Carlos Sainz e quell'ansia da debutto iridato in Portogallo

Carlos Sainz e quell’ansia da debutto iridato in Portogallo

Non tanto prima del debutto, ma il giovane Carlos Sainz si stupisce come tutti gli altri per quello che accade dopo. L’11 marzo 1987, poco dopo le 9 e 15 del mattino, Sainz e il copilota Antonio Boto prendono il via della prima prova speciale del Rally del Portogallo con la Sierra RS Cosworth. Un tratto di tredici chilometri con superficie mista vicino a Estoril. Solo sei minuti e mezzo dopo, aveva completato la PS. Più veloce di tutti. Al debutto.

Un pilota di ventiquattro anni, Carlos Sainz, fa il suo debutto ignaro di essere un predestinato che segnerà la storia del motorsport spagnolo. Non molti, ancora, hanno sentito parlare di lui a quei tempi e nemmeno lui è sicuro di cosa potrebbe fare, ma è subito il più veloce. E quello che contano sono i fatti. E poi vincerà due titoli mondiali, divenendo uno dei più grandi eroi del Paese.

Parliamo del debutto di Carlos Sainz Cenamor, per distinguerlo da quello di Carlos Sainz Vazquez de Castro. Carlos Senior, come è meglio noto, inizia come pilota da pista più che da rally, solo perché allora è più facile per avere sponsor e poter correre. O piuttosto, meno difficile. “Dovete capire che il motorsport nella Spagna degli anni Ottantaera piuttosto piccolo”, dice Carlos Senior. “Non avevamo molti circuiti e nel rally c’era solo un piccolo campionato nazionale. Quindi, se volevi andare avanti dovevi guardare altrove”.

Così facendo Carlos si ritrova al via del Rally del Portogallo 1987, al debutto nel WRC con una Ford Sierra RS Cosworth con loghi Marlboro arancio fluorescenti. L’azienda di sigarette, qualche anno prima, dà a Sainz i soldi per correre le finali di Formula Ford in Inghilterra, ma il rally è ciò che avrebbe sempre voluto fare. Adesso, finalmente, ha la sua chance, davanti ai grandi dello sport come Markku Alen, Miki Biasion e Juha Kankkunen. Ma è al debutto e non deve sorprendere sia nervoso.

Al Rally 1000 Laghi 1990 con Carlos Sainz passa lo straniero
Carlos Sainz qualche anno dopo al Rally 1000 Laghi 1990

A essere sinceri, allora non ero sicuro delle mie capacità”, racconta Sainz. “Ero timido, piuttosto schivo: non sapevo neppure chi fossero i giornalisti più importanti nel Campionato del Mondo o con chi dovessi parlare. Ma si può sognare… E sognare non costa niente. Ho sempre sognato che forse un giorno avrei potuto guidare come quei grandi contro cui mi confrontavo in quel rally. Se sapevo che ci sarei riuscito? Assolutamente no. Sentivo di avere un certo talento, ma finché non ti misuri con gli altri come fai a sapere se è vero?”.

Non tanto prima del debutto, ma il giovane Carlos Sainz si stupisce come tutti gli altri per quello che accade dopo. L’11 marzo 1987, poco dopo le 9 e 15 del mattino, Sainz e il copilota Antonio Boto prendono il via della prima prova speciale del Rally del Portogallo con la Sierra RS Cosworth. Un tratto di tredici chilometri con superficie mista vicino a Estoril. Solo sei minuti e mezzo dopo, aveva completato la PS. Più veloce di tutti. Al debutto.

Anche se è passato molto tempo, ricordo ancora adesso le emozioni”, dice Carlos. “Felicità, eccitazione, anche sollievo”. Ma, come suo solito, dato che probabilmente è il più perfezionista al mondo, non è del tutto soddisfatto. “Sapevo di poter essere veloce, ma volevo affrontare vere tappe sterrate per vedere di che pasta ero fatto”, sottolinea. “Arrivando dalla Spagna e con esperienza in circuito, la gente si aspettava che fossi veloce sull’asfalto. Ma sullo sterrato?”.

Non ha l’opportunità di scoprirlo in Portogallo, dato che la Sierra dà forfait dopo una serie di problemi meccanici: prima gli ammortizzatori, poi una ruota, poi il turbo. Ma Sainz si è messo alla prova. E le sue esperienze da giovane pilota appena arrivato in uno sport di leggende, con tutti i dubbi e la pressione che la situazione comporta, lo mettono nella posizione perfetta per fare da mentore a suo figlio Carlos Jr, che segue in molte gare di Formula 1.

Carlos Junior non ha più bisogno della guida del padre, dopo essersi affermato a sua volta come una star. Ma la famiglia Sainz non smette mai di imparare, e Carlos Junior conserva un forte interesse nella carriera del padre: incluso quell’incredibile debutto nei rally.

A Junior piace molto il rally: ogni tanto proviamo delle macchine insieme e vuole saperne di più”, dice Sainz Senior. “E ovviamente ha chiesto come fu il mio inizio e io gli ho dato tutti i consigli che potevo. Ma non penso si possa paragonare il suo debutto col mio. Le circostanze e le pressioni sono molto diverse. La Formula 1 è una cosa differente rispetto dai rally, ieri e oggi. Ma alla fine forse una cosa in comune c’è: devi lavorare duro e dare il massimo delle tue capacità. Questo è uguale nel rally e in Formula 1”. Tale padre, tale figlio.