Markku Alen, Rally Portogallo 1978

Alén e quel ”pazzesco” Rally del Portogallo 1978

Ormai è chiaro: sarà una tappa finale di fuoco, una delle più combattute di tutti i tempi. Nel pomeriggio Markku non riesce a dormire, Mikkola invece sembra molto sicuro di sé: la sua Ford ha un vantaggio di una quarantina di cavalli e le ultime prove sono tutte su asfalto. La sera il Portogallo praticamente si ferma. Radio Commerciale e Radio Rinascenza, rispettivamente la rete di Stato e quella privata, trasmettono in diretta tutta la gara. Sulle tre prove, da percorrersi quattro volte, si è ammassata una folla incontenibile.

Finalmente, nel pomeriggio di mercoledì 19 aprile, la corsa prende l’attesissimo via. Il rally si snoda secondo un canovaccio prevedibile: in gara ci sono tanti campioni e si sprecano le vetture da assoluto. In testa cambiano continuamente i leader mano a mano che la selezione si fa feroce. I guasti meccanici si moltiplicano e tolgono di mezzo Therier, Darniche, Munari, Röhrl, Vatanen e Waldegard. Tutta gente che ha puntato alla testa della gara o vi è stata per brevi momenti. Giganti per tutto il tempo, però, sono stati sempre Alen e Mikkola. Si potrebbe anche dire i soliti due di tante battaglie.

Al via dell’ultima notte di quel Portogallo 1978, dopo oltre 600 km di prove speciali affrontate nelle più difficili condizioni, dalla pioggia battente alla nebbia, dalle nuvole di polvere al fango, Alen precede Mikkola di 11” mentre terzo, su un’altra Escort è Nicolas, il vincitore di Montecarlo e del Safari, staccato di oltre 10 minuti…

Ormai è chiaro: sarà una tappa finale di fuoco, una delle più combattute di tutti i tempi. Nel pomeriggio Markku non riesce a dormire, Mikkola invece sembra molto sicuro di sé: la sua Ford ha un vantaggio di una quarantina di cavalli e le ultime prove sono tutte su asfalto. La sera il Portogallo praticamente si ferma. Radio Commerciale e Radio Rinascenza, rispettivamente la rete di Stato e quella privata, trasmettono in diretta tutta la gara. Sulle tre prove, da percorrersi quattro volte, si è ammassata una folla incontenibile. Nell’aria c’è molta elettricità ed è lo stesso alle assistenze, sistemate in punti fissi collegati via radio, diventati ora veri e propri box sparsi sul circuito di questo… “Grand Prix del Portogallo”.

Sulla prova d‘apertura il più veloce è Mikkola e guadagna un secondo, ma Alen recupera subito affibbiandone 4 al rivale nella speciale successiva. La gente comincia a scommettere.

Quanti sono 10”? Poco più di un attimo, di norma. Lunghi come un’intera carriera per Alen che sulla terza speciale va in testacoda su un tornante e li getta via in un colpo solo. Daniele Audetto, commette uno dei pochi errori noti della sua carriera: si fa scappare una considerazione infelice. Esclama intatti che “questo a Rohrl non sarebbe mai successo!”.

La battuta corre subito di bocca in bocca e arriva al servizio della Ford che la rilancia via radio. «The second time! This would never have happened with Rohrl!». La sente anche Mikkola e appena incontra

Markku gliela riporta. L’effetto sul morale di Alen è devastante.

L’agitazione sale alle stelle. Ben Bartoletti è costretto a praticare al finlandese un’iniezione per rallentarne i battiti cardiaci. Poi si riparte per il secondo giro con soli 4” a separare i due sfidanti.

Mikkola attacca ancora; il ritardo scende a 2”, Markku risponde e lo aumenta a 3” poi, quando si tratta di ripassare sul… luogo del delitto, non si impressiona e si riporta a 9”. Il terzo passaggio sulle tre prove ormai familiari, vede il vantaggio di Alen scemare inesorabile: 9”, 8”, 4”, 3”.

Alla Fiat, invece, c’è un silenzio di tomba. Anzi c’è addirittura un gelo diffuso. Markku se ne accorge subito. È sudato, tirato in volto, ha perso già tre chili di peso per la fatica e lo stress. Sembra persino confuso e sperduto. Chissà come, caracolla verso quelli della Ford. «Tratta la resa!» malignano via radio i cronisti portoghesi.

Peter Aschroft, il diesse inglese, gli offre un caffè caldo, ma Markku non riesce a berlo perché di corsa arriva Audetto e glielo strappa di mano. “Sei matto, non farlo! Tu bevi solo la nostra roba”. Alen sembra un ragazzino messo in castigo. Alla Ford sono sbigottiti.

Di forza Markku è ricacciato in macchina mentre il dottor Bartoletti gli porge un paio di pastiglie bianche da inghiottire. “Dagliele tutte” grida Audetto “Tutte!”. Bartoletti esita. Markku sgrana gli occhi. Nessuno vede più nulla. Gliele avrà date tutte? O no? E di cosa si tratta? Domande senza risposta. L’unica cosa che uno riesce a percepire è una raccomandazione di Bartoletti: “Markku attento, tu adesso vedrai la strada larghissima ma non ti scordare che è sempre quella di prima”.

L’ultimo giro non promette niente di buono. I 3” si riducono subito a 1” dopo il quarto passaggio da Lagoa Azul, poi c’è il crollo a Peninha, una speciale stretta tra i pini dove Mikkola è più veloce di 5” e va in testa alla gara di 4”.

Manca ormai una sola prova.

Di tutti il solo a non perdere molto la calma è Kivimaki. Vorrebbe ricordare al suo pilota che nulla è ancora perduto, che negli ultimi 10 km può ribaltarsi qualsiasi situazione, ma non ci prova nemmeno.

Jean Pierre Nicola, staccatissimo al terzo posto dopo aver condotto persino il rally per due prove, non si è nemmeno messo la tuta, per l’ultima notte di gara. Proprio per non farsi prendere da illusioni di vittoria è partito in maglione e jeans. Al momento è in testa alla Coppa Fia Piloti, ma affianca la Fiat 131 Abarth di Alen e gli grida: “Markku, stringi i denti. Se vinci stanotte sarai campione del mondo!”.

Markku non gli bada, non bada più a nessuno. Ha spento anche la radio a bordo. Non vuole consigli, non vuole incitamenti, teme le commiserazioni.

Si butta nel budello di Sintra con tutte le forze rimaste. Sfida le leggi della cinematica, pretende che le ruote stiano proprio dove lui vuole metterle.

E lo stesso fa Mikkola, ma le sue ruote divagano un attimo e una tocca una roccia, straccia la gomma, piega il cerchione, apre la sospensione. L’Escort procede arrancando. I segnalatori sparsi sulla prova danno la notizia via radio.

Ma Markku ha spento tutto, non riesce a saperlo e continua ad attaccare. La sua è una sfida tutta personale. Contro Mikkola adesso, ma anche contro chi non lo considera il team-leader, contro chi nel mondo non lo considera il più bravo. ll più bravo di sempre. Arriva in fondo con un tempo strepitoso nonostante sia a fine gara, nonostante la vettura ormai stremata. I tre passaggi precedenti erano stati compiuti in 7’16”, 7’05”, 7’06”. La sua ultima fatica Markku l’ha conclusa in 7’01”.

Tratto dal libro Alén di Carlo Cavicchi – Conti Editore, Bologna 1988

Alen raccontato da Carlo Cavicchi