pieno. Ma non ha abbandonato il motorsport.

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TOIVONEN FINLAND’S FASTEST FAMILY

Autore: Esa Illoinen

Copertina: rigida

Pagine: 224

Immagini: 181 a colori, 106 in bianco e nero

Formato: 24,5 x 30 centimetri

Editore: McKlein Publishing

Prezzo: 49,90 euro

Peso: 1,8 chilogrammi

ISBN: 978-3-9274586-1-1

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Pregliasco: lo chiamavano il Prete, andava come un diavolo

Trasformare il lavoro in una macchina da quattrini. Si spiegano così molte sue scelte apparentemente al ribasso che non gli hanno impedito di diventare un idolo tra gli appassionati che ancora oggi gli riconoscono talento e coraggio fuori dal comune.

Mauro Pregliasco ha attraversato da protagonista le due generazioni che hanno offerto alla platea internazionale dei rally i migliori talenti italiani. In mezzo ai più bravi, Pregliasco ci ha “sguazzato” senza paura, spesso sbalordendo, ma anche sapendo rinunciare ai successi più facili per inseguire la regola del vero professionista: trasformare il lavoro in una macchina da quattrini.

Si spiegano così molte sue scelte apparentemente al ribasso che non gli hanno però impedito di diventare un idolo tra gli appassionati che ancora oggi gli riconoscono talento e coraggio fuori dal comune. La sua storia, a tratti anche molto sofferta, è dunque la storia di un periodo indimenticabile per protagonisti e vetture: uno spaccato di un’epoca d’oro che, raccontato senza peli sulla lingua, va riletto d’un fiato.

A firmare l’opera è Carlo Cavicchi, già autore di altri top book e best seller, come Alen, Destra 3 Lunga Chiude, Però lo scoop è mio, apprezzato giornalista e direttore di successo del settimanale Autosprint dal 1984 al 1999, del settimanale SportAutoMoto dal 2001 al 2008 e del mensile Quattroruote dal 2010 al 2014.

Membro della giuria dell’Auto dell’Anno dal 1993 al 2011 e della giuria mondiale del Car of the Century che nel 1999 ha eletto la vettura del secolo. Collaboratore per quindici anni della pagina dei motori del quotidiano la Repubblica, ha vinto undici premi giornalistici e scritto in totale sei libri.

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LO CHIAMAVANO IL PRETE, ANDAVA COME IL DIAVOLO

Autore: Carlo Cavicchi

Copertina: rigida con sovracoperta

Pagine: 230

Immagini: centinaia a colori e in bianco e nero

Dimensioni: 14 x 22 centimetri

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 24 euro

Peso: 560 grammi

ISBN: 9788879117449

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Giorgio Pianta raccontato da Luca Gastaldi e Sergio Limone

Proprio un libro che mancava. Anzi, proprio il libro che mancava. A rendere il tutto più appetibile sono gli autori, assolutamente autorevoli: Luca Gastaldi e Sergio Limone.

Leggo questa riga di comunicazione ‘Giorgio Pianta una vita per le corse, biografia del celebre pilota, collaudatore e team manager italiano che ha dedicato tutta la sua vita all’automobilismo sportivo’ e sgrano gli occhi. Proprio un libro che mancava.

Anzi, proprio il libro che mancava. A rendere il tutto più appetibile sono gli autori, per me assolutamente autorevoli e, a volte, fonte di idee. Di chi parlo? Ma dei ‘soliti noti’ Luca Gastaldi e Sergio Limone. Comunque, già mesi fa, quando avevo appreso di questa piacevole notizia per l’editoria italiana, mi ero incuriosito, avevo chiamato Luca e lo avevo bombardato di domande.

Sapevo che lui e l’ingegner Limone stavano ultimando l’opera, avevano ormai prossima la scadenza di AutoMotoRetrò, dove avrebbero dovuto presentare il libro e, in fondo, io volevo solo leggere subito della vita di Giorgio Pianta. Succede che incontro Luca e Sergio alla conferenza stampa di presentazione della kermesse torinese alla fine del mese di gennaio 2019.

Il libro è stato finito di stampare da poche ore. Entrambi gli autori mi consegnano la mia copia, il giorno prima della conferenza di presentazione, con tanto di dedica e autografi. Riesco a percepire ancora il calore della macchina che le ha stampate per tutta la notte. Carta patinata lucida di alta qualità. Forma quadrata, come è ormai uno standard della collezione editoriale di Limone e Gastaldi.

L’impaginazione retrò si adatta perfettamente alle tantissime immagini inedite pubblicate sull’opera. Superata l’introduzione di Limone, c’è il bel ricordo di Alberto e Gino Vittorio Pianta, i fratelli di Giorgio, così da poter cogliere subito uno spaccato umano e recondito del personaggio e per poter comprendere al meglio le sue scelte e il suo talento come pilota, collaudatore e team manager.

Duecento e trenta pagine ricche di storia e di storie raccontate con precisione quasi maniacale nei dettagli. Ricordi che fanno gioire ed emozionare e che ti trasportano nell’epoca leggendaria delle corse su strada, quando quasi tutto si poteva. Quando la burocrazia era un optional.

‘L’idea di dedicare un libro a Giorgio Pianta è nata in occasione della consegna di due scatoloni del suo archivio fotografico, organizzato alla rinfusa, da parte della moglie Lodovica, per una ‘missione di riordino’: un lavoro immane, tanto materiale da esaminare, ricco in quantità e qualità.

Una carrellata su trent’anni e più di automobilismo italiano, tante foto delle più svariate autovetture, guidate con grande perizia accompagnata dalla sua smisurata passione e dal suo incontenibile entusiasmo’, scrive Sergio Limone. Infatti, il libro su Pianta non è solo la storia di un periodo memorabile dei rally, ma è la storia di un uomo che ha attraversato le stagioni dell’automobilismo nazionale e internazionale.

A ben vedere, l’opera di Limone e Gastaldi mette bene in luce tutti gli aspetti caratteriali di un personaggio importante per l’automobilismo sportivo italiano, un vero, inguaribile appassionato di corse, un uomo poliedrico e complesso, sempre mosso da un incontenibile entusiasmo.

Ma soprattutto un pilota, un collaudatore e un team manager dalla carriera unica, i cui denominatori comuni sono stati la passione per il lavoro, l’instancabile voglia di lottare, la capacità di “innamorarsi” di certe idee e di volerle caparbiamente realizzare, a volte oltre i limiti della logica. “Sulla base delle immagini riordinate è stata ricostruita, anno dopo anno, la storia di Pianta, con i suoi successi e le sue sconfitte”, spiega l’autore.

“Una lunga esperienza come pilota, anche da ufficiale per la Lancia HF, per la Opel, addirittura per la Ferrari nel Rally MonteCarlo 1965, poi il passaggio all’Abarth come collaudatore e come responsabile della delibera delle vetture da gara e del reparto rally, infine come responsabile di Alfa Corse, dal 1987 al 1996, esperienza culminata con le vittorie nel DTM 1993 e nel BTCC 1994”, racconta Gastaldi.

“Abbiamo lasciato spazio ad alcune testimonianze di persone che lo hanno avuto come collega, direttore di squadra, capo meccanico, manager, amico, marito e padre”, racconta Gastaldi. Il tutto, appunto, in 240 pagine dense di emozioni, di immagini e di sano amore per la competizione sportiva.

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GIORGIO PIANTA UNA VITA PER LE CORSE

Autore: Sergio Limone e Luca Gastaldi

Copertina: morbida

Pagine: 230

Immagini: circa 500 a colori e in bianco e nero

Dimensioni: 20,95 x 27,3 centimetri

Editore: Autopubblicazione

Prezzo: 30 euro

Peso: 804 grammi

ISBN: 979-1-2200435-4-0

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Il Lato B dei miei Rally: Rudy Dalpozzo e Francesca Pasetti

Tutto ciò che in genere non si racconta e tantomeno si mette nero su bianco. Aneddoti misteriosi e storie leggendario troveranno più di una semplice conferma.

Un libro scritto da Roberto Rudy Dalpozzo, sei volte campione italiano e una volta campione europeo con lo stemma della Opel impresso sulla pelle, fa un certo effetto. Lui, in coppia con Tony Fassina e non solo aveva la “brutta” abitudine di vincere tanto e spesso.

Il nome del secondo autore, pardon autrice, è quello di Francesca Pasetti, conosciuta nella grande famiglia dei rally come “Lady Fulvia”, tanto per chiarire da che parte abbia il cuore. Il lato B dei miei rally – Storie mai scritte di un periodo meraviglioso è lo splendido romanzo di tutto ciò che pilota, copilota e squadra facevano mentre organizzavano un rally.

“Il pilota professionista ha una grande responsabilità. E’ pagato per vincere e quando parte per un rally sa che dovrà dare il massimo, qualunque siano le sue condizioni fisiche e le situazioni ambientali che troverà sul percorso. La sua concentrazione, per tutta la gara, deve essere al top”.

“Fra ricognizioni e gara, le nostre trasferte duravano settimane. Pertanto, nei giorni non interessati dalla gara vera e propria, per stemperare la tensione che incombeva su di noi, ne combinavamo di tutti i colori, anche a discapito di malcapitati del tutto estranei all’ambiente. Goliardate vere e proprie che rendevano i nostri giorni belli e spensierati. Mi sono sempre chiesto: perché non raccontarlo? E soprattutto, perché non leggerlo?”, racconta Dalpozzo.

Parlando del suo libro dice: “Questo mio libro, come si intuisce dal titolo, esula dallo stereotipo del libro sportivo… Non troverete qui elenchi di gare, risultati, classifiche, campionati e quant’altro. Non ho tale ambizione, se non quella di intrattenere piacevolmente il lettore”.

“Per lato B dei miei rally intendo quello non conosciuto dell’ambiente rally degli anni Settanta e Ottanta. Quello del tempo libero, fra una gara e l’altra, fra una ricognizione e l’altra… Quello dei retroscena, delle goliardate, degli scherzi atroci, del divertimento… insomma”.

Se è di tuo gradimento, puoi prenotare questo libro scrivendoci a Storie di Rally: oltre allo sconto avrai la dedica personalizzata da Rudy e da Lady Fulvia. Invia una mail a redazione@storiedirally.it ti risponderemo fornendoti tutti i dettagli.

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IL LATO B DEI MIEI RALLY

Autore: Rudy Dalpozzo e Francesca Pasetti

Copertina: rigida

Pagine: 322

Immagini: 400 a colori e in bianco e nero

Formato: 23 x 28 centimetri

Editore: Edk Editore

Prezzo: 38 euro (30 euro + 2 di spedizione su Libri di Rally)

Peso: 2 chilogrammi

ISBN: 978-8-8636828-5-4

Miki Biasion: storia inedita di un grande campione

Una vita come un romanzo. È quella di Massimo “Miki” Biasion, bassanese, uno dei più grandi piloti della storia dei rally. Con la Lancia Delta ha conquistato due campionati del mondo nel 1988 e 1989, unico italiano.

Dai primi passi con la Opel Kadett GT/E ai trionfi al rally di Monte-Carlo e al Safari in Kenya. Diciassette volte primo in gare valide per il Campionato del Mondo, ha vinto anche la Coppa del Mondo Raid Tout Terrain, le massacranti corse in Africa come la Dakar nel 1998 e nel 1999, alla guida di un camion Iveco Eurocargo.

Ricordi, aneddoti, retroscena in un libro, scritto con il giornalista Beppe Donazzan, “Miki Biasion: storia inedita di un grande campione” che è un susseguirsi di emozionanti ed inedite pagine, dove emergono molti fatti meno noti della vita di uno fra i “campionissimi” del rallysmo iridato di tutti i tempi.

Davvero una splendida biografia è “Miki Biasion: storia inedita di un grande campione”. L’ultimo italiano a vincere un campionato del mondo rally racconta la sua storia tra vittorie e sconfitte, gioie e dolori in uno sport che ha visto in quegli anni il periodo di massimo splendore. 

La scalata al successo, il Gruppo B, l’amore sfrenato per la Lancia, i mondiali, il Safari, la Deltona,e in ultima (ma non ultima) la Dakar. Storie di furbizie, tranelli, tradimenti, che il pilota bassanese ha voluto raccontare per renderci partecipi di quello che è stato il mondo del rally negli anni anni Ottanta e Novanta. 

Un’opera “nata con l’intento di raccontare gli aneddoti, le problematiche, i sentimenti e gli stati d’animo che hanno caratterizzato tutta la mia carriera e che mai sino ad ora erano stati messi nero su bianco. Questo libro si rivolge chiaramente a chi ama i Rally, di ieri e di oggi, e soprattutto a quei giovani che non c’erano e non conoscono la storia di questa disciplina, dando quindi modo a loro di capire quanto questo sia un grande sport”.

“Ho inoltre voluto rivolgermi agli appassionati dell’epoca, che tramite le pagine da me scritte possono rivivere determinati momenti e determinate situazioni. Leggendo questo libro molti possono inoltre capire a cosa ha rinunciato il Biasion uomo, o meglio, quali scelte si devono effettuare per arrivare a determinati risultati sportivi”.

“Correre in automobile ai miei tempi voleva dire passare circa 300 giorni all’anno sulla vettura per test e prove. Risulta facile quindi comprendere quanto tali circostanze imponessero a molte rinunce, tra cui famiglia e amici o alle piccole cose della vita. Questi sono infatti molti aspetti a cui spesso non si pensa: un pilota viene sempre identificato con l’immagine delle vittorie e dello champagne stappato sul podio, ma la realtà è che alla base dei risultati c’è un lavoro enorme”.

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MIKI BIASION STORIA INEDITA DI UN GRANDE CAMPIONE

Autore: Beppe Donazzan

Collana editoriale: Grandi corse su strada e rallies

Copertina: rigida

Pagine: 224

Immagini: circa 300 a colori

Dimensioni: 20,95 x 27,3 centimetri

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 21 euro

Peso: 440 grammi

ISBN: 978-8879115162

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MemoRally: l’agenda dei ricordi di Marco Cariati

MemoRally 2019 è l’agenda dedicata esclusivamente ai rally, ai rallysti e a tutti gli appassionati della specialità regina delle corse su strada.

MemoRally 2019 nasce da una “pazza” idea di del giornalista Marco Cariati, ex direttore di Calabria Motori, per oltre tre lustri firma della redazione di TuttoRally+, Grace Classic & sport cars, Rally & Motori, direttore responsabile di Storie di Rally e firma di quotidiani e riviste sportive come RS e oltre, e il cantastorie Guido Rancati, per quarant’anni inviato nel WRC per i più importanti giornali nazionali, come Gazzetta dello Sport, TuttoSport, Corriere dello Sport, Autosprint, Rombo, ControSterzo…

Per la realizzazione di MemoRally, i due giornalisti che hanno firmato pagine importanti della storia sportiva automobilistica italiana, hanno deciso di azzerare le rispettive esperienze professionali e avviare un “gioco” da appassionati per appassionati.

In pratica, una serata in pizzeria nella tiepida Sanremo di metà maggio diventa la location ideale per iniziare a tirare fuori una serie di ricordi e scambiarsi degli aneddoti. Ovvio che anche i giornalisti fanno pettegolezzo… Con la scusa del “ti ricordi di” e “lo sai che”, i due iniziano a sfornare “pillole” di storia del loro amato sport.

Vanno avanti tutta la serata tra pizza e birra. A fine serata, si chiedono: “Ma come le raccontiamo queste cose? Non in un libro. Ormai tutti fanno libri…”. Il giorno successivo il “gioco” riprende e nasce l’idea dell’agenda. Nel tragitto si unisce anche Gianluca Nataloni, che con la sua competenza ha curato l’editing di questa prima edizione dell’agenda del rallysta: MemoRally 2019.

Gli aneddotti e le storielle, come anche le ricorrenze, risalgono in modo vorticoso il tunnel dei ricordi e, dopo ricerche e verifiche, confluiscono tutti nel “progetto MemoRally”. Una dietro l’altra: decine, centinaia. “Quest’agenda l’abbiamo voluta concepire con un doppio criterio. Innanzitutto doveva essere un’agenda vera, quindi offrire la possibilità di sfruttarla come tale per appunti, note ed altro, e poi non doveva contenere informazioni inutili”, spiega Marco Cariati.

Qualcuno ci aveva suggerito di inserire indirizzi e numeri di telefono delle federazioni e degli Automobile Club Provinciali, ma anche altre “genialiate” da scienziato. Però, ci siamo chiesti: ma secondo te qualcuno usa l’agenda per chiamare in Aci? E ci siamo messi a sghignazzare. La domanda successiva è stata. Cosa piace agli appassionati? E ci siamo risposti senza risponderci.

Quindi, nasce MemoRally edizione 2019. Si tratta di un utile, elegante e resistente strumento da lavoro e anche da collezione per avere i rally sempre a fianco. In auto, in pullman, in ufficio. Ogni volta che appunterete un impegno, un’idea, un pensiero, scoprirete una “pillola di passione”, una statistica, una foto, una frase sentita in un parco assitenza o ad un controllo orario.

Su MemoRally troverete aneddoti, curiosità, informazioni, ricorrenze, anniversari, oltre che delle imperdibili gallerie fotografiche dedicate alla storia dei rally, di Fiat, di Lancia, o dell’Audi e della Mini… Piloti, copiloti, manager, vetture e gare. Italiani e stranieri. Curiosità e storielle su Colin McRae, Richard Burns, Walter Rohrl, piuttosto che su Ott Tanak, Paolo Andreucci, Adartico Vudafieri, fino ad Arnaldo Cavallari. Ma anche curiosità su rally, come Monte-Carlo, Svezia, Finlandia, Sanremo, eccetera,. Senza dimenticare le Alpine-Renault, le Lancia, le Audi, le Mini…

La storia dei rally in un’agenda, piccola media, grandiosa

Un modo per far diventare ancor più utile la tua agenda, che in ogni caso è uno strumento di lavoro importante. Frammenti di ricordi e flashback ti riportano a vivere quasi quotidianamente l’atmosfera di diverse epoche rallystiche. L’edizione 2019 di MemoRally è speciale perché gran parte delle gallerie fotografiche all’interno dell’agenda sono dedicate alla storia della Lancia, o meglio delle Lancia da rally.

“Quando abbozzavamo il “progetto MemoRally”, con Marco Cariati ci siamo subito ricordati che, se il 2018 era il trentesimo anniversario del primo titolo iridato vinto da Miki Biasion, il 2019 sarebbe stato l’anno del trentesimo anniversario e del secondo e ultimo titolo iridato vinto dal campione di Bassano del Grappa. Ma non solo. Sappiamo che il 2019 sarà un anno cruciale per il marchio Lancia, che periodicamente qualcuno tenta inspiegabilmente di demolire”, spiega Guido Rancati.

Per fortuna, la forza della tradizione e di una stupenda storia consente alla Lancia di sopravvivere ancora. Siccome questa storia tricolore scritta da uomini fantastici e geniali sia nei loro pregi sia nei loro difetti, fa parte anche della storia personale e professionale dei due autori dell’agenda, è stato inevitabile aderire al richiamo dell’appello #SaveLancia. Non solo Lancia, comunque, ma anche gallerie di immagini dedicate all’Audi Quattro, alle Mini della BMC.

“La retrocopertina dell’agenda in formato tascabile e l’ultima galleria delle agende informato medio sono dedicate a Fabrizia Pons e Michèle Mouton. Sono fan della Pons da sempre, non ne potevo fare a meno”, rivela Cariati. All’interno di tutte le MemoRally non si trovano solo flashback e brevi ricordi, ma anche articoli più approfonditi, visto che leggere un po’ di più non fa mai male. Ho scritto “le MemoRally”. Esatto.

Le agende sono tre: due versione differenti dal formato medio (15 x 22 centimetri), una copertina rigida, elegantissima, resistente, con una stampa di altissima qualità, e un’altra con la copertina morbida, identica ma più economica. E poi ce n’è una per ragazzi che vanno a scuola che ha un formato tascabile (10 x 17 centimetri), bella, resistente, con una stampa di alta qualità e copertina morbida. Tutte le agende hanno quattrocento pagine e ogni settimana è un tuffo tra ricordi e situazioni divertenti.

Libri su Storie di Rally

la scheda

MEMORALLY: L’AGENDA CHE CORRE CON TE

Autori: Marco Cariati, Guido Rancati

Editing: Gianluca Nataloni

Collana: Storie di Rally

Copertina: rigida o morbida, a scelta

Pagine: 392

Immagini: circa 30 in bianco e nero

Dimensioni: 15,24 x 22,86 centimetri (formato medio), 10,79 x 17,46 (formato tascabile)

Editore: Lulu

Prezzo: 30 euro (copertina rigida), 20 euro (copertina morbida), 18 euro (tascabile)

Peso: 800 grammi (copertina rigida), 600 grammi (copertina morbida), 400 grammi (tascabile)

ISBN: 978-0-2441176-7-2 (copertina rigida), 978-0-2441188-1-5 (copertina morbida), 978-0-2447191-5-9 (tascabile)

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Cir Collection 2018: l’Italiano Rally di Aci Sport

Si chiama Cir Collection 2018 ed è la prima raccolta fotografica dedicata al Campionato Italiano Rally che ha assegnato l’undicesimo titolo Piloti in carriera a Paolo Andreucci e quello Costruttori a Ford.

Un’opera elegantissima, a colori, stampata su carta di qualità fotografica e con copertina rigida, al cui interno sono racchiuse le cronache dei giornalisti della federazione italiana (in questo senso s’intende “report di Aci Sport”) e le immagini dei loro fotoreporter, tra cui Massimo Bettiol, certamente il più rinomato.

Aci Sport ha affidato al giornalista di RS e oltre Marco Cariati la cura dell’opera. Il risultato sono centoventidue pagine, oltre a diverse centinaia di immagini splendide, che ricostruiscono un intero campionato. Ogni gara è un capitolo a sé. Ci sono i pronostici e le cronache delle varie tappe, con le relative top ten assolute. Ma non solo.

Il volume, nella sua sezione finale, viene impreziosito dalle statistiche relative alle prove speciali (gara per gara e categoria per categoria) del direttore del mensile nazionale RS, Gianni Cogni, e dalle classifiche assolute di ciascuna prova del Campionato Italiano Rally comprensive dei ritirati, oltre che delle classifiche del campionato.

Non è un segreto che il Cir 2018 sia stato uno dei più avvincenti della storia: giunto all’ultima prova stagionale con ben quattro contendenti pronti a lottare col coltello tra i denti per il titolo, rivive in questa magnifica opera.

Grazie alla collaborazione con Aci Sport, in particolare grazie alla disponibilità del direttore della comunicazione Aci, Luca Bartolini, e del direttore generale di Aci Sport Service, Marco Rogano, l’autore ha potuto scegliere le immagini più belle e significative e racchiuderle in un elegante volume da collezione da lui progettato, che nasce proprio per celebrare i protagonisti e ringraziare gli sponsor che hanno animato la serie tricolore.

Tanti flashback che prendono vita in poco meno di 300 foto frutto del magico occhio di Bettiol e degli altri professionisti dell’immagine che supportano la federazione sui campi di gara durante i rally. Una selezione unica nel suo genere. Il libro è edito e stampato da Lulu.com, casa editrice americana che ha nella qualità della carta il suo punto di maggiore forza, ed è in vendita sul sito della casa editrice. I pagamenti accettati sono i tradizionali: carta di credito e PayPal. Cir Collection 2018 è venduto ad un prezzo di 34,50 euro.

“E’ stato un piacere ed un onore poter curare questo volume e poter lavorare con piacere per creare un prodotto di alta qualità in grado di interessante i semplici appassionati e, contemporaneamente, rivelarsi utile e prezioso strumento per i protagonisti del Campionato Italiano Rally e per i loro sostenitori. Ho cercato di non dimenticare mai quanti sacrifici fanno gli equipaggi, privati e non, per disputare una stagione di rally tricolore e ho cercato di valorizzare al massimo il materiale che ho avuto a disposizione”.

“Per questo, mi sento di ringraziare, oltre che Luca Bartolini e Marco Rogano, in primis l’ingegnere Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’Aci e di Aci Sport, che ha confermato la sua grande passione per i rally permettendo l’iniziativa e condividendo l’importanza della promozione cartacea del Campionato Italiano rally su un prodotto da collezione. Ringrazio anche chi ha corso perché, solo grazie a loro, è stato possibile realizzare questo libro”.

Libri su Storie di Rally

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CIR COLLECTION 2018

Autore: Marco Cariati

Copertina: rigida

Pagine: 116

Immagini: circa 300 a colori

Dimensioni: 20,95 x 27,3 centimetri

Editore: Lulu.com

Prezzo: 34,63 euro

Peso: 758 grammi

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Dakar l’inferno nel Sahara: il libro di Beppe Donazzan

Nel 1979 Thierry Sabine inventò la corsa più difficile, massacrante del mondo. Iniziò in sordina ma, in pochi anni, la Dakar si trasformò in un evento mondiale.

Un intreccio di vittorie, di fatiche, di sudore, di dolore e tante lacrime. Tante le vittime, innumerevoli le polemiche. Beppe Donazzan, attraverso le storie dei personaggi più significativi della corsa che attraversava il Sahara, ne racconta il cammino nel libro Dakar, l’inferno nel Sahara. Da Thierry Sabine a Cyril Neveu, da Gaston Rahier a Franco Picco, dai trionfi di Edi Orioli al sacrificio di Fabrizio Meoni, da Auriol a Peterhansel.

E poi le sfide della Porsche, Peugeot e Citroën, i tentativi di vip come Carolina di Monaco, lo straordinario successo di Jutta Kleschmidt, unica donna a dominare nella corsa impossibile, fino all’incubo degli attentati di Al Qaida e all’emigrazione in Sud America. L’epopea della Dakar africana in un libro di grandi emozioni. Dakar, il marchio è rimasto lo stesso. Il turbante stilizzato simbolo dell’avventura. Dal 2009 si corre in Sud America, “quasi alla fine del mondo”, come dice Papa Francesco per identificare il Paese dove è nato.

Altro continente, altre piste, altri paesaggi, altre caratteristiche, altre incognite, altre difficoltà. Macchine diverse, moderne tecnologie. Nonostante lo scorrere del tempo, lo spirito però è rimasto. Ne è la prova Stephane Petheransel. Ha vinto sulle sabbie del Sahara e sulle piste in altura di Argentina e Bolivia. Nessuno come lui. Ma l’Africa, dove la maratona motorizzata più difficile e dura è nata, è cresciuta fino a diventare mito, poi fermata soltanto dal terrorismo islamico, uno dei grandi mali dei nostri giorni, è lontana rispetto a quella attuale.

Lontanissima. Sembra in un altro pianeta. “Ho cercato di raccontare l’epopea africana nel libro Dakar: l’inferno nel Sahara, prefazione di Elisabetta Caracciolo, con foto di Gigi Soldano, Giorgio Nada Editore. Trent’anni di storie lunghe come un secolo, come un secondo. Laggiù è accaduto di tutto. Croci e dolore, imprese e felicità, fatiche immani e sudore, con l’uomo ad essere il solo, grande protagonista”, spiegava Beppe Donazzan.

“Ognuno di coloro che vi ha partecipato, dal primo all’ultimo, ha vissuto momenti irripetibili che hanno fatto crescere e vivere. Ognuno di loro ha scritto un libro personale, fatto di imprese piccole o grandi, soprattutto di emozioni intense. Eroi, sempre e comunque. Nella testa di Thierry Sabine, colui che mise in piedi la corsa verso l’ignoto, c’era l’idea di una competizione limite. Al massimo della velocità di ognuno, l’imperativo. Costringendo a tirare fuori tutto da sé stessi, anche di più”, proseguiva il giornalista veneto.

Nella società del benessere, dove tutto è facile, catalogato, ovvio, questa idea funzionò. Perché anacronistica, fuori dal tempo e dagli schemi. Un ritorno al passato. La Dakar era diventata sogno in un mondo che non sognava più. Si partiva da un punto conosciuto e si andava non si sapeva dove, verso una meta che non si sapeva se si sarebbe raggiunta. Come l’Everest per un alpinista o un record del mondo per un atleta.

La differenza è che nella corsa anche un non atleta avrebbe potuto raggiungere un piccolo-grande record personale. Dakar, come fosse una medaglia d’oro. Un mondo di storie, emozioni, situazioni. Un’esperienza sempre diversa che restava dentro. Per la durezza dei momenti da superare, per l’incanto della natura, ma soprattutto per l’esperienza umana che colpiva e lasciava il segno. Dakar.

Il miraggio l’hanno cancellato gli uomini che vi hanno partecipato, che vi hanno lasciato la vita, che si sono immolati per questo piccolo, grande sogno. Come in tante altre espressioni dell’esistenza, anche questo l’essenza della vita. L’autore mi ha gentilmente concesso la pubblicazione di alcuni brani del libro Dakar, l’inferno nel Sahara che condivido con te. Il primo lo trovi di seguito, gli altri ti basterà farà una semplice ricerca nel sito.

Dal nostro inviato ad Atar (Mautitania)

La postazione telefonica era sotto l’ala di un aereo con una grande scritta Olivetti. Tavolini bianchi ripiegabili, sedie blu da campeggio, quelle leggere. Tutto per essere montato e smontato in un attimo, operazioni che si ripetevano due volte al giorno. All’arrivo di tappa e alla partenza, all’alba. Per dettare il pezzo al giornale prima consegnavi all’addetto la carta di credito, poi il numero di telefono. Nel 1987 o dettavi o mandavi un fax, i computer portatili a “Il Gazzettino” sarebbero comparsi di là ad un anno.

“Dammi i dimafoni…”, la richiesta al centralino. Al pomeriggio il dimafonista di turno era quasi sempre Lucio Rubinato, veneziano del centro storico, battuta sempre pronta, uno che non le mandava a dire neanche al direttore. Se volevi sapere qualcosa che stava succedendo al giornale ti rivolgevi a lui. Un “taja tabari”, come si dice a Venezia, a denominazione di origine controllata. Un professionista di grande esperienza, ormai vicino alla pensione.

Andava a giorni, se aveva la luna poteva succedere di tutto. O restava in silenzio per tutta la dettatura del pezzo, per cui ad un certo punto non capivi se avesse registrato per bene, oppure interrompeva la comunicazione ad ogni secondo. “Detta pure…”, la frase di rito. Iniziai. “Dal nostro inviato, Atar, trattino…”. Mi bloccò subito. “Dove casso xelo ‘sto posto?”. “In Mauritania”, risposi. Iniziò la lezione, passando dal dialetto all’italiano: “Fammi lo spelling: A come Ancona, T come Torino, Ancona, Roma. Poi aperta parentesi Mauritania chiusa parentesi…“.

Alle mie spalle erano arrivati alcuni colleghi che dovevano inviare i pezzi. Stavano scalpitando ed io dovevo ancora iniziare. Due articoli, uno di colore e uno sulla gara. Pensai che, dopo quel siparietto, mi lasciasse andare avanti spedito. “Detta pure…”, ripetè. “Quello che leggete è affidato al vento. Stupisce riuscire a parlare con la civiltà da un posto sperduto dell’Africa, dove i telefoni non esistono”.

Si riinserì nella comunicazione. “No, vecio, questo non xe afidà al vento, sta troiada gò da ciuciarmela mi…”, devo trascriverla io, la traduzione. Faceva caldo e avevo ancora più caldo attaccato a quella cornetta del telefono diventata rovente. Ero ancora alla prima riga, a 56 battute, delle 60 previste per il primo pezzo più le 70 del secondo. Pensai che avrei concluso di là a due ore se avesse continuato così. Sapevo che se mi fossi incazzato sarebbe stata la fine. Per cui continuai. “Detto queste righe da Atar, 450 chilometri a nord di Nouakchott…”. Ancora prima che iniziassi lo spelling, Rubinato mi interruppe: “Cossa, cossa…pian pian, no capisso un casso, lettera per lettera, N come Napoli…”. Un tormento.

Continuai: “…capitale della Mauritania. Il prodigio avviene tramite un paraboloide piazzato sulla sabbia, puntato verso il cielo, a sud, in un punto ben preciso dove c’è il satellite che fa rimbalzare la mia voce fino a Venezia. Il prefisso per l’Italia, il numero del giornale e… in pochi secondi la magìa è compiuta”. Non mi interruppe più, dettai veloce, dietro di me i colleghi aveva iniziato a borbottare. Alla fine dissi: “Lucio, tutto bene?”. Rispose con la sua voce metallica: “Ti sa qualo che xe el prodigio? Che ti ga finìo…”.

Gli dissi di trascrivere i pezzi e di portarli subito alla redazione sportiva. Mi folgorò: “Ti pensavi che ghe li portassi a la cultura?”. “Grazie mille, Lucio, a domani…”. “No, vecio, domàn sò a casa, par fortuna…”. Buttò giù. Come una commedia del Goldoni. Una metafora. La vita del mondo “civile”, fatta di tensioni e la vita alla Dakar, con altri banalissimi problemi che non potevano nemmeno essere immaginati. Accadeva anche questo.

Libri su Storie di Rally

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DAKAR, L’INFERNO NEL SAHARA

Autore: Beppe Donazzan

Volumi: collana editoriale Grandi corse su strada e rallies

Copertina: rigida

Pagine: 400

Immagini: a colori di Gigi Soldano

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 24 euro

Peso: 358 grammi

ISBN: 978-8879116367

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Fabrizio De Sanctis: 25 anni di amore per il Rally di Finlandia

Riservato, umile, discreto, follemente innamorato della competizione nordica valida per il Mondiale Rally, alla fine del suo trentesimo Rally 1000 Laghi, Fabrizio De Sanctis già pensava all’ultimo aggiornamento della sua opera. Eccolo…

Alla fine della sua trentesima partecipazione al 1000 Laghi, l’autore del libro 25 anni di amore per il Rally di Finlandia, il gentleman driver e recordman Fabrizio De Sanctis, già pensava all’ultimo aggiornamento che avrebbe dovuto fare alla sua opera, ma se ne guardava bene dal dirlo.

Lui è riservato, umile, discreto, follemente innamorato della competizione nordica valida per il Mondiale Rally. Ma noi giornalisti lo sapevamo che, presto, sarebbe arrivato anche il fascicolo 2015. In fondo, dal 2010, anno in cui ha dato alle stampe il pregiato volume, lo ha sempre aggiornato attraverso delle pubblicazioni supplementari, che è un vero piacere possedere. Perché mai questa volta non avrebbe dovuto farlo?

Ma lì, al Finlandia del 2015 non diceva nulla del libro. A fine gara si parla del rally. Del rally in assoluto e della sua trentesima partecipazione consecutiva alla gara: record imbattuto e probabilmente imbattibile. Punto e basta. Lo ricordo come fosse ieri, Fabrizio arriva e dice: “Grande l’emozione per l’onore di percorrere per primi la prova speciale di apertura”.

“Il resto della gara è filato via senza problemi. La temutissima tappa del venerdi, con un solo cambio gomme autorizzato senza aiuti esterni, si è conclusa senza danni. Oddio, avere una sola assistenza dopo otto prove era sulla carta un po’ angosciante. Ma al contrario del 2014 in cui avevo fatto ricorso per ben due volte al Rally2, questo 2015 ha portato solo a controlli di routine e pulizia del parabrezza”.

Era il 2015, fine luglio. Stanco, provato, ma soddisfatto di aver portato a termine questa trentesima partecipazione al “rally della sua vita”. “Solo in alcune delle ultime prove, allo start, l’accensione del bang si rivelava controproducente, facendo quasi spegnere il motore”.

“Anomalia non risolta alla fonte ma aggirata inserendo il dispositivo dopo qualche centinaio di metri da inizio prova. Mentre Giorgia era sempre un po’ in ansia, io ho guidato con tranquillità massima, divertendomi. Avevamo predisposto anche dei bigliettini con l’indirizzo mail a cui inviare le foto, da gettare dal finestrino in punti particolarmente spettacolari. Beh… ha funzionato!.

Ricordo che nel momento in cui ascoltavo queste parole – sapendo che stavo parlando con un pilota che ama come nessuno la gara finlandese, e questo mi permetteva di attribuirgli il giusto valore (perché Fabrizio De Sanctis è una persona umile), mi fece provare una gran tenerezza.

L’autore, nei panni del pilota, con circa settantatremila chilometri percorsi in oltre duecento gare, di cui quarantadue iridate all’attivo, racconta con una passione impareggiabile 25 anni di rally di Finlandia attraverso foto, personaggi, piloti, classifiche dettagliate, percorsi di ogni gara, curiosità e molto altro ancora.

Il record di De Sanctis al Rally di Finlandia

Con la partecipazione del 2015, De Sanctis non ha solo stabilito un record di passione e fedeltà nei confronti di una gara, bensì un vero e proprio record sportivo, anche perché le partecipazioni sono state consecutive. Esatto, hai capito non bene, ma benissimo.

Per trent’anni di fila, il pilota di Capannori ha corso in Finlandia. Sempre nella stessa gara. Ogni volta difficile in modo diverso. Ha imparato prima a conoscere luoghi, usanze e costumi e poi ha imparato senza alcuna difficoltà ad amare questa meravigliosa terra che è la Finlandia.

Quel rally e quella gente gli sono entrati nel cuore e non è più riuscito a liberarsi. Come se glielo avesse ordinato il medico. “Un 1000 Laghi all’anno toglie ogni malanno”, questo sarebbe lo slogan giusto per De Sanctis. Nel libro “25 anni di amore per il Rally di Finlandia”, De Sanctis svuota il sacco della conoscenza e racconta tutto.

Onestamente, avendo viaggiato spesso in Finlandia, da Helsink a Jyvaskyla, quando lavoravo per TuttoRally+, comprendo che non si faccia alcuna fatica ad amare quei posti, quegli odori, quei colori e anche il calore gentile della popolazione locale. Nato a Torino nel 1955 e da diversi anni ormai residente a Capannori, De Sanctis inizia l’attività sportiva nei rally nel 1981.

Non è assolutamente un errore definirlo uno sportivo a tutto tondo perché, prima di dedicarsi alle auto, per vent’anni è stato uno schermitore nelle specialità di spada e sciabola. Insignito dall’associazione Atleti Azzurri d’Italia dell’onorificenza “Gentiluomo dello sport italiano”, dopo essere passato ai rally è diventato recordman mondiale di presenze senza interruzioni alla stessa gara di WRC da quando fu istituita la serie iridata. Il libro può essere richiesto tramite il sito, basta scriverci una mail a redazione@storiedirally.it.

Libri su Storie di Rally

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25 ANNI DI AMORE PER IL RALLY DI FINLANDIA

Autore: Fabrizio De Sanctis

Copertina: rigida

Pagine: 300

Formato: 30 x 22 centimetri

Editore: Automobile Club Pistoia

Prezzo: 50 euro

Peso: 2,5 chilogrammi

Introvabile opera omnia Rally Cars di Rehinard Klein

Si chinassero anche i giornalisti del settore più attempati. Facessero la riverenza. Il quasi introvabile Rally Cars di Klein è senza ombra di dubbio la più celebrata enciclopedia delle auto da rally.

Volume fuori catalogo ma ricercatissimo, dedica alla dinastia delle Delta ben ventisei delle sue circa seicento pagine e, di queste, addirittura otto (un piccolo record) sono per la Integrale 16 valvole. Come sempre, immagini spettacolari realizzate dall’autore accompagnano la storia essenziale e le consuete tabelline riassuntive dei principali successi, mentre per i dati tecnici fondamentali c’è l’ordinato indice finale.

Non voglio girare il coltello nella piaga, ma questo era un libro da acquistare nel momento in cui era disponibile. Non lo avreste mai rimpianto. In quest’opera c’è c’è una grande quantità di informazioni sulla storia di alcune auto da rally. Informazioni che si possono trovare solo qui, tra cui la Lancia Beta, i prototipi di rally Citroen SM e DS, la Mazda RX7 Gruppo B, la Renault 17 Gordini e così via…

Quali sono le auto da rally preferite da Colin McRae, Phil Short, Juha Kankkunen, Richard Burns, Jean Todt, David Richards, Ove Andersson ed altri grandi nomi di questo sport? In Rally Cars le stelle mostrano il loro personale punto di vista. Che caratteristiche aveva il carburatore della Lancia Fulvia 1200 al Tour de Corse 1965? In che posizione ha concluso il navigatore Jean Todt il Brasile 1981 su Talbot Sunbeam Lotus?

Quale filosofia tecnica c’è dietro la “conquistatutto” Peugeot 206 WRC? Questo volume di seicento pagine vi fornisce tutte le risposte. In inglese. Godetevi le storie e le fenomenali immagini delle vetture: da quelle leggermente modificate della fine degli anni Cinquanta, primi anni Sessanta, ai mostri sputafuoco da cinquecento cavalli degli anni Ottanta, fino alle vetture altamente tecnologiche di oggi.

Caratterizzato circa duemila fotografie, la maggior parte a colori, e corredato dai i testi di David Williams e John Davenport, Rally Cars è una lettera d’amore a questo sport, scritta dai migliori e più quotati giornalisti ed addetti ai lavori del settore e raccolta da Reinhard Klein.

La fotografia non è paragonabile a nessuno e il valore di questo libro per un vero appassionato di rally non può essere sottovalutato. I costi di questo libro (anche settecento euro), visto che è esaurito, non sono irragionevoli, considerando l’immensa qualità che questo pubblico presenta al lettore. Un tesoro assoluto.

Di gran lunga il miglior libro di rally mai pubblicato. Il formato non fa impazzire. E forse sarebbe stato da preferire un approccio più cronologico, diverso da quello che è successo nel breve riassunto di una pagina all’inizio dei capitoli. In questo modo, il senso della competizione verrebbe meglio trasmesso. Ma la quantità e la qualità del materiale compensano questa scelta, per me non ottimale.

Un libro necessario se si vuol davvero conoscere questo sport. Un must-have, per gli appassionati. Ricco di dettagli sulla costruzione delle auto da rally e sulla loro sicurezza, motore e design, ma anche trasmissione. Le fotografie sono eccezionali e il testo è ben scritto. L’opera copre quasi tutte le auto da rally mai create: dalle moderne Subaru, Puegot e Mitsubishi fino alle vecchie glorie come Audi, Mini e Saab.

Libri su Storie di Rally

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RALLY CARS

Autore: Reinhard Klein, David Williams, John Davenport, Colin McMaster

Copertina: rigida con sovracoperta

Pagine: 600

Immagini: circa 2.000 a colori e in bianco e nero

Formato: 30 x 25,5 centimetri

Editore: Konemann

Prezzo: da 250 a 600 euro

Peso: 3,1 chili

ISBN: 978-3-8290462-5-1

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Voglia di Rally di Max Sghedoni e la seconda edizione

È un libro dal chiaro sapore rallystico, che trasforma ricordi di gare in storie romanzate. ‘Non so come arrivai in classifica al termine di quella gara…’

Voglia di Rally è un libro scritto da Massimo Sghedoni, aggiornato a fine 2018 come Voglia di Rally 2. La prima edizione è un’auto pubblicazione ancora oggi in vendita sulla piattaforma di auto pubblicazione che fa capo al gruppo editoriale di Carlo De Benedetetti Ilmiolibro self publishing nella collana La community di Ilmiolibro.it.

“Ricordo solo tanta neve ed un’infinità di testa coda. Non so come arrivai al termine di quella gara… Ma ricordo solo che essa fu l’inizio della mia splendida carriera”, scriveva Sghedoni. Presentando la seconda edizione aggiunge: “Trecento pagine per insegnarvi a fare il conduttore per spiegarvi i trucchi di questo mestiere ed insegnarvi ad interpretare in maniera logica e corretta l’intera normativa”.

“Perché una gara non e’ solo espressione di velocità, ma per un Pilota e soprattutto per un Navigatore , anche di intelligenza, cultura, e conoscenza giuridica”. In questo libro, Sghedoni racconta come diventare un copilota rally. Preziosi consigli, utili suggerimenti pratici, la giusta tecnica.

Insomma, vuoi diventare un copilota nei rally e magari sei anche ambizioso? Questo libro fa per te, troverai l'”A-B-C” per iniziare e le regole per poterlo fare. E non importa se guidi solo una Panda. Piacevole e scorrevole, scritto da un grande “naviga” molto preparato nella teoria e naturalmente nella pratica, questo libro dovrebbe far parte della collezione di chi approccia a questo sport.

“Sghed”, prima “giornalista”, poi copilota rally, infine consulente di primo piano del team sportivo di Subaru Italia, ora ammira coppe e trofei e riscopre gli scritti di sua madre. Emulo e testardo, decide di cimentarmi nell’arte della scrittura, sperando di riuscire a chiudere quel meraviglioso cerchio tracciato tanti anni fa.

Sghedoni, veneziano, classe 1950, ha iniziato la propria lunga carriera professionale nel lontano 1978, anno in cui anche Ford Italia diede l’avvio alla propria attività sportiva portando al debutto nel Campionato Italiano Rallly la Ford Escort RS 2000 di Gruppo 1.

Con quella vettura divenne Campione Italiano negli anni 1979 e 1980 a fianco del pilota Angelo Presotto. Nel 1981, investito del ruolo di direttore sportivo di Ford Italia fa esordire la Ford Escort XR3 e la Fiesta Gruppo 2 affidandola ai piloti Mauro Pregliasco, Alberto Carrotta e Franco Cunico, gestendo, nella stessa stagione, il Trofeo Ford Fiesta.

Nel 1985 e nel 1986 rivince, tornato al ruolo di copilota, il Campionato Italiano Rally Gruppo N con Folco Zambelli e la loro Ford Escort RS Turbo. Una terza “doppietta” l’aspetta nel 1988 e 1998: anni trascorsi a fianco di Franco Cunico con il quale vince il Campionato Italiano Rally di Gruppo N con la Ford Sierra Cosworth. Unica vettura di Gruppo N mai riuscita a conquistare la vittoria assoluta in due gare del Cir: Ciocco e Pescara 1998.

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VOGLIA DI RALLY

Autore: Massimo Sghedoni

Copertina: morbida

Immagini: a colori e in bianco e nero

Pagine: 300

Formato: 20,5 x 28,5 centimetri

Editore: Autopubblicazione

Prezzo: 37 euro

ISBN: 978-8-8910187-9-3

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La Lancia Delta S4 vista da Vittorio Roberti e Luca Gastaldi

A trent’anni esatti dal debutto, la storia della Lancia Delta S4 è stata ricostruita in un libro (il primo in assoluto dedicato esclusivamente a questo modello) grazie a Vittorio Roberti e Luca Gastaldi.

Nel novembre del 1985 salì alla ribalta dei rally iridati la Lancia Delta S4. Il debutto iridato di questa straordinaria vettura avvenne in occasione del Rally Rac inglese, e fu subito un trionfo grazie alla vittoria del grande pilota finlandese Henri Toivonen.

Il primo dei due autori è un ingegnere che ha lavorato presso il reparto corse Abarth dal 1979 al 1994, e che del progetto SE038 (quello che inizialmente identificava la Delta S4) ha seguito molte fasi di sviluppo. Gastaldi è un giornalista specializzato in storia dell’automobile e si era già prodigato in una pubblicazione a quattro mani insieme ad un altro ingegnere dello Scorpione: con Sergio Limone, infatti, nel 2010 aveva scritto “Le Abarth dopo Carlo Abarth”.

Il titolo della nuova opera è semplicemente Lancia Delta S4, forse perché c’è poco da aggiungere ad un nome che evoca immediatamente emozioni, adrenalina e orgoglio per una realizzazione italiana che all’epoca rappresentava lo stato dell’arte in merito a raffinatezze tecnologiche.

La S4, oltre ad essere stata la prima 4×4 del Gruppo Fiat (ad eccezione della fuoristrada Campagnola e dei veicoli industriali), sfoggiava un motore dotato di doppia sovralimentazione mista con compressori volumetrico e turbo. Nell’opera viene trattata in maniera completa ed esaustiva tutta la storia del modello: dal foglio bianco agli ultimi successi sportivi.

Quasi quattrocento pagine, oltre mille fotografie (molte delle quali assolutamente inedite) e decine di illustrazioni tecniche (realizzate da Camillo e Alessandro Cordasco) per descrivere l’evoluzione e le differenze tra la versione stradale e quelle da competizione.

La retrocopertina del libro sulla S4.
La retrocopertina del libro dedicato alla Lancia Delta S4

Nel 1985 per rendersi nuovamente competitivi di fronte alle altre case automobilistiche nel Mondiale Rally, bisognava battere la Peugeot 205 Turbo 16 sul suo stesso campo, quello aperto dall’Audi con la Quattro: la trazione integrale era una necessità inderogabile e la Lancia 037, utilizzata fino ad allora nelle gare, non era ormai più competitiva.

Perciò lo staff Lancia-Abarth condotto dall’ingegner Lombardi diede vita alla Delta S4 (Sovralimentata e 4 per le quattro ruote motrici), con l’obiettivo di vincere nelle competizioni rally internazionali del Gruppo B. Quest’auto fu l’unica Delta mai prodotta per le competizioni a non avere in pratica nulla da spartire col modello di serie.

All’interno del libro troverete tantissime testimonianze dei protagonisti, da Cesare Fiorio a Miki Biasion, passando per altri personaggi meno noti ma fondamentali per la nascita della S4, gli “allestimenti gara”, le caratteristiche dei prototipi e delle versioni definitive, la storia dettagliata di ogni singolo telaio e tanto altro. Praticamente tutto, in una vera e propria bibbia su questa famosa Lancia entrata nella leggenda.

Il motore era di soli 1759 centimetri cubici, ma riusciva a raggiungere una potenza, senza problemi di affidabilità, di circa 500 cavalli. Il basamento del motore, posto centralmente, e la testata erano entrambi in lega leggera. Le canne dei cilindri erano rivestite superficialmente con un raffinato e tecnologico trattamento a base di materiale ceramico.

Le valvole erano 4 per cilindro. Vi era un sistema di doppia sovralimentazione, turbina KKK più compressore volumetrico Volumex, brevettato da Abarth, che spingeva sin dai 2000 giri. La potenza pura veniva dal turbocompressore KKK a gas di scarico. L’unione dei due sistemi permise elasticità e potenza. I due sistemi di sovralimentazione vennero accoppiati escludendo il Volumex agli alti regimi di rotazione dove funzionava solo il turbocompressore.

La Delta S4 in versione stradale aveva 250 cavalli, la versione da gara al debutto nel 1985 ne aveva poco meno di 500, mentre l’ultima evoluzione schierata nel Campionato del Mondo Rally del 1986 poteva sviluppare per brevi tratti quasi 600 cavalli, con una pressione di sovralimentazione di 2,5 bar tramite un overboost regolabile dall’abitacolo.

Libri su Storie di Rally

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LANCIA DELTA S4

Autori: Vittorio Roberti, Luca Gastaldi

Pagine: 368 pagine

Immagini: molte a colori e in bianco e nero

Editore: Autopubblicazione

Prezzo: 48 euro

Peso: 2,2 chili

ISBN: 979-1-2200013-1-1

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Miki Biasion scrive Rally avventure senza tempo

Il libro si chiama semplicemente Rally avventure senza tempo, lo ha scritto Miki Biasion e ti guida alla scoperta dei rally attraverso gli uomini, le macchine, le corse, gli avvenimenti che ne hanno scritto pagine di vera epopea.

Miki Biasion, uno dei piloti più amati nella storia dello sport automobilistico italiano, due volte campione del mondo rally e vincitore del leggendario Safari in Kenya, accompagna il lettore in un affascinante viaggio nella specialità delle grandi corse su strada, dai protagonisti di ieri e di oggi agli aspetti e sfaccettature meno conosciute, con competenza e tanta passione.

Ideato e realizzato fotogramma dopo fotogramma come un documentario, il libro Rally avventure senza tempo assume quindi la particolarità di un originale ritratto, un’antologia davvero unica nel suo genere, delle competizioni automobilistiche più autentiche che esistano, dove l’uomo non si misura soltanto con gli avversari e il cronometro, ma sfida con coraggio e rispetto gli elementi della natura talvolta ostili.

Le oltre quattrocento immagini di pregevole caratura artistica e storica del percorso iconografico cui è corredato il volume, disponibile sia in italiano sia in inglese, scelte tra più di tremila scatti, fanno rivivere al lettore il fascino senza tempo dei rally in una continua e suggestiva alternanza tra passato e presente. Argomento dopo argomento, Miki Biasion racconta, con abbondanza di particolari umani e sportivi, l’evoluzione dei rally e indica i personaggi e le macchine che hanno lasciato una traccia indelebile nel cuore degli appassionati.

Rally avventure senza tempo diventa così anche l’omaggio che il grande campione rende a una specialità che non ha eguali nel panorama dello sport automobilistico internazionale, e che non ha mai smesso di amare. Miki Biasion, campione del mondo rally 1988 e 1989, ha presentato per la prima volta questo libro al Museo dell’Automobile Bonfanti-Vimar di Romano d’Ezzelino facendo registrare il tutto esaurito tra i posti.

Nato il 7 gennaio 1958 a Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, ha basato la sua vita sullo sport. Lo sci, il motocross, i rallies. Non sono competizioni sportive ma sfide perfette per misurarsi con se stessi e gli altri. Ha esordito nel Campionato Italiano Rally nel 1979 con la Opel Kadett GT/E.

E nel 1980 ha proseguito con la Opel Ascona SR nei Campionato del Mondo Rally, in quello Europeo e nell’Italiano. Poi ha preso parte alle stesse serie anche nel biennio successivo con una Opel Ascona 400 con cui al Rally di Lana, valido per il Campionato Italiano, centrò la sua prima vittoria. In realtà, lui campione lo era già dal 1974: campione Italiano di sci, a soli sedici anni.

Successivamente arrivò la licenza da pilota, le prime gare di motocross e un altro titolo di campione del Triveneto e di vice campione Cadetti, conquistato due anni più tardi, splendido presagio di quello che sarebbe stato il suo futuro. Ricordi di gare, di vittorie, di una moto da cross con il numero 71 e di una carriera come pilota ufficiale Aprilia. Pochi mesi dopo… il grande salto. Che, qualche anno più tardi, sarà la sua favola mondiale. Una favola a quattro ruote.

Libri su Storie di Rally

la scheda

RALLY AVVENTURE SENZA TEMPO

Autori: Miki Biasion

Copertina: rigida cartonata “soft touch”

Immagini: oltre 400 in bianco e nero e a colori

Pagine: 256

Formato: 25,3 x 29,6 centimetri

Editore: Artioli Editore

Prezzo: 48 euro

Peso: 1,6 chili

ISBN: 978-8-8779215-7-4

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Rally ’70: una storia tante storie di Emanuele Sanfront

I rally, quelli dell’epoca d’oro, sono i grandi protagonisti del libro Rally ’70 – Una storia, tante storie scritto da Emanuele Sanfront ed edito da Ephedis.

Rally ’70, Una storia, tante storie non è un libro. Si tratta di una collezione di libri, ricchi di storie inedite e dal sapore goliardico. Si torna così ai mitici anni Settanta e Ottanta con testi volutamente scritti al presente e immagini rigorosamente in bianco e nero. Ecco spiegati i regolamenti da osservare.

Cosa è un rally e come si corre, l’importanza di gomme e fari. Le competenze di pilota e navigatore. L’uso degli strumenti di bordo e molto altro ancora. Ai racconti delle gare che l’autore ha vissuto in diretta come navigatore all’interno dell’auto, fanno da corollario le testimonianze di chi ha vissuto quel periodo sui campi da gara e non.

Parlano i protagonisti: meccanici, piloti, copiloti, giornalisti, fotografi. Infine, a rendere l’atmosfera ancor più frizzante, intrigante ed esclusiva, alcuni interessanti e curiosi flash di episodi “dietro le quinte”, un album con foto spettacolari a colori pubblicato nella parte centrale del libro, nonché tutte le targhe delle auto delle squadre ufficiali di Fiat e Lancia.

Un libro appassionante che fa rivivere l’atmosfera dei rally anni Settanta e Ottanta. Per chi c’era e vuole ricordare, per i giovani che desiderano sapere. L’autore mi ha gentilmente concesso la pubblicazione di alcuni divertenti brani pubblicati sul suo libro, che ti consiglio di leggere.

Non tutti sanno che a noleggio c’est plus facile

“Inizio anni ’70. I regolamenti sportivi non prevedono particolari allestimenti per le auto che partecipano ai rally. Insomma, ci si può iscrivere a una gara per correre al volante anche di una vettura di tutti i giorni. Non sono obbligatori infatti, rollbar, ganci ferma cofani, impianto d’estinzione, dispositivo stacca batteria, eccetera”.

“Per scaricare l’adrenalina nelle prove speciali di un rally è sufficiente infatti disporre di un’auto. Montare una protezione per proteggere la parte inferiore del motore. Aggiungere una batteria di fari supplementari e procurarsi un treno di gomme per le prove speciali su terra”.

“Così c’è chi nel fine settimana corre con l’auto con cui si reca al lavoro durante la settimana; con quelle dei genitori o della fidanzata oppure di qualche amico compiacente. Già, ma se ne doveva accettare anche le conseguenze come ad esempio sobbarcarsi la spesa degli eventuali danni dovuti a uscite di strada e il non indifferente costo del “ripristino” dell’auto a fine gara. E allora cosa c’è di meglio di noleggiare una Fiat 127 o una Fiat 128 e iscriversi a un rally?”.

“In fin dei conti il costo del noleggio non è elevato. Alcuni staccano addirittura il cavo del contachilometri per ridurre al minimo il chilometraggio. E poi si può contare sulla polizza casco che copre eventuali danni causati da eventuali uscite di strada. L’unica precauzione da prendere è quella di affittare l’auto in luoghi lontani da dove si svolge il rally. È successo, infatti, che al momento del nolo dell’auto, noleggiatori locali fossero dotati dell’elenco degli iscritti al rally”.

La copertina di uno dei volumi che compongono Rally '70: una storia tante storie
La copertina di uno dei volumi che compongono Rally ’70: una storia tante storie

Rally ’70: 031, il prefisso di Giorgio Pianta

“Confesso di essere orgoglioso, oltre che fortunato, di aver potuto seguire passo dopo passo il passaggio dall’Abarth 124 spider Rally all’Abarth 131 Rally”.

“E’ l’autunno del 1975 quando, convocati per una importante riunione alla sede dell’Abarth in corso Marche a Torino, ci comunicano che l’erede della mitica 124 Spider Rally non sarebbe stata la X1/9 che ben si era comportata nei rally cui aveva preso parte, ma la più classica e tranquilla delle berline di produzione Fiat, la 131. Ricordo che si era appena tornati dal Rally di San Martino di Castrozza, dove Verini-Rossetti avevano vinto il Campionato Europeo e Vanni Tacchini e Gianti Simoni avevano conquistato la prestigiosa Mitropa Cup. Cambiaghi ed io stavamo già pensando al 100.000 Trabucchi dove con l’Abarth 124 Rally dovevamo raggranellare punti preziosi per il campionato italiano, ma il programma 131 per i rally era già ampiamente avviato”.

“Giorgio Pianta aveva fatto allestire al reparto corse una speciale Fiat 131 berlina a due porte con motore 1.6 litri. Speciale perché la scocca aveva nella parte posteriore dei particolari attacchi alla scocca che consentivano di variare la geometria del retrotreno. A scelta, Pianta poteva far montare una delle tre soluzioni che doveva essere scelta per equipaggiare la versione definitiva che doveva poi essere impiegata nei rally e poi provarla immediatamente in una pista ricavata in un piccolo campo volo di un piccolo aeroporto che si trovava proprio di fronte alla sede dell’Abarth. Bastava attraversare corso Marche”.

“Beh, all’epoca, a Milano, abitavo in zona Fiera, in via Sardegna e, guarda caso, proprio di fronte a dove abitava Giorgio Pianta, il quale tutti i giorni, per lavoro, si faceva al mattino Milano-Torino (Abarth) e alla sera Torino (Abarth)-Milano. Ricordo che, tutte le sere, quando tornavo a casa dal lavoro, prima di entrare nel portone, osservavo le auto parcheggiate davanti a quello di Giorgio Pianta. Sì, perché a volte c’erano parcheggiati dei modelli strani: prototipi di auto di serie con strani profili aerodinamici, nastro adesivo nero sulla carrozzeria per camuffare parti di carrozzeria. Gli citofonavo e lui mi diceva di che auto si trattava”.

“Una sera, nell’autunno del 1975 appunto, butto come al solito un occhio e vedo una Fiat 131 berlina bianca un po’ più gonfia dalle altre 131. Mi avvicino e noto un accenno di codolini ai passaruota, cerchi ruota di maggiori dimensioni, assetto ribassato e sul cofano motore un rigonfiamento centrale simile a quelli delle versioni diesel, ma più ampio. La 131 mi incuriosisce. Citofono. Giorgio mi dice di attenderlo sotto casa perché sta uscendo”.

“Appena lo vedo gli chiedo notizie su questa strana 131 bianca. Mi invita a salire, mi dice che avremmo fatto un giro in città e mi avrebbe spiegato di che auto si trattava. Beh già all’accensione il motore non ha il classico rumore di un quattro cilindri ma il sound di un possente sei cilindri. Già, Giorgio mi spiega che è un prototipo che monta il sei cilindri di 3.2 litri della Fiat 130 con un fottio di cavalli e con alcune soluzioni meccaniche molto raffinate, come cambio ad innesti frontali, sospensioni montate su uniball ed altre diavolerie tecniche. Arrivati ad un semaforo ci affiancammo alle altre auto ferme con la 131 bianca che sembrava un modello di serie (solo un occhio esperto poteva infatti rilevare interessanti modifiche estetiche) e appena veniva il verde schizzava in avanti alla velocità della luce”.

“Dovevate vedere le facce allibite degli occupanti delle auto che avevamo bruciato alla partenza dal semaforo quando ci riaffiancavano a quello seguente. Chiesi a Giorgio che scopo aveva quel prototipo sulla base della 131 bianca con il motore 6 cilindri, mi confidò che all’Abarth stavano provando numerose soluzioni meccaniche per la 131 da corsa e che non riguardavano esclusivamente il suo impiego nei rally. Già, qualche settimana dopo, venni a sapere che ero stato uno dei primi ad essere stato a bordo della 131 prototipo che servì da base per sviluppare la 031 che poi ha vinto con Pianta-Scabini il Giro Automobilistico d’Italia 1975”.

Il racconto dal libro di Emanuele Sanfront

“Pavia, giugno 1972. La coda per le verifiche sportive è lunga. Sono in un lungo corridoio dell’Aci Pavia insieme all’amico e pilota Carlo Ruo Redda. Ci muoviamo lentamente. Nelle interminabili soste, in attesa del nostro turno, penso che il 4 Regioni ‘72 è la prima gara cui partecipo e si tratta del mio debutto nei rally. Con Carlo non abbiamo pretese. Partiremo con la nostra Renault 12 Gordini di serie con la speranza di terminare il rally. Partiamo concentrati, ma un po’ contratti. La nostra strategia è quella di “muoverci” cercando di preservare l’auto. È notte fonda quando iniziamo a “ballare” sul serio. Già, perché prove speciali lunghe con fondo in terra impegnativo sia per la guida sia per la meccanica dell’auto si alternano a controlli orari tiratissimi in cui è impossibile rispettare il tempo imposto”.

“Viaggiamo così per alcune ore con il casco in testa. Tiriamo come forsennati, ma non riusciamo a timbrare a zero nei controlli orari. Il ritmo della corsa è incessante. Terminiamo comunque la prima tappa. Ripartiamo per la seconda. Poi, mentre sta per albeggiare, nell’infernale prova della Pradovera, la rottura di un giunto della Renault 12 Gordini n° 60 ci costringe a lasciare la scena agonistica. Fine dell’avventura. Una bella avventura, faticosa, emozionante. La prima per me. Quella che ha segnato l’inizio di un periodo fantastico, coinvolgente e irripetibile della mia vita. Non siamo riusciti a terminare l’impegnativo rally delle 4 Regioni ’72. Peccato. Ci consola però il fatto che sono poche le auto che sono riuscite a resistere ai 1.200 Km di strade dal fondo impegnativo e difficile persino per una fuoristrada. Dei 101 equipaggi partiti solo 26 hanno raggiunto il traguardo finale di Salice Terme”.

Una storia tante storie: Pronto chi parla?

“Da un racconto di Gianfranco Silecchia direttore sportivo di Fiat Rally. La partecipazione di quell’anno (fine anni ’70) al rally dei Mille Laghi in Finlandia non è prevista nel programma della squadra Fiat Rally. Non correre il “suo” rally è per Markku Alen una tragedia. Si giunge così a un compromesso. La Fiat mette a disposizione una 131 Abarth inviando in Finlandia il direttore sportivo Gianfranco Silecchia e, per l’assistenza, un furgone con due meccanici (Pisanelli e Innocenti). A tutto il resto deve provvedere lo stesso Alen. E così è stato. Risultato: vittoria assoluta di Markku Alen”.

“Particolare curioso. Per la prima volta le comunicazioni fra la 131 Abarth in gara e l’assistenza avvengono via telefono. I cellulari non esistono. La Nokia, tuttavia, sta perfezionando un sistema di radio mobili che consente di mettersi in contatto direttamente con un centralino telefonico il quale a sua volta inoltra le chiamate via cavo. La 131 Abarth da corsa e l’assistenza vengono così dotate di questi apparecchi, ma la “forza” di Markku Alen giunge addirittura a far mettere al centralino della zona interessata un’operatrice che parla italiano”.

Libri su Storie di Rally

la scheda

RALLY ’70: UNA STORIA TANTE STORIE

Autore: Emanuele Sanfront

Copertina: flessibile

Pagine: 351

Editore: Ephedis

Prezzo: 20 euro (spedizione 5 euro)

Peso: 898 grammi

ISBN: 978-8-8732559-2-5

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70 Orlando R: dedicato da Sergio Remondino a Orlando Redolfi

Orlando Redolfi non è un uomo che ha bisogno di presentazioni, ma sicuramente è uno di quegli uomini che aveva bisogno di un libro che ne tracciasse il prosieguo della sua prestigiosa attività sportiva dal cinquantottesimo al settantesimo anno d’età.

Sì, perché la prima parte della storia di Orlando Redolfi è stata tracciata in un bel libro titolato ‘La Traiettoria: le trentacinque stagioni nell’automobilismo di Orlando Redolfi’, firmato da Paolo Calovolo e pubblicato nel 2006, con la prefazione di Roberto Calderoli.

Ma da quel momento ‘Orlando R.’ ne fa ancora di strada e continua a mietere successi, uno dietro l’altro, a volte in coppia, nei rally e in pista, confermando sempre più di essere il mago delle Porsche. “Ho conosciuto Orlando Redolfi al Rally di Alba del 1980 ed è uguale ad allora”.

A scriverlo, questa volta, è Sergio Remondino nella prima riga della sua ultima fatica: 70 Orlando R. Il libro dedicato ai settant’anni del preparatore di Pedrengo, nel Bergamasco, che ripercorre in trecento e venti pagine la gloria delle vetture, dei piloti e dei meccanici che ogni giorno lavorano a fianco a lui.

Dodici anni che iniziano nel 2006 – stagione che vede le creature di Redolfi vincere due titoli nei rally, con dieci successi, e diciotto gare vinte in pista (Le Mans Endurance Series compresa) e otto nella velocità in salita – e arriva fino al 2018 con due titoli, due vittorie nei rally, venti in pista, e cinque successi in salita.

Una storia, quella di questi ultimi dodici anni tracciati da una firma autorevole come quella del giornalista torinese, che non può prescindere (e, infatti, non lo fa) da quella precedente, che ha inizio nel 1967. Sul finire degli anni Sessanta, quando giovanissimo e già molto promettente come meccanico, “l’Orlando” viene invitato a un corso tecnico di aggiornamento dalla Porsche, a Weissach.

È questa la svolta decisiva, il primo capitolo di un’avventura meravigliosa destinata a proseguire con le prime preparazioni in proprio, i successi ottenuti con le sue vetture da Carlo Fabbri e Nick Busseni, quelli raggiunti guidando personalmente le proprie “belve”.

Fino ai successi vissuti lavorando su Mercedes e Toyota: gli unici due Costruttori con i quali Redolfi ha scelto di lavorare al di fuori di Porsche, marchio al quale è legato da rapporto lungo quasi cinquant’anni. Un libro da leggere con calma e con attenzione, da sfogliare per ammirare immagini straordinarie, per conoscere e comprendere in fondo la storia di un uomo che ha fatto la storia.

Con le prime trenta pagine che grondano di storia e aneddoti, ricordi sui “suoi” piloti, come Christian “Toto” Wolff, poi divenuto top manager della Mercedes AMG F1 più volte campionessa del mondo. Uno di quei grandi protagonisti del circus della Formula 1 che al suo “vecchio maestro” ha pubblicamente dedicato un pensiero da incorniciare.

Gli insegnamenti di Orlando Redolfi in F1

“Da Orlando Redolfi ho imparato, correndo per il suo Team Autorlando Sport, gran parte del metodo che sto applicando in Mercedes AMG Formula 1: grande concretezza, lavoro incessante e assolute priorità agonistiche per poter disporre sempre di vetture veloci, competitive e vincenti!”, erano state le parole del dirigente Mercedes AMG. Pagine che passano attraverso l’incontro con Nick Busseni: “Ci siamo conosciuti qui da me, ha provato una delle mie Porsche e non ci siamo più lasciati”.

70 Orlando R. è il riconoscimento definitivo alle capacità e alla straordinaria passione per questo lavoro che Orlando Redolfi ha trasmesso alla figlia Rossella, oggi alla guida del ramo motorsport, mentre suo marito Ruben Gherardi da 20 anni è il responsabile dell’officina stradale dell’Autorlando Sport.

Autorlando Sport che è spesso meta di pellegrinaggio degli amanti delle quattro ruote e dei porschisti disposti anche a sorbirsi viaggi di oltre 10 mila chilometri per far preparare la propria gran turismo dal “Preparatore per eccellenza”, come avvenuto per un appassionato giapponese, per uno australiano, per diversi americani e russi.

Amanti del volante e della storia dell’automobilismo che a Pedrengo si mischiano in officina ai clienti. Persone che spesso, entrando nella factory alle porte di Bergamo, non immaginano neppure di poter avere, grazie al senso dell’ospitalità semplicemente squisito di Orlando e Rossella Redolfi, la possibilità di compiere uno straordinario viaggio nella storia dell’auto sportiva.

Scendere con loro, nella veste di straordinari Ciceroni nei depositi che ospitano decine di vetture preparate dal 1970 in poi, tra cui le “belve” che hanno reso famoso il preparatore lombardo e che Remondino racconta fotograficamente e tecnicamente nell’ultimo capitolo intitolato appunto: Le 14 auto di Orlando.

Racconti di mura che custodiscono un meraviglioso museo, che prima o poi potrebbe diventare realmente tale mettendo in mostra, le vetture con le quali grandi rallysti hanno dominato gare su asfalto e su terra, in mezzo mondo. Vetture come le Porsche 914/6, 911 SC e 924 Turbo Carrera GT, ma anche Celica ST185, fino alla gloriosa Mercedes 190 con la quale Orlando Redolfi in persona vinse una Coppa Italia.

Memorie dalle quali è difficile separarsi, un po’ per gli abitacoli resi strettissimi dai roll-bar, ma anche per l’incredibile capacità di Redolfi di regalare emozioni in ogni parola pronunciata. Gli ultimi dodici anni dell’attività sportiva di Redolfi sono inseparabili dai precedenti, perché annodano un’esperienza di lavoro lunghissima, frutto di continui aggiornamenti.

Quegli stessi aggiornamenti che Orlando Redolfi era andato a cercare, appena diciannovenne in Germania e che poi, come si conviene ad un vero leader e non ad un semplice capo, è riuscito a trasmettere ai propri collaboratori. Insegnando loro come nessun traguardo sia irraggiungibile per chi ama il duro lavoro, la dedizione e la competenza.

Come quella di Orlando Redolfi che da decenni continua a raggiungere limiti inavvicinabili per tutti gli altri. Il libro può essere ordinato tramite mail scrivendo all’indirizzo competizioni@orlandor.com o attraverso la pagina ufficiale Facebook 70 Orlando R.

Libri su Storie di Rally

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70 ORLANDO R

Autore: Sergio Remondino

Copertina: rigida

Pagine: 324

Immagini: circa 800 a colori

Dimensioni: 21 x 29,7 centimetri

Editore: ArtWork

Prezzo: 60 euro

Peso: 1,8 chilogrammi

L’incredibile corsa: poesia di Matteo Losi sul MonteCarlo 1972

L’autore del libro L’incredibile corsa – una storia vera diventata leggenda, non è un ‘giornalista qualunque’ e i contenuti della sua opera sono un viaggio nei sogni di un appassionato.

Mattia Losi, giornalista professionista che lega la sua carriera al quotidiano “il Sole 24 Ore” racconta in forma romanzata, ma ben documentata, chilometro per chilometro, l’epica vittoria di Sandro Munari e Mario Mannucci, con la Lancia Fulvia HF, al Rally di Monte-Carlo del 1972. Un racconto emozionante che fa rivivere momenti indimenticabili per gli appassionati di questo sport.

Da sempre, Losi è tifoso di Munari-Mannucci, scritto tutto d’un fiato, come un nome solo con un trattino in mezzo che unisce invece di separare. L’autore, ogni qualvolta gli hanno chiesto di scrivere un libro, si è sempre rifiutato, dicendo che non è il suo lavoro.

Con L’incredibile corsa ha fatto un’eccezione: a Sandro e Mario non si può dire di no. E poi, tutto sommato, questo libro non l’ha scritto lui. L’autore è un bambino di dieci anni: cresciuto, e ormai vicino ai sessanta, ma con il cuore rimasto a quel lontano 28 gennaio del 1972.

Scrive Losi in L’incredibile corsa nel descrivere l’opera alla moglie di Mario Mannucci: “Ciao Ariella, la vittoria nel Rally di Montecarlo del 1972 non è stata solo un’impresa sportiva. Ha rappresentato il trionfo della volontà, della tenacia, del coraggio di non arrendersi quando tutto sembrava perduto. Ha ridato lavoro a centinaia di persone, costringendo la Fiat a riaprire le catene di montaggio della Fulvia“.

“Ha regalato a migliaia di appassionati momenti di gioia e dolore, esultanza e preoccupazioni, sorrisi e lacrime fino all’ultimo momento. Fino al traguardo. Nello scrivere “L’incredibile corsa” mi sono abbandonato alle emozioni. Ho chiuso gli occhi e sono salito sulla 14 con Sandro e Mario. Ho vissuto con loro le fatiche della gara, ho ascoltato le loro parole e i loro silenzi, ho condiviso il gelo del Burzet e il trionfo sul Turini”.

“Non ho scritto il solito libro di macchine: quella straordinaria impresa meritava molto di più. Così ho scritto ascoltando il cuore: perché anche chi non ha mai sentito parlare di rally si possa ritrovare, con le lacrime agli occhi, a leggere e rileggere una storia meravigliosa. A raccontarla ai propri figli e ai propri nipoti, perché nessuno la possa dimenticare”.

“L’ho fatto per Sandro e Mario, i campioni della mia vita. L’ho fatto per tutti gli uomini che hanno portato la Fulvia in cima al mondo. E l’ho fatto anche, con immenso affetto, sperando di regalare un lampo di felicità ai tuoi bellissimi occhi azzurri”. Un libro che tramanda alla memoria una bellissima storia.

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L’INCREDIBILE CORSA: UNA STORIA DIVENTATA LEGGENDA

Autore: Mattia Losi

Copertina: morbida

Pagine: 192

Immagini: 10 in bianco e nero

Formato: 14 x 21 centimetri

Editore: Ephedis

Prezzo: 23 euro

ISBN: 978-2-9561369-0-3

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Rally Navigation: diventa navigatore con Martin Holmes

Progettato e realizzato da un autorevole giornalista e fotoreporter come Martin Holmes, con Rally Navigation si scoprono i segreti della professione copilota, raccontati da chi ce l’ha fatta.

Progettato e realizzato da un importante e autorevole giornalista e fotografo di rally internazionali come Martin Holmes, in Rally Navigation si trova una raccolta di interviste effettuate con esperti che coprono ogni aspetto dell’attuale navigazione nei rally, dagli inizi passando per le gare nazionali e finendo agli eventi internazionali come l’Asia-Pacifico. Viene tratta, ovviamente in inglese, anche il ruolo del copilota in condizioni estreme.

Ci sono capitoli interamente dedicati alle mappe di rally, commentate attraverso appunti, organizzazione ed eventi di divertimento da spettatori, oltre ad uno sguardo ravvicinato ai classici rally. Questo nuovo libro di Holmes, il più recente della saga, ma certamente il più completo, chiude con le considerazioni di Derek Ringer, senza ombra di dubbio il co-pilota di maggior successo della Gran Bretagna, che descrive la vita ai vertici di questo meraviglioso sport e non si risparmia qualche utile e interessante consiglio.

Martin Holmes, oltre ad essere stato il più autorevole inviato nel WRC per le principali riviste europee al seguito del Mondiale Rally per oltre quarant’anni e prima ancora copilota professionista vincitore del titolo britannico nel 1971, è autore anche del precedente Rally Navigation di Haynes (una vera e propria rarità che puoi trovare ed eventualmente acquistare dalla sezione “Introvabili“). Inoltre, ha pubblicato per trent’anni il famoso annuario Pirelli World Rallying.

Se sei un copilota alle prime armi o se stai approdando ad un livello più competitivo, a condizione che capisci un po’ di inglese, questo libro fa al caso tuo. Qui dento, non c’è solo ciò che ti ho accennato in apertura della recensione, ma trovi un micidiale remix di competenze, esperienze e aneddoti di un certo numero di piloti e copiloti professionisti. Inoltre, Martin ha curato molto l’aspetto pratico, da bravo giornalista inglese.

Quindi, non stupirti se l’opera è fonte di numerosi suggerimenti sull’equipaggiamento, sulla preparazione, la finanza, l’idoneità dei personaggi e i trucchi del mestiere, con riferimento ai rally, ai test, alle gare di Campionato nazionale, in questo caso britannico.

Consigli per chi disputa trofei monomarca e il British Open Championship, indipendentemente che si corra con squadre private o team professionistici. holmes tratta anche il cross country e le gare di desert rallying e il ruolo di coordinatore di un team di rally.

Libri su Storie di Rally

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RALLY NAVIGATION

Autore: Martin Holmes, Derek Ringer

Copertina: flessibile

Pagine: 184

Immagini: molte a colori

Formato: 20 x 27 centimetri

Editore: Haynes Pubns

Prezzo: da 18 euro a 115 euro

Peso: 400 grammi

ISBN: 978-1-8596040-0-7

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Gruppo 4 dalla Stratos alla Quattro: opera multilingue

Cominciamo col dire che questo Group 4, from Staros to Quattro – letteralmente Gruppo 4 dalla Stratos alla Quattro – è disponibile in inglese e tedesco.

La maggior parte dei fan di rally hanno ancora bei ricordi degli anni Settanta. Era un periodo in cui eroi come Walter Röhrl, Sandro Munari e Markku Alén guidavano esibendosi in acrobazie vere e proprie e quando la Stratos riempiva intere vallate con il suo suono unico. I grandi anni della supremazia del Gruppo 4 furono spettacolari, avventurosi e particolarmente diversi.

Basta ricordare la tappa della maratona di 700 chilometri sul Rally du Maroc o i primi Rally Nuova Zelanda che duravano sette giorni e cinque notti. Nei primi anni dopo la sua fondazione, nel 1973, il Campionato del Mondo Rally era estremamente variegato come tipologia di eventi. 

Una decina di produttori costruirono automobili in grado di vincere i rally del WRC. Il Gruppo 4 vide le auto sportive come Alpine-Renault A110 e Porsche 911 gareggiare contro berline come la Ford Escort, Opel Kadett o Fiat 131 fino a quando la rivoluzionario Quattro irruppe e portò i rally al livello successivo.

In questo libro, gli autori John Davenport e Reinhard Klein descrivono la storia di queste leggendarie auto da rally, riesaminano i primi anni del WRC dal 1973 al 1982 e raccontano alcune delle storie di quell’epoca selvaggia e dura. Indimenticabile.

Entrambi sono stati fortemente coinvolti nei rally durante gli anni del Gruppo 4. Davenport è stato condirettore e giornalista e in seguito direttore di team, mentre Klein ha lasciato il segno come uno dei migliori fotografi di rally al mondo. In questo lavoro ben studiato, gli autori descrivono in dettaglio la storia delle leggendarie auto da rally dell’era del Gruppo 4. Esaminano i primi anni del WRC dal 1973 al 1982 e raccontano alcune delle storie di quell’era selvaggia e dura.

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GROUP 4 FROM STRATOS TO QUATTRO

Autore: John Davenport e Reinhard Klein

Copertina: rigida

Pagine: 256

Immagini: 278 a colori e 119 in bianco e nero

Formato: 24,5 x 30 centimetri

Editore: Reinhard Klein

Prezzo: 49 euro

Peso: 2 chili

ISBN: 978-3-9274585-4-3

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La Storia dei Rally scritta da Sergio Remondino

Dopo la Formula 1 e forse il “vecchio” Mondiale Marche, da sempre, i rally hanno il Campionato del Mondo che ha attirato l’interesse del pubblico e degli appassionati, sia per gli aspetti tecnici e agonistici sia per quelli umani.

Mini Cooper e Porsche 911 prima, Alpine-Renault e Lancia (dalla Fulvia alla Stratos, passando attraverso la 037, il ”mostro” Delta e la S4 sino alla 4WD) dopo, ma anche Opel Ascona, Fiat 131, Renault 5, Audi Quattro o Peugeot 205 sino alle ”moderne” Toyota, Subaru, Ford e Citroen, sono le protagoniste di questa affascinante storia.

Al volante di questi indimenticabili miti si è avvicendata piloti come Munari, Rohrl, Alen, Biasion, Auriol, Blomqvist, Kankkunen, McRae e Loeb. Apparso una prima volta nel 2010 ed ora aggiornato fino al 2016, il volume, scritto da una firma autorevole come quella di Sergio Remondino e corredato da centinaia di immagini scattate da Reinhard Klein, ripercorre anno dopo anno questa straordinaria storia.

Introduzione di Miki Biasion. C’è tutto, in questa rassegna, anno per anno: dagli inizi alla nascita del Mondiale Rally Costruttori, a quella del Mondiale Piloti: già, i piloti, gli altri grandi protagonisti di questa lunga e affascinante storia. Anno per anno, uomini, vetture, gare, avvenimenti e risultati dei rally iridati disputati, compresi quelli europei.

Un libro da leggere tutto d’un fiato, ma anche da centellinare e da gustare pagina per pagina dal punto di vista della cura dei testi e della bellezza del materiale iconografico. Un libro che non può mancare nella biblioteca degli appassionati di automobilismo e che puoi comodamente acquistare su Storie di Rally. Si può anche trovare presso la Libreria dell’Automobile, in molte librerie presenti sul territorio nazionale, oppure può essere ordinato collegandosi al sito di Giorgio Nada Editore.

Libri su Storie di Rally

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LA STORIA DEI RALLY

Autore: Sergio Remondino

Volumi: collana editoriale Grandi corse su pista, strada e rallies

Copertina: cartonato con sovraccoperta

Pagine: 400

Immagini: 800 in bianco e nero e a colori

Formato: 24,3 × 27 cm

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 50 euro

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Destra 3 Lunga Chiude: storie di Carlo Cavicchi

Cinquanta storie incredibili, cinquanta racconti per fissare momenti che la memoria non potrà cancellare. Tutte raccolte in Destra 3 Lunga Chiude.

Destra 3 Lunga Chiude – Quando i rally avevano un’anima. O meglio, quando i rally erano Rally, accadevano cose spesso sopra le righe e ripassarle fa bene, perché sembrano delle favole romanzate quando invece erano soltanto la regola. Basta leggerne una per sera e la notte si sognerà.

A far sognare sono certo le storie, i racconti ma anche i protagonisti: da Andruet a Bettega, da Cerrato a Mikkola, da Pinto a Fassina passando attraverso Trombotto, Verini, Pregliasco, Barbasio e Ballestrieri. Tutta gente che, per davvero, ha scritto la storia del rally. Il tutto raccontato da un grande scrittore del settore quale Carlo Cavicchi.

I rally di ieri, quelli che attraversano trent’anni dal 1960 al 1990, non erano semplici corse, bensì un concentrato di avventure. Erano esageratamente lunghi, martoriati da strade dal fondo impossibile con piloti preparati sempre al peggio. Notte e giorno, sole battente e pioggia vigliacca, poi neve e nebbia, polvere e verglas. Chi guidava doveva farlo a bordo di automobili che si rompevano sistemate su gomme incapaci di reggere le asperità.

Un contesto perfetto per generare storie incredibili. Ecco allora una raccolta di storie, molti dei quali si fa fatica a trovarne traccia, che possono aiutare chi c’era all’epoca a ricordare e chi allora non c’era e vuole sapere. Pagina dopo pagina va in rassegna un’era irripetibile dove in scena non ci sono esclusivamente i vincenti, bensì i contorni delle imprese, le sconfitte con la stessa dignità dei successi, i dolorosi ordini di scuderia così come i gesti generosi di chi sapeva rinunciare a una vittoria per aiutare un collega in difficoltà.

Nella prefazione di “Destra 3 lunga chiude – Quando i rally avevano un’anima” Carlo Cavicchi scrive: “Più che delle storie sono delle favole vere e come in tutte le favole c’è il buono e lo sconfitto, il generoso e il furbo, in tutte le stagioni a tutte le temperature, sotto la pioggia, in mezzo alla neve e nel deserto. In scena non ci sono soltanto i piloti vincenti, ma anche quelli sconfitti o traditi dal mezzo meccanico e qualche volta dal compagno di squadra”.

L’esperto di comunicazione automtive Luca Pazielli, in una sua recensione su Autologia aggiunge: “Rauno Aaltonen e Pentti Airikkala non sono certo noti come i nostri Munari o Ballestrieri, le vittorie della Datsun e della Saab non hanno scaldato i tifosi quanto le sfide tra Fiat e Lancia, ma in ogni capitolo, per il lettore, ci sarà la sorpresa di qualcosa che Cavicchi ha vissuto da testimone. Non gli è certamente sfuggito anche il duro lavoro svolto dai meccanici durante le assistenze, a loro è dedicato un intero capitolo, che fa capire quanto sia stato prezioso il loro contributo nelle vittorie”.

I personaggi che l’autore ha scelto quali protagonisti del volume sono: Rauno Aaltonen, Erik Carlsson, Pentti Airikkala, Markku Alén, Jean-Claude Andruet, Fulvio Bacchelli, Amilcare Ballestrieri, Sergio Barbasio, Attilio Bettega, Miki Biasion, Marc Birley, Tony Carello, Dario Cerrato, Jim Clark, Bernard Darniche, Per Eklund, Tony Fall, Guy Fréquelin, Kyösti Hämäläinen.

E ancora, Paddy Hopkirk, Harry Källström, Simo Lampinen, Bosse Ljungfeldt, Timo Makinen, Shekhar Mehta, Hannu Mikkola, Michèle Mouton, Sandro Munari, Federico Ormezzano, Alcide Paganelli, Raffaele Pinto, Fabrizia Pons, Mauro Pregliasco, Carlos Reutemann, Walter Röhrl, Carlos Sainz, Joginder Singh, Jean-Luc Thérier, Pauli Toivonen, “Tony” (Tony Fassina).

Libri su Storie di Rally

la scheda

DESTRA 3 LUNGA CHIUDE

Autore: Carlo Cavicchi

Volumi: collana editoriale Grandi corse su strada e rallies

Copertina: rigida

Pagine: 238

Immagini: 21 in bianco e nero e 76 a colori

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 21 euro

Peso: 540 grammi

ISBN: 978-8-8791166-6-4

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Reparto Corse Lancia Fulvia Coupé HF: genesi di un mito

La storia della mitica Lancia Fulvia allestita presso il Reparto Corse Lancia, vista da dentro. Un libro da leggere tutto di un fiato con descrizioni tecniche, i resoconti delle gare, aneddoti vissuti dai protagonisti.

Reparto Corse Lancia: Fulvia Coupé HF: la genesi di un mito raccontata da un protagonista. Non un semplice libro, ma l’opera che mancava per raccontare con il cuore la storia del Reparto Corse Lancia, dei suoi uomini e delle sue auto. Un’opera fantastica, realizzata da una cosa editrice come Epehedis, non nuova ad operazioni di altassima qualità editoriale.

Il nome Lancia è anche legato alla storia della Targa Florio, fin dagli anni pionieristici, quando un Vincenzo Lancia partecipava alla corsa siciliana come pilota della Fiat. Con i tre successi consecutivi dal 1952 al 1954 la Lancia entrava di diritto nell’albo d’oro della Targa Florio.

Nel periodo iridato della gara siciliana più antica del mondo, prima con le Lancia Flaminia Sport Zagato e successivamente con le Lancia Fulvia e le Lancia Stratos il marchio torinese è sempre stato protagonista nelle sue classi, ma anche nei primi posti delle classiche assolute.

Dal 1972 il Reparto Corse Lancia è stato anche l’attore principale del neonato Rally Internazionale di Sicilia, divenuto nel 1978 proseguimento non solo ideale della Targa Florio e Fulvia e Stratos hanno firmato ben sette vittorie consecutive della gara.

Alla Targa Florio e alla Lancia è anche legata l’introduzione dei collegamenti radio tra box ed auto, indispensabili per una gara cosi lunga, quanto sviluppato in Sicilia grazie anche all’apporto del radioamatore palermitano Raffaele De Bonis, è stato poi utilizzato in una gara massacrante ed impegnativa come il Safari. Ma non solo.

Reparto Corse Lancia: genesi della Fulvia Coupé HF

E’ pertanto con piacere che presento questo libro, avendo il Reparto Corse Lancia contribuito a scrivere tante pagine entusiasmanti della storia della Targa Florio e del Rally di Sicilia. Reparto Corse Lancia, di Gianni Tonti ed Emanuele Sanfront, con la prefazione di Sandro Munari, racconta l’attività della mitica officina di Borgo San Paolo di Torino dal 1967 al 1974, quando direttore tecnico era lo stesso Gianni Tonti. È il periodo in cui l’arma vincente della Lancia è la Fulvia HF.

In questo magnifico libro sono descritti e riportati i dietro le quinte delle gare, i meccanici, la loro professionalità, l’attaccamento alla marca, alcuni divertenti aneddoti, le strategie di gara, la scaltrezza del direttore sportivo Cesare Fiorio, le scelte tecniche, l’attività di piloti e co-piloti. In sintesi la storia di come è nata ed è stata realizzata la Fulvia, comprese le sue evoluzioni molto particolari come la barchetta F&M Special… e molto altro ancora.

Di ogni mitica coupé da competizione, allestita presso il reparto sportivo della Casa torinese, Tonti ha redatto un quadernetto che riporta le modifiche, gli interventi, gli aggiornamenti e le gare cui ha partecipato, i piloti che l’hanno guidata e molte altre interessanti notizie. Il libro, di 300 pagine, riporta in appendice, le “note” di Tonti relative a 7 macchine, tra le quali la gloriosa “Fulvietta” numero 14 con cui Sandro Munari e Mario Mannucci hanno vinto il Rally di Monte-Carlo 1972.

La versione “Limited Edition”, rivolta ai fanatici che vogliono conoscere tutto, ma proprio tutto sulla Lancia, comprende anche un secondo volume di 204 pagine, che riporta tutti i quaderni ed i registri con la descrizione minuziosa delle 49 Fulvia HF da corsa preparate dal Reparto Corse Lancia.

Il progetto grafico tende a dare respiro e rilevanza ai contenuti presenti, siano essi testi o immagini, tramite una spaziosità elegante e mai invasiva che si riflette anche nella particolarità del formato di prestigio: 27 x 30 cm. Un libro “grande” e un grande libro, che dà modo al lettore di entrare in profondità nei racconti, nei viaggi e nelle situazioni raccontate con esperienza dagli autori.

Un’opera che può essere paragonata ad uno scrigno di ricordi ed emozioni per la prima volta svelate al grande pubblico. Con un design moderno, pulito, essenziale, progettato per mettere in risalto la parte emotiva, romantica e documentaristica delle molte fotografie inedite presenti.

Il libro Reparto Corse Lancia è disponibile, nella versione normale, al prezzo di 72 euro e in quella “Limited Edition” a 176 euro. Di quest’ultima edizione, con due volumi racchiusi in un cofanetto è prevista una tiratura limitata di duecento copie numerate con dediche personalizzate e autografate.

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FULVIA COUPE’ HF: LA GENESI DI UN MITO

Autori: Gianni Tonti, Emanuele Sanfront

Volumi: collana editoriale Reparto Corse Lancia

Copertina: rilegata con sovracopertina

Pagine: 300

Immagini: oltre 400 foto a colori e in bianco e nero

Formato: 28 x 31 centimetri

Editore: Ephedis

Prezzo: 130 euro

ISBN: 978-2-9546389-0-4

Lancia Stratos World Champion Rally Car: una vera rarità

In questo libro, per la prima volta viene raccontata la vera storia della sua omologazione e delle passioni che hanno infiammato i Consigli di amministrazione del Gruppo Fiat.

Lancia Stratos World Champion Rally Car è il libro in inglese (anche questa un’assoluta rarità trovabile solo nel mercato dell’usato) che nel marzo del 1990, Nigel Trow dedica a quella che, per molti, è l’ultima auto vera da rally. Quello che era iniziato come un esercizio di stile porta tre Mondiali Rally e alimentato una lotta di potere tra i giganti dell’industria automobilistica italiana.

Quando la Stratos inizia a competere sembra un atto di follia. Molti la liquidano come uno trovata di marketing, mentre Lancia cerca di trovare un degno successore alla “vecchia” Fulvia HF. I puristi Lancia reputano che l’auto quell’auto sia un tradimento. Come potrebbe Torino piegarsi ad un motore modenese della Ferrari Dino?

Dopo tutto, la Lancia è la prima a costruire un motore V6 per la produzione in serie. E invece, neppure la forza di Ford e Renault, in coppia con Alpine, riescono a fermare la vincente Stratos HF. Tecnicamente la Stratos è un capolavoro. Forte, durevole, esplosiva in accelerazione (il più delle volte), l’auto sfrutta tutto il potenziale e la dinamica del motore centrale.

La polemica, tuttavia, è fondamentale per la Stratos. In questo libro, per la prima volta viene raccontata la vera storia della sua omologazione e delle passioni che hanno infiammato i Consigli di amministrazione del Gruppo Fiat. La Stratos è, senza ombra di dubbio, l’auto regina dei rally degli anni ’70, oltre che una delle più belle, potenti, importanti e rappresentative sportive di quel decennio.

Fu la madre delle vetture Gruppo B: tre Campionati del Mondo Rally vinti consecutivamente, tra il 1974 ed il 1976, e tantissimi altri successi a livello Europeo e Italiano. E’ stata, forse ancora oggi è, la migliore automobile con carrozzeria di tipo coupé, prodotta dalla Lancia dal 1973 al 1976, su disegno di Marcello Gandini per Bertone.

La sua storia ha inizio al Salone di Torino del 1970, quando il geniale di Bertone lancia una provocazione, un prototipo di un’auto “extraterrestre” alta soli 80 centimetri, con accesso attraverso l’enorme parabrezza centrale, dotata di motore 1,6 litri della Fulvia HF montato centralmente. Presentata come “Prototipo Zero” era semplicemente una dream car.

Il design per quanto non ancora definitivo, dovuto a Gandini, lo stesso che disegnò auto prestigiose come la Fiat X1/9, la Lamborghini Miura e la Countach, suscitò subito grande interesse. Qualcuno già intravedeva la Stratos HF – sta per High Fidelity – la prima automobile di serie specificamente progettata per i rally. Quest’opera rappresenta una vera e propria rarità e chi la possiede se la tiene stretta stretta…

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LANCIA STRATOS WORLD CHAMPION RALLY CAR

Autore: Nigel Trow

Copertina: rigida con sovracoperta

Pagine: 160

Immagini: a colori e in bianco e nero

Editore: Osprey Publishing

Prezzo: da 350 euro

Peso: 798 grammi

ISBN: 978-0-8504579-1-9

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Però lo scoop è mio: il romanzo di Carlo Cavicchi

Il giornalista bolognese ha romanzata una storia vera, cambiandone nomi e luoghi, ma non la principale protagonista, la Porsche nera.

Però lo scoop è mio è un intrigante romanzo thriller che dovrete lasciare sul comodino perché in casa lo possano apprezzare tutti, anche chi non è proprio malato di rally. Un romanzo, un thriller ambientato nel mondo dei rally, solo il mitico Carlo Cavicchi ci poteva riuscire. Si tratta di una storia vera che gli fu rivelata dal sempre indimenticabile “Icio” Perissinot.

“Lo si racconta da sempre che nulla sa essere più fantasioso di un fatto accaduto veramente, e potrebbe essere proprio così. Da qui la voglia di trasferire in un romanzo una vecchia storia che io e il mio vecchio amico Maurizio Perissinot, grande copilota della leggendaria squadra rally Lancia, ci ripassavamo spesso increduli e divertiti allo stesso tempo”, ha detto Cavicchi.

“Sarebbe una buona base per un libro oppure per un film, mi diceva sempre, e siccome la sua compagnia mi manca ormai da troppi anni, ecco intanto il libro, un romanzo che mescola le mie più grandi passioni, quella per le corse in automobile e tutto il mondo che ci gira attorno, e quella per la mia professione. Più in sintesi: rally e giornali”, prosegue l’autore.

Il noto giornalista bolognese, già direttore di Autosprint e poi di Quattroruote, l’ha naturalmente un po’ romanzata cambiandone nomi e luoghi ma non la principale protagonista, la Porsche nera. Due storie parallele occupano i primi capitoli, ambientate negli anni Settanta a Bologna, ci sono un insoddisfatto e frustrato giornalista del quotidiano il Resto del Carlino e un anonimo impiegato grande appassionato di rally con l’inesaudito desiderio di partecipare a una gara, considerandosi buon pilota.

Accanto a loro ci sono due donne dalle ambizioni spropositate che saranno poi determinanti nelle storie che porteranno a far incrociare i destini dei loro compagni. L’occasione che porta a una decisiva svolta per le tediose giornate dei due principali interpreti avviene in modo decisamente rocambolesco e avventuroso, un evento che catturerà il vostro interesse e vi impedirà di separarvi dal libro fino all’ultima pagina.

Per gli appassionati di rally ci sono tanti riferimenti che vi riporteranno a un’epoca gloriosa. Quando sull’isola d’Elba si correva l’Europeo sotto l’attenta direzione corsa del grande Dado Andreini, gli iscritti erano centinaia e tra questi grandi campioni, la terra era discriminante con le prove speciali dei Due Mari e della Falconia, gli equipaggi usavano gli interfoni di Quaglino, tra i preparatori più quotati c’erano i fratelli Venturi e i fratelli Almeras.

Mezzo mondo ci si riconosce in queste righe perché fra i personaggi principali – non vi dirò volutamente quanti sono – ne troviamo diversi in cui è facile riconoscersi: dal giornalista che “vegeta” in redazione al pilota di presunto talento a corto di quattrini per dimostrare il suo valore. Il primo non trova lo scoop della svolta, il secondo il modo per mettere le mani sulla macchina vincente. E poi c’è lei, la meravigliosa e misteriosa Porsche 911 targata Venezia…

Le strade di Dante Busi e Sandro Panzacchi corrono per sentieri diversi e lontani e non si sarebbero mai intrecciate se in maniera del tutto casuale un magistrato di Foggia, che indaga su una morte misteriosa di un informatore della Guardia di Finanza, non si fosse messo di mezzo ribaltando i loro destini.

Sullo sfondo di una Bologna che vive gli anni Settanta non per la loro complessità ma soltanto con il rimpianto per quella città nottambula e ospitale che non tornerà più, si avvitano le storie umane e professionali dei tre personaggi e delle loro donne con un unico nesso: una Porsche nera.

“Si tratta di un thriller molto leggero, seppure incredibilmente intrigante perché mette a nudo la passione di un pilota dilettante che guida vetture troppo brutte per essere vincenti e che pur con ciò è convinto – un po’ come tutti quelli che staccano la licenza per correre – che con un mezzo adeguato sarebbe il più forte di tutti”.

“E porta a galla le frustrazioni di un cinquantenne entrato da giovane e dalla porta principale in quotidiano importante ma la cui resa in redazione lo avvicina di più a una dattilografa che a un vero giornalista. Il terzo è un magistrato di Foggia che gode di un buon successo nella città in cui abita ma che si trova alle prese con un caso da cui non ci cava i piedi”, ha spiegato ancora l’autore.

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PERÒ LO SCOOP È MIO

Autore: Carlo Cavicchi

Volumi: Collana editoriale Narrativa Minerva

Copertina: morbida

Pagine: 200

Formato: bb centimetri

Editore: Minerva Edizioni

Prezzo: 15

Peso: 222 grammi

ISBN: 978-8-8332404-8-0

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MonteCarlo Rally 1911-1980: the golden age by Graham Robson

Il primo Rally di MonteCarlo fu organizzato nel 1911, con solo venti partenti. Nel 1930 ce n’erano cento, nel 1949 duecentocinque, e nell’anno di punta, il 1953, c’erano quattrocentoquattro equipaggi.

In Monte Carlo 1911-1980 The golden age, ovviamente in inglese, Graham Robson ci parla degli anni in cui centinaia di partecipanti, con auto di tutte le forme e le dimensioni, combattevano contro la neve, la nebbia, il ghiaccio e l’oscurità dell’inverno per giorni e giorni, da lontani punti di partenza verso in direzione del Principato “magico” di Monaco.

Disavventure, rotture e incidenti abbondavano e i concorrenti avevano migliaia di storie da raccontare su macchine che barcollavano sul bordo di precipizi, vetture che speronavano muri di neve ghiacciata, riparazioni frenetiche e improvvisate effettuate sull’orlo di una crisi di nervi, incontri ravvicinati e prodezze di spavalderia pazzesca.

Il primo Rally di Monte-Carlo fu organizzato nel 1911, con solo venti partenti. Nel 1930 ce n’erano cento, nel 1949 duecentocinque, e nell’anno di punta, il 1953, c’erano quattrocentoquattro equipaggi. Tutti alla conquista di Monte-Carlo. In questo libro ogni edizione del Rally di Monte-Carlo tenuto tra il 1911 e il 1980 è arricchita individualmente con elenchi dei risultati e cartine dei percorsi.

Un viaggio fantastico, dai successi delle Hotchkiss alla fine degli anni Quaranta, la Sunbeam-Talbot nei primi anni Cinquanta, le Mini Cooper negli anni Sessanta, le Porsche 911 alla fine degli anni Sessanta e il predominio di Alpine-Renault e Lancia Stratos negli anni Settanta.

L’autore fornisce anche informazioni essenziali su regolamenti per ogni stagione, percorsi, su ciò che i concorrenti dovevano fare, sui test svolti dopo l’arrivo a Monaco, sulle classi e sui vari concorsi e trofei, incluso ad esempio il “Concours de Confort”, che erano da vincere. Tutto questo insieme di informazioni, produce un quadro completo degli obiettivi e della natura del rally che si è evoluto.

Nel libro sono presenti oltre trecento fotografie di archivio. Una sorta di storia definitiva del più bel periodo del più importante rally automobilistico di tutti i tempi in visione evocativa di un’epoca d’oro della storia dell’automobilismo. Appunto, Monte Carlo Rally 1911-1980 The golden age.

Robson adora il Rally di Monte-Carlo. Formatosi come ingegnere automobilistico, si lascia affascinare dalla specialità dopo aver visto il suo primo Rally Rac nel 1953 e diviene lui stesso un pilota che correrà per vari team, fino a diventare responsabile di uno di questi e successivamente giornalista e organizzatore. Inoltre, ha un “Monte” sotto la cintura, quarto come co-pilota nel 1962. 

Con i suoi libri sugli sport motoristici, ne ha scritto oltre centoventi negli ultimi trentacinque anni, su molti argomenti, da Volkswagen a Rolls-Royce, “incendia” il mondo in termini di ricerca. Scrive bene e trasmette un palpabile senso di gioia. Se sei un lettore di una certa età ricorderai i giorni in cui anche i giornali includevano aggiornamenti quotidiani sui rally, tale era la misura in cui il “Monte” – considerato uno degli eventi di resistenza più duri al mondo – catturava l’immaginazione del pubblico.

È il rally più antico. Il “Monte” è una gara ancora viva, grazie a Dio, ma per Robson termina nel 1980, l’anno che lui considera il suo zenit. Dopo i cambi regolamentari sui tempi, l’ascesa e il rapido dominio delle trazioni integrali (lunga vita all’Audi Quattro!) ha perso interesse. Non ha riconosciuto più i rally come il suo sport. Non me la sento di dare torto a Graham. 

Le auto da rally di oggi altamente specializzate e costruite su misura che spesso non sono legali per strada sono ben diverse dall’entrata, nel 1932, di un anemico Hillman Wizard 75 da 65 cavalli con un equipaggio di quattro persone che tirano una roulotte o un ingombrante autobus Citroën nel 1934.

In “Monte Carlo Rally 1911-1980 – The golden age”, Robson sottolinea cosa è cambiato di anno in anno, cosa ha funzionato e cosa no, ma soprattutto racconta sempre storie. L’elemento umano è imprescindibile. Come la storia di Morna Vaughan, un chirurgo donna molto esperto, che fermata a soccorrere una vittima di un incidente: perde novanta minuti, ne recupera settanta e viene penalizzata dai commissari, ma poi vince comunque la Ladies Cup.

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MONTE-CARLO RALLY 1911-1980

Autore: Graham Robson

Copertina: rigida

Pagine: 239

Immagini: oltre 300 in bianco e nero e a colori

Formato: 21 x 27 centimetri

Editore: Herridge & Sons

Prezzo: 40 euro

Peso: 1,2 chilogrammi

ISBN: 978-07134592-4-1

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Gruppo B, le auto WRC più selvagge in un libro da collezione

La qualità del libro è ottima. Le immagini avvincenti, di grande valore e il livello grafico è ottimo. La parte storica è molto completa e gli approfondimenti tecnici sulle auto sono adeguati.

Un contenuto già apprezzato e presentato in una nuova veste grafica. La nuova edizione di “Group B – The rise and fall of rallying’s wildest cars” (letteralmente: Gruppo B – L’ascesa e la caduta delle auto più selvagge dei rally) arriva nel formato più piccolo di 24,5 x 30 centimetri e con una sola lingua per libro.

Ciò ha dato agli autori Reinhard Klein e John Davenport la possibilità di includere immagini ancora più affascinanti legate al periodo delle più “selvagge” Gruppo B,quando i limiti erano apparentemente inesistenti. Fino ad oggi, molti fan considerano ancora il Gruppo B l’apoteosi della follia su quattro ruote.

Da quell’epoca gli ingegneri non hanno mai avuto così tanta libertà di creare auto da rally estreme come hanno fatto durante quel fantastico periodo dei primi anni Ottanta. Questo libro racconta la storia di tutte le auto sviluppate all’interno del Gruppo B, dalle Audi alle eccezionali Lancia e Peugeot e alle auto sportive esotiche di Porsche e Mazda.

All’alba dei Gruppi B gli ingegneri dei rally sono pronti ad accogliere quella che è la nuova frontiera della tecnica, rappresentata in questo campo da due nuove fibre sintetiche: la fibra di carbonio e le fibre aramidiche (kevlar). Nuove fibre ad altissime prestazioni per una nuova tipologia di vetture che di altissime prestazioni va a caccia. Un matrimonio perfetto…

Rispetto alla prima vetroresina, queste fibre di nuova generazione presentano un’innovazione sostanziale. Esse non si presentano più sotto forma di filamenti liberi ma sono intrecciate a formare un vero e proprio tessuto, con un preciso orientamento delle fibre.

Da qui deriva la caratteristica più strabiliante di questa nuova generazione di compositi: la possibilità di differenziare l’elasticità e la resistenza a seconda della direzione in cui vengono orientate le fibre all’interno dello stesso tessuto o a seconda della maniera in cui viene combinato l’orientamento delle fibre dei diversi strati. 

Tanto per usare uno di quei paroloni che tanto piacciono agli ingegneri, un materiale con un comportamento di questo tipo – vale a dire con caratteristiche meccaniche diverse a seconda della direzione considerata – si definisce “anisotropo”. Ma il massimo dello sviluppo tecnico è avvenuto tra il 1985 e il 1986, quando l’euforia in qualche modo si è trasformata in un rischio ingovernabile e terribilmente mortale.

I tragici incidenti hanno portato le auto del Gruppo B a essere bandite dai rally. L’autore è John Davenport, giornalista e autore di numerosi libri sui rally, che ha vissuto questa era in prima persona e la racconta con dati e immagini di prima mano, dato che all’epoca era direttore motorsport di Austin Rover.

Il libro è pieno di fotografie dell’archivio del fotografo Reinhard Klein. Mostrano al meglio i dettagli tecnici delle vetture, l’atmosfera un po’ pazza del tempo e un sacco di azione dalle fasi speciali. Insomma, un gran bel libro, con accurate e dettagliate immagini del più bel periodo della storia dei rally.

Il volume è in inglese e in tedesco e, mi chiedo, come mai non sia mai uscito in Italia e nella nostra lingua un tomo che tratti questo argomento. La qualità del libro è ottima. Le immagini avvincenti, di grande valore e il livello grafico è ottimo. La parte storica è molto completa e gli approfondimenti tecnici sulle auto sono adeguati. Assolutamente unico ed imperdibile per gli appassionati.

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GROUP B THE RISE AND FALL OF RALLYING’S WILDEST CARS

Autore: John Davenport, Reinhard Klein

Copertina: rigida

Immagini: 465 a colori e 20 in bianco e nero

Pagine: 256

Formato: 24,5 x 30 centimetri

Editore: McKlein Pubblishing

Prezzo: 49 euro

Peso: 2 chili

ISBN: 978-3-9274585-6-7

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Toivonen Henri 1986 della Barbero Editori: una rarità

Aveva iniziato a correre nel 1975 nelle particolari gare sul ghiaccio con una Simca Rallye, per poi passare due anni dopo alla Sunbeam Avenger. Nel 1978, alla guida di una Citroën CX, corre in Portogallo e all’Acropoli, ma in entrambe le gare non arrivò al termine. Lo stesso anno, con una Talbot del Gruppo 2 corre al RAC arrivando nono. La storia di Henri Toivonen nel primo libro di Remondino.

Toivonen Henri di Sergio Remondino è una vera e proprio rarità (la prima stampa del 1986 della Barbero Editori), scritta di impulso, con tanta passione e rabbia che si trasforma in dolore. Volume dedicato alla carriera di un grande campione dei rally, una meteora che durante il suo passaggio ha tenuto milioni di appassionati con il fiato sospeso. L’autore racconta la storia di una vita dedicata alle corse fino al tragico epilogo del maggio 1986 durante il Tour de Corse, dove Toivonen e il suo navigatore, Sergio Cresto, hanno perso la vita. Ciclicamente, vengono effettuate delle ristampe del volume Toivonen Henri.

Aveva iniziato a correre nel 1975 nelle particolari gare sul ghiaccio con una Simca Rallye, per poi passare due anni dopo alla Sunbeam Avenger. Nel 1978, alla guida di una Citroën CX, corre in Portogallo e all’Acropoli, ma in entrambe le gare non arrivò al termine; lo stesso anno, con una Talbot del Gruppo 2 corre al RAC arrivando non. Nel 1979 corre molto in Inghilterra con una Ford Escort del Gruppo 4 alternata ad altre macchine, tra cui una Fiat 131 Abarth Rally ufficiale, avuta grazie a suo padre, molto amico di Cesare Fiorio.

Nel 1980 diventa pilota ufficiale Talbot, correndo con una Sunbeam Lotus insieme a Guy Fréquelin. Vince l’Artic e il RAC, aggiudicandosi a 24 anni, 3 mesi e 24 giorni il primato di pilota più giovane a vincere un rally iridato. Successivamente arriva 5º al Sanremo del 1980 e al Monte Carlo del 1981, trovandosi accanto come navigatore Fred Gallagher, uno che non parla la sua lingua e che conosce solo l’inglese: per capirsi nomineranno le curve cattive, veloci e medie. Nel 1981 arriva 2º in Portogallo e in Italia.

Nel 1982 e 1983 fa parte del Team Rothmans, in squadra con Walter Röhrl, con una Opel Ascona 400 e Manta 400, ottenendo molti ritiri, rimonte storiche, ma poche soddisfazioni. Nell’attesa di correre il Campionato Europeo Rally con una Porsche 911 a trazione integrale, corre il San Marino con una Ferrari 308 GTB, ma è costretto a ritirarsi per la rottura della scatola dello sterzo. Nel 1984 arrivò 2º all’Europeo con la 911 del Team Rothmans (malgrado la Porsche non fosse mai stata omologata e piena di problemi) aggiudicandosi cinque gare, compreso il Costa Smeralda, nonostante corresse con le “stampelle” per problemi fisici, a causa dell’incidente in una gara karting.

Il libro è sempre quello, ma ovviamente non ha il valore collezionistico delle copie stampate subito dopo la morte di “Toivo”. Sull’argomento, a mio modesto parere, ci sono altri libri decisamente più esaustivi, specialmente a livello fotografico. Basti pensare al volume di McKlein. Sarà anche in inglese, ma è un libro eccezionale, progettato e realizzato da chi il Mondiale Rally lo vive in diretta da decine di anni.

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TOIVONEN HENRI

Autore: Sergio Remondino

Immagini: molte a colori e in bianco e nero

Copertina: flessibile

Pagine: 102

Editore: Barbero Editori

Peso: 462 grammi

ISBN: 978-8-8971737-0-0

Rally Mortale: un romanzo di pura fantasia noire

Un romazo, un racconto di pura fantasia disponibile sia in formato ebook – su Kindle, PlayStore e altre piattaforme – sia come libro cartaceo.

Il romanzo di cui ti parlo si chiama Rally Mortale e già so che il nome farà storcere il naso a molti puristi. Come dicevo, è un romazo, un racconto di pura fantasia disponibile sia in formato ebook su Kindle, PlayStore e altre piattaforme, sia come libro cartaceo. Passato qualche anno dal grave incidente in corsa, nel quale ha trovato la morte la compagna di vita e di gara, un pilota di rally si ritrova faticosamente impegnato a cercare di risalire la china.

Da sempre, si è attribuito ogni responsabilità del mortale evento e, tormentato dai sensi di colpa, deve lottare con gli incubi, con la visione parziale delle sequenze del fatale urto, che tormentano le sue notti. Nonostante riconosciute doti di abilità, non riesce a trovare un nuovo ingaggio. Deve così ripiegare su un’attività minore e diventare l’istruttore di guida veloce della figlia di un facoltoso industriale.

Con la ragazza al suo fianco, è vittima di un nuovo incidente e, solo grazie alla sua abilità di guida, riesce ad evitare una nuova tragedia. Spinto dalla ragazza, l’ex-pilota prende contatti con il commissario Simone Ferri che riuscirà a fare luce anche sul primo luttuoso incidente, individuando i responsabili delle due azioni criminose.

Buona l’intenzione di scrivere un libro su uno sport considerato da pochi autori e quasi tutti di nicchia. Per chi capisce qualcosa di rally, nel romanzo Rally mortale ci sono alcune situazioni ben poco realistiche che potevano essere presentate meglio senza appesantire la scrittura per ovvie ragioni “romanzata”.

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RALLY MORTALE

Autore: Edoardo Gandini

Copertina: morbida

Editore: autopubblicazione

Pagine: 202

Formato: kindle ed epub

Prezzo: 7,84 euro (cartaceo), 1,59 euro (ebook)

ISBN: 978-1520650036

Peso: 363 grammi

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Rallying 2018: i più bei colori del WRC nelle foto McKlein

Il 2018 sarà ricordato per le avvincenti battaglie per gli onori del WRC, combattute in particolare fra tre piloti di tre diversi team.

Il World Rally Championship si è ulteriormente migliorato. Il 2018 sarà ricordato per le avvincenti battaglie per gli onori del WRC, combattute in particolare fra tre piloti di tre diversi team: Thierry Neuville della Hyundai, Sébastien Ogier della Ford e Ott Tänak della Toyota. Mentre i rally attraversano il mondo in lungo e in largo, gli spettatori appassionati si accalcano ai bordi delle PS per vedere dal vivo lo spettacolo, tantissimi altri tifano on-line con gli aggiornamenti in real time.

Il Campionato del Mondo Rally 2018 è la quarantaseiesima edizione del Campionato del Mondo Rally e si svolge dal 25 gennaio al 18 novembre 2018. Le squadre e gli equipaggi hanno gareggiano in tredici eventi. Gli equipaggi sono liberi di competere in auto conformi ai regolamenti World Rally Car e Gruppo R. La serie è programmata per essere ancora una volta supportata dai campionati ausiliari World Rally Championship 2 e World Rally Championship 3 a ogni appuntamento, e dal Junior World Rally Championship a turni selezionati.

Rallying 2018 Moving Moments è uno spettacolare resoconto visivo della stagione WRC 2018. Le migliori immagini di McKlein illustrano l’azione e l’emozione di ogni round, mentre i testi creativi di Anthony Peacock riassumono le lotte gara per gara. I momenti più belli, destinati a passare alla storia, e le caratteristiche di sfondo forniscono foto che stimolano il pensiero, al presente, al passato e persino al futuro.

Intuizioni che evidenziano il carattere unico e affascinante dei rally. Basandosi sul uno già fortunato annuario, Moving Moments 2017, la versione 2018 promette di essere ancora migliore e di mettere come sempre in mostra un’altra stagione epica del WRC. Per il 2018, la Fia decide di togliere dal calendario 2018 il Rally di Polonia per le difficoltà incontrate da parte degli organizzatori nel controllare l’afflusso e il comportamento degli spettatori, ritenuto troppo pericoloso, durante l’edizione 2017.

L’appuntamento polacco già nel 2015 aveva ricevuto un cartellino giallo (ammonizione formale) dalla Federazione per motivi legati alla sicurezza, venendo quindi cancellato dal calendario 2018. Al suo posto è stato inserito il Rally di Turchia, al ritorno nel WRC a 8 anni dalla sua ultima presenza, che fu nella stagione 2010. Vengono inoltre invertiti gli appuntamenti del Rally di Gran Bretagna e del Rally di Spagna.

Sébastien Ogier e Julien Ingrassia sono i campioni in carica, dopo aver conquistato il quinto titolo consecutivo nella passata stagione al Wales Rally GB. La M-Sport, il team per cui hanno guidato per il 2017, è a sua volta il campione in carica per i Costruttori. Partecipano al campionato gli stessi team che si sono contesi il titolo nel 2017, ovvero M-Sport con la Ford Fiesta WRC, Toyota con la Yaris WRC, la cui gestione è sempre affidata alla squadra Toyota Gazoo Racing, Citroën con la C3 WRC e Hyundai con la i20 Coupe WRC.

Il campionato WRC 2 è stato vinto dalla coppia ceca composta da Jan Kopecký e Pavel Dresler alla guida di una Škoda Fabia R5 della scuderia ufficiale Škoda Motorsport, i quali si sono aggiudicati il titolo cadetto alla vigilia del Rally di Catalogna, penultimo appuntamento della stagione.

Il pilota svedese Emil Bergkvist e il suo connazionale Johan Johansson si sono invece aggiudicati il mondiale piloti e copiloti Junior WRC, conquistandolo all’ultima gara in Turchia. Gli italiani Enrico Brazzoli e Luca Beltrame hanno vinto il titolo WRC 3. Un record quello di Brazzoli che diventa campione del mondo rally a 53 anni. Il libro è in inglese e tedesco. L’uscita è prevista per il 7 dicembre 2018.

Libri su Storie di Rally

la scheda

RALLYING 2018 MOVING MOMENTS

Autori: Anthony Peacock, Reinhard Klein, Colin McMaster

Copertina: rigida

Pagine: 512

Immagini: 550 a colori

Dimensioni: 29,7 x 21 centimetri

Editore: McKlein Pubblishing

Prezzo: 49,90 euro

Peso: 1,8 chilogrammi

ISBN: 978-3-9471560-3-0

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Rallying 1977 colma il vuoto di una stagione fantastica

500 pagine ricche di immagini, con testi di John Davenport e foto di McKlein. Sono inserite tutte e prove del WRC, così come i più importanti round dell’Europeo Rally. E non solo…

Un’altra grande novità 2019 edita da McKlein Pubblishing si chiama Rallying 1977. Le protagoniste della stagione rally internazionale del 1977 sono state la Fiat 131 Abarth, la Ford Escort RS1800, la Lancia Stratos, la Opel Kadett GT/ E, la Peugeot 504 V6 Coupés e la Toyota Celica 2000 GT. Una stagione a cui fino ad ora mancava un buon annuario: Rallying 1977 si propone di colmare questa lacuna.

L’annuario conta 500 pagine, ricco di immagini, con testi di John Davenport e immagini di McKlein. Sono inserite tutte e prove del WRC, così come i più importanti round dell’Europeo Rally e quelli che contavano per la Fia Cup for Drivers. Inoltre, ci sono gallerie dedicate alle auto più importanti nelle storie fotografiche. Un libro ideale per i collezionisti.

Cos’è successo in quel 1977? Il Campionato del Mondo Rally 1977 è la quinta stagione del WRC organizzato dalla Fia. Dal 1973 al 1976, il WRC aveva solo la classifica costruttori come validità. Da questa stagione, il punteggio viene modificato ad un più complesso sistema di punti, sia per il posizionamento globale che di gruppo.

Una macchina deve entrare nella top ten assoluta per segnare punti. In aggiunta ai Costruttori per il campionato 1977 e 1978, la Fia inaugura l’aggiudicazione punti per la Coppa Fia Rally Piloti. Tutte le manifestazioni del WRC, in aggiunta ad altri eventi, valgono per la classifica piloti. Nel 1979, la Coppa Piloti viene assorbita dal WRC e diventa il Campionato del Mondo Rally Piloti.

Dopo tre anni di dominio della Lancia Stratos, la fine arriva veloce e in una curva inaspettata. Lancia è di proprietà di Fiat e la società decide di porre l’attenzione sulla promozione di un prodotto tradizionale, in questo caso la Fiat 131 Mirafiori. Con Lancia fuori strada, inizia la battaglia tra Fiat e Ford.

Entrambi i Costruttori mettono in campo quelle che sono le tradizionali auto da rally, potenti berline a trazione posteriore con motore anteriore: 131 Abarth e Escort RS. Di norma la Fiat invia più piloti ai rally, ma la differenza di punti tra i due è irrisoria.

Per la prima volta un Campionato del Mondo Rally viene disputato in Nuova Zelanda, in un evento chiamato South Pacific Rally. Il campionato torna anche in Canada, che non viene toccato da due stagioni. Waldegard, che ha lasciato la Lancia nella stagione precedente, è senza dubbio il più forte pilota in circolazione, essendo l’unico a segnare più di una vittoria. Proprio come Munari lo era l’anno prima.

Sfortunatamente, le imprese di Bjorn non sono sufficienti per vincere il titolo con Ford e anche la Fia Cup for Drivers viene inaugurata da Munari. La strategia Fiat di usare diversi specialisti in vari eventi fa sì che nessuno dei piloti Fiat possa vincere più di una volta, ma la squadra ottiene una vittoria in più della rivale Ford, che perde il titolo per soli quattro punti.

Libri su Storie di Rally

la scheda

RALLYING 1977

Autori: John Davenport, Reinhard Klein

Copertina: rigida

Pagine: 512

Immagini: 560 a colori, 213 in bianco e nero

Dimensioni: 29,7 x 21 centimetri

Editore: McKlein Pubblishing

Prezzo: 119,90 euro

Peso: 3 chilogrammi

ISBN: 978-3-9471561-0-8

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Ford Escort, macchine vincenti a cura di Davenport

Markku Alén usa cinque parole per descrivere la Ford Escort: ‘È l’auto del vincitore’. Infatti, è l’auto a trazione posteriore che ha trionfato in tutto il mondo.

Prima di presentarti una delle ultime tre opere realizzate dal team McKlein Pubblishing vi racconto il retroscena. Ho appena finito di pubblicare la recensione dell’ultimo libro della loro collana, quello dedicato ai rally del 1967, appunto Rallying 1967. Soddisfatto, apro la mail e scrivo a Daniel Klein per avvisarlo, anche se lui già lo sapeva visto che è iscritto alla newsletter del blog e riceve tutte le mail sulle novità.

Lo informo anche di altre idee che ho e lui mi risponde inviandomi una nota riservata con le sue ultime tre pubblicazioni in rampa di lancio: Ford Escort Winners Car, Rallying 1977, e Rallying 2018. Quando si dice la tempestività… Così, posso presentarti in anteprima assoluta questo bellissimo libro dedicato alle Ford Escort Mk1 e Mk2. La frase che ti accoglie in quest’opera che promette di essere straordinaria è di Markku Alén.

Quando gli si chiede di riassumere in due parole la Ford Escort, Alén ne usa cinque: ‘È l’auto del vincitore’. Infatti, è l’auto a trazione posteriore che ha trionfato in tutto il mondo, dal 1970 fino ai rally della Coppa del Mondo, all’East African Safari, sulla neve svedese e sulle velocissime prove speciali della Finlandia. Nell’evento di casa, il Rac Rally, le versioni Mk1 e Mk2 si sono dimostrate invincibili per otto anni.

Ma non ci sono solo i successi di piloti come Roger Clark, Timo Mäkinen, Hannu Mikkola, Ari Vatanen, Markku Alén o Björn Waldegård ad aver reso famosa la Escort. La macchina è affidabile, facile da controllare e quasi più facile da riparare, ed è quindi anche l’auto preferita di molte dozzine di piloti privati di successo.

La prova, se ce ne fosse bisogno, è che le Escort centrano i primi dieci posti al Rally di Scozia del 1973. In breve, quasi nessun’altra vettura influenza i rally o goduto di tanto successo quanto la Ford Escort. Questo libro di 264 pagine riassume la storia completa delle Escort Mk1 e Mk2 nei rally, dalla prima concept del 1967 fino al titolo nel Campionato del Mondo Rally del 1981.

L’autore, il ‘solito’ John Davenport – il primo a guidare la Escort al suo debutto rallystico cinquant’anni fa, ha parlato con ben oltre testimoni contemporanei e ha scritto la storia di questa macchina in modo completo. Davenport descrive lo sviluppo in ordine cronologico, ma alleggerito da commenti e aneddoti interessanti. I testi sono accompagnati da oltre 500 foto in parte inedite e in parte mai viste. Mostrano la Escort nel leggendario laboratorio di Boreham, durante i test di sviluppo e, soprattutto, in azione in un’ampia varietà di livree.

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FORD ESCORT WINNERS RALLY CAR

Autori: John Davenport, Reinhard Klein

Copertina: rigida

Pagine: 264

Immagini: 350 a colori, 156 in bianco e nero

Dimensioni: 24,5 x 30 centimetri

Editore: McKlein Pubblishing

Prezzo: 59,90 euro

Peso: 2,2 chilogrammi

ISBN: 978-3-9471560-8-5

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Rallying 1967: ecco tutto quello che c’è da sapere

In Rallying 1967 c’è tutto quello che puoi voler sapere sulla stagione 1967 dei rally. Nel 1967 la nuova Porsche 911 presa la via per un incredibile successo sulla Bmc e sulle Mini Cooper.

Perché proprio il 1967? Fu un anno in cui lo sport del rally iniziava a cambiare pelle. I rally proseguivano nella loro trasformazione, prendendo sempre più le distanze dai raduni: da eventi di regolarità diventavano sempre più gare a tempo con prove speciali. In quell’anno, un nuovo concorrente sfidò l’establishment.

Nel 1967 la nuova Porsche 911 presa la via per un incredibile successo sulla Bmc e sulle Mini Cooper. Tra di loro, queste due squadre vincono più della metà degli eventi che strutturano il Campionato Europeo Rally, ma i risultati del rally sono ancora diversi: undici piloti e otto diversi marchi automobilistici tra cui Lancia, Ford, Renault, Saab e Wartburg. McKlein ha prodotto il primo annuario di quella stagione per coprire il vuoto che c’era intorno ai rally del 1967.

Ognuna delle sedici gare disputate è ricca di fotografie provenienti dall’archivio McKlein e da un testo di accompagnamento di John Davenport, che ha partecipato a questi eventi. Inoltre, ci sono rapporti e statistiche sui principali rally internazionali extra campionato dell’anno, alcuni dei quali sono stati membri fondatori del World Rally Championship quando è stato creato nel 1973.

Ma c’è molto di più. C’è la copertura del Rally That Never Was, il Rac Rally annullato. Con poco meno di quattrocento pagine piene di fotografie, articoli, statistiche e memorie dei rally del 1967, questo annuario prodotto tiratura limitata ti trasporterà in un entusiasmante periodo in cui i rally iniziano rapidamente ad aumentare la loro fama e il loro prestigio. L’opera, purtroppo, non è disponibile in italiano, ma solo in inglese, francese e tedesco.

Libri su Storie di Rally

la scheda

RALLYING 1967

Autori: John Davenport, Reinhard Klein

Copertina: rigida

Pagine: 378

Immagini: 67 a colori, 223 in bianco e nero

Dimensioni: 29,7 x 21 centimetri

Editore: McKlein Pubblishing

Prezzo: 99,90 euro

Peso: 2,2 chilogrammi

ISBN: 978-3-9275589-9-4

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Genesi del rallysmo mondiale a cura di McKlein

Dopo aver pubblicato opere sulle epoche leggendarie dei rally del Gruppo B e del Gruppo 4, McKlein Publishing ha ora dedicato un libro ai primi anni di questo sport.

Gruppo 2: la genesi del rallysmo mondiale (Group 2 – The genesis of world rallying) è una rassegna completa degli anni Cinquanta e Sessanta. Il rally erano una grande avventura, capace di catturare l’immaginazione e l’entusiasmo di un’Europa che stava riscoprendo la sua storia d’amore con l’automobile.

I rally come il Monte-Carlo, il Liegi-Roma-Liegi, l’Acropoli, il Rac e il Rallye des Alpes erano i gioielli del diadema di questo sport. E nuove sfide sorsero come l’East African Safari, l‘intramontabile 1000 Laghi e il Tour de Corse. Tutti questi eventi hanno messo a dura prova gli equipaggi, prove di velocità e di resistenza. Le auto erano decisamente meno sofisticate di quelle a noi familiari nel Ventunesimo secolo e le abilità per guidarle in maniera estrema erano decisamente superiori a quelle odierne.

Non a caso, le stelle dei rally di quel periodo sono nomi noto ancora oggi, sessant’anni dopo: per esempio, Erik Carlsson, Timo Mäkinen, Paddy Hopkirk, Eugen Böhringer, Jean-Pierre Nicolas e Pat Moss. Lo stesso vale per quelle auto leggendarie che hanno cambiato questo sport, come la Mercedes 220SEb, la Mini Cooper, la Porsche 911, la Lancia Fulvia e la Alpine-Renault A110. Gruppo 2: La genesi del rallysmo mondiale è la prima recensione completa die rally del periodo storico che va dal 1946 al 1972.

Oltre 256 pagine, l’autore John Davenport, che faceva parte di quel periodo come copilota e giornalista, racconta la storia dell’evoluzione di uno sport fatto in gran parte da dilettanti e per i dilettanti. E lo racconta ai professionisti. È stato un periodo di crescita umana, meccanica e tecnologica.

Fatta di entusiasmo e avventure. Nell’opera sono inclusi i racconti completi e i report sui grandi raduni, oltre che ovviamente i risultati di tutte le edizioni del Campionato Europeo e del Campionato Internazionale. Tutto accompagnato dalle più belle immagini dell‘archivio di McKlein dell’epoca. Il libro è disponibile in inglese, francese e tedesco.

Il contesto in cui si immerge il volume è quello che segue i primi tentativi dell’Aiacr, Associazione Internazionale degli Automobil Club Riconosciuti, di redigere un regolamento internazionale a partire dal 1904. Il primo Codice Sportivo Internazionale fu varato dalla Commissione Sportiva Internazionale, istituita dall’Aiacr nel 1922 e nel 1939 ci fu una prima completa revisione con l’introduzione delle due sole categorie Corsa e Sport.

L’unica differenza data dal numero di posti, dove nella prima categoria erano incluse le monoposto e nella seconda le tutte le altre vetture con 2 posti o più, sia che fossero modelli prodotti in serie che prototipi destinati alle competizioni. Entrambe le categorie erano ulteriormente suddivise in classi di cilindrata da 350 a 8000 cc.

Poco dopo la seconda guerra mondiale, con l’aumento dei modelli messi in commercio dalle case costruttrici e l’intensificarsi della partecipazione agonistica di piloti privati con vetture di serie, fu aggiunto un annesso al Codice Sportivo riguardante le vetture del futuro Gruppo 2.

L’Annesso J (noto come l’Allegato J), in cui venne abbozzata l’introduzione delle categorie Turismo e Gran Turismo, comparve anche il termine Gruppo per ripartire ulteriormente le vetture, ma senza che ci fosse un quadro normativo chiaro e valido per ogni evento motoristico, tanto che i termini categoria o gruppo avveniva che fossero usati, di volta in volta, uno al posto dell’altro.

Solo nel 1957 la Csi, aggiornando l’annesso J del Codice Sportivo Internazionale, arrivò a dare una ripartizione più precisa, suddividendo tutti i veicoli (dalle utilitarie alle monoposto da formula) in quattro categorie: Turismo, Gran Turismo, Sport e Corsa, le categorie, a loro volta, furono suddivise in Gruppi.

In seguito l’Annesso J venne aggiornato una prima volta nel 1965 mantenendo la divisione in categorie e all’interno di queste l’ulteriore suddivisione in Gruppi. Negli anni seguenti vi fu un periodico aggiornamento dell’Annesso J del Codice Sportivo Internazionale.

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GROUP 2 – THE GENESIS OF WORLD RALLYING

Autori: John Davenport, Reinhard Klein

Copertina: rigida

Pagine: 256

Immagini: 82 a colori, 337 in bianco e nero

Dimensioni: 24,5 x 30 centimetri

Editore: McKlein Pubblishing

Prezzo: 49,90 euro

Peso: 2,2 chilogrammi

ISBN: 978-3-9274587-3-4

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Amilcare Ballestrieri belin che artista by Luca Pazielli

Amilcare Ballestrieri belin che artista è un libro che raccoglie una serie di aneddoti e ricordi vissuti assieme a questo grande campione.

Gli auguri e le testimonianze raccolte in un originale libro-dedica che gli innumerevoli amici ed ex-colleghi hanno voluto omaggiare al pilota sanremese per i suoi ottanta anni. In occasione della festa per i suoi ottant’anni, gli amici e gli ex compagni di squadra.

A ricordarlo sono Luca Pazielli, Adriano d’Andrea, Giacomo Agostini, Guido Rancati, Carlo Cella, Giancarlo Mamino, Daniele Audetto, Renato Ronco, Roberto Angiolini, Cesare Fiorio, Luca Cordero di Montezemolo, Gianni Tonti, Sandro Munari. Ma non solo.

Ci sono anche Piero Sodano, Ariella Mannucci, Nik Bianchi, Arnaldo Bernacchini, Simo Lampinen, Silvio Maiga, Jean-Claude Andruet, Biche, Gérard Larrousse, Bobo Cambiaghi, Mauro e Aurelia Pregliasco, Emanuele Sanfront, Maurizio Ambrogetti, Arnaldo Tonti, Sergio Maiga, Federico Ormezzano, Beppe Donazzan, Rudy Dalpozzo.

E ancora, Gigi Lucky Battistolli, Tonino Tognana, Tony Fassina, Gian Dell’Erba, Luciano Trombotto, Miki Biasion, Gabriele Noberasco, Dario Cerrato, Lucio Guizzardi, Renato Della Valle, Carlo Rossi, Franco Fiorucci, Fabrizio De Checchi, Carlo Cavicchi raccontano Amilcare Ballestrieri. Il libro è disponibile in italiano, francese e inglese.

Ballestrieri viene alla luce a Sanremo il 17 settembre 1935 ed è stato sia un campione motociclistico sia automobilistico. Come detto, si dedica inizialmente al motociclismo, ottenendo buoni risultati negli anni Sessanta: diventa tre volte campione italiano della montagna su strada con la MotoBi, nel 1962, nel 1963 e nel 1964, una volta campione italiano juniores classe 175 nel 1964 e vince due volte il Circuito di Ospedaletti, nel 1963 e nel 1964. Si aggiudica il Campionato Italiano Rally 1973 su Lancia Fulvia HF navigato da Silvio Maiga.

Nel Campionato del Mondo Rally partecipa complessivamente a dieci gare dal 1973 al 1977, ottenendo un buon quinto posto assoluto nel Sanremo iridato come miglior piazzamento, al volante della Opel Kadett GT/E. Riesce a vincere il Rally di Sanremo nel 1972, che non è valido per il Mondiale, ma è valevole per il Campionato Internazionale Costruttori.

Nei confini di casa, nel 1970 è primo al Rally del Friuli e delle Alpi Orientali e al 999 Minuti, in entrambe le occasioni su Lancia Fulvia HF navigato da Daniele Audetto. Nel 1974 è primo alla Targa Florio su Lancia Stratos in coppia con Gérard Larrousse.

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AMILCARE BALLESTRIERI BELIN CHE ARTISTA

Autori: Luca Pazielli

Copertina: cartoncino plastificato

Pagine: 96

Immagini: 45 in bianco e nero di Actualfoto

Formato: 24 x 21 centimetri

Editore: Ephedis

Prezzo: 15 euro

ISBN: 978-2-9546389-2-8

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San Martino e la magia di un rallye sulle Dolomiti

Sulle strade dolomitiche hanno fatto i primi passi agonistici, e sono diventati campioni, Arnaldo Cavallari, Sandro Munari, Alcide Paganelli, Raffaele Pinto, Fulvio Bacchelli, Donatella Tominz, Walter Rohrl, Pino Ceccato, tanto per citare i più famosi. Perfino un giovanissimo Luca Cordero di Montezemolo prese il via in due edizioni alla guida di vetture Fiat. Sono tutti figli del San Martino.

In Italia, se c’è una corsa che ha fatto epoca nella specialità dei rally – in egual misura del Sanremo – questa sicuramente è il San Martino di Castrozza. Per l’immagine forte che ha trasmesso, per la passione che ha scatenato alle generazioni dei giovani degli anni Sessanta e Settanta, per la partecipazione di Case automobilistiche come Lancia, Fiat, Alfa Romeo, Porsche, Alpine Renault, che avevano eletto quella massacrante corsa a banco di prova fondamentale per l’evoluzione delle macchine e dei modelli di allora. Lo racconta Beppe Donazzan in San Martino: magia di un rallye, ormai una ricercata rarità.

E poi era fondamentale per la crescita sportiva dei i piloti, degli uomini dei team e di tutti i grandi protagonisti. Sulle strade dolomitiche hanno fatto i primi passi agonistici, e sono diventati campioni, Arnaldo Cavallari, Sandro Munari, Alcide Paganelli, Raffaele Pinto, Fulvio Bacchelli, Donatella Tominz, Walter Rohrl, Pino Ceccato, tanto per citare i più famosi. Perfino un giovanissimo Luca Cordero di Montezemolo prese il via in due edizioni alla guida di vetture Fiat. Sono tutti figli del San Martino.

“Anch’io, come migliaia e migliaia di appassionati di allora, sono stato contagiato da quella passione. Partivo in bicicletta da Bassano del Grappa, la mia città, per raggiungere Valstagna, dove c’era una prova speciale. Denominata l’Università dei rally, per la sua completezza come tracciato”.

“Un momento legato alla giovinezza di una generazione. Tutto è partito da là. Dal tam-tam dei racconti di chi c’era già stato, dalle prime letture sulle riviste specializzate come Auto Italiana e Autosprint, dalla curiosità di esserci, da quelle strade. Quando sono riuscito a raggiungerle ho provato una gioia difficile da descrivere. Valstagna e il Manghen”, racconta Donazzan.

“Era stato come arrivare sulla Luna, tanta l’emozione. La scoperta e la conquista di un pezzo di libertà, la voglia di vivere, l’entusiasmo per un qualcosa di nuovo al di fuori della famiglia, della scuola, dell’oratorio. Ha avuto il potere di dare una scossa ai giovani degli anni Sessanta e di diventare un emblema. Di festa, avventura e soprattutto aggregazione. Arrivò così, all’improvviso, e ci siamo sentiti più grandi”, prosegue l’autore.

“Quando ho sentito nelle valli i rumori, amplificati dall’eco, sempre più vicini e forti, seguiti dai fari, prima minuscoli, che accendevano il buio, i brividi correvano lungo il corpo. Il film notturno erano la staccata, la derapata, l’accelerata… All’interno degli abitacoli, Illuminati dalla luce fioca della lampadina del navigatore, due figure che sembravano folletti. Il pilota con le mani sul volante in un movimento veloce, il compagno a fianco con lo sguardo fisso verso il basso ad indicare curve e rettilinei”.

San Martino e quell’atmosfera magica

“Allora l’atmosfera diventava magica. Così la fantasia diventava realtà. A distanza di tanti anni da allora ho deciso di trascrivere quelle emozioni. Le ho raccolte in un libro “San Martino, magia di un rallye” per Antiga Edizioni. E a rendere ancora più particolare il lavoro ho chiesto a Bianca Poli, pittrice, per tanti anni moglie di Arnaldo Cavallari, il primo vincitore del rally, colei che dipinse un drago sul casco di Sandro Munari nel 1969, di tradurre a colori la meravigliosa natura nella quale si snodava il percorso del San Martino”.

Le guglie delle Dolomiti, il verde smeraldo dei prati, il blu cobalto del cielo. Le atmosfere, la magìa, infatti. Un lavoro di passione, un piacere senza fine. Ancora oggi la leggenda del rallye continua e si tramanda nei racconti da padre in figlio. “Sai, qui correvano i migliori. Munari era il Drago – così lo chiamavamo – con la rossa Fulvia HF e poi con la Stratos. Che spettacolo…”, ripetono. Orgoglio per aver vissuto quell’epoca ma anche un pizzico di nostalgia.

La prima edizione del rally risale al 1964. L’idea di organizzare una manifestazione automobilistica con epicentro il Primiero scaturì dall’incontro di due appassionati: l’avvocato Luigi Stochino e il conte Pietro Bovio, presidente dell’Azienda Autonoma di San Martino di Castrozza, uniti nella professione di avvocato. L’intento era quello di rivitalizzare la stagione estiva di San Martino e allo stesso tempo introdurre una specialità che all’epoca in Italia era quasi inesistente.

Il 1963 fu dedicato alla ricerca del percorso. L’anno dopo il rallye era pronto: il percorso prevedeva mille e seicento chilometri snodantisi nella suggestiva cornice delle Dolomiti, lungo i quali le strade sterrate si intrecciavano e si confondevano con il paesaggio.

Punto di riferimento era San Martino di Castrozza, che per quattro volte era attraversato dalla corsa. Sessantaquattro gli equipaggi partecipanti di cui 34 arrivarono alla fine; vincitori Arnaldo Cavallari e Sandro Munari su Alfa Romeo Giulia TI Super. Generale l’entusiasmo, anche dei piloti che avevano manifestato prima della gara le loro perplessità per la lunghezza del percorso e il suo ritmo.

Subito dopo la prima edizione, sempre nel 1964 si diede vita a un challenge internazionale, la Mitropa Cup, inizialmente per Italia, Austria e Germania Ovest, e poi estesa anche a Ungheria, Polonia, Jugoslavia e Cecoslovacchia. La prima edizione del 1965 fu vinta dagli austriaci Romberg-Ferner. Il Rally di San Martino di Castrozza può quindi essere considerato l’antesignano del nuovo rallismo italiano. La nuova formula si impose e sorsero successivamente altre manifestazioni a sua imitazione, quali il Rally dell’Elba o il Rally delle Alpi Orientali.

Ma il successo di una manifestazione tanto affascinante impose problemi di sicurezza. Non esistendo all’epoca una normativa italiana in materia, gli organizzatori tramite la federazione che all’epoca delegava tutto alla Csai, provvidero prontamente alla stesura di un rigido regolamento che tutelasse la sicurezza dei partecipanti e degli appassionati. Regolamento che solo in un secondo tempo entrò a far parte integrante del codice della strada.

Per ribadire l’importanza che le condizioni di sicurezza rivestivano nell’ambito di gare di questo genere, per evidenziare tratti inediti e aspetti suggestivi della manifestazione, oltre che per pubblicizzare la nuova formula rallystica, nel 1968 venne realizzato dal comitato organizzatore del rally un filmato.

Inviato alla venticinquesima Festival Internazionale del Documentario Sportivo di Cortina d’Ampezzo, fu proclamato vincitore assoluto. Frattanto le edizioni del rallye si susseguirono ininterrotte fino al 1977. La manifestazione scalò tutti i gradi di validità internazionale raggiungendo prima il campionato europeo, poi il campionato mondiale conduttori. Nel 1977 condizioni impossibili imposte dalla Pubblica Amministrazione costrinsero a rinunciare alla organizzazione del rallye: l’ultimo vincitore del “Vecchio San Martino” fu Sandro Munari.

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SAN MARTINO, MAGIA DI UN RALLY

Autore: Beppe Donazzan

Dipinti: Bianca Poli

Immagini: Bianco e nero e a colori

Pagine: 180

Editore: Antiga Edizioni

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BMC Competitions Department Secrets: il libro delle verità

Alcuni libri sono pensati per essere guardati, altri libri sono destinati a essere letti, ma Bmc Competitions Department Secrets è un libro che deve essere studiato.

Bmc Competitions Department Secrets è un libro pieno di verbali delle riunioni, relazioni, elenchi e copie di lettere su tutti i rally dal punto di vista della competizione. Inoltre, ci sono un numero significativo di foto per aumentare la parola scritta. La foto di copertina mostra Timo Makinen e Don Barrow su un’Austin Healey durante il Rally Liegi-Sofia-Liegi del 1964.

Aprendolo sarai proiettato nei giorni delle MG Magnette, MGA, Austin-Healey, MGB fino alla Triumph 2.5 PI e oltre. Quasi tutte erano macchine da rally di successo. Inoltre, i piloti di Bmc erano leggendari: Paddy Hopkirk, Pat Moss, Timo Makinen e Rauno Aaltonen, solo per citarne alcuni.

Una storia leggendaria raccontata in inglese dall’interno. Questo è il libro firmato da Marcus Chambers, Stuart Turner e Peter Browning ed edito da Veloce Pubblishing. In pratica, per chi non trovasse corrispondenza storica nei nomi dei tre autori, si tratta della appassionante storia del reparto corse Bmc raccontata dai tre direttori sportivi delle squadre Bmc e British Leyland, con sede ad Abingdon, che tanto successo hanno riscosso nei rally dagli anni Cinquanta agli anni Settanta. Quella attualmente in vendita è la riedizione del libro pubblicato nel 2005.

Questa opera rivela il funzionamento interno di una delle più importanti squadre del motorsport internazionale che la Gran Bretagna abbia mai avuto. Si fonda su promemoria interni della fabbrica del tutto inediti e, quindi, segreti fino alla pubblicazione, e di altri documenti e ricordi dei principali promotori.

“Bmc Competitions Department Secrets” descrive alti e bassi delle varie stagioni sportive e le politiche adottate nelle competizioni dei tempi d’oro dei rally. Una lettura coinvolgente e divertente. A mio parere, nessun appassionato di sport motoristici e in particolare del marchio Bmc o MG – che mastica un po’ di inglese – dovrebbe restare senza questo libro, che è disponibile in formato cartaceo (sia con la copertina morbida sia con quella rigida) e in formato ebook (kindle).

Se vale la pena acquistarlo? Certo che sì. La vera storia del leggendario Bmc Works Competition Department dal 1955 al 1970, raccontata di prima mano non ha prezzo. Marcus Chambers è stato Bmc competition manager dal 1955 al 1961, il periodo in cui la Works Healey era al suo apice. Stuart Turner era Bmc competition manager nel decennio compreso tra il 1961 e il 1971, l’era di Works Mini.

Peter Browning è stato Bmc competition manager dal 1967 al 1970, il periodo in cui la Works Sebring MGC era in primo piano. Il dipartimento ha chiuso nel 1970. Il libro è carico di centinaia di foto contemporanee, ma leggere i memo e le lettere interdipartimentali è ancor più rivelatore, specialmente i verbali delle riunioni del dipartimento. Anche gli elenchi di istruzioni alle squadre che partecipano ai rally e i dettagli contenuti sono intriganti.

Già di per sé il titolo è molto esplicito per un libro scritto dai tre uomini che sapevano cosa facevano per ottenere i successi memorabili che riuscivano a riscuotere. Bmc era un piccolo team. Philip Young ha il merito di aver raccolto prove documentali molto interessanti che rendono questo libro una lettura compulsiva.

I tre manager descrivono il loro coinvolgimento, le soddisfazioni e le frustrazioni in meno di un terzo del libro, mentre il resto comprende lettere, memorandum interni e fotografie particolarmente interessanti e inedite. Stuart scrive un eccellente curriculum del suo periodo, gli “anni medi”, come li chiama lui, dal 1961 al 1967.

Racconta come ha redatto l’agenda delle riunioni annuali della Commissione per le competizioni e poi di cosa discuteva con i colleghi John Cooper, Donald Healey e John Thornley per assicurarsi che fossero dalla sua parte di fronte al presidente George Harriman e Alec Issigonis.

La sua impressione è probabilmente una delle azioni più importanti intraprese durante quel periodo, insieme all’accettazione da parte del consiglio di amministrazione di utilizzare i piloti scandinavi cresciuti tra le strade coperte di neve e ghiaccio per lunghi periodi. 

Ognuno degli autori inizia la propria sezione del libro con una storia personale del suo tempo con il Dipartimento competizioni. Seguire le pagine di ricordi personali a cui seguono riproduzioni di documenti aziendali interni e foto (alcuni mai pubblicati prima) è il successo di questa miniera di informazioni per appassionati.

Libri su Storie di Rally

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BMC COMPETITIONS DEPARTMENT SECRETS

Autori: Marcus Chambers, Stuart Turner, Peter Browning

Copertina: morbida o rigida (a scelta)

Pagine: 192

Immagini: molte in bianco e nero e a colori

Formato: 21 x 24,8 centimetri

Editore: Veloce Pubblishing

Prezzo: da 28 a 45 euro

Peso: 1 chilogrammo

ISBN: 978-1-8458499-4-8

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Il quasi introvabile Lancia Stratos Profili Quattroruote

Lancia Stratos Profili Quattroruote è il libro, quasi introvabile anche sul mercato dell’usato, che fa parte dell’omonima collana editoriale della Domus.

L’opera di Piero Casucci è bilingue, italiano e inglese, ed è stata pubblicata dalla casa editrice nel 1977. La Stratos è, senza ombra di dubbio, l’auto regina dei rally degli anni Settanta, oltre che una delle più belle, potenti, importanti e rappresentative sportive di quel decennio. Fu la madre delle vetture Gruppo B: tre Campionati del Mondo Rally vinti consecutivamente, tra il 1974 ed il 1976, e tantissimi altri successi a livello Europeo e Italiano.

E’ stata, forse ancora oggi è, la migliore automobile con carrozzeria di tipo coupé, prodotta dalla Lancia dal 1973 al 1976, su disegno di Marcello Gandini per Bertone. La sua storia ha inizio al Salone di Torino del 1970, quando il geniale di Bertone lancia una provocazione, un prototipo di un’auto “extraterrestre” alta soli 80 centimetri, con accesso attraverso l’enorme parabrezza centrale, dotata di motore 1,6 litri della Fulvia HF montato centralmente.

Presentata come “Prototipo Zero” era semplicemente una dream car. Il design per quanto non ancora definitivo, dovuto a Gandini, lo stesso che disegnò auto prestigiose come la Fiat X1/9, la Lamborghini Miura e la Countach, suscitò subito grande interesse. Qualcuno già intravedeva la Stratos HF – HF sta sta per High Fidelity – la prima automobile di serie specificamente progettata per i rally. E infatti, la Stratos è, senza ombra di dubbio, l’auto regina dei rally degli anni Settanta.

Ma andiamo per gradi. Un debutto sconcertante è quello della Stratos, un esordio che lascia di stucco tutti gli addetti ai lavori, anche se da parte della dirigenza Fiat, ed in particolare di Cesare Fiorio, a capo del reparto sportivo del Costruttore torinese, si ipotizza di sfruttare quello Stratos (inizialmente al maschile) come base per l’erede della Fulvia HF nei rally, sempre più combattuti e ricchi di tecnica. Certo quella linea sarebbe dovuta essere addolcita, per cui Nuccio Bertone si cimenta in varie evoluzioni stilistiche e concettuali che portano ad un abbozzo quasi definitivo della nuova berlinetta.

I concetti base sono la trazione posteriore, il motore in posizione centrale e le portiere incernierate normalmente. Ecco così la Stratos, che fa la sua comparsa nel 1972 nella sua veste definitiva: le dimensioni sono compatte, meno di 4 metri. La linea è sempre fortemente a cuneo, anche se più umana rispetto al prototipo del 1970. Manca solo il motore.

Si cerca un propulsore nobile, potente, dotato di molta coppia. Imbattibile. La scelta cade sul 6 cilindri a V di 2.400 centimetri cubici della Ferrari Dino 246GT, con opportune evoluzioni e modifiche. Il risultato è eccellente: 250 cavalli, 225 newtonmetri di coppia massima a 4000 giri al minuto, 230 chilometri orari di velocità massima, ma da 0 a 100 in meno di 7 secondi. Chi ha la fortuna di possederne una, se la tiene stretta. E si tiene stretta anche lacopia di Lancia Stratos Profili Quattroruote.

Libri su Storie di Rally

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LANCIA STRATOS PROFILI QUATTRORUOTE

Autore: Piero Casucci

Volumi: collana editoriale Profili Quattroruote

Copertina: rigida

Pagine: 80

Immagini: in bianco e nero

Formato: 28 x 20 centimetri

Editore: Editoriale Domus

Prezzo: 45 euro

Peso: 481 grammi

ISBN: 978-8-8767200-4-8

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Porsche 911 rally e competizione: monografia in italiano

Porsche 911 rally e competizione è una dettagliata monografia che fornisce a tutti i possessori e appassionati della 911 materiale esclusivo e preziose informazioni sulla versione sportiva della più classica e nota Porsche.

Porsche 911 rally e competizione è una monografia in italiano. Si tratta di una delle opere più ampie e complete che raccoglie informazioni tecniche sulle 911 stradali e sulle numerosissime versioni da competizione, dedica uno spazio adeguato anche alla 959, descrivendo sviluppo del modello base e delle varianti 953 e 961, in realtà precedenti alla stradale.

La 911 è senza dubbio la Porsche più versatile e quella che più ha avuto gloria nel motorsport. Spesso si pensa che l’eredità automobilistica della Porsche 911 sia quasi scontata, tuttavia non è così. Sai che in occasione del rilascio della vettura al pubblico nel 1964, il suo pedigree nelle corse ha richiesto del tempo per perfezionarsi, con solo una manciata di macchine che correvano nelle mani dei clienti sportivi durante la stagione 1965, anche se la Casa aveva partecipato al Rally MonteCarlo di quello stesso anno in forma ufficiale?

Alla fine del 1966, una Porsche 911 aveva concluso per la prima volta la 24 Ore di Le Mans, ma si trattava di uno sforzo indipendente di due privati francesi, Jacques Dewe e Jean Kerguen. La piena realizzazione del potenziale della Porsche 911 non sarebbe arrivata prima del 1967, quando Vic Elford, il pilota inglese della Porsche, ottenne la vittoria nella primissima gara di Rallycross, guidando la “GVB 911D”, un’auto presa direttamente dallo showroom dell’AFN. Una storia che racconto qui.

Il 1967 avrebbe portato ulteriori successi nei rally per Elford e per la 911, che assicurava il Campionato Europeo Rally per la Casa di Zuffenhausen, un’impresa che Pauli Toivonen avrebbe raggiunto un anno dopo in una Porsche 911T. La Porsche 911 si stava dimostrando un’ottima arma nei rally iridati, con il compianto Björn Waldegård che utilizzava una 911S per assicurarsi due vittorie consecutive al prestigioso Rally MonteCarlo nel 1969 e nel 1970.

Tuttavia, nel decennio degli anni Ottanta, Porsche mette gli occhi sulla pista e inizia un nuovo capitolo. Ogni modello è corredato da dati tecnici su motore e vettura, dalla descrizione di eventuali modifiche oltre che da tabelle e numeri di telaio. Il volume consente di confrontare tra loro, ma anche con altre marche, i leggendari modelli da corsa della Casa tedesca. MonteCarlo 1965 rappresenta solo l’inizio della sua storia rallystica.

Vettura a trazione posteriore spinta da un propulsore di 2 litri a sei cilindri, raffreddato ad aria e capace di erogare fino 160 cavalli, in quell’edizione della gara vinta da Timo Makinen con la Mini Cooper, i due collaudatori Peter Falk ed Herbert Linge piazzano la loro Porsche poco più che di serie alla quinta posizione assoluta.

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PORSCHE 911 RALLY E COMPETIZIONE

Autori: Joerg Austen

Volumi: collana editoriale Grandi corse su strada & rallies

Copertina: cartonato

Pagine: 336

Immagini: 279 a colori e 48 in bianco e nero

Formato: 21×24 centimetri

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 25 euro

Peso: 1,5 chili

ISBN: 978-8-8791144-2-4

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Thierry Sabine e la Parigi-Dakar: firmato Jean-Luc Roy

Nel corso di nove anni, tra 1977, quando si smarrì nel Ténéré e scampò alla morte, fino all’incidente del suo elicottero nel 1986, Thierry Sabine assaporò la gioia della vittoria in tutte le sfide.

Il 14 gennaio 1986 muore Thierry Sabine, precipitando a bordo di un elicottero durante la Parigi-Dakar, da lui creata nel 1978. L’uomo avventuroso ha l’eccezionale capacità di aprire le porte all’evasione dal nostro mondo sempre più limitato. Questo fece Thierry Sabine, l’uomo che visse, e fece vivere a migliaia di appassionati, i grandi rally, come l’Enduro del Touquet e la Parigi Dakar.

Nel corso di nove anni, tra il 14 gennaio 1977, quando si smarrì nel Ténéré e scampò alla morte, fino all’incidente del suo elicottero nel gennaio del 1986, assaporò la gioia della vittoria in tutte le sfide, dalle gare folli che aveva ideato, fino alla Parigi-Dakar.

Rimarrà per sempre l’icona dell’uomo d’avventura della fine del Ventesimo secolo per tutti coloro che, seguendo il suo esempio, vorranno spingersi coraggiosamente ai limiti di se stessi. Il libro che lo celebra è stato scritto in francese e ora è anche disponibile in italiano.

La carriera sportiva di Sabine si svolge sia in circuito sia nei rally. Oltre ad aver partecipato ad alcune prove del Campionato del Mondo Rally, si registra anche la sua partecipazione a varie gare di durata del Campionato del Mondo SportPrototipi tra cui l’edizione del 1975 della 24 Ore di Le Mans dove si è piazzato al diciassettesimo posto assoluto su una Porsche. Un’altra sua passione erano le corse nel deserto e, nel 1977, incorre nell’avventura di restare disperso in Libia durante una competizione tra Nizza e Abidjan.

Thierry inizia la carriera di organizzatore nel 1975 creando la gara francese dell’Enduro del Touquet, che da evento locale diventa presto un fenomeno internazionale. Dopo aver organizzato anche la Croisière Verte, maratona motociclistica dal nord al sud della Francia, unendo le sue passioni, decise di organizzare una competizione aperta a vari tipi di veicoli e che si svolgesse per buona parte nel deserto: il 26 dicembre del 1978 prese così il via da Parigi la prima edizione di quella che è diventata la celebre Rally Dakar.

D’altra parte, quando dici Dakar, non c’è bisogno di anteporre il termine “rally”. Con il solo nome ci si è riferiti al rally per antonomasia. Al rally per eccellenza. Semplicemente la Dakar, – e precedentemente Parigi-Dakar – è la corsa su strada aperta alle auto, alle moto, ai quad, ai buggy e ai camion più famosa del mondo.

La gara che, un tempo, prevedeva la tappa finale nella capitale del Senegal, nell’Africa occidentale. Era più noto come Parigi-Dakar, visto che le prime edizioni, dal 1979 al 1991 e ancora nel 1993, 1994, 1998, 2000 e 2001, la partenza veniva data nella capitale francese per terminare in quella del Senegal.

Libri su Storie di Rally

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THIERRY SABINE E LA SUA PARIGI DAKAR

Autore: Jean-Luc Roy

Volumi: collana editoriale Uomini e sogni

Copertina: flessibile

Pagine: 215

Prezzo: 13,60 euro

Editore: Edizioni Mare Verticale

Peso: 240 grammi

ISBN: 978-8-8971737-0-0

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Rallies: parola alle immagini di Manrico Martella

Sulla scena ci sono i rally. Rallies è un libro fotografico che con immagini coinvolgenti ripercorre il Campionato del Mondo Rally dal 1973, anno della sua istituzione, a oggi.

Rallies: parola alle immagini è un inimitabile portfolio contenente una miriade di fotografie esaltanti scattate in oltre quarant’anni in giro per il mondo da un esperto fotografo quale Manrico Martella e arricchito dai testi di Emanuele Sanfront, per molti anni giornalista del mensile Quattroruote ed ex co-pilota professionista di rally.

Un viaggio nel tempo attraverso le cinque categorie al top via via succedutesi nel Mondiale Rally (Gruppo 4, Gruppo B, Gruppo A, WRC e WRC Plus) cui appartengono le auto protagoniste che si sono contese e si contendono l’ambito titolo iridato.

Un lavoro impegnativo, disponibile in due lingue, italiano e inglese, che ha richiesto mesi e mesi di lavoro per selezionare circa cinque milioni di fotografie e sceglierne alla fine oltre quattrocento. Un condensato di immagini emozionanti per offrirle a una platea di appassionati di allora che vuole ricordare e per chi oggi desidera goderne almeno un po’.

Per l’autore, i rally sono “oltre quarant’anni di vita in giro per il mondo, quarant’anni di gioie, dolori, emozioni, contatti umani ma soprattutto sono un lungo lasso di tempo passato alla costante ricerca dello “scatto giusto”, quello con cui il giornale doveva aprire il servizio o illustrare la doppia pagina centrale. Proprio a quell’immagine è sempre toccato il difficile compito di catapultare immediatamente il lettore in Kenya fra le sue sabbie e i suoi cieli sconfinati, in mezzo ai ghiacci della Svezia o ancora fra le umide foreste inglesi”.

“Da sempre questo è stato l’oggetto principale della ricerca: far vivere attraverso le mie immagini l’atmosfera di un luogo, il pathos di un momento, e l’emozione di esser li, tutto racchiuso in uno scatto. Anche per questo l’auto da rally non è mai la protagonista principale delle mie immagini ma è piuttosto uno dei vari elementi che compongono questi “paesaggi rallistici” fatti di gente, villaggi, boschi, montagne o mare che sia, indiscussi protagonisti al pari di macchine e piloti”, racconta ancora Martella.

Queste le parole del grande fotoreporter Manrico Martella che in questo libro ripercorre, attraverso il suo obiettivo, l’intera storia del rallysmo mondiale dai primi anni Settanta ad oggi. Ogni scatto è una storia. Ogni scatto ha una storia. Le auto più belle e gloriose così come i campioni più affermati non sono sfuggiti all’occhio di questo straordinario artista della fotografia. Il libro è disponibile in italiano e inglese.

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RALLIES

Autori: Emanuele Sanfront, Manrico Martella

Volumi: collana editoriale Grandi corse su pista, strada e rallies

Copertina: cartonato con sovracoperta

Pagine: 304

Immagini: oltre 400 in bianco e nero e a colori

Formato: 28 x 30 centimetri

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 42,50 euro

Peso: 2,6 chili

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Audi Quattro The Rally Story: un mito da rally in inglese

Dopo soli 10 chilometri innevati della prima prova speciale, Hannu Mikkola aveva acchiappato e superato da un’ormai impotente Lancia Stratos di Bernard Darniche. Ecco in bellissimo libro la storia di un mito da rally: Audi Quattro The Rally Story: un mito da rally in inglese.

“Ero un fan del Quattro ancor prima che lo guidassi per la prima volta”. Dopo più di venticinque anni, il due volte Campione del Mondo Rally, Walter Rohrl, era ancora affascinato dall’Audi Quattro. Nessun’altra vettura ha modellato e modificato il rally più del proiettile d’argento con turbocompressore e trazione integrale proveniente da Ingolstadt. Eccola raccontata in Audi Quattro The Rally Story la storia di un mito da rally.

Già al suo debutto nel Mondiale Rally, a Monte-Carlo, nel 1981, le Quattro ribaltarono il mondo dei rally. Sottosopra. Dopo soli dieci chilometri innevati della prima prova speciale, Hannu Mikkola aveva acchiappato e superato da un’ormai impotente Lancia Stratos di Bernard Darniche. La superba trazione e la potenza apparentemente senza limiti erano le chiavi del successo che ha reso le Quattro leggendarie e che ha aiutato Audi a catturare il cuore di migliaia di fan.

L’autore di questo libro, disponibile in inglese e tedesco, John Davenport, ex copilota di rally e team manager, ha vissuto quell’era in prima persona e racconta – rally per rally – la storia completa di Audi Quattro: come la quattro ruote motrici di Ingolstadt ha rivoluzionato il mondo del rally, come Michèle Mouton ha trasformato la paura di morire in coraggio di vincere e come Walter Rohrl si è consegnato alla storia e alla leggenda con la Sport Quattro E2.

Il famoso fotografo di rally, Reinhard Klein, ha seguito la rivoluzione Quattro in tutto il mondo e ha catturato l’atmosfera di quei giorni in un modo indimenticabile. In questo libro di alta qualità, sono illustrate le sue foto più belle, alcune assolutamente inedite e mozzafiato. Una presentazione di tutte le auto da rally che Audi ha lanciato – dalla Audi 80 alle Quattro fino alle Coupé S2 – e una sezione completa di statistiche fanno di “Audi Quattro, la storia del rally” un libro che tutti vorranno sullo scaffale.

Questo libro più di altri racconta la storia che sta dietro al sistema di trazione ur-Quattro dell’Audi: roba da leggenda automobilistica. Nel 1979, la Volkswagen stava lavorando su un veicolo a trazione integrale per l’esercito e proprio da quest’esperienza Audi realizzò la trazione integrale per le auto di famiglia.

Successivamente sono state realizzate quelle da rally. Dopo un po’ di pressioni politiche, Audi è riuscita ad ottenere che gli organizzatori del WRC, e in particolare la Fia, cambiassero le regole per consentire le auto a trazione integrale: l’originale Audi Quattro nacque appena tre anni dopo.

Libri su Storie di Rally

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AUDI QUATTRO THE RALLY STORY

Autore: John Davenport, Reinhard Klein

Copertina: rigida

Pagine: 252

Immagini: 400 a colori

Dimensioni: 30 x 32 centimetri

Editore: McKlein Pubblishing

Prezzo: 49,90 euro

Peso: 2,2 chilogrammi

ISBN: 978-3-9274584-2-0

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UominiLancia: per appassionati non deboli di cuore

Il racconto ci porta agli ultimi giorni di Gianni in azienda, prima della cessione definitiva a Pesenti e il successivo esilio in Sudamerica. Quando ho visto su Facebook l’annuncio della nuova disponibilità…

Quando ho visto su Facebook l’annuncio della nuova disponibilità di UominiLancia – Racconti di uomini che hanno costruito un mito di Lorenzo Calvani, ricordo di averci taggato Marco (Cariati, ndr), inconsapevole del fatto che fosse a conoscenza di questo volume, a me completamente sconosciuto. “Conosco il libro”, subito commenta e aggiunge: “Aspetto questo momento”, con tanto di faccina-con-occhi-a-cuore che non lascia spazio a dubbi. Ordinato immediatamente.

Lo ricevo qualche giorno dopo e, da maniaco dell’editoria creativa, della grafica e della forma, resto un po’ deluso dalla copertina e dall’impaginato decisamente spartani, figli di un’autoproduzione fatta dall’autore stesso. Mi sforzo di non farmi condizionare (anche se, durante la lettura, verrò distratto da qualche virgoletta di troppo, mentre qualche refuso tradisce la mancanza di un editing professionale prima del “visto si stampi” e comincio a leggerlo.

Quella che ho tra le mani è la ristampa della seconda edizione, integrata con un capitolo che, per la sua corposità e intensità, meriterebbe un libro a sé. Inizio a leggere e vengo totalmente rapito: questo libro è un piccolo gioiello, scritto con amore, con il “moto del cuore”, per citare l’autore, e con uno stile assolutamente particolare che, attraverso un racconto romanzato, porta il lettore a scoprire la storia della Lancia, anzi LANCIA rigorosamente tutta maiuscola e di tutti gli uomini che l’hanno fatta.

Il primo degli UominiLancia che si incontra è Gianni Lancia, il figlio del fondatore Vincenzo, che guidò l’azienda di famiglia nel Secondo dopoguerra. Visionario come il padre, a differenza di quest’ultimo ha una sfrenata passione per le corse e la tecnologia che ci sta dietro.

Il racconto, in prima persona, ci porta agli ultimi giorni di Gianni in azienda, prima della cessione definitiva a Pesenti e il successivo esilio in Sudamerica. Ma ci descrive anche come il visionario figlio del ‘Censin’ (Vincenzino in dialetto torinese) avesse previsto il futuro dell’automobilismo e avesse lottato, anche contro la propria famiglia, per anticiparlo. Purtroppo senza riuscirci.

Un tema, quello delle lotte intestine, che è un vero e proprio fil-rouge nella storia della Casa di Chivasso. Epico il dualismo tra il Professor Antonio Fessia ed Ettore Zaccone Mina. Ingegnere con velleità di insegnante con la passione per la trazione anteriore il primo, perito meccanico entrato in azienda ancora minorenne il secondo. Un intero capitolo è dedicato a loro due, alla loro guerra di idee, di approcci e passioni. Perché, se Gianni Lancia era un fermo sostenitore delle Corse, il Professore le odiava. Così come odiava tutto ciò che a esse era collegato.

UominiLancia: Gianni Tonti, Pierugo Gobbato, Sandro Munari

E qui entrano in gioco le mosse – a tratti carbonare – della Squadra Corse HF di Cesare Fiorio che, quasi in sordina e con il supporto, non sempre sbandierato, di UominiLancia del calibro di Gianni Tonti, Pierugo Gobbato, Sandro Munari & Co, ha tenuto in vita prima e reso grande poi un Team vincente in tutto il mondo.

Nell’introduzione a questa edizione, l’autore racconta di quando Cesare Fiorio, durante una chiacchierata telefonica, gli disse: “Scusi Calvani, ma Lei dov’era? Perché sicuramente Lei c’era!”. Mai domanda fu più azzeccata. Il romanzo è talmente ricco di dettagli ed è scritto così bene da trasportarti direttamente “sulla scena”. E non uso questo termine a caso.

A tratti sembra proprio una narrazione cinematografica, soprattutto il capitolo sulla nascita della Stratos, “Incontri”: me lo sono immaginato, inquadratura per inquadratura, e sono certo sarebbe un capolavoro anche sul grande schermo. Chissà che qualcuno non ci pensi.

Un libro ricco di emozioni, in certi punti divertente, in altri commovente. Come, ad esempio, nel capitolo finale, che l’autore ha voluto dedicare al suo “ultimo idolo” Henri Toivonen. Un altro degli UominiLancia che, nella sua sfortunata e breve vita, ha contribuito a costruire un mito. Quella LANCIA – rigorosamente tutta maiuscola – che qualcuno, come più volte è successo nella sua storia, ha provato a distruggere. E che ancora prova periodicamente a distruggere.

Non è un caso se Calvani ha deciso di stampare la seconda edizione di questo ‘gioiello editoriale’, che fa parte della campagna di sensibilizzazione #SaveLancia proprio nell’anno in cui ricorre il trentesimo anniversario dalla conquista del primo titolo iridato di Miki Biasion, e nell’anno che precede scelte difficili per un Marchio storico vergognosamente relegato in un angolo di un bugigattolo. Per richiede una copia di questo libro, bisogna contattare direttamente l’autore (avv.lorenzocalvani@gmail.com) scrivendo al suo indirizzo mail.

Libri su Storie di Rally

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UOMINILANCIA: RACCONTI DI UOMINI CHE HANNO COSTRUITO UN MITO

Autore: Lorenzo Calvani

Copertina: Morbida

Pagine: 304

Immagini: molte in bianco e nero

Dimensioni: 17 x 24,50 centimetri

Editore: Autopubblicazione

Prezzo: 22 euro

Peso: 500 grammi

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Dai banchi di scuola al Turini, favola autobiografica

Dai banchi di scuola al Turini è una favola autobiografica, la storia di un sogno che si realizza finalmente dopo quarant’anni.

Dai banchi di scuola al Turini, dalla passione di un ragazzino che, invece di seguire le lezioni in classe, fantasticava avventure impensabili tra controsterzi e rumori di scarico, trasformando l’innocente banco (a due posti) di scuola in una macchina da corsa, anzi da rally, fino alla prima, poi alla seconda, alla terza, alla quarta volta sul palco di partenza del sogno mai sopito, materializzatosi a quell’età in cui le persone normali pensano piuttosto ai futuri nipotini invece che rimanere ancorati alle passioni adolescenziali.

Il libro scritto da Alberto Bergamaschi è la storia di questo affascinante trasporto emotivo, costruito mattone su mattone, anzi rally su rally, fino alla materializzazione quattro decenni più tardi nel “rally” per antonomasia. Il Rally di MonteCarlo, come lo era nei favolosi anni Settanta e come ne è stato trasferito lo spirito nella sua rievocazione storica, con la interminabile tappa di concentrazione, le lunghe prove speciali delle tappe di classificazione e del percorso comune e con la magica “notte del Turini”, seguito da migliaia di spettatori incuranti del freddo e della neve, è il gotha dell’automobilismo su strada, è il fascino del rally nella sua essenza.

Appare normale che conquisti la fantasia e il cuore degli appassionati e, in particolare, di quel ragazzino, cresciuto nel corso degli anni soltanto per l’anagrafe. Il libro conta cento e quarantaquattro pagine suddivise in quattordici capitoli – pardòn, quattordici prove speciali – duecento e trenta fotografie a colori e ventidue tra illustrazioni e cartine del percorso, si apre con quella che potrebbe definirsi l’alba della passione, il sogno allo stato puro di un adolescente motivatissimo che vive di fantasie e di aspirazioni.

Prosegue con una sorta di apprendistato nel mondo delle corse d’auto, gara dopo gara, con risultati che lo portano spesso a grandi soddisfazioni, senza però riuscire mai a realizzare il “sogno”. Solo dopo la maturità, dopo alcune centinaia di gare su strada e in pista, quando il sogno sembra ormai definitivamente riposto nel cassetto dei desideri irrealizzati, spunta all’improvviso, inaspettata, l’occasione della corsa della vita.

E allora è come se fosse di nuovo la prima volta, poi scatta la seconda volta, poi ci prende gusto e ne segue una terza ed una quarta volta, e chissà quante altre ce ne saranno. Qui si sviluppa la parte più tecnica del libro, una sorta di percorso guidato per chi vuole conoscere veramente che cos’è e come si affronta il “Monte” storico.

Il racconto di come si prepara la gara, le attrezzature e la strumentazione necessaria, la preparazione della vettura, l’organizzazione dell’assistenza, l’importanza delle gomme ed infine i cenni di cronaca di vita vissuta, pardòn, di rally vissuto.

Il tutto raccontato con un ritmo incalzante, coinvolgente, in un crescendo che ti fa venire davvero voglia di preparare la macchina e di viverla anche tu questa avventura che appare subito come magica, scritta col giusto condimento di autoironia che alleggerisce la lettura anche di chi tecnico ed esperto del settore non è. In chiusura costi di partecipazione e dati statistici, e un’appendice riservata a tutti i compagni dell’avventura, con i riferimenti salienti delle loro prestazioni nella passata edizione.

Libri su Storie di Rally

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DAI BANCHI DI SCUOLA AL TURINI

Autore: Alberto Bergamaschi

Copertina: morbida

Pagine: 144

Immagini: 230 a colori

Dimensioni: 22 x 28 centimetri

Editore: Autopubblicazione

Prezzo: 28 euro

Peso: 780 grammi

ISBN: 978-8-8791158-5-8

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Sotto il Segno dei Rally 1: storie italiane di rally

Storie di sport, di vite, di solidarietà nell’agonismo. Storie che si consumano Sotto il segno dei rally. Volti, vite e storie accomunate da un’unica passione: i rally.

Sotto il Segno dei Rally 1, come un film, cerca di fermare i momenti più significativi vissuti da alcuni fra i piloti italiani che sono entrati nella storia della specialità, dagli anni Cinquanta fino alla fine dei Settanta. Non biografie, ma autentici “brani di vita” raccontati da personaggi dal grande spessore umano e sportivo. Così come in Sotto il Segno dei Rally 2.

Gente che ha lasciato tracce importanti, in alcuni casi dimenticate. Villoresi, Cella, Patria, Cavallari, Giunti, Ceccato, Barbasio, Carello, Pinto, De Adamich, Ballestrieri, Pregliasco, Pianta, Montezemolo, Tony Fassina, Verini, fino ad arrivare a colui che è entrato nella leggenda, che è diventato per tutti l’emblema dei rally, Sandro Munari. Sono soltanto alcuni dei nomi racchiusi in quest’autentica antologia, un’opera che raccoglie le imprese di sessanta personaggi che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dei rally.

Alla realizzazione di questo volume ha collaborato Gianni Simoni, storico navigatore di Arnaldo Cavallari. La storia ha avuto un seguito con un secondo titolo, uscito nel 2014, in cui è stata la volta di altri piloti italiani che hanno corso dagli anni Ottanta sino ad oggi, quali, tra gli altri, Vudafieri, Zanussi, Bettega, Tabaton, Tognana e Miki Biasion. Riportiamo l’elenco completo dei piloti inclusi nel volume: Bacchelli Fulvio, Bauce Roberto, Besozzi Gianni, Bossetti Gianni, Cambiaghi Anna, Cambiaghi Roberto.

E ancora: Carello Tony, Cavriani Franco, Svizzero dr. Francesco, Tacchini Vanni, Zeffirino Filippi, Andrea De Adamich, Luciano Trombotto, Luca Cordero di Montezemolo, Cesare Gerolimetto, Alcide Paganelli, Giorgio Taufer, Pino Ceccato, Arnaldo Cavallari, Tominz Roitti Donatella, Raffaele Pinto, Maurizio Verini, Salvatore Brai, Giuliano Alto, Luigi Battistolli, Tony Fassina, Silvio Dus, Tecilla Anna.

Esiste la possibilità di acquistare Sotto il Segno dei Rally I e Sotto il Segno dei Rally II in abbinata e contenuti in un elegante cofanetto. Si tratta di una edizione limitata di duecento pezzi, che consiglio vivamente e che trovi dettagliata nella scheda libro. L’autore mi ha concesso la pubblicazione di alcuni estratti del suo libro. E sinceramente, non potevo non condividerli con te. Li trovi facendo una semplice ricerca nel sito. Di seguito ne pubblico uno molto bello.

Giovanni Casarotto: e Francesca tirò l’ombrellino

Mille volte aveva detto basta. Troppe volte la sfortuna si era messa di mezzo a togliergli quelle soddisfazioni che avrebbe meritato. Capitavano sul più bello, quando la vittoria o il grande risultato erano a portata di mano. Succedeva sempre qualcosa, magari piccoli guasti, particolari di poche decine di lire per far svanire il sogno. “Basta”, lo ripeteva alla moglie Francesca Serafini, la prima tifosa, oltre che navigatrice. Tante gare assieme, tante delusioni. Poche le gioie. Ne parlavano di quanto avveniva. Sfortuna, sfiga, non riuscivano a capire come fosse possibile capitasse a loro, quasi una maledizione.

Eppure Giovanni Casarotto, su asfalto o sterrato, era sempre tra i più veloci, senza timori nemmeno dei nomi più blasonati. A parità di macchina non aveva paura di nessuno. Poi, sul più bello, la mazzata. Nell’ambiente avevano perfino storpiato il cognome in “Cosaharotto”, tanto si ripetevano i ritiri per guasti meccanici. Pochi gli stop per errori di guida, uscite di strada, no, erano le rotture di componenti, delle varie auto, a lasciarlo a piedi.

In quel Valli Pinerolesi di metà giugno 1979, prima della partenza, doveva scacciare quel pensiero che lo tormentava da tanto, troppo tempo. Alla guida di una Lancia Stratos, al suo fianco, il vicentino Giorgio Zonta. Giuliano Michelotto, quella macchina azzurra, con la grande scritta dello sponsor dipinta di bianco, l’aveva controllata fino all’ultima vite. Voleva essere sicuro.

Anche i più piccoli particolari erano stati come scannarizzati. A Modena, in aprile, il vicentino fu costretto al ritiro, quasi subito, per la rottura delle puntine platinate. “In 12 anni che sono in mezzo ai motori, non mi era mai capitato un guasto del genere. L’incredibile è che le avevo sostituite poco prima della partenza”, così spiegò il preparatore padovano”. “A Casarotto può succedere anche questo”, continuò.

Non era finita. Quel rally di Modena lo vinse il giovane Mauro Simontacchi, di Padova, con una Lancia Stratos. Fin qui nulla di strano. Ma quella macchina era quella di Casarotto, la stessa che lo aveva sempre lasciato a piedi nel 1977 e 1978. Colmo dell’ironia su 300 vetture partite vinse proprio la macchina che lo aveva piantato in asso per due anni consecutivi.

Roba da matti. Giovanni, professione mugnaio – di famiglia uno dei Molini più antichi del vicentino – aspettava che gli dessero il via per annullare quella tachicardia che lo prendeva prima che si abbassasse la bandiera. Michele ‘Tito’ Cane, l’avversario da battere, colui con il quale ormai si confrontava da anni.

Partì all’assalto il pilota con la Fiat 131 della 9-Nove. Come al solito numerosa schiera dei concorrenti, tutti agguerriti. Celesia e Montaldo con le Stratos, Massimo Bonzo, con la 131 della Quattro Rombi, Casarotto avrebbe dovuto vedersela anche con questi. Sullo sterrato “scassamacchine” piemontese, Giovanni cercò di non esagerare, di non compromettere la macchina. Sempre con il cuore in gola, aspettando chissà cosa.

Tito Cane era davanti, aveva imposto un ritmo molto alto alla gara. Nella nona prova speciale il piemontese accusò problemi alla scatola guida. Perse un minuto e mezzo. Il vicentino passò in testa. Nei chilometri precedenti altri importanti interpreti come Simontacchi, Uzzeni, Antonella Mandelli e Mirri, salutarono la truppa. Un rally di grande incertezza. Casarotto quasi non ci credeva quando vide la pedana di Villar Perosa. Aveva vinto, scacciando quella sfortuna che, da troppo tempo, lo perseguitava. Al secondo posto, staccato di cinque minuti e mezzo Celesia, terzo Cane, quarto Montaldo e quinto Bonzo.

Anche Giovanni era uno della banda di Vicenza che andava a seguire il San Martino. Come tutti. Si era fidanzato con Francesca Serafini, bellezza mediterranea, simpatica, un’esperienza di navigatrice con Luisa Celadon. Un giorno andarono a provare a Valstagna. Avevano un’HF Gruppo tre. Lei si presentò in tailleur, scarpe con tacchi e un ombrello. “Se piove, non si sa mai…”, disse a Giovanni che l’aveva guardata come fosse una marziana.

Arrivarono che faceva buio. E c’erano migliaia di persone, quasi che il rally fosse già cominciato. Da anni sempre così. Imboccarono la gola che portava all’inizio della prova speciale. Giovanni le spiegò che avrebbero dovuto fare una nuova manovra. Il secondo tornante di Valstagna, molto stretto, era necessario – con una trazione anteriore come l’HF – anticiparlo tirando il freno a mano per far sbandare il posteriore della vettura.

“A cento metri dal tornante metti la mano sulla leva del freno e tiri di brutto quando te lo dico io. Così non stacco le mani dal volante e vedrai che roba…”. Francesca fece cenno di aver memorizzato tutto. Schiacciò l’acceleratore a fondo, tornante largo a destra, inizio della salita, rettilineo, semicurva destra in pieno ed ecco il tornante sinistro, uno dei simboli di quella speciale fatta come una scala. Ancora giù, ancora giù. Arrivò il momento fatidico. “Tira, tira….”, urlò Giovanni”.

In un millesimo di secondo capì che c’era qualcosa che non andava. Della frenata nemmeno l’ombra. L’HF fece un dritto pazzesco. Francesca invece della leva del freno aveva trovato il manico del suo ombrellino. E l’aveva tirato. Gli improperi rimbombarono nella valle. Una volta usciti dal patatrac, Giovanni dovette affrontare un’altra prova. Difficile. Telefonare al padre di Francesca. Era d’accordo che l’avrebbe riaccompagnata prima di mezzanotte. Allora, star fuori con la ragazza, una notte, neanche a pensarci.

Sior Serafini, gho spacà la machina. Non posso portare a casa Francesca…Me despiase. Tranquillo non si preoccupi. Arriviamo domani…”. Dall’altra parte del filo il signor Serafini lo gelò: “Giovanni, me raccomando…”. Nel San Martino 1974 Giovanni Casarotto in coppia con Francesca Serafini, su Fulvia HF 1600 della scuderia Palladio, si piazzarono al decimo posto assoluto. Primi dei piloti privati. Da applausi.

Libri su Storie di Rally

la scheda

SOTTO IL SEGNO DEI RALLY

Autore: Beppe Donazzan

Volumi: collana editoriale Grandi corse su strada e rallies

Copertina: rigida

Pagine: 416

Immagini: 56 in bianco e nero e 27 a colori

Dimensioni: 14 x 22 centimetri

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 20,50 euro

Peso: 780 grammi

ISBN: 978-8-8791158-5-8

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Sotto il Segno dei Rally 2: racconti di Beppe Donazzan

Ad un anno di distanza da Sotto il segno dei Rally arriva Sotto il Segno dei Rally 2 che completa il monumentale lavoro di Beppe Donazzan sulla storia del rallysmo italiano.

La formula è sempre la stessa: un’appassionante serie di storie, fatti e imprese che, lette in sequenza, finiscono per dar vita ad un vero e proprio romanzo su questo mondo che tanta passione ha suscitato negli anni. A cambiare, questa volta, sono i protagonisti che, in questo secondo volume, corrispondono a quelli di alcuni fra i piloti italiani di maggior rilievo che hanno corso dagli anni Ottanta sino ad oggi.

I loro nomi sono, fra gli altri, Vudafieri, Cerrato, Zanussi, Bettega, Tabaton, Tognana, Cunico, Biasion, Liatti e Deila. Basta leggere i primi due o tre racconti per ritrovarsi, improvvisamente, in mezzo ai muri di folla che negli anni Ottanta e Novanta delimitavano i percorsi delle prove speciali lungo la penisola.

E capisci subito che non è necessario arrivare in fondo al volume, per sentirsi in grado di garantire che l’ultima fatica di Donazzan dovrebbe occupare un posto di riguardo nella libreria di ogni appassionato. E ti ritrovi comunque, tutto d’un fiato, in fondo al volume.

Tre i capitoli del libro. Il primo, “Le sfide infinite” parla di Attilio Bettega, Adartico Vudafieri, Vittorio Caneva, Tonino Tognana, Nico Grosoli, Franco Ceccato, Mario Aldo Pasetti, Antonella Mandelli, Franco Corradin, Gabriele Noberasco, Micky Martinelli, Alberto Alberti, Paolo Pasutti, Giorgio Pasetti.

E poi ancora, Paola Alberi, Gianni Del Zoppo, Nick Busseni, Dario Cerrato, Massimo Barbujani, Franco Uzzeni, Michele Cinotto, Franco Leoni, Carlo Cuccirelli, Fratelli Betti, Alberto Carrotta, “Bronson”, Pietro Mirri, Flaviano Polato, Paolo Baggio, Pierangela Riva, Ennio Santinello, Giacomo Bossini.

Nel secondo, “Tutte le latitudini” ci sono Fabrizio Tabaton, Andrea Zanussi, Miki Biasion, Gianfranco Cunico, Alessandro Fiorio, Bruno Bentivogli, Massimo Ercolani, Paola De Martini, Carlo Capone, Chantal Galli, Michele Rayneri, Gilberto Pianezzola, Giovanni Manfrinato, Isabella Bignardi, Fabrizio Fabbri, Paolo Alessandrini, Prisca Taruffi, Alessandro Fassina, Enrica Munaretto, Giammarino Zenere, Pucci Grossi, Michele Grecis, Edi Orioli, Enrico Bertone, Sergio Cresto, “Tabacco”.

Nel terzo, “L’era dell’elettronica” salgono in cattedra Andrea Aghini, Piero Liatti, Paolo Andreucci, Andrea Dallavilla, Pierluigi e Romeo Deila, Piero Longhi, Andrea Navarra, Renato Travaglia, Luca Rossetti, Gigi Galli, Umberto Scandola, Andrea Crugnola, Loris Roggia, Manuel Sossella, Lara Battistolli, Massimo Gasparotto, Alex Bruschetta, Alessandro Battaglin.

Ma anche: Claudio De Cecco, Luca Cantamessa, Giandomenico Basso, Massimo Ceccato, Marco Tempestini, Luca Pedersoli, Valentino Rossi, Franco Ballerini, Felice Re, Luca Campedelli, Matteo Gamba, Mauro Spagolla, Fabrizio Nucita, Fontana, Italia Rally Talent, Sandro Sottile, Angelo Medeghini.

Esiste la possibilità di acquistare Sotto il Segno dei Rally 1 e Sotto il Segno dei Rally 2 in abbinata e contenuti in un elegante cofanetto. Si tratta di una edizione limitata di duecento pezzi, che consiglio vivamente e che trovi dettagliata nella scheda libro. Beppe Donazzan, che è sempre un gentiluomo, mi ha concesso la pubblicazione di alcuni brani. Li trovi su Storie di Rally con una semplice ricerca. Di seguito ne pubblico uno molto divertente.

In Abruzzo il colpo con una Porsche in una torrida estate del 1982

Nel corso della giornata, per lo più all’imbrunire, scattava la domanda da un milione di dollari. Da nord a sud. Classica. In veneto era: “Te piase più i rally o la figa?”… Immancabile, dopo tanti discorsi di motori, ammortizzatori, “meglio i Koni o i Bilstein? No, su quea gara monto i Bilstein, la machina, da drìo, la sta più zò…”. Di solito il quesito veniva sparato dal personaggio più carismatico, quello che correva. Il team principal del gruppo, si direbbe ora.

Partivano le schermaglie di precisazioni: “Un rally con che macchina?, in contrapposizione “con che figa?”. Dalla Stratos o dalla 037, sull’altra sponda andavano a mille Serena Grandi, Edwige Fenech, Carmen Russo, Lilli Carati…protagoniste di film e di immagini senza veli sui giornali tipo Le Ore, Blitz, Men o Caballero che, per qualche minuto, avevano la supremazia su Autosprint.

C’era chi sceglieva i rally, chi – i più – la seconda opzione. Chi invece, ligio al compromesso radicato nella cultura democristiana, diceva: “Mi fasso i rally. La tosa poi me la trovo in machina…”. Le sghignazzate si protraevano a lungo, con toni sempre più coloriti e accesi. Uno dei tanti ritrovi dei giovani di Bassano del Grappa era un negozio di calzature. Titolare Ennio Santinello, un altro personaggio oltre le righe di quel pazzo mondo, con passione smisurata per le auto.

Fuori dal comune. Un pensiero fisso che non aveva fine. Era lui che innescava ogni tanto quella domanda, quando il gruppetto di amici aumentava di numero sul far della sera. C’era chi arrivava dal lavoro e chi aveva chiuso i libri dell’università”.

Ennio lasciava alla compagna il compito di servire i clienti. Entrava in scena solo se le presenze, all’interno del negozio, aumentavano di numero, oppure per l’ingresso di qualche attraente ragazza. Allora scattava dalla poltrona dell’ufficio, pieno di coppe e di cataste di Autosprint e Quattroruote, tirava giù dagli scaffali mezza bottega per mostrare le proposte più belle.

Cosa riuscisse a scorgere, inginocchiato, davanti alle signore, mentre le aiutava ad infilarsi le accattivanti scarpe dai tacchi slanciati o gli stivali, realmente non si sa. Conclusa la vendita rientrava nell’ufficio, rosso paonazzo, agitando le mani anticipando, visivamente, il racconto.

A luci rosse, naturalmente. Qualcuno del gruppo – compreso chi scrive, non lo nega – per provare l’ebbrezza del proibito, si improvvisava, qualche volta, commesso. Ma ne ritornava deluso. Era l’atmosfera che si creava ad alzare la temperatura del momento. Siparietti come nei film di Pierino e nulla più. Certo è che Ennio Santinello in macchina andava forte. Preparava le sue auto con una meticolosità da fuori di testa.

Soprattutto i particolari venivano esaltati. A vederle finite, dalla Fulvia HF 1600, alla Beta Montecarlo, per finire alla Porsche SC 3000, alcune con le quali aveva gareggiato, era un delitto pensare che avrebbero affrontato dei rally su viottoli dal fondo impossibile. Santinello non aveva mai avuto velleità di graduatorie e campionati. Correva quando voleva e se ne aveva voglia.

Così come decise di andare giù a Pescara, per partecipare al secondo rally della Spiga. Bel parco partenti con “Pau”, Leoni e Mirri con le Stratos. Ennio era alla guida di una Porsche SC 3000 Gruppo B, in realtà poco più di serie. Come navigatore Walter Bizzotto, un altro personaggio di Bassano, successivamente numero 1 della Mitropa Cup e dal 2013 anche presidente dell’Automobile Club di Vicenza.

Giù il piede, facendo attenzione a non esagerare e il risultato arrivò. Imprevisto e imprevedibile. Primi assoluti in un delirio di folla nel capoluogo abruzzese, in un giorno caldissimo di inizio estate. In pieno Mundial di Spagna, 112 iscritti, 82 partenti. Accade in Centro Italia, sempre in quel fine settimana del giugno 1982.

Libri su Storie di Rally

la scheda

SOTTO IL SEGNO DEI RALLY 2

Autore: Beppe Donazzan

Volumi: collana editoriale Grandi corse su strada e rallies

Copertina: rigida

Pagine: 416

Immagini: in bianco e nero e colori

Dimensioni: 14 x 22 centimetri

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 20.50 euro

Peso: 739 grammi

ISBN: 978-8-8791159-9-5

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Quando Alitalia volava nei rally, nel libro di Cordovani

Quando Alitalia volava nei rally è il libro di Andrea Cordovani dedicato all’epopea del Reparto Corse Fiat nel fortunato periodo della sponsorizzazione di Alitalia.

Quello con Alitalia era un accordo che precorreva i tempi e per la prima volta nella storia delle corse di automobili presentava in gara vetture totalmente identificate coi colori dello sponsor”, scrive Cesare Fiorio, ex direttore sportivo della Squadra Corse Fiat, nel libro del giornalista Andrea Cordovani intitolato “Quando Alitalia volava nei rally” dedicato proprio all’epopea del reparto corse Fiat nel fortunato periodo della sponsorizzazione di Alitalia.

Questa moda è poi stata via via adottata da tutti diventando in seguito una costante. Anche Alitalia in quell’occasione precorreva i tempi insieme alla nostra squadra e inizialmente Lancia con la Stratos e successivamente Fiat con la 131 Abarth, ripagavano questa fiducia con la conquista dei titoli mondiali di quel periodo. Sicuramente si trattava di un approccio completamente nuovo delle sponsorizzazioni sportive che si dimostrarono talmente valide da essere poi universalmente adottate”, prosegue Fiorio nel libro.

Brividi, emozione, divertimento con la storia dei rally: un’epoca indimenticabile e irripetibile. In particolare quella che, tra il 1975 e il 1979 è stata “griffata” Alitalia con le Lancia Stratos e Beta coupè, le Fiat 131 Abarth, le Fiat Ritmo e in una occasione anche la Fiat 127.

Numerose le vittorie adornate del logo con la inconfondibile “A” stilizzata creato nel 1969 dallo studio Landor di San Francisco e ritoccato leggermente solo nel 2005. La sponsorizzazione di Alitalia, allora azienda di Stato sotto il controllo dell’Iri, portò molta fortuna al reparto corse del Gruppo Fiat. In totale sono state trentacinque le vittorie, con tre titoli iridati marche e due piloti nel Campionato del Mondo Rally ed un titolo nel Campionato Italiano.

La Stratos deve la sua fama soprattutto grazie alle gesta di Sandro Munari e Bjorn Waldegaard, mentre protagonisti sull’inconsueta ma sorprendentemente vittoriosa Fiat 131 Abarth furono Walter Rohrl e Markku Alen. Lancia Beta Coupé e Fiat Ritmo furono invece le vetture-palestra per Mauro Pregliasco, Tony Carello, Attilio Bettega, i migliori interpreti italiani della specialità dell’epoca e negli anni a venire. La Beta Montecarlo “griffata” Alitalia vinse invece il Giro d’Italia 1979 con una coppia strepitosa: Walter Rohrl e Gilles Villeneuve.

Le più belle storie e le più importanti testimonianze sono state rivissute nel 2016 nell’affollatissima “Rally Legend Arena” di San Marino da un gruppo incredibile di campioni. Sul palco erano presenti: Markku Alen, Sandro Munari, Daniele Audetto, Timo Salonen, Simo Lampinen, Hans Thorszelius, Maurizio Verini, Mauro Pregliasco, Amilcare Ballestrieri, Arnaldo Bernacchini, Piero Sodano e Carlo Cavicchi, che hanno raccontato la storia e le imprese leggendarie di quel formidabile periodo.

Successivamente, le più belle e significative di queste storie sono state raccolte nel libro “Quando Alitalia volava nei rally”, scritto dal direttore di Autosprint Andrea Cordovani, presentato nell’occasione e il cui incasso viene interamente devoluto a favore delle popolazioni vittime del terremoto.

Nel volume, acquistabile al prezzo di 25 euro, viene ripercorsa la sequenza straordinaria di vittorie, dall’esordio per la Stratos, con livrea Alitalia, al Monte-Carlo del 1975, alla conquista dei campionati del mondo sia per Lancia che per Fiat. Tante le fotografie e alcune anche esclusive.

Libri su Storie di Rally

la scheda

QUANDO ALITALIA VOLAVA NEI RALLY

Autore: Andrea Cordovani

Copertina: morbida

Pagine: 200

Immagini: 200 a colori e in bianco e nero

Formato: 21 x 21 centimetri

Editore: Autopubblicazione

Prezzo: 25 euro

Peso: 936 grammi

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Andrea Cordovani in Raab di passione, storie di casa nostra

Raab di passione. Passione di rally e di motori elaborati. Storie che arrivano dall’Alto Appennino Bolognese e che incantano, perché incantati sono quei periodi rimasti ormai solo nei libri di storia.

Anni pionieristici, che anticipavano i rally di oggi, ma che godevano del tempo a loro disposizione. Raab di passione è il libro sulla storia di questa bellissima gara, il Rally Alto Appennino Bolognese, svolta a cavallo tra gli anni Settanta ed Ottanta. Per la precisione tra il 1976 e il 1985. La prefazione dell’opera è a cura della prestigiosa firma di Carlo Cavicchi, e narrato da Andrea Cordovani in collaborazione Vito Piarulli.

Duecentoquaranta pagine a colori e in bianco e nero, con moltissime foto inedite, su cui restare a sognare per qualche ora. Raab di passione, la storia di come tutto ebbe inizio attraverso i racconti delle difficoltà dell’epoca, ma attraverso il palpabile e grande entusiasmo dei fratelli Cassarini ideatori ed organizzatori del rally.

All’interno del libro sono presenti pagine speciali dedicate a quattro personaggi di grandissimo spessore quali Attilio Bettega, Miki Biasion, Adartico Vudafieri ed Alessandro Nannini, la cui carriera, in qualche modo, prese il via proprio da questa gara.

Non potevano mancare, e infatti non mancano, tantissimi aneddoti raccontati personalmente dai grandi rallysti del passato di quel periodo che vi parteciparono, da Magnani, che vinse la prima edizione, e dei vari vincitori successivi come Pasutti, Cola, Betti, Leoni, Busoni ed Allessandrini.

Pagina dopo pagina, questo affascinante viaggio corre fino ad Albano, Alberti, Bardelli, Bedini, Bentivogli, Biasuzzi, Cabianca, Caneva, Carini, Casarotto, Cavicchi, Celesia, Cesari, Crugnola, Cuccirelli, Dalla Pozza, Dus, Faber, Fasan, Giovanardi, Lipizer, Manfrinato, Marchiol, Mattiazzo, Mirri, Moscato, “Nico”, Fabbri, Pietropoli, Piva, Polese, “Ragastas”, Riva, “Robim”, Tacchinardi, Speranza, Taufer, Volli, Wiegand, Zordan, e tanti altri.

Inoltre, è raccontata una bellissima storia legata a Nick “Sandy” Busseni, ed alla sua partecipazione all’edizione del 1979, oltre a quelle di illustri copiloti come Popi Amati. Il libro è stato realizzato in sole cinquecento copie.

Libri su Storie di Rally

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RAAB DI PASSIONE 1976-1985

Autore: Andrea Cordovani

Copertina: morbida

Pagine: 240

Immagini: 400 a colori, 300 in bianco e nero

Formato: 21,5 x 30 centimetri

Editore: Studiostampa

Prezzo: 35 euro

Peso: 1,3 chilogrammi

Michele Cane, il pilota e l’amico visto da destra

Michele il pilota e l’amico è il tributo che Rolando Maulini e Renzo Melani hanno dedicato alla storia di Michele Cane, il loro purtroppo ex-pilota scomparso a causa di un tanto banale incidente con un trattore.

Era il 2 dicembre 1983. Prima di quella data c’è una breve e intensa storia. La storia di un pilota, ma ancor prima di un uomo e di un grande amico. Amico non solo di Maulini e Melani, a guardare i contributi presenti in questo bellissimo volume, a cominciare dalla godibile e appassionante prefazione di Daniele Pellegrini.

“Chi scrive queste righe ha avuto il privilegio e l’onore, di dividere l’abitacolo con Michele per alcune stagioni e vuole qui riassumere le gare più belle e significative. Il nostro sodalizio inizia nel 1978 partecipando alla Targa Florio, gara d’inizio del Campionato Italiano, con un Porsche Carrera 2.7 Gruppo 3, dove ci ritiriamo, nella seconda tappa, sulla velocissima discesa della prova di Lascari per la rottura del cambio”.

Sono le parole di Melani nel raccontare di lui e di Cane anni prima di concepire il libro insieme a Maulini, che nell’occasione proseguiva aggiungendo: “Dopo questa gara, Michele decide di passare ad una vettura più piccola, dove potrà meglio esprimere le sue doti di guida che riassumeva dicendo: “per andare forte: marcia lunga, macchina morbida”.

“Si orienta sulla Kadett 2.0 GT/E, in allestimento Gruppo 1, preparata da Conrero e con l’appoggio del concessionario Opel di Omegna, Dario Vercelli, che già seguiva, e ci correva lui stesso, le Ascona A dei vari rallysti della zona, Fancelli, Bellosta, De Marco, Pedretti. Il debutto è al 4 Regioni del 1978, gara difficile con fondo sia d’asfalto che di terra e inizia il confronto, che durerà due stagioni, con i più quotati conduttori del Gruppo 1, tutti o quasi sulle Kadett”.

“Questa gara non viene finita per rottura meccanica ma, la settimana seguente a Pordenone in una gara tutta su asfalto, si conferma padrone incontrastato del Gruppo 1, conquistando il sesto posto assoluto. Gli sono bastate due gare per “prendere in mano” la macchina, ben diversa dalle potenti Porsche prima usate”.

Più di un centinaio di foto inedite e poco meno di duecento pagine ricche di emozioni e sentimenti, ricordi e aneddoti sulla popolarità del rally negli anni Settanta e su quel grande protagonista che fu Michele. I due autori ripercorrono la vita del campione attraverso le loro dirette testimonianze di navigatori, ma anche quella di altri amici, tecnici, meccanici, preparatori, tifosi.

Un libro scritto, col cuore e a quattro mani da Maulini e Melani che di Cane furono i navigatori dal 1978 al 1982. Pagine intrise di amicizia pura e trasparente che nascono, come scrive nella prefazione Pellegrini “per provare a condividere con gli appassionati di ieri e di oggi le sensazioni forti e lo spirito particolarissimo che si respirava nei rally”.

A ricordarlo nel volume sono Alessandra e Federico, la sorella e il fratello,la moglie Isabella Clemente, l’ex copilota Gaetano “Tannino” Orlando, il preparatore della Opel Kadett e dell’Ascona Dario Vercelli, il preparatore Franco Bionda, Renato Bianchi (che si occupava dell’allestimento vetture e dell’assistenza in gara).

Il libro, che può essere richiesto direttamente per mail agli autori (rolando.maulini@gmail.com o renzo.mela@gmail.com), è stato presentato in occasione del Rally delle Valli Ossolane 2017. Gli autori dedicano il libro anche al figlio di Michele, Michele junior, a cui il destino non ha dato la possibilità di conoscere il papà. Parte del ricavato della vendita verrà devoluto al Gruppo Verbanesi Sciatori Ciechi.

Libri su Storie di Rally

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MICHELE, IL PILOTA E L’AMICO

Autore: Rolando Maulini e Renzo Melani

Copertina: morbida

Pagine: 198

Immagini: 100 a colori e in bianco e nero

Formato: 16,5 x 23,5 centimetri

Editore: Autopubblicazione

Prezzo: 20 euro

Peso: 780 grammi

Un libro italiano sulla Delta e le altre Lancia da corsa

Su questo, storici e pseudo tali sono in disaccordo. La storia della Delta inizia con la Delta S4, oppure inizia con la Delta HF Integrale? La S4 non era una Delta?

Luca Gastaldi in Delta e le altre lancia da corsa ha bypassato il problema estendendo il titolo e l’opera anche alle altre Lancia da corsa. La Delta è stata l’ultima regina della Lancia nelle competizioni. Ma non è stata l’unica vettura del marchio torinese ad aver conquistato vittorie internazionali a ripetizione.

L’azienda fondata nel 1906 da Vincenzo Lancia è stata assoluta protagonista in un secolo di competizioni, dall’epoca pionieristica alla Formula 1, dalle grandi corse su strada al Mondiale Rally. La verità è che sono, letteralmente, ‘pippe menatli’ da intrippati: la S4 era una Delta e, in ogni caso, l’esperienza della S4 indica la direzione per la nascita della Delta Gruppo A. 

Luca Gastaldi, in quest’opera che, seppure datata 2017, è diventata una rarità, ripercorre la storia di tutte le Lancia da corsa, di cui la Delta è solo la capostipite più rappresentativa. Non si dimentica della Stratos, della Rally 037, della Beta Montecarlo Turbo, della Fulvia Coupé HF e della LC2. Giusto per ricordarlo, la storia rallystica del Costruttore torinese comincia all’inizio degli anni Cinquanta.

In questo caso la memoria mi riporta alla Lancia Aurelia B20 di Gigi Villoresi all’Acropoli 1958, ma in realtà i primi impegni Lancia con un proprio reparto sportivo nelle varie discipline dell’automobilismo, comprese la Formula 1 e le grandi corse su strada come la Mille Miglia, la Targa Florio e la Carrera Panamericana, cominciano nel 1951.

Nei rally, la prima grande vittoria venne con l’ex pilota del circus Louis Chiron che, in coppia con Ciro Basadonna, vinse il Rally di Monte-Carlo del 1954 con l’Aurelia GT B20 2500. Nel 1958 un altro grande pilota di F1, Gigi Villoresi, ormai al termine della carriera, trionfò al Rally dell’Acropoli, ancora con l’Aurelia B20 e anch’egli affiancato da Basadonna…

Libri su Storie di Rally

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DELTA E LE ALTRE LANCIA DA CORSA

Autore: Luca Gastaldi

Copertina: morbida

Pagine: 116

Immagini: molte a colori e in bianco e nero

Formato: 21 x 24 centimetri

Editore: Autopubblicazione

Prezzo: 25 euro

Peso: 650 grammi

Rally Il Ciocco: i miei primi 40 anni nell’opera di Moreno Maffucci

A quarant’anni dalla sua prima edizione, esce il libro sulla storia del Rally Il Ciocco. Nel libro Rally Il Ciocco sono raccolte le varie edizioni della gara e tante foto dei quaranta e più anni di storia.

Il curatore dell’opera Rally Il Ciocco: i miei primi 40 anni è Moreno Maffucci, un appassionato di Gallicano che ha selezionato e scelto immagini, alcune carine, di fotografi come come Photo Don, Photo 4, Montagni e altri, oltre a classifiche che ripercorrono le stagioni del rally valido per il Campionato Italiano.

Nel libro sono raccolte le varie edizioni della gara e tante foto dei quaranta e più anni di storia della corsa che ha fatto innamorare migliaia di appassionati toscani e di mezza Italia. Il libro di Maffucci non emoziona. La carta patinata è bella. Nulla di eccezionale, ma discreta. La grafica lascia a desiderare: è austera, è “vecchia”, ingessata. Un libro da quasi cinquanta euro (che è una cifra davvero al limite, che solo firme pregiate del giornalismo internazionale possono permettersi) devi offrire una veste grafica accattivante, moderna frizzante e soprattutto in grado di valorizzare bene le foto contenute, che poi sono l’aspeto essenziale del libro.

Parliamo di contenuti extra-foto. Maffucci ricostruisce una storia bella, ma arci nota. Il fortunato incontro tra Siro Pietro Quaroni, uno degli organizzatori più importanti di quel tempo e ideatore di gare indimenticabili come il Rally 4 Regioni, e Guelfo Marcucci, brillante imprenditore della Garfagnana, che vede nascere il progetto del Rally Il Ciocco risale alla seconda metà degli anni Sessanta. Il Rally Il Ciocco fa la sua prima apparizione nel 1976 quando in Italia era esplosa già da un decennio la passione per questo sport, che nel tempo ha conquistato il mondo intero.

Nel corso della sua storia, la gara toscana si guadagna parecchi riconoscimenti di validità europea. Il primo a vincere l’evento è Tony Carello, al volante della Lancia Stratos, che vincerà anche nei due anni successivi con Adartico Vudafieri che vince quattro volte di fila. Stessa quota per Piero Longhi. Da segnalare anche le tre vittorie di Giandomenico Basso. Ovviamente, chi detenie il record di successi inanellati a Il Ciocco è Paolo Andreucci, che la gara di casa (almeno fino al 2018) l’ha vinta otto volte.

Andreucci, già nel 2017, aveva battuto il record di Gianfranco Cunico che resta fermo a quota sei successi. Per curiosità, l’edizione del quarantennale è stata vinta da Simone Campedelli. Nel Terzo millennio, spesso Il Ciocco è stata la gara d’apertura del Campionato Italiano Rally.

Questo significa che tutti i migliori e più agguerriti piloti si sono visti (quasi sempre) al Ciocco, e lì si sono conosciuti gli eventuali outsider. In prima visione nuove macchine, nuove configurazioni, nuove livree. Il Rally de Il Ciocco e Valle del Serchio è un componente genetico della disciplina in Italia, che tocca per di più un’area geografica ideale e con un’esemplare storia di passione.

Sulle strade de Il Ciocco sono transitate edizioni mitiche e iridate di rally leggendari come il Sanremo di Adolfo Rava, che qui hanno trovato e preso in prestito il meglio che veniva offerto. Anche per questo i piloti e gli spettatori, ormai da decenni, scelgono questa gara, rito di passaggio obbligatorio per entrare nella storia dalla porta principale.

E per questo la gente parte che è ancora notte con il cestino della merenda. Ognuno verso la sua curva magica. Nel contesto de Il Ciocco, il tempo sembra essersi fermato al periodo goliardico di questo sport anche se continuano a passare vetture R5. Ma non solo. In questa gara, le condizioni sono estremamente variabili di default.

Una volta ogni cinque-sei edizioni bisogna mettere in conto neve e ghiaccio. E allora sono scenari suggestivi che cambiano da spettacolari a grandiosi: spettatori catapultati in un’altra orbita dei grandi rally (peccato oggi esistano piloti che col maltempo chiedano la sospensione delle prove speciali…).

Le carte in tavola possono cambiare radicalmente dalla sera alla mattina. Spesso un sole radioso e caldo, ma l’inferno di ghiaccio è possibile dal tramonto all’alba. Sempre viscido, spaccato, volubile e insidioso. Da pennellare chirurgicamente su una tavolozza paesaggistica mozzafiato. Vale per chi è in macchina e per chi sta a guardare. Roba da brividi. Il libro Rally Il Ciocco 1967-2107 conta poco meno di quattrocento pagine patinate e trecento foto: non solo immagini di gara, ma anche molte fotografie di ambientazioni varie e incidenti illustri e meno noti.

Libri su Storie di Rally

la scheda

RALLY IL CIOCCO 1967-2017

Autori: Moreno Maffucci

Copertina: rigida

Pagine: 390

Immagini: 290 a colori e in bianco e nero

Formato: 30 x 25 centimetri

Editore: Autopubblicazione

Prezzo: 49 euro con spedizione

Peso: 3 chilogrammi

Un rally a Monza, un libro in nome della solidarietà

La storia e l’evoluzione della kermesse monzese dalle stradine degli inizi fino al Master Show di oggi, come recita il sottotitolo del libro.

Un rally a Monza è stato realizzato con l’obiettivo di celebrare l’edizione numero 15 del “Memorial Lele”, il rally della solidarietà, una delle iniziative dell’Associazione Lele Forever, a cui è destinato l’intero ricavato della vendita del libro. Dunque, un rally a Monza in nome della solidarietà.

Un rally a Monza, nome del libro firmato da Enrico Mapelli e da Ugo Vincenzi, ma anche una lunga storia. La storia di un rally, di una città sileziosa e riservata, una lunga tradizione che si è spostata negli anni dalle stradine tipicamente rallystiche ai tracciati desisamente più innaturali (per un rally) dell’autodromo. Tutto parte da Lele, un ragazzo di ventisette anni scomparso per colpa della leucemia.

Dopo il terribile sconforto iniziale i genitori, seguendo l’esempio di determinazione e dignità con cui Lele ha affrontato la malattia, e supportati proprio dai suoi amici più cari, hanno reagito dando vita alla onlus “Lele Forever”, che dal 2000 ha raccolto oltre ottocentomila euro per iniziative a sostegno delle cure contro la leucemia.

Per festeggiare il traguardo della quindicesima edizione del “Memorial Lele”, e con l’aiuto di Enrico Mapelli e Ugo Vicenzi, viene realizzato il libro Un rally a Monza, che propone la storia del rally dalla sua nascita, nel 1978, al 2017: poco meno di un trentennio.

L’opera è ricca di immagini che esaltano l’ambiente nel quale si muovono le macchine e il pubblico, foto messe a disposizione dai più qualificati fotografi che operano sul circuito monzese. Indirettamente, anche un elogio all’Autodromo e al Parco che ospitano la manifestazione.

L’opera è completata dalle classifiche delle varie edizioni e da testi ricchi di notizie e curiosità, il tutto ordinato secondo uno schema non temporale, che mette in risalto alcuni aspetti del rally, piuttosto che la cronaca dell´evento. Ovviamente, non poteva mancare e non manca la sezione relativa all’associazione Lele forever ed al “Memorial Lele”, nella quale spiccano i ricordi dei piloti che Lele ha navigato in vita sua.

Prestigiose le prefazioni di Edoardo Valli, presidente dell’Ac Milano e della Sias, ma anche di Andrea Monti, assessore allo Sport della provincia di Monza e Brianza ed ed rallysta, oltre che di due protagonisti del Rally di Monza, Gian Paolo Ormezzano, vincitore di alcune delle prime edizioni del rally e Dindo Capello, vincitore di alcune delle ultime.

Quanto raccolto con questa iniziativa, sarà utilizzato per il completamento di Casa Lele e Lory, progetto che viene descritto anche nel libro. Il libro è distribuito dall’associazione Lele Forever ed è edito dalla Fondazione Lele Onlus e può essere ordinato direttamente all’associazione che provvede a spedirlo a mezzo pacco postale del costo di sette euro.

Libri su Storie di Rally

la scheda

UN RALLY A MONZA: DALLE STRADINE DEGLI INIZI FINO AL MASTER SHOW DI OGGI

Autori: Enrico Mapelli e Ugo Vincenzi

Copertina: morbida

Pagine: 190

Immagini: 247 a colori e in bianco e nero

Formato: 22 x 30 centimetri

Editore: Fondazione Lele Onlus

Prezzo: 20 euro + 7 di spedizione

Peso: 650 grammi

Luciano Trombotto a modo nostro: aneddoti by Ephedis

Luciano Trombotto – Lucky Rombo è un volume in cui aneddoti e ricordi vengono raccontati dagli amici di Luciano: storie di prima mano.

Gli auguri e le testimonianze raccolte in occasione dell’ottantesimo compleanno in un originale libro-dedica dal titolo “Luciano Trombotto – Lucky Rombo”, che gli innumerevoli amici ed ex colleghi hanno voluto omaggiare al pilota sanremese per i suoi ottant’anni.

Gli amici sono Luca Pazielli, Gianfranco Silecchia, Renato Ronco, Daniele Audetto, Carlo Cavicchi, Gian dell’Erba, Sergio Barbasio, Leo Pittoni, Maurizio Enrico, Francesco Bossola, Luca Cordero di Montezemolo, Michele Fenu, Piero Sodano, Ettore Tesio, Andrea e Paola Paganelli, Ninni Russo, Sandro Munari, Amilcare Ballestrieri, Bepi Zanchetti, Emanuele Sanfront, Bobo Cambiaghi, Gianfranco Capra, Maurizio Verini e Pier Giovanni Trossero. Tutti a raccontare Luciano Trombotto secondo loro.

A metà febbraio del 2016, Sotto la regia di Gianfranco Silecchia, uno dei direttori sportivi della squadra rally Fiat, da anni detto il “Governatore della Repubblica di Pinerolo”, e di Luca Pazielli, autore per anni con Renato Ronco, dei reportage sui rally sulle frequenze di TeleMontecarlo, il mondo dei rally degli anni Settanta si è ritrovato nelle solenni ed austere sale del Circolo Sociale per spegnere le Ottanta candeline sulla torta dedicata a Luciano Trombotto uno dei più autorevoli interpreti dei rally di quegli anni al volante dello spider Fiat 124.

Nessuno ha voluto mancare all’appuntamento. Gli anni passano, le fisionomie mutano ma è stato uno spettacolo vedere come si riconoscevano a prima vista eppure per molti , tanti davvero, era un’occasione che mancava da oltre trenta anni. C’erano proprio tutti: oltre a Silecchia e a Daniele Audetto, c’era Amilcare Ballestrieri, i fratelli Sergio e Silvio Maiga, Mauro Pregliasco, poi Maurizio Verini, Alcide Paganelli, Ninni Russo, Bobo Cambiaghi ed Emanuele Sanfront, Maurizio Ambrogetti, Francesco Bossola, Sandro Munari, Rossetti, Fulvio Bacchelli.

E poi ancora Maurizio Enrico, Ettore Tesio, Bepi Zanchetti, Riccardo Gatti, Mario Ferrero, Giorgio Vergnano, Tony Carello, Donatella Tominz, Pino Ceccato, Gianfranco Capra, Rudy Dalpozzo, Federico Ormezzano, Tony Fassina, Lucky Battistolli, Elio Doria, in rappresentanza di tutti i meccanici, Ariella Mannucci, che a questi appuntamenti non manca mai, Carlo Cavicchi, Michele Fenu, Fabrizio De Checchi.

Questo il contesto che ha svelato il libro edito dalla Ephedis di Paolo Borgogno: Luciano trombotto – Lucky Rombo, ormai praticamente introvabile, sia sul mercato dei libri nuovi sia su quello dei libri usati. Luciano Trombotto il meglio lo ha dato al volante ma era un personaggio eclettico basti pensare che la sua passione era la musica.

Cantava suonando la chitarra con il complesso, sempre pinerolese, “Santiano” e così era un grande animatore delle notti al Sestriere e durante il giorno delle piste di sci. Proprio una sera incontrò nella località sciistica, regno della famiglia Agnelli, l’Avvocato, Vittorio Gassman e il regista Luciano Salce. Fu innamoramento a prima vista… Trombotto si trovò catapultato nel cast del film “Slalom” come controfigura sciistica di Gassman.

Racconti di Luciano Trombotto, alias Lucky Rombo

Racconta Emanuele Sanfront, copilota di Bobo Cambiaghi e giornalista a Quattroruote: “Quell’edizione del Rally Monte-Carlo 1976 fu per me particolare. Avrei dovuto partecipare a fianco di Bobo Cambiaghi chiamato a sostituire Fulvio Bacchelli, ammalatosi pochi giorni prima del via. Però, il regolamento non permetteva di sostituire entrambi i componenti l’equipaggio. A Bobo, sulla Fiat 124 Abarth numero 5, fu affiancato Bruno Scabini, il navigatore di Fulvio e a me non rimase che il ruolo di “ricognitore” come già molte altre volte. Questa, con Luciano Trombotto ex pilota ufficiale Fiat”.

“Luciano capì il mio sconforto e, appena lasciato Monte-Carlo, lungo la salita verso la Turbie, mi rincuorò facendomi capire l’importanza del lavoro che stavamo per intraprendere. Così, in piena notte, per controllare se le note di Bobo fossero precise, stabilì di affrontare con decisione una prova speciale molto innevata. La salita e discesa di un colle. Luciano dimostrò subito di non aver perso lo smalto andando come un fulmine”.

“Io mi concentrai al massimo quasi fossimo in gara riuscendo a dare la giusta cadenza alle note. Poi dopo un dosso, nella lunga e ripida discesa verso fine prova, Luciano diede un’ulteriore dimostrazione di come guida un campione facendo scodinzolare il muletto Fiat 124 Abarth e danzando da una curva all’altra. Spettacolo! Grazie Luciano per aver saputo mitigare la mia delusione e per le emozioni che mi hai consentito di vivere. Fiero della tua amicizia e… ciao Bobo, ciao Bruno!”.

Trombotto iniziò la sua carriera corsaiola con degli amici, tra i quali Silecchia, nelle gimkane. Insieme fondarono la Pinerolo Corse con Gino Macaluso e Luca Cordero di Montezemolo. In quei tempi si disputavano i primi rally che andarono ad affiancare le gare di regolarità.

Non esistevano ancora classifiche di merito, nessuno sapeva in realtà chi fosse il più forte della nuova disciplina. Nel 1969, la Pinerolo Corse venne affiancata dalla Tre Gazzelle che era in fondo la Fiat ufficiale. Il suo debutto in gara avvenne con la moglie nell’autosciatoria su Fiat 850 Coupé e replicò al Monti Savonesi con un quinto posto assoluto. Poi, al Rally di Sardegna su Fiat 124 Berlina, che era la macchina da lavoro. Unici rinforzi: protezione per la coppa dell’olio e quattro gomme MS.

Quando lo incontravi, in situazioni ufficiali, amava raccontare un aneddoto in particolare: “Al Rally Medio Adriatico me la giocavo con Amilcare Ballestrieri per il successo quando, finita una prova speciale, all’inizio di un trasferimento Ballestrieri si sbraccia e mi fa capire che è rimasto senza benzina”.

“Io torno in senso inverso e avverto la direzione gara. Alla fine, vince Amilcare e io arrivo secondo. Avrei potuto vincere, ma per me la solidarietà fu un gesto naturale. Un giornale mi defini “Cavaliere Bianco” che era un bel titolo, ma ho sempre pensato che fosse una presa in giro. Amilcare era davvero senza benzina, non facemmo nessuna furbata”. Questi aneddotti e molti altri inediti sono raccolti nel libro Luciano Trombotto – Lucky Rombo.

Libri su Storie di Rally

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LUCIANO TROMBOTTO: LUCKY ROMBO

Autori: Autori Vari

Copertina: rigida

Pagine: 36

Immagini: a colori e in bianco e nero

Formato: 24 x 21 centimetri

Editore: Ephedis

Prezzo: 50 euro

Peso: 200 grammi

ISBN: 978-2-9546389-4-2

https://www.youtube.com/watch?v=Tf3AGGO0gjg

Lancia Delta HF Integrale: un libro Giorgio Nada Editore

Sei titoli vinti nel Campionato del Mondo Rally per la Lancia Delta HF Integrale oltre a svariati titoli continentali, frutto di una straordinaria serie di vittorie nelle grandi classiche, dal Rally di MonteCarlo al Safari.

Lancia Delta HF Integrale: un libro Giorgio Nada Editore. Sei titoli vinti nel Campionato del Mondo Rally dal 1987 al 1992. In sintesi, l’eccezionale carriera sportiva della Lancia Delta HF Integrale nei rally portata ai vertici delle competizioni da glorie del volante come Juha Kankkunen, Miki Biasion o Didier Auriol.

Il volume ripercorre l’affascinante storia sportiva di questa automobile mitica, offrendo anche una catalogazione dei vari modelli stradali apparsi nel corso degli anni Novanta: dalla HF Integrale Evo 1, alle svariate serie speciali (Martini 5 e 6, Club Italia, Club Hi.Fi.), sino al prototipo ECV2, mai utilizzato in corsa. Oltre duecentocinquanta immagini a colori unite a dettagliati disegni tecnici illustrano questo ricco ed elegante volume dedicato a un’icona della storia dell’automobile.

L’opera offre un ottimo scorcio sulla storia di questa regina dei rally, appunto a partire dalle versioni stradali a quelle preparate per le gare fino alle edizioni limitate. Ci si potrebbe aspettatare qualche dettaglio tecnico più approfondito visto le diverse soluzioni introdotte da quest’auto ma lo consiglio comunque agli appassionati.

Il libro è esaustivo nella storia della nascita a dell’evoluzione della Delta integrale: dalla trazione anteriore della 1600 HF, alla nascita della 4WD, l’evoluzione della Integrale e della S4. È completo anche di tutti i modelli poi dedicati ai dealers, la Evo, la Martini, La giallo Ferrari e giallo ginestra. Chiunque ami il marchio Lancia o la Delta deve assolutamente avere anche questo magnifico libro completo di schede tecniche e fotografie per ogni modello.

Libri su Storie di Rally

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LANCIA DELTA HF INTEGRALE

Autore: Werner Blaettel

Volumi: collana editoriale Le auto classiche

Copertina: rigida

Pagine: 200

Immagini: 12 a colori e 400 in bianco e nero

Formato: 24,3 x 27 centimetri

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 30 euro

Peso: 1,4 chili

ISBN: 978-8-8791138-1-6

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Tre piloti e un navigatore: storia di un’amicizia a 200 all’ora

Tre piloti e un navigatore: la storia di un’amicizia a 200 all’ora è il libro scritto da Ranieri Gaetani con la prefazione di Marcello Salighini e la collaborazione di Simone Parisella.

La storia di un’amicizia a 200 all’ora è davvero una bella storia, ma nata rara in quanto ne sono stampate poche copie, l’opera è dedicata a tre personaggi del rallysmo centro-meridionale, prematuramente scomparsi: Vincenzo De Lucia, pilota preparatore, Giuliano Cante, pilota, e Giuseppe Picariello, copilota e valente direttore sportivo e di gara.

Nel libro emergono i valori dell’amicizia profonda, che è proseguita anche al di fuori delle competizioni, con aneddoti e curiosità sul mondo dei rally degli anni Ottanta e Novanta, con le gare ormai storiche di Pico, Cassino, Frosinone e Roma. Ranieri Gaetani, pilota degli anni Ottanta sulle Fiat Ritmo 130 TC Gruppo N, ha voluto raccontare quanto di buono creato con questi tre amici.

Il motivo? Salvare la memoria e onorarla. Fare in modo che certe cose non finissero negli abissi del dimenticatoio nel corso degli anni a venire lasciare una traccia per le nuove generazioni rallystiche. Ranieri, De Lucia, Cante e Picariello furono legati da un’amicizia profonda anche al di fuori delle competizioni. Tre piloti e un navigatore è ricco di racconti di amici e semplici appassionati che hanno assistito alle competizioni rallistiche dei quattro personaggi, lasciando testimonianza nella pubblicazione.

“Non posso affermare che furono i più forti, non posso affermare che ancora oggi sarebbero i migliori. So che furono dei folli innamorati delle corse. So che avevano la competizione nel sangue. So che furono leali, altruisti e sinceri cultori dell’amicizia. Campioni assoluti con cui ho condiviso quel mondo e ho avuto il privilegio di essere stato incluso nel novero dei loro amici”, scrive Ranieri nelle primissime pagine del libro.

“Quando ho deciso di realizzare questo lavoro i ricordi mi sono venuti giù a valanga e ho scritto di getto. Finita la bozza, rileggendola, mi è sorto il dubbio che il lettore possa ritenere che la narrazione non sia obbiettiva perché influenzata da passioni, amicizia, entusiasmo e autocelebrazione”.

“Allora ho pensato di raccogliere testimonianze di ex piloti, copiloti, appassionati, tifosi e addetti ai lavori che, oltre ad arricchire il lavoro, fungano anche da “certificato di originalità”. E così ho contattato Gianluca De Lucia, figlio del mio indimenticabile amico Vincenzo, che oltre a darmi foto e articoli del padre mi ha suggerito di rivolgermi a Simone Parisella”, prosegue l’autore.

“Persone che ho incontrato nei rally, sempre in momenti separati. Non ho avuto il piacere di raccogliere l’essenza della loro amicizia, descritta così bene da Ranieri in questa sua pubblicazione. Proprio Ranieri è l’unico tra loro a poterci raccontare questa piacevole storia, ricca di aneddoti e piccoli segreti”.

“Per gli altri tre il destino non è stato magnanimo. Uno ad uno ci hanno lasciato, in maniera inaspettata, da un giorno all’altro, con un anticipo tremendo sulla tabella di marcia, come si direbbe in gergo rallistico. Praticavano uno sport pericoloso, in cui il rischio è una componente importante e costante. Eppure, con la loro prematura scomparsa, i rally non c’entrano nulla”, aggiunge Salighini nella prefazione.

Tre piloti, un navigatore e l’affetto

“Ognuno di loro ha lasciato un grande vuoto, come sempre succede in questi casi, in primo luogo nelle loro famiglie, ma anche nel mondo dei rally del centro-sud, dove erano molto conosciuti. Paradossalmente la prima persona che ho smesso di incontrare, ed anche quella che ho frequentato meno per una questione di tempi, è proprio l’autore di questa pubblicazione: Ranieri Gaetani”.

“Il suo ritiro dal mondo dei rally fu premeditato, come spesso accade, visto l’impegno che richiede questo tipo di sport. Fu uno dei primi rallisti del centro-sud che conobbi”, si legge. “Arrivavo dall’Emilia Romagna e frequentavo i rally del nord Italia, in particolare quelli che si correvano su fondo sterrato. In Emilia Romagna, nel Veneto, in Toscana questo tipo di sport era molto diffuso e praticato. Immergersi nei rally del centro-sud non fu semplicissimo”.

“Si correva in maniera diversa. Diversa nello spirito, per la tipologia dei percorsi, per la gente. Cercai subito di conoscere i piloti più combattivi e più veloci e questo Gaetani mi colpì per il suo stile di guida molto aggressivo, spettacolare e sicuro nello stesso tempo. Con la Ritmo Abarth Gruppo N non era semplice guidare in quella maniera, ma a lui riusciva facile. Ed i risultati si vedevano”.

“Pensavo che in breve tempo sarebbe divenuto un ottimo pilota, perché aveva tutte le caratteristiche per compiere il balzo in avanti. Invece riuscì a stupirmi. Abbandonò l’ambente e non lo vidi più. Continuai a vedere gli altri. Con Giuliano Cante ebbi pochi rapporti, a dire il vero”.

“Non mi sono mai spiegato perché. Anche la moglie Licia Vicentini correva ed avevamo amici in comune, quindi questo poteva facilitare i contatti. Eppure una vera e propria frequentazione non avvenne mai. Mai uno screzio tra noi, probabilmente avevamo caratteri piuttosto diversi. Non saprei dire”.

“Vincenzo De Lucia, invece, fu una delle persone che mi piacque maggiormente, fin dal primo impatto. Il suo nome era noto anche al nord, visto che era uno di quelli che vinceva tanto. Ottimo preparatore ed anche straordinario pilota. Molto aggressivo, a volte persino troppo, non erano rari i momenti in cui passava con la macchina un po’ segnata dagli ostacoli che sulle strade dei rally continuamente si incontrano”.

“Nel corso di una curva in derapata non toglieva certamente il piede dall’acceleratore, così magari sfiorava un muretto, un albero, un terrapieno. Bravissimo a pilotare la VW Golf GTI, con cui ha vinto tanto. A me piace ricordarlo al volante della Opel Ascona 400, con la quale instaurò alcune battaglie pazzesche contro il suo avversario per antonomasia, quell’Antonio Evangelista, preparatore pure lui, che proveniva da Cassino, una quindicina di chilometri di distanza dalla sua officina”.

“Ogni volta tra loro si giocava un derby, un’aspra sfida tra due leali guerrieri. Vincenzo era innamorato del suo lavoro di preparatore, anche se qualche suo pilota gli ha reso la vita un po’ complicata, come spesso succede nel mondo del commercio. Ma di cambiare mestiere non ha mai parlato”.

Sorrisi e amicizia: una bella storia

Nella piacevole prefazione scritta, Marcello Salighini aggiunge fattori introspettivi importanti: “I suoi baffoni non riuscivano a nascondere quel perenne sorriso che mostrava la sua serenità. I rally erano nel suo Dna, non a caso correva suo fratello Aldo ed oggi l’attività in officina e sui campi di gara è portata avanti dal figlio Gianluca. In tono minore, perché i tempi sono cambiati e perché Vincenzo ci teneva ad essere unico. La persona con cui ebbi il rapporto più intenso fu Peppino Picariello”.

“Vivevamo i rally con grande passione ed ognuno aveva una propria competenza, così spesso ci si confrontava, si parlava di progetti, dei miglioramenti da apportare. Percorremmo un lungo percorso assieme. Quando non correva come navigatore, spesso ricopriva il ruolo di direttore di gara ed io lo affiancavo in qualità di addetto stampa della manifestazione”.

“Eravamo un gruppo ben collaudato, con il vulcanico Walter Oliva a coordinare tutta l’attività organizzativa. Nonostante la dialettica non fosse la sua qualità più spiccata, riusciva a farsi intendere benissimo da tutti. Bastava una sua mimica a far intendere quale fosse la sua volontà. Attorno a sé aveva creato un bel gruppo di Commissari che si portava in giro per l’Italia. Ha dato molto di se agli altri, come le persone generose sanno fare”.

“Quando Enrico Girardi, organizzatore del Rally del Matese con arrivo a Piedimonte Matese, la patria di Peppino, nel febbraio scorso mi comunicò di aver chiamato la sua gara Memorial Picariello” provai un piacevole senso di felicità. Un uomo così non può essere dimenticato”. Il costo della pubblicazione è di dieci euro, le pagine sono circa novanta.