Angelo Medeghini, il pilota-imprenditore che perse il rally più duro

Angelo Medeghini, pilota vincente che perse il rally più duro

Angelo Medeghini era un grandissimo appassionato. Nella sua vita e in quella di Barbara, sua moglie e anche la sua copilota, veniva prima di tutto l’automobilismo, come pilota appassionato che sognava di diventare uno dei pochi ufficiali.

”Ciao Angelo” fu la prima cosa che pensai quando, andando a leggere un lancio dell’Ansa, appresi della morte di Angelo Medeghini, un appassionato con i rally nel cuore, una promessa mai sbocciata dell’Italian Rally e purtroppo travolto insieme alla famiglia da un enorme crack finanziario. In quel momento era tutto secondario, anche la notizia. Un amico che stimavo mi aveva lasciato. Era così nella mia egoistica visione delle cose.

Un brivido mi divise in due. Passò velocissimo dal fondo schiena alla nuca. Durò una frazione di secondo, ma fu intensissimo. Subito pensai: è la morte che mi attraversa. Poi volli credere che era una parte di Angelo che mi stava lasciando. Non dissi nulla a nessuno. Tanto i miei colleghi avrebbero scoperto tutto nel volgere di pochi secondi. Uscii dalla redazione col muso di cemento. Avevo impresso nel pensiero il suo volto simpatico, con quel sorriso pulito.

Il volto di un ragazzone di 44 anni che, grazie alle fortune di famiglia, poteva correre ai massimi livelli. Un ragazzone di 44 anni che in comune ai più aveva tanta voglia di vincere. Poteva sembrare più fortunato di altri per le sue ricchezze, mai ostentate (in aereo viaggiava in economy), ma se lo è stato, fu per un breve periodo. Aveva perso giovanissimo la lotta contro il male del secolo. Maledetto cancro.

Angelo Medeghini era un grandissimo appassionato. Nella sua vita e in quella di Barbara, sua moglie e anche la sua copilota, veniva prima di tutto l’automobilismo, come pilota appassionato che sognava di diventare uno dei pochi ufficiali. Come si suol dire, le quattro ruote a motore, per lui, erano in pole position. Poi c’era il calcio, come dirigente a fianco di Tommaso Ghirardi, all’inizio dell’avventura di un Parma “targato” Brescia. Sì, era uno sportivo a tutto tondo, Angelo Medeghini, imprenditore di Mazzano scomparso il 7 settembre 2014.

L’estate se ne stava andando e per lui era stata terribile quell’ultima estate. Aveva soltanto 44 anni ed era ricoverato a Verona per una malattia scoperta pochi mesi prima, a giugno, combattuta con il consueto orgoglio e spirito battagliero che lo ha sempre contraddistinto.

Angelo Medeghini con la Ford Escort WRC
Angelo Medeghini con la Ford Escort WRC

Forte a riprendersi fisicamente dall’intervento chirurgico e da pesanti cure chemioterapiche, non riuscì a debellare il male che in tre mesi ce lo portò via, lasciandoci in ricordo foto e chiacchierate sui rally. Perse l’ultima prova speciale, non arrivando a timbrare all’ultimo CO.

La scomparsa di Angelo gettò nel più totale sconforto la moglie Barbara Capoferri, sua fidata navigatrice nelle gare in tutto il mondo, e le due figliolette Vittoria e Greta. La casa di via Cortine 2, a Mazzano, divenne silenziosa. Esponente di una famiglia che dava il nome a un’importante azienda del settore caseario, la Medeghini Spa, nata a fine 2002 con sede a Mazzano e arrivata al capolinea nel 2010, Medeghini fu pilota di rally negli anni Novanta.

Partecipò sia al Mondiale Rally e al Campionato Italiano. Il suo anno migliore fu senza dubbio il 1998, quando ottenne due vittorie nella serie tricolore: al Rally del Salento e alla Coppa Liburna. Due trionfi spettacolari al volante di una Ford Escort WRC. Angelo aveva scelto poi di ritirarsi nel 1999, per gestire affari di famiglia e per diventare papà. Ma si sa, la passione è un qualcosa di cui non ci si può liberare.

E così era successo che, nel 2005, era tornato alle gare, partecipando al Mondiale Produzione. Il rientro era avvenuto l’11 febbraio 2005 al Rally di Svezia, al volante di una Mitsubishi Lancer Evo VIII. Era cambiata la vettura, ma non la navigatrice. Sempre lei, l’amata Barbara, compagna di vita e di competizioni, colei che doveva dargli delle sue note in gara, note che Medeghini prendeva in modo unico, incomprensibile per tutti, ma non per loro due, che trasferivano nei rally l’intesa della loro essenza quotidiana.

“Per la prima gara dopo 6 anni di inattività potrei accontentarmi di un buon piazzamento – diceva Angelo Medeghini, a conferma di quanto fosse carico per questo ritorno ai rally –, poi però punterò decisamente al successo. Perché il mio obiettivo è vincere il campionato”. Il sogno: vincere il Campionato del Mondo Rally. Non ci riuscirà e non sapremo mai se ci sarebbe riuscito, se fosse rimasto tra noi, ma questo era lo spirito del Medeghini pilota, amico e rivale di Lorenzo “Cobra” Colbrelli, avversari di tante battaglie”.

Tanto avversari che, il “Cobra” e il “Mede”, avevano anche continuato a frequentarsi negli anni di stop ai rally. Rally che uniscono e dividono, che fanno gioire e fanno soffrire, ma che insegnano più di altri sport a vivere in team, a condividere sconfitte e vittorie. Poi, nel 2007, nella vita di Medeghini irrompe il calcio. Tommaso Ghirardi, il giovane imprenditore di Carpenedolo titolare del gruppo Leonessa, lo chiama per affiancarlo nella grande avventura di Parma.

Medeghini entra con il 40 per cento, ma lascerà l’assetto societario a fine 2008. Al Parma lega il suo nome anche attraverso la sua azienda, la Kome, la divisione sportiva del suo gruppo che si occupava di noleggio di veicoli industriali, con sede in città, in via dei Mille, il cui nome campeggiava sulle maglie dei Crociati. Nessuno riusciva a rendersi conto che Angelo non c’era più. Nepuure io che lo avevo appena letto sull’Ansa. Aveva troppa voglia di vivere per essere morto. Ma era così, un’altra persona perbene, uno sportivo vero, se n’era andato.

Sono stato contento di averlo avuto conosciuto nelle fasi iniziali della mia carriera giornalistica nei rally. Sapeva stare al suo posto, Medeghini. Era un combattente nato, tanto combattente che io e tutte le migliaia di appassionati di rally che lo conoscevamo e che vivevamo da tre mesi questo assurdo psicodramma eravamo certi che avrebbe vinto anche la battaglia più dura. “Ciao Angelo”. Ah… e grazie!