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Alpine in fuga al Rally del Marocco 1973 beffa tutti

alpine al rally del marocco 1973

La vettura francese, di cui tutti si attendevano il crollo da un minuto all’altro, era in perfette condizioni ed ha tenuto sino al traguardo tagliato in perfetto orario e con Damiche e Mahe innaffiati dalla solita bottiglia di champagne ed inghirlandati.

Rabat, 13 maggio 1973. Il caldo avvolge il nord africa, fa bollire il Marocco. Facce stanche, sudore che cola come fosse acqua, è previsto l’arrivo delle vetture sopravvissute ad uno dei più massacranti ed estenuanti rally che la storia del Mondiale Rally possa ricordare e raccontare.

La lepre non ha mollato e ha vinto la sedicesima edizione del Rally del Marocco dando probabilmente all’Alpine il vantaggio decisivo per aggiudicarsi il titolo in palio nel Mondiale Marche. Darniche-Mahe alla partenza avevano ricevuto il compito di rendere velocissima l’andatura in modo da provare il più possibile i più pericolosi avversari (Citroen, Peugeot, Fiat e Datsun).

Fedeli alla consegna si aggiudicavano le prime tre prove speciali conquistando un distacco notevole. Poi continuavano a spingere badando soprattutto a non perdere il primato. La loro vettura, di cui tutti si attendevano il crollo da un minuto all’altro, era in perfette condizioni ed ha tenuto sino al traguardo tagliato in perfetto orario e con Damiche e Mahe innaffiati dalla solita bottiglia di champagne ed inghirlandati con una collana dove gli aranci marocchini hanno preso il posto dell’antico lauro. Alle spalle dei due, tre Citroen, le grandi sconfitte a dispetto dell’ottimo piazzamento d’assieme.

alpine, rally del morocco 1973
Alpine, Rally del Marocco 1973

Il “Marocco” non è un rally ideale per le Citroen, veloci e con sospensioni particolarmente in grado di assorbire i colpi che si rimediano durante le prove speciali sulle piste del deserto. Ed invece per il secondo anno consecutivo sono rimaste beffate. Per le Fiat 124 Abarth era un rally difficile. Sul percorsi normali le vetture erano alla pari con le avversarie, sui tratti di pista avevano delle difficoltà.

Ciononostante i problemi relativi alle sospensioni sono stati risolti nel migliore dei modi ed il ritiro di Aaltonen per la rottura di un tirante dello sterzo va imputato a fattori imponderabili, mentre i meccanici hanno fatto faville nel permettere al valoroso Waldegaard di conquistare un più che onorevolissimo sesto posto alle spalle della seconda Alpine di Nicolas e davanti all’altra di Therier che è rimasta in gara grazie ad una manovra poco pulita del servizio di assistenza (vettura in senso contrario a quello di corsa durante una prova speciale per portargli aiuto e toglierlo da una panne).

Un solo equipaggio italiano al traguardo finale, quello dei torinesi Merlone e Leonetti che, con la Volvo 142, hanno conquistato con una condotta di gara molto regolare un brillante nono posto assoluto ed il terzo fra le vetture della categoria 3. Da segnalare, infine, ad ulteriore dimostrazione della durezza della prova il fatto che soltanto tredici vetture su sessantasei partite hanno portato a termine la prova.